dal quotidiano LIBERO di oggi
" Ripresa difficile con la frenata dei consumi
di ATTILIO BARBIERI
Nuova frenata negli acquisti delle famiglie. Rispetto a un anno prima, a maggio le vendite al dettaglio sono scese del 3,2% in valore e del 4,6%. In quantità. Una contrazione di questa portata non si vedeva da tempo. Con queste premesse, con una domanda di mercato in forte ridimensionamento, ben difficilmente si possono aprire nel breve termine spazi di recupero per l'economia. Secondo le serie storiche dell'Istat il calo del 3,5% su base annua registrato due mesi or sono, è il peggior dato dal gennaio 1996, da quando cioé le indagini statistiche sono confrontabili con le rilevazioni attuali. In questi otto anni esistono solo altri due casi di variazione negativa delle vendite al dettaglio, a marzo 2000 (- 2%) e a dicembre 2000 (- 0,9%). E nella grande distribuzione le cose sono andate ancora peggio: il calo di vendite, in termini quantitativi, è stato del 4,4% rispetto al maggio 2003, il dato peggiore da 10 anni a questa parte . Secondo il Codacons, un'associazione di consumatori, il fenomeno sarebbe attribuibile alla diminuzione del potere d'acquisto delle famiglie che spendono meno per mangiare, vestirsi, ma anche per viaggiare. Secondo un'indagine del Codacons, un terzo degli italiani avrebbe rinunciato a viaggi e vacanze. E la colpa, sostiene il Codacons, « è delle speculazioni sui prezzi, con aumenti selvaggi che nel tempo hanno ridotto la capacità di acquisto dei consumatori » . Chiaro il riferimento alla fiammata dei prezzi seguita per mesi all'introduzione dell'euro. Che questa lettura non sia del tutto sbagliata, lo dimostrano anche le cifre sulle vendite al dettaglio in Gran Bretagna, unico dei grandi Paesi europei a rimanere fuori da Eurolandia, dove le vendite al dettaglio sono salite del 7,2% rispetto a giugno 2003; gli analisti stimavano un rialzo mensile di 0,4%. Dunque, l'Inghilterra, del tutto immune dai fenomeni speculativi che la moneta unica ha provocato sui prezzi, può guardare con fiducia ai prossimi mesi. Per noi, purtroppo, non è così, anzi, da settembre in poi c'è il rischio che il trend discendente della domanda trovi un riscontro atrettanto pesante sulla produzione. Con inevitabili ripercussioni su investimenti e occupazione. Questa miscela esplosiva potrebbe dar luogo nel migliore dei casi a un rallentamento della crescita economica, oppure a una recessione o, nel peggiore, a un periodo di stagflazione, con l'economia in recessione e i prezzi in crescita. Forse l'idea dell'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, di detassare il reddito degli italiani per liberare risorse che inevitabilmente si indirizzerebbero in parte verso gli acquisti, non era così astrusa. Qualunque cosa accada a livello mondiale, fino a quando la domanda sul mercato interno langue, l'economia non può riprendersi stabilmente. Soprattutto da quando, entrati nell'euro, non possiamo più ricorrere alle cosiddette " svalutazioni competitive". Non possiamo più svalutare la moneta per far costare meno i nostri prodotti sui mercati esteri. Misure che negli anni della liretta, hanno consentito all'Italia di realizzare dei veri e propri boom dell'export pilotati. Anche in questo caso, come per i prezzi, non possiamo che dire: grazie euro!
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Saluti liberali




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