Maurizio Blondet
11/11/2004
TRINIDAD - Lo stato caraibico Trinidad e Tobago è stato sconvolto recentemente da quattro misteriosi attentati nella capitale Port of Spain: l'11 luglio nell'affollata Frederick street, che ha causato il ferimento di 14 persone (una donna ha avuto amputata una gamba), poi il 10 agosto, il 10 settembre e il 3 novembre.
Nessuna rivendicazione.
Ora la polizia, nell'indagine su questi attentati, ha arrestato un cittadino israeliano d'origine russa, Vatang Agrunov, di 26 anni.
Un personaggio che abitava in una zona montagnosa dell'isola di Trinidad, usando vari nomi tra cui Bathan Agranouve e Mik Agarunov.



Ha suscitato particolare allarme il fatto che Agrunov aveva nel passaporto un visto di estensione del soggiorno, con il quale a Trinidad si possono ottenere visti d'entrata in altri Paesi vicini.
E Trinidad e Tobago dista solo 7 miglia dal Venezuela, Stato nel mirino di Washington, e il cui presidente Chavez è stato minacciato di assassinio da Pat Robertson, telepredicatore ufficiale della Casa Bianca.
In altre parole, Trinidad è la base ideale per avviare in Venezuela una strategia della tensione con attentati alle istallazioni petrolifere e ai luoghi turistici, da attribuire poi ad «Al Qaeda».
Ancor più sospetto è il fatto che, dopo l'attentato di luglio, l'FBI è entrato nel paese per «assistere il governo locale nelle indagini»: Patrick Manning il primo ministro di Trinidad, ha detto chiaro che la presenza dell'FBI non era stata richiesta, e il capo della polizia si è lamentato che gli agenti americani, non invitati, ficcassero il naso nell'inchiesta.



Ora, con l'arresto dell'israeliano, questa intromissione appare anche più di prima come un tentativo di depistaggio per coprire Agrunov.
Va ricordato che l '11 settembre la polizia di New York, su segnalazione di una cameriera messicana, arrestò cinque giovanotti che festeggiavano l'enorme attentato.
I cinque, alla guida di un automezzo da traslochi, risultarono tutti israeliani appena dimessi dall'armata di Israele; l'FBI si avocò l'inchiesta su di loro, e poi li espulse perchè i loro visti erano scaduti.
Sottraendoli così alle investigazioni.
Anche l'Agrunov di Trinidad, come i cinque traslocatori israeliani di New York, ha fatto il finto tonto al momento dell'arresto.
In un cattivo inglese, è parso soprattutto preoccupato di negare l'accusa di avere rubato il timbro del visto di estensione, e di mirare all'espulsione.
«Vi dico che ho preso il timbro così finisce questa storia, Non voglio stare più in questo Paese. Voglio andare a casa, la mia famiglia non sa più niente di me».



Ma il magistrato di Trinidad, Maureen Babolai-Gafur, ha negato a Agrunov la libertà provvisoria su cauzione, citando l'imminente pericolo di fuga dell'imputato.
L'unità anticrimine della polizia di Tobago aspetta dall'Interpol un rapporto sull'israeliano, ritenendo sia stato coinvolto in altri atti di terrorismo.
La vicenda ricorda molto da vicino quella dei due israeliani, accertati agenti del Mossad, che mesi fa in Nuova Zelanda cercarono di procurarsi un passaporto vero neozelandese, a nome di un paraplegico.
I passaporti della tranquilla Nuova Zelanda consentono l'entrata in molti paesi senza visto né controlli; strumenti ideali per le squadre d'assassinio israeliane sguinzagliate nel mondo per compiere attentati «musulmani».



L'arresto di Trinidad forse getta una luce particolarmente sinistra sugli attentati «islamici» sventati in Australia tre giorni fa, e sull'attentato «islamico» che ha avuto pieno successo ad Amman in Giordania (57 morti) il 9 novembre; atti di una strategia della tensione globale che sembra in pieno svolgimento, e di vastissima portata, se vi si aggiungono i disordini in Francia che si stanno estendendo alla Germania e al Belgio (Paesi che non hanno aderito alla coalizione per aggredire l'Iraq).

Maurizio Blondet




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