I vescovi: la Chiesa non è estranea al Paese
Di Paolo Luigi Rodari (del 04/11/2005 in Il Tempo, )
Soltanto l’altro ieri il bollettino ufficiale della Conferenza episcopale italiana era andato giù pesante contro la proposta della Rosa radical-socialista di Enrico Boselli e Marco Pannella di abolire il Concordato. I vescovi italiani avevano difeso senza mezzi termini gli accordi firmati rispettivamente da Stato e Chiesa ventuno anni fa e avevano giudicato le esternazioni dell’alleanza Sdi-Radicali come una reazione istintiva alla sconfitta referendaria di giugno, sconfitta che - a detta della Cei - «brucia davvero tanto» perché, a conti fatti, risulta il fallimento «più clamoroso nella storia elettorale italiana».
E ieri mattina, esattamente ventiquattro ore dopo la nota del bollettino della Cei, ecco che uno dei più stretti collaboratori del cardinale Camillo Ruini, ovvero il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, è tornato ancora sull’argomento e anche in questo caso le puntualizzazioni sono state degne di nota: «La Chiesa non è né si sente estranea al Paese: chi volesse ignorare questo dato di fatto, con ciò stesso rinnegherebbe una componente imprescindibile dell’identità nazionale, un fattore essenziale delle sue radici che, per quanto ci riguarda, vogliamo continuare a sviluppare e a mettere al servizio di tutti». Parole decise, pronunciate durante un convegno in programma alla Fondazione Cini di Venezia dove, neanche a farlo apposta, proprio del quadro concordatario si stava discutendo. “Il patrimonio culturale di interesse religioso dopo l’intesa del 26 gennaio 2005” era infatti il tema del convegno organizzato in laguna dall’Istituto di diritto canonico San Pio X e del Cesen dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Betori ha difeso il Concordato e l’intesa siglata tra Stato e Chiesa pochi mesi fa inerente i beni culturali, ma non solo. Le sue parole sono state anche una rivendicazione della piena cittadinanza della Chiesa nella vita del Paese con un auspicio finale affinché la stessa collaborazione tra Stato e Chiesa possa proseguire e portare frutti.
Betori, infatti, ha spiegato che l’intesa sui beni culturali «si colloca nel contesto di quelle modalità di piena cittadinanza della Chiesa nella vita del nostro Paese che ne contraddistinguono lo stile dei rapporti con la società civile e con le istituzioni». Per il futuro - ha detto Betori -, l’auspicio è che «questo stile di relazioni possa continuare a dare frutti, perché la legittima distinzione degli ordini non implica separatezza, ma al contrario, costituisce il presupposto di una feconda reciprocità».
Comunque sia, la polemica relativa al Concordato non ha fatto altro che riportare alla luce un dibattito che da mesi divide l’opinione pubblica italiana, dibattito riguardante l’ingerenza, presunta o effettiva, della Chiesa nelle “cose dello Stato”. Sono i vescovi italiani, in particolare, che difendono a 360º quella che loro chiamano «una sana laicità dello Stato» e il diritto, conseguente ad essa, che la Chiesa possa esprimere le proprie opinioni all’interno di un libero dibattito. E ancora ieri, ad esempio, altre due voci autorevoli della Chiesa, oltre a quella di Betori, si sono alzate per dire liberamente la propria su temi ritenuti di pubblica attualità.
La prima è stata quella di Benedetto XVI. Il Papa, ricevendo in udienza i parlamentari cristiano sociali bavaresi, ha voluto ribadire in prima persona la «inviolabilità della vita umana», che - ha detto il Pontefice - è «sacra in tutte le fasi». Parole, quelle di Ratzinger, che hanno mostrato come per la più alta carica vaticana sia normale affermare in ambito pubblico ciò in cui la Chiesa crede. La seconda voce, anch’essa di alto rango, è stata quella di monsignor Salvatore Fisichella, rettore della pontificia università lateranense il quale, intervenendo alla presentazione di un libro inerente i rapporti tra cattolici e ortodossi in Russia, ha voluto affermare che «laddove non vi è libertà religiosa non vi è progresso, mentre dove la Chiesa può esprimere liberamente se stessa si creano possibilità e condizioni di autentica civiltà».
Il Tempo 4 novembre 2005
dai primi commenti le perplessità che emergono sono le seguenti:
1) un governo di sinistra potrebbe relativizzare e marginalizzare sempre più la fede cattolica come effettevimante sta facendo all'interno delle proprie discussioni. Una sinistra che dagli anni settanta non solo ha mai condiviso le indicazioni della Chiesa.....ma che ultimamente le condanna usando il potere politico nel tentativo di mettere a tacere la Chiesa....
2) d'altro canto anche il rischio che la destra possa favorire la diffusione di una 'religione civile' che sbandiera i valori ma non li incarna...è una realtà che dovrebbe far riflettere il cattolico autentico che senza la testimonianza l'essere cristiani rischia di diventare un relativismo pericoloso sfociante in un sincretismo al pari delle altre fedi...... Ci sono in fondo molti (troppi) politici nei due schieramenti (destra e sinistra) che non ci rappresentano, a parte che come cattolici, proprio come cristiani...
Quale via d'uscita?![]()




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