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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Arrow Eucarestia: crederci veramente, fino al martirio

    Amici....sulla scia di questo 3D:

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=205026
    .............

    mi permetto di offrirvi qualche altra ulteriore meditazione

    A causa del dilagare del Protestantesimo, del moltiplicarsi delle comunità Pentecostali (oggi sono circa 33.000) dalle quali emerge una catechesi CONTRO L'EUCARESTIA insegnata dalla Santa Chiesa.......possiamo ben comprendere anche il perchè del dilagare di tanta confusione dottrinale in materia....mai come oggi assistiamo quasi IMPOTENTI di fronte a cattolici (anche preti qualche volta) che sostengono una SUPERFICIALITA' dell'Eucarestia e della presenza reale di Cristo in Essa.......
    E noteremo anche che proprio minando l'Eucarestia dalle sue fondamenta di Verità sancita dalla Chiesa, viene pian piano crollando il deposito della fede cattolica di molti cattolici che inesorabilmente si trasferiscono in altri lidi abbandonando la Chiesa........
    Non pochi, ad esempio, sono ex cattolici che dicono "ma io mi sono fatto buddista perchè qui ho trovato la vera spiritualità che mi mancava...." ma ad uno quando gli chiesi se avesse mai creduto nell'Eucarestia, mi rispose: "NO! Del resto gli stessi protestanti dimostrano che è stata una invenzione della Chiesa.."

    E' assurdo, eppure è così che molti ragionano......
    Benedetto XVI ha detto: ABBIAMO BISOGNO DELLA DOMENICA........ABBIAMO BISOGNO DELL'EUCARESTIA.......

    Ma i primi cristiani cosa ne pensavano?

    Perché facciamo la Comunione?

    Di fronte all’interrogativo "perché celebriamo l’Eucaristia e per chi la celebriamo?" risponde, ad esempio, l’ anafora di san Giovanni Crisostomo, dicendo che celebriamo l’Eucaristia "per la sobrietà dell’anima, per la remissione dei peccati, per la comunione che si realizza ad opera del tuo santo Spirito, per il compimento del regno escatologico, per la libertà-di-parola nei tuoi confronti".

    Davvero stupendo questo elenco di effetti della comunione sacramentale che sono richiesti a Dio Padre. Se vogliamo riassumerli in una formula comprensiva, dobbiamo dire — come suggerisce la recensione alessandrina dell’ anafora di san Basilio — che celebriamo l’Eucaristia per ottenere dal Padre la trasformazione "in un solo corpo", ossia nel corpo ecclesiale, escatologico, mistico. La stessa transustanziazione delle oblate, che è richiesta, è richiesta precisamente a questo scopo.
    Ancora una volta: la celebrazione dell’Eucaristia è "per noi".

    In altre parole: la Presenza reale non ci è stata data solo perché possiamo adorare Cristo sotto le specie eucaristiche; la Comunione non ci è data principalmente perché possiamo incontrare e ricevere nel cuore l’amico Gesù, cui tenere per alcuni istanti fervida e affettuosa compagnia. Il Signore non ha istituito l’Eucaristia in funzione dei nostri occhi che la contemplano. Egli l’ha istituita PRIMA DI TUTTO....in funzione delle nostre bocche che se ne nutrono: l’ha istituita perché la mangiamo, e così poi perchè la possiamo anche CONTEMPLARE....adorare Dio "In spirito e Verità":
    - in spirito, perchè noi NON vediamo, ma CREDIAMO;
    - in verità perchè crediamo alle parole di Gesù che è la verità......

    È questo l’insegnamento autorevole dell’epiclesi eucaristica, considerata congiuntamente come supplica per la trasformazione delle oblate e supplica per la nostra trasformazione escatologica.

    Ce lo ricorda il grande Ambrogio quando, nel commento al Padre nostro, applica all’Eucaristia la domanda "Dacci oggi il nostro pane quotidiano".

    Così si esprime: "Se il pane è quotidiano, perché lo riceveresti dopo un anno...? Ricevi ogni giorno ciò che ti deve giovare ogni giorno! Vivi in modo tale da meritare di riceverlo ogni giorno. Chi non merita di riceverlo ogni giorno, neppure merita di riceverlo dopo un anno... Dunque, tu senti dire che ogni volta che viene offerto il sacrificio, viene annunziata tramite segno la morte del Signore, la risurrezione del Signore, l’ascensione del Signore e la remissione dei peccati; e poi non ricevi ogni giorno questo pane di vita? Chi ha una ferita, cerca la medicina. La ferita è che siamo sotto il peccato; la medicina è il celeste e venerabile sacramento" (De sacramentis 5,25).

