Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Bestia in via d'estinzione...
    Data Registrazione
    21 Apr 2004
    Località
    "Molti canti ho sentito nella mia terra natìa, canti di gioia e di dolor. Ma uno mi s' è inciso a fondo nella memoria ed è il canto del comune lavorator"...spettrale residuo di quegli estatici giorni rivoluzionari!
    Messaggi
    6,997
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post Trentennale della morte di P.P. Pasolini


    Il 1° novembre è il 30° anniversario dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini. Un assassinio oscuro, che sembrò e sembra simbolicamente voluto per gettare fango sulla sua vita. Scrittore straordinario, poeta, regista, è ancora oggi per molti di noi un indimenticabile compagno. Riportiamo una sua frase celebre, perché ancora oggi straordinariamente attuale: “L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”.

    Scritti corsari

    Accogliendo la proposta di collaborazione del "Corriere della Sera", Pasolini inizia nel gennaio 1973 a fornire i suoi interventi per la rubrica "Tribuna libera": sarà una lunga serie di scritti che, fino al febbraio 1975 incentreranno l'attenzione di Pasolini su temi d'attualità, politici e di costume. Tali articoli saranno poi raccolti in volume sotto il titolo di Scritti corsari. Toccano fatti che Pasolini affronta in termini di denuncia: "Forse il lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato".




    Di lui disse lo scrittore Paolo Volponi, che fu suo amico per tutta la vita: "La sua era una provocazione politica ben chiara e intenzionale. Egli si lamentava poeticamente che non ci fossero più le lucciole, ma insieme accusava la nostra classe dirigente di aver promosso un certo modello di sviluppo, di aver organizzato in un certo modo la nostra vita, di avere inquinato le nostre campagne e le nostre città. E insieme vedeva la sparizione di tanti altri fatti sociali, popolari: certe culture, certe possibilità di intervento democratico, la vita dei paesi e delle province brutalmente violentata dai modelli del centro. Questi erano i motivi della sua polemica politica, che egli sentiva profondamente proprio perché si considerava sempre dalla parte esterna del cerchio del potere. Non è mai diventato un uomo di potere, pur avendo avuto dieci anni di successo durante i quali era lusingato da tutti e avrebbe potuto ottenere tutto. Invece durante questi anni non ha cambiato amici, non ha cambiato modo di vita, non ha ceduto nulla al potere. Qualcosa, forse, nel fare i film ha concesso alla macchina dell'industria cinematografica. Ha cercato successo nel cinema. Ha cercato anche di guadagnare. Ma non è che gli piacesse il denaro, perché non ne aveva nessuna coscienza. Le cose che possedeva non diventavano tesori e simboli, ma strumenti per il suo lavoro e per la sua ricerca".

