L'IRAN NUCLEARE NON È UNA MINACCIA


di Massimo Fini

Uscito su "Il gazzettino" il 04/11/2005

Capisco l'ansia di Gianfranco Fini di voler essere il "primo della
classe" nelle proteste contro le dichiarazioni del presidente iran
iano, gravi ed inaccettabili, ma non più gravi ed inaccettabili di
quelle del presidente americano che non una , ma più volte, ha
detto di voler cancellare dalle mappe del mondo gli "Stati canaglia"
fra cui comprende l'Iran , e che in un paio di casi - Afghanistan e
Iraq - non si è limitato ad affermare, ma ha reso concrete quelle
minacce.
Capisco quest'ansia, perché il presidente di An ha una lunghissima
coda di paglia avendo militato per anni in un partito, l'Msi, che si
richiamava al fascismo su cui pesa la vergogna, e la criminalità,
di aver emanato leggi antisemite.
Ma Fini è un ministro degli Esteri e ha il dovere di far
prevalere, sui suoi interessi personali, quelli nazionali. Un
ministro degli Esteri, dunque, non può partecipare ad una
manifestazione indetta da un giornale di parte contro uno Stato con
cui intratteniamo relazioni diplomatiche; non ha la libertà di
Giuliano Ferrara o di qualsiasi
altro privato cittadino che voglia manifestare la propria
solidarietà con lo Stato d'Israele. Questo per la forma. Per la
sostanza il ministro degli Esteri non può non sapere (come lo sa il
ministro della Difesa Antonio Martino che infatti è stato molto più
cauto astenendosi da manifestazioni plateali) che, dopo Nassiriya, la
sostanziale incolumità dei nostri soldati è stata garantita dai
servizi segreti iraniani che, nella parte sciita del territorio
iracheno, hanno un'influenza determinante.Né può ignorare che,
con l'Iran , l'Italia intrattiene importanti scambi commerciali. Né
può pensare di poter trattare l'Iran allo stesso modo dell'Iraq come
vorrebbero americani ed israeliani.
L'Iran non è l'Iraq; è un grande e popoloso Paese di
antichissima cultura (la Persia) e i suoi dirigenti non possono
essere trattati da criminali. Perché non sono criminali. Eccessi
verbali a parte, la Repubblica islamica d'Iran , nel suo quarto
secolo di vita, non ha mai aggredito alcun Paese ma è stata al
contrario aggredita (da Saddam Hussein cui gli occidentali, quando si
profilava la vittoria iraniana, fornirono le famose armi
chimiche).Saddam era un dittatore, l'Iran è una teocrazia che non è
la democrazia di tipo occidentale ma non può essere nemmeno confusa
col potere di uno solo.
Ecco perché le dichiarazioni di Fini, dopo l'incontro con Sharon
(«un Iran in possesso di un'arma nucleare sarebbe un grave pericolo
non solo per Israele ma per tutta la comunità internazionale») sono
irrealistiche e solo un favore reso alle leads americane.
Innanzitutto l'Iran sta perseguendo un programma di nucleare ad usi
civili e da tempo in trattative con Gran Bretagna, Germania e Francia
per avere aiuti in questo senso, disposta in cambio, ad accettare
ispezioni. Inoltre un Iran armato nuclearmente non sarebbe un
pericolo per nessuno. Ho già scritto su questo, ma preferisco far
svolgere il ragionamento all'insospettabile e autorevole commentatore
americano William Pfaff che ne ha scritto sull'Herald Tribune il
13/8. Nessuna media potenza nucleare , dice in sostanza Pfaff, può
osare di usare l'atomica perché ciò "avrebbe per l'aggressore
risultati catastrofici".Inoltre, Pfaff fa notare che è stata
proprio la politica aggressiva degli americani "a rendere le armi
nucleari ancora più attraenti per i Paesi che non le hanno: sono una
risorsa politica e un deterrente contro attacchi stranieri" (e
infatti l'Iraq è stato attaccato, la Corea no). E un altro
osservatore insospettabile, Sergio Romano, fa osservare come l'Iran
sia "circondato da potenze che possono raggiungere il suo territorio
con le loro armi nucleari: la Russia, l'India, il Pakistan, la Cina,
Israele e, di là dalle frontiere irachene, gli Stati Uniti...
perché dovrebbe sottostare al possibile ricatto di uno Stato
nemico?". In realtà, dice un altro insospettabile studioso americano,
John Mearsheimer, lo scopo della politica di non proliferazione non è
affatto quello di prevenire possibili pericoli nucleari, "ma di
prevenire tutto ciò che può limitare la libertà d'azione
degli Stati Uniti nei loro rapporti con gli altri Paesi: perché uno
Stato dotato di armi nucleari diventa inattaccabile".


Tratto da www.massimofini.it