Tratto da un volume (ormai esaurito) pubblicato nel 1961 dall'Histadruth Hamorìm (Associazione Insegnanti Ebrei d'Italia - Milano) a seguito di un seminario organizzato nel 1959 a Vigo di Cadore.

http://www.morasha.it/ebrei_italia/index.html


Si può facilmente comprendere come questi oppressi si gettassero con fervore nella lotta per l’indipendenza nazionale.

Tutti gli Ebrei d’Italia partecipano a questa lotta: fanno parte di società segrete;a Firenze i fratelli Paggi stampano opuscoli e manifesti clandestini per incitare alla lotta; a Vercelli,il Collegio Foà diventa una vera fucina di patriottismo.

Tutti gli Ebrei che viaggiano abitualmente per i loro affari diventano i naturali intermediari fra le varie società segrete; essi offrono continuamente armi e denaro.

Fra i primi combattenti ebrei del Risorgimento italiano dobbiamo ricordare: Abramo Fortis, che prende parte ai moti di Faenza nel 1820, Israel Latis, condannato dal duca di Modena alla Rubiera nel 1822, ed Angelo Levi, caduto in battaglia a Salerno nel 1828.
A Modena Angelo Usiglio e suo fratello Enrico sono collaboratori di Ciro Menotti; si può dire che tutto il movimento dei patrioti modenesi è finanziato da banchieri ebrei.

Ora la causa degli Ebrei è più che mai legata a quella dei patrioti italiani

Intanto il movimento di liberazione va affermandosi nella coscienza degli Italiani;

Giuseppe Mazzini fonda la "Giovane Italia" . Il Mazzini, da principio, non ha molta simpatia per gli Ebrei - forse per influenza di F. D. Guerrazzi - come apprendiamo, tra l’altro, da una sua lettera inviata da Londra a sua madre nel 1845 (7); ma poi si ricrede e conta tra i suoi migliori amici degli ebrei.

Nell’esilio dì Londra egli ha come compagno Angelo Usiglio, il passaporto egli l’ha avuto dal rabbino di Livorno; a Londra egli stringe saldi vincoli di amicizia con la famiglia del banchiere Nathan, la cui casa era aperta a tutti gli esuli italiani.

Sarina Nathan diventerà poi la sua fida consigliera, ed egli chiuderà la sua travagliata esistenza a Pisa in casa di Jeannette Nathan Rosselli, figlia di Sarina.

A Torino il movimento mazziniano è finanziato dalla famiglia Todros. David Levi di Chieri, il banchiere poeta, scrive un’ode in memoria dei fratelli Bandiera, la cui nonna pare fosse un’ebrea di Ancona.

A Livorno gli Ebrei continuano ad avere una sia pur parziale libertà. Si fonda colà una società capeggiata da due ebrei (Ottolenghi e Montefiore): "I veri italiani"; ma gli animatori vengono arrestati.

Ma se tutti gli, Ebrei lottavano per l’unità e l’indipendenza d’Italia, anche tutti i patrioti, dal canto loro, erano favorevoli agli Ebrei: l’emancipazione ebraica è considerata un atto di giustizia che fa parte del programma delle rivendicazioni italiane

l mantovano Ciro Finzi, che con ardimento si mette a capo dei rivoltosi, mentre Giuseppe Finzi di Rivarolo ha un comando militare, e giornalisti ebrei, tra cui il triestino Giuseppe Revere, scrivono articoli infiammati per esortare i giovani alla lotta

A Torino i giovani, ebrei partono per il fronte, esortati dal rabbino stesso; e insieme ad ebrei provenienti da altre città, formano la VII Compagnia bersaglieri, che prende parte alla battaglia della Bicocca nella prima guerra d’Indipendenza.

A Venezia, il 23 marzo 1848 è proclamata la Repubblica con a capo Daniele Manin (figlio o, secondo altri, nipote di un ebreo che, tenuto a battesimo dal fratello dell’ultimo doge, Manin, ne aveva preso il nome, essendo consuetudine prima dell’emancipazione che quando un ebreo prendeva il battesimo, assumesse il nome del padrino)

l 9 febbraio 1849 viene proclamata la Repubblica Romana con a capo Mazzini e difesa da Garibaldi; il papa Pio IX fugge a Gaeta. Nell’Assemblea nazionale ci sono tre ebrei: lo scrittore triestino Giuseppe Revere, che da Milano era passato a Venezia e da lì a Roma, Abramo Pesaro, cugino di Isacco Pesaro Maurogònato, e Salvatore Hanau da Ferrara. Si trova a Roma in quei momenti decisivi anche l’economista Leone Carpi.

