Maurizio Blondet
08/11/2005

WASHINGTON - Daniel Ayalon, l’ambasciatore di Israele a Washington, «sarà costretto a dimettersi presto», scrive Haaretz.
Un’inchiesta amministrativa sui suoi comportamenti, condotta dalla commissione servizio pubblico israeliana, e conclusasi con un rapporto di 28 pagine, lo raccomanda per sanzioni disciplinari.
E’ una faccenda misteriosa.
Ayalon e sua moglie Anne avrebbero tenuto comportamenti criticabili col personale dell’ambasciata e i domestici della loro residenza, e avrebbero tentato di ostacolare l’inchiesta del funzionario israeliano, Netanel Levitt, mandato in USA dal governo d’Israele per indagare sui due.
Le azioni di Ayalon avrebbero «pregiudicato l’immagine dello Stato».
E il rapporto che lo accusa, basato su testimonianze del personale, «se fosse reso pubblico, provocherebbe una tale indignazione generale che difficilmente Ayalon potrebbe restare poi al suo posto».



Quanto ai comportamenti criticabili, si cita genericamente l’atteggiamento della moglie verso i lavoratori della residenza: fra cui il fatto che Anne Ayalon ha assunto una donna per tre mesi (coi soldi pubblici, par di capire) «per il solo scopo di organizzare la festa di bar mitzvah per la propria figlia».
Bar mitzvah è una festa paragonabile, nella celebrazione, alla nostra prima Comunione.
Ayalon avrebbe poi offerto mazzette a lavoratori dell’ambasciata perché, nell’inchiesta amministrativa in corso, testimoniassero a suo favore.
Tutto qui?
Evidentemente dev’esserci qualcosa di più grave e di più grosso.



Forse in relazione con il processo per spionaggio (le udienze sono state rimandate ad aprile prossimo) che ha coinvolto il funzionario del Pentagono Larry Franklin, che passava carte segrete a due alti dirigenti dell’AIPAC (la lobby elettorale ebraica) visto che questi segreti erano poi passati all’ambasciata israeliana a Washington.
Forse le «dimissioni forzate» di Ayalon sono dovute alla necessità di sottrarlo all’FBI.
E, per Israele, di prendere ufficialmente le distanze dalla sua attività spionistica.
Ayalon è sempre stato famoso, oltrechè come insaziabile nel chiedere fondi agli USA per lo Stato ebraico, per impicciarsi da padrone nelle vicende americane, anche le più scottanti.
Di recente ha dichiarato in modo pubblico che «Israele è al fianco di DeLay».

Tom DeLay, già capo della maggioranza alla Camera, ha dovuto dimettersi per malversazioni e tangenti e varie disonestà: è un notorio sostenitore e finanziatore dei fanatici «coloni» israeliani d’estrema destra.
«Ma noi manterremo stretti legami con lui», ha detto tracotante Ayalon.

Maurizio Blondet




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