    La Chiesa utilizza il termine epiclesi, che significa "supplica, domanda, richiesta".

    Notiamo pure il termine anamnesi, che significa "memoriale, memoria".

    Solo se sapremo familiarizzarci con questa piccola terminologia tecnica, faremo nostre le esuberanti ricchezze di quella preghiera con la quale da sempre la Chiesa fa l’Eucaristia.
    La tendenza A FACILITARE CERTI TERMINI, cambiandoli.... E' DANNOSA PER IL FONDAMENTO DELLA DOTTRINA DELL'EUCARESTIA.....

    Oggi è urgente che coloro che vogliono restare dentro la Chiesa, secondo un’immagine più volte ripresa da Giovanni Paolo II, tornino a respirare con i suoi due polmoni, cioè con le tradizioni liturgiche d’Oriente e d’Occidente. L’attenzione crescente che, nella formulazione delle nuove preghiere eucaristiche, la Chiesa latina di fine millennio è tornata a prestare all’epiclesi — per giunta, all’epiclesi pneumatologica, quella cioè che chiede espressamente l’invio dello Spirito Santo — ha dimostrato che i tempi sono maturi perché si operi quel ricupero di comprensione globale e dinamica dell’Eucaristia che non può essere ulteriormente disatteso, anche per contrastare il dilagare dell'eresia Protestante sull'Eucarestia.

    Dall'Enciclica del grande Paolo VI "Mysterium Fidei" leggiamo:

    S. Giovanni Crisostomo, il quale, come sapete, trattò, con tanta elevatezza di linguaggio e con tanto acume di pietà, del mistero eucaristico, istruendo una volta i suoi fedeli intorno a questa verità, si espresse in questi appropriati termini:

    "Inchiniamoci a Dio senza contraddirgli, anche se ciò che Egli dice possa sembrare contrario alla nostra ragione e alla nostra intelligenza; ma prevalga sulla nostra ragione e intelligenza la sua parola. Così anche comportiamoci riguardo al Mistero [eucaristico], non considerando solo quello che cade sotto i sensi, ma stando alle sue parole: giacché la sua parola non può ingannare".

    e ancora scrivev Paolo VI:

    "...non si può apprendere coi sensi, dice s. Tommaso, ma con la sola fede, la quale si appoggia alla autorità di Dio.

    Per questo commentando il passo di s. Luca 22,19: "Questo è il mio corpo che viene dato per voi", Cirillo dice: Non mettere in dubbio se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore: perché essendo egli la verità, non mentisce".

    ...Ma c’è di più: gli stessi dottori scolastici asseriscono che il mistero eucaristico non solo tra gli altri sacramenti, ma anche tra i misteri della fede è "il più difficile a credere". Del resto la stessa cosa accenna l’evangelo quando racconta che molti dei discepoli di Cristo, udito il discorso della carne da mangiare e del sangue da bere, voltarono le spalle e abbandonarono il Signore dicendo: "Questo discorso è duro e chi può ascoltarlo?". E domandando Gesù se anche i dodici volessero andarsene, Pietro affermò con slancio e fermezza la fede sua e degli apostoli con la mirabile risposta: "Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna".

    ****************************



    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Amici.....come dice san Paolo "non è bene per noi restare nell'ignoranza".......

    Non è necessario essere dei geni, degli intellettuali, o altro....spesse volte basta una buona disposizione dell'animo per comprendere, la sapienza è poi dono di Dio che si applica in molti modi........