    Processare la DC

    "Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell'esplosione "selvaggia" della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. E' chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla". Così il 28 agosto 1975 Pasolini chiedeva un pubblico processo per i potenti democristiani. E' il risultato di una critica serrata e senza sosta al potere in quanto tale più che ai potenti democristiani; contro quella "anarchia del potere" crudamente rappresentata in Salò. La Democrazia cristiana non ha fatto altro che celare le vecchie retoriche fasciste in chiave ipocritamente democratica, assumendo però a protezione del proprio potere le stesse istituzioni create durante il fascismo: la scuola pubblica, l'esercito, la magistratura. "La Democrazia cristiana è vissuta nella più spaventosa assenza di cultura, ossia nella più totale, degradante ignoranza". E' un attacco alla borghesia, di cui la DC è espressione; una borghesia ignorante e inetta che nel consumismo ha il suo più saldo strumento di potere. In un celebre articolo sul "Corriere della Sera" del primo febbraio 1975 Pasolini sferra un durissimo attacco polemico alla Dc servendosi della metofora della "scomparsa delle lucciole": "[...] Nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulminante e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. [...] Prima della scomparsa delle lucciole. La continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano è completo e assoluto. [....] La democrazia che gli antifascisti democristiani opponevano alla dittatura fascista, era spudoratamente formale. Si fondava su una maggioranza assoluta ottenuta attraverso i voti di enormi strati di ceti medi e di enormi masse contadine, gestiti dal Vaticano. [...] Durante la scomparsa delle lucciole la distinzione tra fascismo e fascismo operata dal "Politecnico" poteva anche funzionare. [...] Dopo la scomparsa delle lucciole, i "valori", nazionalizzati e quindi falsificati, nel vecchio universo agricolo e paleocapitalistico, di colpo non contano più. [....] Gli uomini di potere democristiani sono passati dalla "fase delle lucciole" alla "fase della scomparsa delle lucciole" senza accorgersene. [...] Essi si sono illusi che nel loro regime tutto sostanzialmente sarebbe stato uguale: che, per esempio, avrebbero potuto contare in eterno sul Vaticano: senza accorgersi che il potere, che essi stessi continuavano a detenere e a gestire, non sapeva più che farsene del Vaticano quale centro di vita contadina, retrograda, povera. Essi si erano illusi di poter contare in eterno su un esercito nazionalista (come appunto i loro predecessori fascisti): e non vedevano che il potere, che essi stessi continuavano a detenere e a gestire, già manovrava per gettare la base di eserciti nuovi in quanto transnazionali, quasi polizie tecnocratiche. E lo stesso si dica per la famiglia, costretta, senza soluzione di continuità dai tempi del fascismo, al risparmio, alla moralità: ora il potere dei consumi imponeva ad essa cambiamenti radicali, fino ad accettare il divorzio, e ormai, potenzialmente, tutto il resto senza più limiti. [....] Gli uomini del potere democristiano hanno subìto tutto questo, credendo di amministrarselo. Non si sono accorti che esso era "altro": incommensurabile non solo a loro ma a tutta una forma di civiltà.

    Adesione / opposizione al Pci

    I rapporti di Pasolini con il Partito comunista italiano sono sempre stati "incerti", ostili in alcuni momenti. "Io mi sono sempre opposto al PCI con dedizione, aspettandomi una risposta alle mie obiezioni. Così da procedere dialetticamente! Questa risposta non è mai venuta: una polemica fraterna è stata scambiata per una polemica blasfema". In un'intervista a Enzo Biagi, che gli chiedeva quali fossero le obiezioni da rivolgere ai comunisti, Pasolini rispose: "Le ho sempre fatte: un eccesso di burocrazia, e l'avere permesso, all'interno del partito, atteggiamenti che sono borghesi: un certo perbenismo, un certo moralismo. Però continuo a votare per loro".
    Oppure erano rapporti di incondizionato appoggio, soprattutto nei momenti in cui le sue dichiarazioni si incrociavano con imminenti elezioni. In uno dei suoi ultimi "messaggi" in questo senso Pasolini dice: "Il mio atteggiamento è di adesione al Pci, perché voto comunista da quando ero ragazzo, dal tempo dei partigiani, sono stato dalla loro parte, benché non iscritto, sono un indipendente di sinistra e la mia posizione adesso è una posizione abbastanza personale, devo dire, perché non sono decisamente nel Partito comunista, benché lo appoggi e nei momenti, insomma, di lotta, di emergenza sia sempre con loro. Non sono nemmeno con gli estremisti, benché invece con alcuni estremisti vada molto d'accordo, ma non potrei dirmi un estremista, non sono un extraparlamentare, per me il parlamento, insomma, è sacrosanto […]". Il 1° novembre 1975, alle quattro del pomeriggio, a casa sua, Pasolini rilasciò a Furio Colombo quella che sarebbe stata la sua ultima intervista, in cui, rispondendo alle domande del giornalista, riassumeva le sue argomentazioni su una serie di temi che l'avevano coinvolto e appassionato per tutta la vita. "Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l'arena dell'avere a tutti i costi […] L'educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere". "Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere il padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto, nessuno li aveva colonizzati". "Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra in Borsa uso quella. Altrimenti una spranga". "Non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l'una contro l'altra. E noi, gli intellettuali, prendiamo l'orario ferroviario dell'anno scorso, o di dieci anni prima e poi diciamo: ma strano, ma questi due treni non passano lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c'è un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità".

