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Rinviato a giudizio il parroco di Laglio accusato di abusi
(m.rom.) In aula. Imputato in un processo in cui dovrà comparire davanti a tre giudici togati del collegio penale del Tribunale di Como. Sarà in questa sede, dal prossimo 28 marzo, che don Mauro Stefanoni, 37 anni, parroco di Laglio e di Brienno (attualmente sospeso dal servizio pastorale su decisione della Curia) dovrà difendersi dalle gravi accuse che la Procura gli contesta: aver abusato sessualmente, in almeno due occasioni, di un ragazzo di 14 anni, residente nel piccolo paese del Bassolago e affetto da evidenti problemi psichici.
Un giovane che frequentava spesso l'oratorio e che proprio per questo, secondo quanto hanno concluso gli inquirenti, era spesso a contatto con il sacerdote.
Don Mauro in aula, dunque, per cercare di far passare la tesi della sua innocenza, sostenuta a gran voce fin dal giorno del suo arresto ai domiciliari. Questi il pensiero e la determinazione del sacerdote.
Ma la Procura lariana - e con essa il giudice dell'udienza preliminare Nicoletta Cremona - la pensano in modo differente.
E così, ecco che ieri mattina, dopo una lunga udienza a porte chiuse, il gup ha deciso di rinviare a giudizio il parroco.
Accogliendo in pieno quella che è stata la richiesta del sostituto procuratore Vittorio Nessi, il magistrato che ha condotto la delicata e complessa inchiesta e che proprio ieri ha salutato i colleghi di Como prima di trasferirsi definitivamente a Torino, dove sarà procuratore aggiunto del Tribunale d'appello.
«Deve essere processato», ha chiesto a gran voce Nessi al momento di chiudere il suo intervento in aula.
E in precedenza, ripercorrendo tutta la vicenda fin dalla sua scoperta, il magistrato non era stato tenero nei riguardi di don Mauro.
In più di un passaggio lo ha attaccato, ribadendo quelle che sono le sue convinzioni: il sacerdote avrebbe abusato di quel ragazzino quando era solo con lui. E la convinzione del pm comasco non è stata scalfita neppure dalla perizia medica che il giudice per l'indagine preliminare, Valeria Costi - il magistrato che aveva firmato alcuni mesi fa l'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari - ha commissionato a un medico del reparto di urologia dell'ospedale Sant'Anna. Una consulenza che, di fatto, era nettamente a favore del prete e che escludeva la possibilità che lo stesso avesse potuto commettere determinati atti sessuali sulla vittima.
Ma Nessi è convinto che quella violenza ci sia stata ugualmente e ha deciso di contestarla al sacerdote nel capo di imputazione.
Da qui, inevitabile, la richiesta di processo. Ascoltata, con apparente distacco, dai genitori della presunta vittima. Lui, il ragazzo minorenne, non era naturalmente in aula. Era rimasto a casa.
Contro la conclusione del pm Nessi si sono battuti gli avvocati di don Mauro. In ogni modo, da quanto è stato possibile ricostruire, hanno cercato di scalfire le accuse. Tentando di rimandarle al mittente con uguale determinazione.
Non c'è stato nulla da fare. Né la loro arringa né, tantomeno, le dichiarazioni rese dallo stesso sacerdote hanno convinto completamente Nicoletta Cremona ad archiviare il fascicolo. Il gup si è preso qualche minuto di tempo e poi ha deciso per il rinvio a giudizio.
Sarà un processo - probabilmente a porte chiuse, vista la delicatezza dell'argomento - a stabilire se il parroco sia colpevole oppure no. Tre saranno i giudici togati chiamati a giudicare. Verranno scelti nelle prossime settimane. È probabile che serviranno diverse udienze prima di arrivare alla sentenza.




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