    Volevo approfondire con voi perchè cito spesso I PROTESTANTI specialmente riguardo ALLA LORO ERESIA SULL'EUCARESTIA.....

    andiamo al sodo:

    Il celebre (per chi lo conosce) pastore Castellina del sito riforma.net ha scritto diversi "saggi" contro l'Eucarestia Cattolica..... citando alcune formule del Catechismo Cattolico:

    (secondo il CCC) Questo sacrificio sarebbe offerto non solo per i vivi, ma “anche per i fedeli defunti … affinché possano entrare nella luce e nella pace di Cristo”. La messa sarebbe valida, inoltre, solo quando viene celebrata dal vescovo, o da chi è stato da lui autorizzato, mentre non avrebbe alcuna validità quella celebrata “dalle comunità ecclesiali nate dalla Riforma … perché non hanno conservata la genuina ed integra sostanza del mistero eucaristico … per la mancanza del sacramento dell’Ordine”.

    il pastore Castellina risponde così:

    Tali concezioni non sono assolutamente condivisibili dalla fede evangelica, la quale, di fatto, considera la messa e la teoria che ad essa sottende, del tutto aberrante, empia e blasfema. ( )
    Si può quindi dire a ragion veduta che ogni qual volta si celebra una messa Cristo venga insultato e disonorato e di tutto questo i fedeli evangelici non vogliono esserne complici partecipandovi in qualsiasi modo .

    L’opera di Cristo è stata compiuta una volta per sempre ed è efficace in modo immediato per tutti i luoghi ed i tempi a chi, udendo l’annuncio dell’Evangelo, ad essa faccia appello tramite la fede, senz’alcun bisogno di celebrazioni sacramentali né di mediazioni sacerdotali umane, “Infatti con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Eb. 10:14). La celebrazione evangelica della Cena del Signore conferma simbolicamente e suggella questa realtà.

    Con le parole della Confessione di Fede Riformata di Ginevra del 1536 , affermiamo: “Ora, poiché la messa del papa è stata un’ordinanza maledetta e diabolica intesa a sovvertire il mistero di questa santa Cena, noi dichiariamo che essa ci è in abominio, come un’idolatria condannata da Dio, sia in quanto è considerata un sacrificio per la redenzione delle anime, sia perché in essa il pane è considerato ed adorato come Dio, oltre alle altre bestemmie e superstizioni esecrabili che vi sono contenute, ed all’abuso della Parola di Dio che vi viene presa invano, senza alcun frutto ed edificazione”(11).

    La Confessione di Fede Riformata Posteriore del 1566 afferma inoltre : “la messa, così come oggi è in uso in tutta la chiesa romana, è stata abolita nelle nostre chiese per diverse e giustissime ragioni … Il fatto sta che abbiamo trovato non essere una buona cosa che si sia trasformata un’azione santa e salutare in un vano spettacolo; così pure che essa sia stata resa meritoria e che la si celebri per denaro o che si dica che il prete vi fa il corpo stesso del Signore e che lo offra realmente e di fatto per la remissione dei peccati dei vivi e dei morti, addirittura in onore e celebrazione o memoria dei santi che sono in cielo”(12).

    ****************************
    Uno si ferma e dice: FERMATE IL MONDO......VOGLIO SCENDERE!!!!

    Allora facciamo un paio di constatazioni:

    1. Si rifà ad un documento del 1500.....mentre poi ci si contraddice disconoscendo Lutero...infatti gli evangelici non riconoscono le dottrine luterane e vorrebbero sostenere che a tali conclusioni ci sono arrivati da soli ISPIRATI DALLO SPIRITO SANTO.....Altra contraddizione è la dottrina diabolica della SOLA SCRIPTURA.... che però come abbiamo visto viene usata solo quando potrebbe tronare comodo e mentre si schifano tutti i documenti dei primi secoli della Chiesa... si fa nascere in tal modo UNA NUOVA TRADIZIONE.... E si perchè se non si accettano le dottrine e i documenti della Chiesa, perchè questi documenti dovrebbero assumere importanza maggiore della Bibbia stessa interpretata dai santi Padri? Dove sono scritte nella Bibbia tutte queste parole interpretate dal pastore Castellina?

    2. L'opera di Cristo una volta per tutte....INFATTI...la Chiesa NON ha mai insegnato che l'Eucarestia riuccide il Cristo...questa è una falsa propaganda che più volte è stata spiegata ma che non è mai stata riconosciuta nelle prove portate....come mai? Cosa si vuole mantenere in piedi? La Chiesa Compie IL MEMORIALE.....ricordando ad ogni uomo di ogni tempo ciò che ha fatto il Cristo....RIVIVENDOLO E NON RIFACENDO UN NUOVO CALVARIO.....appunto una volta per tutte! E fedele al comando del Cristo, ricompie quei gesti SACRI.....Sono gli Apostoli ad imporre le mani scegliendo i primi PESBITERI, appunto, i sacerdoti....e dando loro il compito di occuparsi dei RITI (Paolo a Tito si raccomanda di applicare il rito secondo le istruzioni da lui ricevute)....e questo è scritturale nelle Lettere, perchè le s'ignorano?