    L'adesione al Partito comunista italiano

    Al Nord Italia, dopo l'8 settembre 1943, vi erano ancora i tedeschi e proseguiva la lotta di Resistenza. Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo, si era unito ai partigiani, nella zona del Friuli al confine con la Slovenia, e aveva aderito al Partito d'Azione. Guido morirà il 12 febbraio 1945, ucciso da partigiani garibaldini passati sotto il comando di partigiani sloveni, che intendevano annettersi i territori friulani. La notizia della sua morte arriverà a Pier Paolo Pasolini solo nel maggio del '45. In Pasolini - nella sua situazione di intellettuale che si sta formando su Gramsci, e soprattutto per la sua "vicinanza" al mondo contadino che conosceva così bene - matura l'idea di aderire al Partito comunista italiano.






    Non costituisce per lui motivo di ripensamento il ricordo della morte del fratello poiché è convinto che tale morte sia stata un evento eccezionale: e d'altronde il comunismo gli appare l'unico "in grado di fornire una nuova cultura 'vera', una cultura che sia moralità e interpretazione intera dell'esistenza". Si iscriverà al Pci nel 1948; diventerà segretario della sezione comunista di San Giovanni. E in quello stesso anno sarà anche insegnante alla scuola media di Valvasone. L'estate del 1949 trascorre "tra una bruttezza estrema (padre paranoico, madre straziata, vita stentata in una scuola, vita di gente stupida e perfida, odio politico e congiura del silenzio) e un'estrema felicità" - come lo stesso Pasolini scrive. È un periodo nel quale il poeta riceve, pur senza dargli alcun peso, vaghe minacce e ricatti provenienti dall'ambiente politico della Democrazia cristiana. Narra tra l'altro il cugino, Nico Naldini, nel suo “Pasolini, una vita”: "Nota bene che già tre mesi prima dell'accaduto, un prelato molto importante di Udine aveva fatto dire a Pier Paolo che se non avesse smesso la sua attività politica, avrebbe fatto di tutto per rovinarlo, intenzioni poi confermateci da un deputato democristiano mio amico.[…] Non potete immaginare la propaganda che si è fatta in Friuli e il dolore di tutti noi". L'"accaduto", in breve, è questo: nell'ottobre di quell'anno, Pasolini viene denunciato per corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico (nel dicembre del 1950 verrà assolto). Il 28 ottobre i giornali pubblicano la notizia (su indicazioni della Dc di Udine) e il giorno dopo l'"Unità" esce con un trafiletto inviato dalla Federazione del Pci di Udine, che nel frattempo ha decretato l'espulsione di Pasolini dal partito: "Prendiamo spunto dai fatti che hanno determinato un grave provvedimento disciplinare a carico del poeta Pasolini per denunciare ancora una volta le deleterie influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre, di altrettanto decadenti poeti e letterati, che si vogliono atteggiare a progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della degenerazione borghese". Pasolini scrive tra l'altro alla Federazione di Udine: "Malgrado voi, resto e resterò comunista, nel senso più autentico di questa parola".

    da www.pasolini.net
    "Gli idoli di legno possono vincere, le vittime umane venir sacrificate."
    Karl Marx

  2. #2
    Socialcapitalista
    Data Registrazione
    01 Sep 2002
    Località
    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
    Messaggi
    89,492
     Likes dati
    7,261
     Like avuti
    6,458
    Mentioned
    341 Post(s)
    Tagged
    30 Thread(s)

    Predefinito

    Qualcuno sa la vera storia della morte??
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    12 Apr 2009
    Messaggi
    15,823
     Likes dati
    10
     Like avuti
    232
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da agaragar
    Qualcuno sa la vera storia della morte??
    probabilmente solo chi l'ha ammazzato

    ma non è un problema, perchè noi lo sappiamo

    Paolo

  4. #4
    eh?
    Data Registrazione
    21 Mar 2004
    Località
    quando non hai più niente, ti resta il futuro
    Messaggi
    4,515
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Io so.......

  5. #5
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Aug 2013
    Messaggi
    14,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Requiem

    Requiem aeternam dona eo domine
    et lux perpetua luceat eo .

