MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE
COORDINAMENTO REGIONALE DEL VENETO
LETTERA APERTA
Padova, 9 novembre 2005
Quanto sta accadendo a Parigi non deve essere strumentalizzato né, tanto meno, sostenuto in maniera irrazionale, ma valutato attraverso un’unica chiave di lettura: quale risultato della società multiculturale.
Non possiamo escludere nemmeno un disegno ben orchestrato dai soliti burattinai semiocculti, che puntano ad un effetto domino facile da innescare e ancor più facile, una volta avviato, da alimentare.
Episodi analoghi si sono già visti e rivisti, da qualche decennio a questa parte, nelle periferie delle metropoli dove l’immigrazione incontrollata ha raggiunto una crescita esponenziale, raggiungendo percentuali altissime. All’inizio degli anni ottanta la “babilonica” Londra fu oggetto di violenze e saccheggi scatenati nei quartieri periferici; Brixton, quartiere di immigrati di colore, su tutti. All’inizio degli anni novanta la stessa cosa toccò a Los Angeles dove la furia razziale, da parte degli “americanizzati” neri, sfociò in una vera e propria caccia al bianco.
A questo proposito, in Italia, l’area antagonista della “destra radicale” assunse forti posizioni preveggendo e sollevando questo pericolo. In cambio, lo Stato Italiano approvò, con voto quasi unanime, una legge: la 205 meglio conosciuta come “legge Mancino”, atta non solo a zittire ma a colpire, attraverso provvedimenti illiberali, chiunque propagandasse tali analisi.
Grazie a questa legge, molti ragazzi furono accusati di istigazione all’odio per motivi razziali, etnici e religiosi, con misure eccezionali come la custodia cautelare, in carcere per alcuni, domiciliare per altri, di dimora per altri ancora. Processi farse e accuse ridicole, nonché una forte repressione giudiziaria e psicologica hanno caratterizzato la cronaca dal 1994 ad oggi. Ora stiamo assistendo a ciò che avevamo previsto e che era inevitabile che accadesse. La convivenza tra culture differenti è destinata a non prevedere necessariamente l’assimilazione; solo il reciproco rispetto, nel doveroso distinguo delle differenze, può portare una vera integrazione.
Il vandalismo non può essere tollerato come forma di protesta e le violenze contro le forze dell’ordine francesi non devono essere confuse e giustificate dal disagio giovanile, vissuto più per moda dai giovani bianchi e non, cresciuti senza riferimenti e senza ordine. Qui si parla di una situazione razziale, culturale e religiosa che non può essere compatibile con la Tradizione europea; di una crisi economica gestita in forma pessima dall’attuale governo iperliberista e capitalista francese che con la complicità della borghesia conservatrice e di una sinistra radical-chic, hanno creato questa situazione.
I nazionalisti francesi di oggi non sono responsabili dello sfruttamento coloniale francese e hanno il sacrosanto diritto di difendere la propria identità. Siamo in una società civile dove la contestazione deve trovare il naturale confronto, politico e morale, nella vita di tutti i giorni e non in un puro materialismo tribale e vandalico senza una motivazione ideologica.
Da Cofferati a Prodi oggi si sparla di questo problema, dimenticando chi è sempre stato contro questa sudicia società borghese, drogata e priva di valori naturali. Questo è l’ennesimo risultato di una politica permessivista e tollerante, pronta a dare del “razzista” a chi non si omologa ad essa.
Ricordo che alle ultime elezioni politiche, la Francia si confrontò con un ballottaggio che vide il “mondialista” Chirac opporsi al “nazionalista” Le Pen. La campagna diffamatoria contro quest’ultimo fu esemplare, con centro-destra e sinistre dalla stessa parte.
Ora verrebbe da ribadire: “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.
Il Coordinamento Regionale del Veneto della Fiamma Tricolore da sempre si batte per una giustizia sociale e per la riaffermazione dell’orgoglio nazionale preservando casa, lavoro, diritto agli italiani contro il terribile e futuro avvento di un’immigrazione sempre più incontrollata ed ingestibile.
Piero Puschiavo
Coordinatore Regionale del Veneto




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