    3. si parla tanto di Fede da parte dei protestanti, ma quando c'è da metterla in atto, questa fede, la si offusca semplicemente perchè si vuole essere "una cosa diversa dalla Chiesa" o ci si vuole sostituire a Lei......Dicono che bisogna credere per fede....sostengono che il Cristo è con noi per fede, ma se i cattolici mettono in atto il capitolo 6 di Giovanni e l'ultima Cena, allora diventano blasfemi....francamente vedo molta contraddizione!

    4. Si usano parole molto pesanti.....credo che noi le prove le abbiamo portate.....ma qui le prove non si vedono...si tratta semplicemente di una interpretazione diversa....però.....mi viene da pensare.....e fino al 1500 se fosse vero ciò che sostengono...possibile che Dio permettesse tanta "atrocità" nella sua Chiesa sin dalle origini? E quei martiri dell'Eucarestia prima del 1500 che fine hanno fatto secondo i protestanti? E il miracolo Eucaristico di Bolsena del 1200 e quello ancor prima di Lanciano dell'anno 800..sono fatti diabolici? Comprendo che si può anche NON credere, ma non per attaccare la Chiesa......

    5. Veniamo alla scena dei discepoli di Emmaus:

    i discepoli si erano incamminati e parlavano dell'evento del momento, la morte del Maestro....Gesù si unisce a loro, ma NON lo riconoscono, eppure appare a loro come un saggio e sapiente dal momento che spiegherà loro tutto ciò che avevano predetto i profeti. Essi l'ascoltano e SONO ANCHE D'ACCORDO....CONOSCONO A MEMORIA LE SCRITTURE....ma ancora NON lo riconoscono....Quando...ecco il momento...."allo spezzare del Pane lo riconoscono"...o è il Cristo che si è fatto riconoscere dai discepoli? Se fosse stato solo un simbolo l'Eucarestia, non sarebbe stato più logico farsi riconoscere attraverso le Scritture quando gliele stava spiegando, anche per asserire il loro concetto di sola scrittura?

    No fratelli protestanti....la verità è che essi NON riconoscono il Cristo attraverso le Scritture, bensì attraverso un gesto, un segno....un rito....il nuovo rito Sacro, l'Eucarestia.....Guardate che questo particolare è molto importante, pensateci bene.....ed anche noi che ci diciamo Cattolici....riflettiamo con-passione sull'Eucarestia, su questo Dono inestimabile, dal quale deriva ogni nostro bene o fin anche la nostra condanna, come dice san Paolo....

    Fraternamente, Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
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    Nella Didachè, si dice sull'eucarestia:

    Per l'eucaristia ringrazia così.

    Prima sul Calice:"Ti Ringrazio o Padre nostro, per la santa vita di David tuo servo che a noi rivelasti per mezzo di Gesù tuo figlio. A te gloria nei secoli".

    Per il pane spezzato: "Ti ringrazio o Padre nostro, per la vita e la conoscenza che a noi rivelasti per mezzo di Gesù tuo figlio. A te gloria nei secoli. Come questo pane spezzato era sparso sui colli e raccolto divenne una cosa sola, così la tua Chiesa si raccolga dai confini della terra nel tuo regno, poichè tua è la gloria e la potenza per Gesù Cristo nei secoli.”

    Nessuno mangi ne beva della vostra eucaristia, tranne i battezzati nel nome del Signore. Per questo il Signore disse: non date le cose sante ai cani.

    Dopo esservi saziati ringraziate così: "Ti rendiamo grazia o Padre santo ... e che a noi donasti un cibo spirituale e una bevanda e una vita eterna per mezzo di tuo Figlio.

    Giovanni Damasceno dice nella "LA Fede Ortodossa":
    Il pane e il vino non sono una figura del corpo e del sangue di Cristo (non avvenga) ma lo stesso corpo divinizzato dal Signore, poichè egli stesso ha detto: "Questo è il mio corpo", e non "figura del corpo" e neanche "figura del sangue" ma "il sangue"; e prima di ciò ai giudei "Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo non avrete la vita eterna. Perchè la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda"

    Entrambi i passi come il contesto da dove sono tratti, parlano e spiegano nella misura appropriata, non il mistero nella sua essenza, questo è impossibile, ma come ci è stato dato, come dobbiamo accedervi e anche gli effetti che ha se ne siamo degni.