  6. #6
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    12 Apr 2009
    Messaggi
    15,823
     Likes dati
    10
     Like avuti
    232
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    www.unita.it


    Uno tra noi, un ricordo di Pasolini con Patti Smith
    di Pasquale Colizzi

    Scorrono le immagini dell'Archivio del movimento operaio. La Casa della cultura di via Arenula, a Roma, è gremita di gente ma pochi piangono. Più della disperazione fa lo sgomento di pensare che Pier Paolo Pasolini ha smesso di parlare per sempre. Pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo martoriato all'Idroscalo di Ostia - era il 2 novembre del 1975 - al suo funerale ci sono tutti quelli che lo hanno amato e persino odiato. Perchè il poeta e l'intellettuale non è stato mai accomodante, non era abituto ai compromessi, ha sempre cercato di smantellare concezioni statitiche e obsolete, smascherare dinamiche diaboliche. Così Alberto Moravia, Aldo Tortorella, Tonino Delli Colli, Bernardo Bertolucci, erano in tanti quelli che parevano i suoi "vedovi civili", quelli che potevano sembrare gli amanti e gli ex coniugi. Poi come sassi le parole che Moravia pronunciò a Campo dei fiori. Non contava che fosse uno degli autori simbolo della incomunicabilità: riuscì a smarcarsi dalla sua profonda chiusura e tenne un'orazione funebre davanti ad una piazza che lo ascoltava sconcertata. "La nonna", come veniva definito da Pasolini e Sandro Penna, non trattenne la rabbia, urlò contro ignoti e contro chi ignorava «che di poeti ne nascono due o tre in un secolo. Il poeta dovrebbe essere sacro per una nazione».

    Durante la serata organizzata dal Comune di Roma al Parco della musica - "Pasolini 30 anni dopo. Uno tra noi" - davanti ad una platea molto variegata (dal giovane studente al pensionato) è il poeta che traccia un piccolo ritratto di se stesso. Passano le immagini delle sue apparizioni televisive (scelte personalmente da Gianni Borgna e concesse dalle teche Rai), si cantano alcune canzoni che aveva scritto, vengono recitate le sue poesie. Così gli Avion Travel propongono la canzone che il regista scrisse con Domenico Modugno, che la interpretò in un bel cammeo nello struggente "Che cosa sono le nuvole".

    Intanto, tra le esibizioni degli artisti, scorrono spezzoni di televisione, nei quali Pasolini declina il suo vangelo. Lo fa come sempre tentando di semplificare, sapendo che il video non è un mezzo democratico e chi parla lo fa da una posizione di superiorità rispetto all'ascoltatore. Il poeta e uomo della strada spiega che, si metta in chiaro una volta per tutte, lui ogni sera va a incontrare la vita, a fare esperienza diretta, sul corpo, di quello di cui parla. Dice di apprezzare le persone semplici - «Diciamo con la quarta elementare» - perchè soltanto loro, e gli intellettuali molto alti, conservano un grado di purezza e sensibilità che per gli altri viene spazzato via dall'omologazione forzosa. E ancora interviene a sfatare il mito del suo pessimismo: si dice una persona «dalla natura molto gaia», non contrario al progresso ma allo sviluppo, a questo sistema di produzione di beni superflui per alimentare una società cui la destra economica ha fatto imboccare la strada del consumismo fine a se stesso.

    L'italiano - la lingua e l'uomo - trasformati semiologicamente nell'arco di appena dieci anni. Affacciato da un palazzo che dà su una piazza, dice all'interlocutore, non si riesce più a distinguere l'operaio dalla studente, come avveniva una volta. L'omologazione ha cambiato le facce, il modo di vestire e gesticolare, le città sono diventate luoghi di alienazione. Una condizione che emerge come un pensiero triste nella poesia "La recessione", musicata da Alice: città grandi come mondi, gente che va a piedi vestita di grigio, «con negli occhi una domanda/ che non è di soldi/ ma è d'amore».

    Certo non poteva mancare Laura Betti, "Laurissima", la vera vedova che per quasi trent'anni ha curato con la grinta di chi perde subito le staffe il "Fondo Pasolini". Scomparsa l'anno scorso, aveva iniziato la sua carriera cantando jazz nei locali. Quando Pasolini la incontrò, negli anni cinquanta, ne divenne amico e decise di scriverle alcune canzoni per lo spettacolo "Giro a vuoto". È Aisha Cerami a farle vivere di nuovo, per una sera, non in un locale di avanspettacolo nella Roma che iniziava a luccicare dopo le notti di coprifuoco del Fascismo. Siamo nella capitale di una nazione orfana, in una struttura tirata a lucido ma quelle sonate conservano il loro fascino. Storie di poveri diavoli, della prostituta che non "canta" davanti al commissario, delle borgate contrapposte al centro cittadino, l'orizzonte della poetica pasoliniana che sta iniziando a delinerasi.

