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    Post La guerra civile in Moldavia ed i problemi con la Russia

    | Venerdi 11 Novembre 2005 - 13:40 | Giovanni Lanza |

    Alla caduta dell’impero sovietico si è avuta nell’ex repubblica socialista di Moldavia una guerra civile che ha portato la parte orientale del Paese, la Transnistria, a dichiararsi repubblica indipendente. Tale repubblica però non viene riconosciuta da nessun governo al mondo ed in essa vi sono ancora presenti i soldati russi dell’ex 14esima Armata e le loro armi.
    La regione è abitata in percentuali eque da Moldavi, Russi ed Ucraini la quale convivenza però è tutt’altro che pacifica. La Moldavia è il Paese più povero d’Europa e questa povertà non fa altro che inasprire i conflitti sociali. In passato fece parte della Romania anche perché la maggior parte della popolazione parla una Lingua considerata più come un dialetto del rumeno che come una Lingua nazionale vera e propria, ed è stato proprio un conflitto “linguistico” la goccia che ha fatto traboccare il vaso portando di nuovo allo scontro diplomatico le diverse fazioni. L’autoproclamatasi Repubblica di Transnistria ha infatti deciso di chiudere le scuole in lingua rumena presenti nel suo territorio nel 2004 portando la Moldavia a ritirarsi per protesta dai negoziati. Proprio la Moldavia ha chiesto con insistenza, la presenza di osservatori internazionali e dopo 15 mesi di pausa i colloqui sono ripresi in entrambe le capitali, Chisinau e Tiraspol.
    Diplomatici provenienti dall’UE, dagli USA, dalla Federazione Russa, dall’OSCE, dall’Ucraina si sono riuniti insieme ai rappresentanti di Moldavia e Transnistria negli ultimi giorni di ottobre ma anche questo incontro si è rilevato un fiasco. Osservatori arriveranno per la prima volta su un territorio dell’Ex impero socialista verso dicembre anche perché con l’ingresso della Romania nel 2007 l’UE vuole tutelare i suoi confini. La parti sono molto distanti tra di loro ed il problema dello smaltimento delle armi russe è rimasto irrisolto nonostante la promessa russa, nel summit di Istanbul del 1999, d’impegnarsi alla risoluzione di questo problema che oltre ad essere politico è anche ambientale. Almeno gli ecologisti dei tre Paesi più interessati (Russia, Moldavia, Ucraina) sembrano essere uniti sul da farsi. Attraverso una dichiarazione firmata dal Partito “Zelionaia Rossia” (Russia), “Partito dei Verdi” (Ucraina) e “Alleanza dei Verdi” (Moldavia) si vuole accelerare questo processo di smaltimento delle armi presenti nel villaggio di Cobasna situato sulla riva del fiume Nistru-Dnestr, che rappresenterebbero una minaccia ecologica, politica e terroristica.
    Sono decine di migliaia le munizioni lasciate in un territorio dove effettivamente non esiste nessun controllo statale e sono facile preda di trafficanti di armi e di terroristi, da qui l’accusa da parte del Primo Ministro moldavo alla repubblica separatista di Tiraspol, di vendere le armi ai separatisti ceceni. Possibilità questa smentita dal ministro russo della Difesa, Ivanov.
    La Moldavia in passato aveva cercato di riunirsi alla Romania, per poter avvicinarsi in un tempo più breve all’Unione Europea, ma senza successo. L’ingresso nell’Unione Europea è molto ambito tra i politici di etnia moldava e forse il problema della minoranza russa all’interno del proprio territorio può essere fatto rientrare in quest’ottica pensando anche a ciò che avveniva nei Paesi baltici in pre-adesione Ue. I russi venivano discriminati e costretti a fare le valigie e cercare lavoro ed abitazione in Russia. Batsa pensare anche a come vengono trattati coloro che vivono nell’enclave di Kalingrad (con un passaporto speciale possono attraversare la Lituania per giungere in Russia su un treno che non fa fermate) situata tra il mar Baltico e la Lituania, una zona staccata dal suo territorio grazie alla quale la Federazione russa può avere uno sbocco sul mar Baltico e rimanere potenza commerciale della zona, e grazie all’esistenza della quale i Paesi baltici hanno potuto godere dell’indipendenza tanto agognata.
    Anche se la situazione economica della Moldavia é migliorata rispetto ad alcuni anni fa il paese è ancora troppo dipendente dalle risorse provenienti dall’estero. La Russia per ammorbidire le posizioni moldave nella Transnistria ha deciso di bloccare l’import dei vini proveniente dalla Moldavia che costituivano il 30% delle esportazioni del Paese. Questo perché il governo moldavo non ha accettato l’aumento del prezzo, imposto dal governo della Trasnistria, all’energia proveniente dalla centrale di Cuciurgan. Il 60% del fabbisogno energetico della Moldavia arriva da questa centrale mentre il gas arriva dalla Russia e passa però attraverso il territorio controllato dai separatisti.
    Gli esperti prevedono che finché non si arriverà ad importare l’energia dalla Romania il governo moldavo sarà costretto ad accettare questo aumento del prezzo. Anche se le dichiarazioni dei politici lasciano trapelare la decisione di una resistenza ad oltranza.
    L’economia dello Stato moldavo è in crescita ma ciò non é dovuto a nessun miracolo economico o capitalismo esportatore di benessere. Si calcola che il PIL sia cresciuto del 30% nel 2001 ma per esempio lo scorso anno il 26% del PIL proveniva dalle rimesse di denaro dei migranti moldavi. A causa dell’inflazione del 1998 il 40% della popolazione moldava è stato costretto ad emigrare, soprattutto le donne hanno trovato lavoro come colf, badanti o prostitute in molti Paesi occidentali mentre a Chisinau è cresciuto il numero di queste società che reclutano i disperati per essere trattati come schiavi all’estero. Siamo sullo stesso livello del commercio triangolare del primo colonialismo, quel commercio che ha portato il continente americano a popolarsi di schiavi di colore che venivano prelevati con forza dall’Africa. I metodi sembrano piú civili, nessuna costrizione di facciata ance se oggi si tende a lasciare le persone con l’acqua alla gola per renderle piú deboli e piú consensienti. Secondo l’economista Lawrence Boutun della Banca Mondiale la Moldavia ha bisogno ancora di 17 anni per raggiungere il livello del PIL del 1989. Il tanto festeggiato crollo dell’impero sovietico non ha di certo giovato a tutti.
    Giovanni Lanza
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Interessante, anche se forse troppo fosco.
    Un mio amico di Milano è stato in Transnistria prima di quest'estate (io nemmeno immaginavo che un occidentale qualsiasi, un turista, potesse entrarvi con tanta facilità) e al ritorno ne ha parlato un gran bene. Dice che è stata una piacevole vacanza, che è un posto tranquillissimo, dove c'è un relativo benessere (ovviamente in relazione agli standard dell'Est: lui viaggia molto fra Ucraina, Russia, Georgia e anche isole Kurili, Kazakistan, Uzbekistan, Mongolia...) e che se anche, come si dice, il paese è una sorta di zona franca della criminalità internazionale, tutto avviene in modo invisibile e gli abitanti pare siano soddisfatti del governo, che pure non è riconosciuto da nessun altro stato.

 

 

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