    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    L’imposizione delle mani

    su pane e vino

    S. Babolin

    Riflettiamo sul gesto, spesso marcato dal suono del campanello, dell'imposizione delle mani sul pane e sul vino, gesto che precede la proclamazione delle parole di consacrazione: "Questo è il mio corpo… Questo è il calice del mio sangue". E i fedeli si comunicheranno con il corpo e sangue di Cristo, non certo con il corpo e sangue del sacerdote!
    Nel momento centrale dell'azione eucaristica le mani del sacerdote eseguono le parole che escono dalla sua bocca: l'invocazione dello Spirito Santo sulle offerte è significata e attuata dalle sue mani distese sopra di esse, come per comunicare l'energia celeste che provocherà la transustanziazione. Il sacerdote prenderà poi solennemente in mano il pane e il calice, in sincronia perfetta con il racconto dell'ultima cena, ripetendo così lo stesso gesto del Signore: l'esercizio del sacerdozio ministeriale per il quale Cristo, unico e sommo sacerdote, si dona ai discepoli radunati nel suo nome, raggiunge l'apice nell'offrire a Dio Padre e all'assemblea dei santificati il Corpo spezzato e il Sangue versato. Ci troviamo così di fronte ad un momento d’intenso simbolismo, che coniuga in drammatica tensione la parola, che consacra, e il gesto, che sigilla, affinché il dono della salvezza sia gesto divino d'amore irreversibile.

    Simbolica religiosa della mano

    Già di per se stessa, la mano dell'uomo è carica di significato ed è simbolo di potere e strumento di linguaggio in tutte le culture, al punto che le stesse lettere dell'alfabeto provengono da gesti ancestrali espressi dalla mano: la scrittura è proprietà intrinseca della mano. Ora, per non caricare di troppe sottigliezze la presente riflessione, mi limito a sottolineare la sua simbolica religiosa e, più particolarmente, tre significati fondamentali: la potestà, la differenza e l'abbandono.
    In tutte le tradizioni religiose la mano esercita una funzione insostituibile e fortemente espressiva: i testi, l'iconografia e i riti fanno della mano una specie d'intermediario tra l'uomo e Dio. Nella Bibbia la mano e il braccio di Dio esprimono la sua potenza creatrice e la sua trascendenza: “Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi; - queste cose ha fatto la mia mano ed esse sono mie" (Is 66, 1-2). Perciò la creazione è la prima manifestazione (da mani-festare = eseguire con le mani) della grandezza di Dio, la sua prima scrittura; e dalle sue mani s’irradiano la luce e la vita sugli uomini. Così nelle cerimonie religiose la mano spesso assume la funzione di uno strumento, per il quale Dio trasmette un potere e una salvezza che soltanto Lui possiede e può donare. Qui sta il significato profondo dell'imposizione delle mani nei gesti di benedizione; e su questo percorso si determina pure il significato dell'imposizione delle mani sul pane e sul vino nel rito eucaristico.
    La mano può essere destra o sinistra e può esibire la parte palmare o dorsale; di qui la simbolica della differenza: tra bene e male, tra prendere (tenere) e ricevere (contenere). La destra benedice, la sinistra maledice; la destra è misericordia, la sinistra giustizia; "il cuore del saggio va a destra, il cuore dello stolto va a sinistra" (Qo 10, 2). Le mani, in forma di reliquiario, e i talismani, in forma di mano, mettono in evidenza l'aspetto positivo della destra e il suo potere di difenderci dal male: soltanto la destra protegge e libera dalla cattiva sorte. Infine si deve notare che la parte dorsale rende la mano organo della presa e perciò esprime la nostra capacità di comprendere (di sciogliere gli enigmi), mentre la parte palmare ci rende capaci di toccare lasciandoci toccare, di accarezzare e di costruire relazioni affettive o di amicizia.
    La mano nella mano significa la condivisione e l'unione di vita tra i due che si tengono per mano nel calore palmare della presa; nelle cerimonie, come nel rito di vassallaggio, le mani nelle mani significano sottomissione, abbandono, consegna della propria libertà a colui che prende le mani delle sue mani; e questo provoca sottomissione e protezione: "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio; il tormento non le toccherà" (Sap 3, 1).

