Benedetto Labita viene arrestato il 21 aprile 1992 con l'accusa di appartenere a una cosca mafiosa di Alcamo, un pentito fa il suo nome.

Lo portano al carciere l'Ucciardone di Palermo dove per 35 giorni resta in cella di isolamento.

Per due volte chiede di essere rimesso in libertà, ma il giudice per le indagini preliminari respinge ambedue le domande.

Il 20 aprile viene trasferito a Pianosa dove rimane fino al 29 gennaio 1993, per tutto questo tempo è stato sottoposto al regime del 41 bis.

Intanto nel corso delle indagini subentrano altri pentiti che affermano di non sapere chi sia Benedetto Labita. Il 12 ottobre 1994 il tribunale di Trapani lo assolve per non aver commesso il fatto e ne ordina l'immediata scarcerazione che avviene un giorno dopo per motivi burocratici.

Il 10 aprile 1994 Labita decide di rivolgersi alla corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

Nel rapporto della commissione si legge:

“ il richiedente sostiene di essere stato spesso schiafeggiato e di aver subito lesioni al pollice destro, gli sarebbero stati compressi i testicoli.
Una volta mentre veniva picchiato la sua maglia si sarebbe strappata di fronte alle sue rimostranze un agente di polizia penitenziaria gli avrebbe ingiunto di tacere lo avrebbe colpito e spinto procurandogli la rottura di una protesi dentaria etc”

il 5 settembre 1992 il giudice di sorveglianza di livorno aveva inviato una relazione al ministro di grazia e giustizia e alle altre autorità competenti denunciando le condizioni di detenzione nell'isola.

SEGUE.....