A difendere la Repubblica Romana accorrono anche ebrei stranieri: ricorderemo fra questi Carlo Alessandro Blumenthal di Londra, che militava col nome di Scott. Aveva già combattuto a Venezia; e dopo la caduta della Repubblica Romana, seguirà Garibaldi nella sua ritirata verso l’Italia settentrionale, combatterà con lui nella guerra del ‘59 nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi, e nel ‘60 preparerà un piano, poi non attuato, di rapire il bambino Mortara.

Nella Legione lombarda, accorsa in difesa della Repubblica Romana, composta da 172 volontari, si trovano 5 ebrei, tra i quali il giovinetto Ciro Finzi, che aveva combattuto a Milano dalle barricate, e il giovane medico triestino Giacomo Veneziana

Tanto Ciro Finzi che Giacomo Venezian cadono nella difesa della Repubblica Romana il primo triestino morto per la libertà e l’Italia è un ebreo.

Ebrei e Italiani hanno combattuto uniti per l’indipendenza d’Italia, e nell’amore per la libertà si sono fusi.

il conte di Cavour, provato amico degli ebrei (e dagli elettori ebrei sempre appoggiato); suo segretario è Isacco Artom; direttore del giornale "L’Opinione" , organo della politica cavouriana, è l’avvocato Giacomo Dina.

el 1859 scoppia la seconda guerra d’Indipendenza; Cavour era riuscito a fare stringere un’alleanza militare tra il Piemonte e la Francia; alleanza sostenuta dagli Ebrei francesi, che contribuiscono con offerte volontarie alle spese militari.

Garibaldi intanto avanzava alla testa del Corpo dei Cacciatori delle Alpi, di cui faceva parte anche Scott (Carlo Alessandro Blumenthal di Londra).

Alla Spedizione dei Mille (1860) prendono parte otto ebrei fra i quali il capitano veneziano Davide Uziel, il colonnello Enrico Guastalla (da noi già ricordato) e uno studente tedesco, Adolph Moses, che poi andrà in America, dove farà il rabbino.

L’anno seguente Garibaldi tenta di liberare Roma coi suoi legionari, fra i quali combattono alcuni ebrei durante il Risorgimento essi hanno lottato per ottenere parità di diritti, e nelle lotte risorgimentali Ebrei e Italiani, come abbiamo già detto, si sono fusi nelle comuni aspirazioni di libertà: gli Ebrei italiani si sono gettati nella mischia come Ebrei, e ne sono usciti come Italiani. Entrambi popoli mediterranei, non hanno differenze somatiche tali da far distinguere l’italiano dall’ebreo.

Gli ebrei tutti prendono parte alla vita politica, militando in tutti i partiti; negli altri paesi invece (tranne l’Olanda, dove tradizionalmente gli askenazhiti sono socialisti e i sefarditi liberali), gli ebrei appartengono di solito ai soli partiti di sinistra. Questa particolare posizione degli ebrei italiani nel panorama politico nazionale è dovuta soprattutto alla tradizione risorgimentale: il Risorgimento italiano e movimento sociale e nazionale insieme. In Italia ci sono in quest’epoca (specialmente in Piemonte) anche ebrei monarchici, e la cosa si spiega: Casa Savoia è sempre stata relativamente ai tempi, si capisce, benevola con gli Ebrei, e per prima ha concesso l’emancipazione. Ci sono degli ebrei che abbracciano la carriera militare e raggiungono alti gradi; il generale Ottolenghi, che fu Ministro della Guerra negli anni 1902-1903 e riformò l’esercito, era un ebreo osservante. Costante è la partecipazione degli ebrei al Governo: dal patriota e cospiratore Giuseppe Finzi
(1815-1886), che fu nel 1861 deputato al primo Parlamento italiano, a Isacco Artom (1829-1890) astigiano segretario di Cavour, nel 1862 ministro plenipotenziario a Copenhaghen, primo ebreo d’Europa a ricoprire una carica di diplomatico all’estero, dal 1876 senatore insieme allo scrittore Tullo Massarani; dal veneziano Luigi Luzzatti (18411927), professore di diritto costituzionale, che fu presidente del Consiglio dopo essere stato Ministro delle Finanze, al triestino Salvatore Barzilai (1860-1939) detto "il deputato di Trieste al Parlamento italiano" . Nel 1861 al Parlamento italiano c’erano 6 deputati ebrei; dieci anni dopo erano 11 nel 1874 se ne contavano 15.