    Nelle mani del Padre

    Il significato spirituale, che suggerisce come partecipare attivamente al sacrificio di Cristo, proprio nel momento in cui egli si fa nostro "pane vivo", emerge dalle parole con cui egli prese congedo da noi sulla croce: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,46). Infatti l'Eucaristia attua anche per noi il momento in cui consegnare il nostro spirito, la nostra libertà, al Signore, per restare liberi: "Cristo ci ha liberati, perché restassimo liberi" (Gal 5,1), capaci di amare e di crescere nell'amore. Anche su Gesù, nel battesimo al Giordano, scese lo Spirito Santo, tanto che poté applicare a sé, nella sinagoga di Nazaret, le parole del profeta: "Lo Spirito del Signore Dio è su di me" (Is 61,1; Lc 4,18); e questo vale anche per noi, in quanto il dono di salvezza è sempre disponibile, proprio perché lo Spirito del Figlio di Dio, per la croce, è ora comunicabile ed è sempre su di noi.
    Ora, perché la celebrazione eucaristica diventi efficace e ci faccia inoltrare nella via della salvezza, sembrano necessarie alcune operazioni interiori, con le quali possiamo accompagnare il rito della consacrazione, dall'invocazione dello Spirito Santo sulle offerte (prima epiclesi) fino all'identica invocazione sull'assemblea (seconda epiclesi); ne indico tre: metterci nelle mani del Signore, intenerire il cuore e invocare forza dall'Alto.
    Consegnarci a Cristo nella verità di noi stessi, col nostro positivo e negativo, per essere pure noi "un solo corpo e un solo spirito" (preghiera eucaristica terza), significa accettare senza condizioni o riserve il suo dono: impossibile donarsi a qualcuno senza accogliere un suo dono. Il dono della salvezza è per tutti, poiché Dio vuole che tutti siano salvi; però la salvezza raggiunge soltanto coloro che l'accettano (o almeno non la rifiutano); e più lasciamo entrare la salvezza nella nostra vita, più partecipiamo alla gioia del nostro Signore. Perciò, mentre il sacerdote stende le sue mani sulle offerte, facciamoci offerta pure noi rinnovando la nostra adesione a Cristo e invocando su di noi lo Spirito che consacrerà il pane e il vino; e saremo veri discepoli del Signore. Intenerire il cuore significa purificare le nostre mani (le nostre azioni e opere) e renderle meno indegne di ricevere il corpo del Signore; e questo avviene accogliendo una nuova capacità di amare, di relazionarci con gli altri rispettando la loro alterità. Un amore nuovo, che si rinnova, sgorga da una libertà interiore, che riesce a favorire la libertà altrui rianimando sempre le relazioni, in cui ci troviamo coinvolti, mediante il perdono sempre disponibile come amore che rigenera: "siate misericordiosi com'è misericordioso il Padre vostro celeste" (Lc 6,36).
    Prima di salire in cielo, Gesù rivolse agli apostoli questa promessa che è anche per noi: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). In ogni celebrazione eucaristica ci è data la possibilità di avere questa forza dall'Alto, che rende possibile l'impossibile, poiché la Chiesa del Signore non è un'azienda e non nasce né cresce con le sole forze umane: "Il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17). È la presenza di questa divina energia che, come il sale negli alimenti, dà sapore alla nostra fede liberandoci da quella tiepidezza che rende nauseante la testimonianza: "Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca" (Ap 3,15-16). È l'azione dello Spirito Santo che rende attraente la salvezza che Cristo ci offre, portando alla pienezza la vita umana, in tutti i suoi aspetti, corroborandoci nelle gioie e consolandoci veramente nel dolore.
    Abbiamo così una possibilità unica nel cuore dell'Eucaristia: lasciarci consacrare come pane, che ci corrobora nella debolezza, e come vino, che tonifica le tappe della vita con quella "sobria ebbrezza dello Spirito" che dona e custodisce la pace profonda del cuore, segno inconfondibile della presenza del Signore. Nella partecipazione all'Eucaristia, cerchiamo di non lasciarci sfuggire i pochi minuti della consacrazione: l'imposizione delle mani sulle offerte e il tocco del campanello ci ricordano che il momento è importante; ora sappiamo come pregarlo e come viverlo, per esporsi al Sole di giustizia che sta per divampare dall'altare.



    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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