Quando ero piccola avevo un incubo nottuno": vedevo papà senza testa, decapitato dai partigiani", "Mio fratello scomparve e il suo corpo non l'abbiamo più ritrovato", "Sono la figlia di uno dei cento fucilati del Piave", "La mamma è stata uccisa perché aveva un figlio arruolato nella Repubblica Sociale", "Quei due giustiziati erano i miei nonni", "Del corpo di mio padre erano rimaste intatte solo le mani: le bellissime mani di un poeta"
Spesso la memoria degli sconfitti nella guerra civile italiana è persino più pesante delle tragedie che la precedono.
Giampaolo Pansa lo ha capito dalle duemila lettere ricevute dopo Il sangue dei vinti, il caso editoriale del 2003. Sono state quelle lettere, e le storie dolenti che rivelano, a spingerlo a scrivere Sconosciuto 1945. Mentre l'ultimo libro era una ricostruzione puntigliosa di quanto era accaduto dopo il 25 aprile, qui prendono la parola soprattutto le persone che di quelle vendette erano state le vittime incolpevoli, travolte dagli orrori della resa dei conti quando erano ragazzi o bambini.
Pansa è andato a cercarle, ne ha trascritto le lettere, ne ha raccontato le testimonianze, ha ricostruito con il loro aiuto i delitti che ne avevano straziato l'esistenza. Non sono stati incontri facili. In più di un caso, l'autore si è trovato di fronte uomini e donne che vivevano un dramma lontano nel tempo come se fosse accaduto il giorno prima. E ha dovuto constatare che, con il ricordo, si riaprivano ferite mai rimarginate.
La più dolorosa era quella inferta dal lungo silenzio imposto non soltanto ai vinti ancora in vita, ma anche ai loro famigliari. Si è sentito dire: finalmente uno del campo opposto, uno scrittore antifascista, viene a parlare con noi!
E si è visto affidare storie sempre taciute, per molte ragioni: la condizione degli sconfitti, l'ostilità dei vincitori, l'isolamento sociale e, nei primi anni del dopoguerra, la paura di possibili vendette anche contro i genitori, i figli o i fratelli dei fascisti uccisi.
Con il passare del tempo la paura è svanita, ma spesso ha lasciato il posto a un ritegno indotto dalla cultura dominante in un'Italia che doveva dichiararsi antifascista, contro la verità storica che invece ci ha consegnato un paese ancora oggi diviso.
Il risultato è un libro sconvolgente, che nessuno aveva mai scritto, e che dischiude un capitolo proibito della nostra storia, narrato da italiani vissuti per sessant'anni nella condizione obbligata di prigionieri del silenzio.
Giampaolo Pansa, nato a Casale Monferrato nel 1935, scrive per L'Espresso e la Repubblica.
Con Sperling & Kupfer ha pubblicato saggi e romanzi di grande successo.
Tra questi ricordiamo: I nostri giorni proibiti (Premio Bancarella), La bambina dalle mani sporche, Romanzo di un ingenuo, Le notti dei fuochi, I figli dell'Aquila, Il sangue dei vinti, Bestiario d'Italia 1994 - 2004 e Prigionieri del silenzio.


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