Sindrome serba in Francia?
:::: 9 Novembre 2005 :::: 9:05 T.U. :::: Analis :::: Yves Bataille
Lunedì 7 Novembre 2005
Gli incidenti continuano e si sviluppano in tutta la Francia. In poco più di una settimana 2000 veicoli sono stati distrutti e migliaia di abitazioni, di negozi privati, ma anche di edifici pubblici sono stati devastati. Il governo teme “i primi morti” – infatti già cene sono stati. Questa sera alle 23 dieci poliziotti sono stati feriti da armi da fuoco a Grigny, vicino a Parigi. La maggior parte delle città francesi è all’erta. Qui e là vengono scoperti depositi d’armi. I rappresentanti dell’autorità farfugliano in televisione. I giornalisti assumono un tono sinistro.
Arriverà la “guerra civile etnica” ? Le ambasciate straniere invitano i loro cittadini ad evitare la Francia. Un pullman di Russi ed uno di Serbi sono stati bruciati. È una trappola per la Francia e per le sue embrionali velleità di “politica indipendente”, una situazione che ricorda i primi passi dell’esplosione jugoslava, con il seguente dilemma: sbarazzarsi o meno dei rivoltosi con i mezzi militari. È possibile ma, dal momento che i “media” hanno ridotto i fautori delle agitazioni ad « arabi e musulmani », il governo rischia di far irritare degli Stati arabi, di trovarsi contro il mondo musulmano e d’infiammare il mondo arabo.: Occhi puntati verso la Francia - come ieri sulla Jugoslavia - e meno sull’Irak o sulla Palestina.…I grandi media anglosassoni sanno diffondere le immagini. In breve vedremo mettersi in mezzo le ONG ed altri trusts umanitari che già operavano nei Balcani.
La miccia è stata indubbiamente accesa di proposito (e qui alcuni dicono che si deve cercare dalle parti degli Stati Uniti, di Israele e della Gran Bretagna, senza dimenticare la filoamericana Algeria di Bouteflika “in lotta contro Al Qaeda”…).
In alternativa si può dire, ma non fare niente e lasciar fare, come fanno in questo momento i nostri squallidi uomini politici « repubblicani » e qui c’è da aver paura dell’autodifesa e della reazione violenta della “ popolazione finora passiva”. È la minaccia di una notte di San Bartolomeo. Il risultato sarebbe ancora più disastroso. Il governo punta sul “ritorno alla calma”, ma le azioni, che sempre più assomigliano ad operazioni di guerriglia, si susseguono e sono sempre meglio organizzate. Se il governo in carica non spegnerà rapidamente in tutti i sensi l’incendio, si potrà dire che, come ieri i Serbi nello spazio jugoslavo, le autorità francesi saranno state intrappolate. A quando l’intervento armato della NATO per impedire un « disastro umanitario » ? A quando Chirak, l’amico dell’Irak e de Villepin, il venezuelano, di fronte al Tribunale de L’Aia per « pulizia etnica », crimini di guerra e « crimini contro l’umanità » ? A quando la messa sotto tutela della Francia da parte dell’areopago internazionale ? Sarkozy, che potrebbe ritirarsi in previsione delle presidenziali del 2007, è destinato dai suoi padroni a diventare il Djindjic della “nuova Francia” ? Chi interpreterà il ruolo di Kostunica ? La stampa new-yorkese si rallegra del caos e scrive che Chirak -”l’amico di Saddam Hussein” è fottuto
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