    Eppure "Laurissima" viene evocata in maniera ancora più intensa dalla voce e l'attitudine di Lucilla Galeazzi e le parole di Giovanna Marini nel suo "Lamento per la morte di Pier Paolo Pasolini". Uno dei momenti migliori della serata, che questa ballata riscalda con il suo incedere caracollante, nell'impari lotta tra una disperata vitalità e l'appuntamento con la morte.

    Man mano che i filmati scorrono in ordine cronologico ci avviciniamo all'epilogo inaspettato. Il Pasolini maturo parla di se: «Non credo più nella rivoluzione, il mio atteggiamento è più anarchico. La società dei consumi è stata la vera rivoluzione della borghesia». Disincanto e realismo estremo: «Sono apocalittico, la speranza è stata cancellata dal mio vocabolario. Lotto giorno per giorno per verità piccole e parziali». Una delle ultime immagini girate sulla spiaggia di Sabaudia, con i lineamenti ancora più spigolosi per il viso scavato, i capelli comunque più radi e scompigliati dalla brezza marina, lui che aborriva la vecchiaia. Una città fascista, diceva, solo nelle intenzioni dei criminali fascisti che l'avevano costruita ma profondamente italiana nello sviluppo, a misura d'uomo. Poco lontano c'era il castello di Chia, il buen retiro nel quale Pasolini amava isolarsi sempre più spesso per dipingere, scrivere, riflettere in solitudine.

    «Ho imparato come un artista possa emergere attraverso l'impegno». Nel finale, arriva sul palco incedendo sottile nei suoi jeans neri infilati negli stivali e giacca dal taglio maschile, la poetessa del punk Patti Smith. Quando dalla campagna fuggì nella New York della cultura underground degli anni settanta si presentava ai reading di poesia con il clarinetto che non sapeva suonare. Amava Rimbaud e Jim Morrison, soprattutto, ma era la più "europea" delle giovani leve della New Wave musicale della costa orientale e non le sfuggì la forza dirompente del messaggio pasoliniano. Lo conobbe in inglese, e in inglese recita una lunga poesia che compose quando passò dall'Italia per le ultime due date del suo tour del '78, che segnò il ritiro dalle scene per molti anni. A Firenze e Bologna, davanti a platee che da nessuna parte aveva radunato così numerose, pronte ad esplodere e andare fuori controllo in palazzetti dello sport militarizzati e politicizzati dal servizio d'ordine dei gruppi extra-parlamentari, conobbe un'Italia sconvolta dalle bombe di Stato e dalle esecuzioni mirate delle Brigate Rosse. Lei che aveva accostato Jean Genet e Papa Luciani, Burroughs e la tradizione Rastafariana, che si era inabissata nei fumi dell'eroina per raggiunge il suo personale senso del sacro, che credeva a Dio per la sua forza messianica e la potenza del suo messaggio, viveva di contraddizioni soltanto apparenti, invece tutte funzionali al suo pensiero. Con lo stesso atteggiamento, spesso, i critici giudicavano le prese di posizione del poeta di Casarsa. Prima di salutare Patti Smith recita i versi di una sua canzone, "People have the power": il popolo ha il potere di sognare, di riodinare il mondo dagli sciocchi. È decretata la legge del popolo. Io credo in tutto quello che sogniamo, attraverso la nostra unione possiamo rivoltare il mondo, rivoluzionare la terra, noi abbiamo il potere, il popolo ha il potere.

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    21 Sep 2005
    Località
    il dubbio è salute
    Messaggi
    1,293
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Grande Pasolini! Insieme a Gramsci il migliore esponente del marxismo italiano
    Eternal_Summer

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-02-13, 12:43
  2. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-01-13, 09:10
  3. Messa in occasione del trentennale della strage di Acca Larenzia
    Di Defender nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 08-01-08, 18:00
  4. La controinchiesta della Fallaci sulla morte di Pasolini
    Di Bianca Zucchero nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 46
    Ultimo Messaggio: 18-10-05, 14:12

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito