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Discussione: Bon San Martin

  1. #1
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Bon San Martin

    Come in uso in altre parti d'Italia anche in laguna per S.Martino si faceva festa con i prodotti di stagione come vino e marroni, tanto che una delle filastrocche diceva:

    Questa xe la sera bela,
    Che se sta in canton del fogo,
    Coi maroni atorno, atorno,
    E con un bon bozzon de vin,
    Farghe viva a S.Martin.

    Più famosa e ricordata ancora oggi è invece questa filastrocca:

    San Martin xè andà in sofita
    A trovar la so novizia
    La so novizia non ghe gera
    'L xè cascà con cul per tera
    El s'à messo 'n boletin
    Viva, viva San Martin

    Ma la festa di S.Martino a Venezia è ancor oggi ricordata soprattutto per i ragazzini (purtroppo sempre meno) che l'11 novembre girano con pentoloni e campanacci per i negozi chiedendo qualcosa in dono e cantando, oltre al ritornello di S.Martino campanaro, anche filastrocche più complesse:

    Oh che odori de pignata!
    Se magnè bon pro ve fazza,
    Se ne de del bon vin
    cantaremo S.Martin

    S.Martin n'à manda qua
    Perché ne fe la carità
    Anca lu, co'l ghe n'aveva
    Carità ghe ne faceva.

    Fe atenzzion che semo tanti
    E fame gavemo tuti quanti
    Stè atenti a no darne poco
    Perché se no stemo qua un toco!

    Due poi erano le conclusioni della filastrocca a seconda che i bambini avessero ricevuto in dono qualcosa, caramelle, soldi, cibo:

    E con questo la ringraziemo
    Del bon animo e del bon cuor
    Un altro ano ritornaremo
    Se ghe piase al bon Signor
    E col nostro sachetin
    Viva, viva S.Martin.

    O, non avessero ricevuto niente:

    Tanti ciodi gh'è in sta porta
    Tanti diavoli che ve porta
    Tanti ciodi gh'è in sto muro
    Tanti bruschi ve vegna sul culo.

    Festa di S.Martino

    Per comprendere quest'antica festa che si celebra l'11 novembre bisogna ricordare la vita del santo e la famosa leggenda che si lega al suo nome.

    Vita di S.Martino:
    Martino nasce in Pannonia, l'odierna Ungheria nel 316. Figlio di un ufficiale romano fa parte della Guardia Romana fino ai 15 anni. Martino conobbe il cristianesimo frequentando di nascosto le assemblee dei cristiani. Le cronache narrano di lui come un uomo di straordinaria umiltà e carità, doti che sono alla base delle leggende che si raccontano sulla sua vita, tra cui, oltre a quella famosa del mantello, anche quella che narra come Martino trattasse il suo attendente militare alla pari di un fratello, tanto da tenergli puliti i calzari.
    Martino ottenuto dall'Imperatore l'esonero dal servizio militare si recò a Poiters dove fu battezzato e ordinato sacerdote dal vescovo S.Ilario. Tra le molte vicende della sua vita merita d'essere ricordata l'erezione, da lui voluta, dei monasteri di Ligugè e Mamontier, e il suo operato come vescovo di Tours. Martino morì a Candes 11/11/397 e fu poi sepolto nella cattedrale di Tours. In Francia S.Martino è il primo patrono della nazione. Merita d'essere ricordato che in arte S.Martino è tradizionalmente raffigurato sul cavallo mentre compie il gesto del taglio del mantello.

    Leggenda di S.Martino:
    era l'11 novembre, un giorno piovoso e freddo tanto che Martino galoppava sul suo cavallo ricoperto dal mantello. A un certo momento Martino incontra sul suo cammino un vecchio coperto di pochi stracci, barcollante e infreddolito. Martino vuole aiutarlo ma non ha né denaro, né una coperta da offrirgli e così prende il suo mantello e con la spada lo taglia a metà donandone una parte al vecchietto. Poco dopo mentre Martino galoppa felice per aver compiuto quel gesto caritatevole, il clima si riscalda e dalle nuvole spunta un sole radioso. Ecco l'estate di S.Martino, come ancor oggi vengono chiamate le belle giornate di novembre. Giunta la notte Martino sogna Gesù che con il mantello in mano lo ringrazia per quel gesto di compassione.

  2. #2
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    Bon San Martin!

    A San Martin, maroni e vin!

  3. #3
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    S.Martin, castegne e vin (se l'e de ua l'e mejo)

  4. #4
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    Proverbi Bellunesi su S.Martin:

    S.Martin el gnen na olta al an, sel vegnese ogni mese el sarie la rovina del paese.

    S.Martin l'inverno l'e vizin

    L'ista' de San Martin la dura tre di' e n' tochetin

    Par S.Martin vesti el grando el picenin

    A S.Martin la legna sot el camin

    A S.Martin va in caneva e taja la luganega

    A S.Martin tut el most deventa vin

    A S.Martin fa la ciuca el grando e anca el picenin

    Bon S.Martin


  5. #5
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    L'11 novembre, San Martin segna la fine dell'anno agricolo e delle attività sui campi.
    Fino a pochi anni fa, questa data coincideva con l'entrata, (o l'uscita), del fittavolo e del mezzadro nella conduzione delle medie e grandi campagne agricole, di proprietà della borghesia e delle ultime grandi famiglie di nobili che per lo più, risiedevano nelle città.

    Capitava talvolta che una famiglia dovesse uscire da una determinata proprietà, senza che questa avesse ancora trovato un'altro possidente che le concedesse la terra da coltivare.
    Erano momenti drammatici e la famiglia con le sue masserizie trovavano allora ospitalità in qualche "barco" o "tesa" messi a disposizione da qualche contadino, in attesa di tempi migliori..........

  6. #6
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    bon San Martìn!

  7. #7
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    In origine postato da Maxadhego
    L'11 novembre, San Martin segna la fine dell'anno agricolo e delle attività sui campi.
    Fino a pochi anni fa, questa data coincideva con l'entrata, (o l'uscita), del fittavolo e del mezzadro nella conduzione delle medie e grandi campagne agricole, di proprietà della borghesia e delle ultime grandi famiglie di nobili che per lo più, risiedevano nelle città.

    Capitava talvolta che una famiglia dovesse uscire da una determinata proprietà, senza che questa avesse ancora trovato un'altro possidente che le concedesse la terra da coltivare.
    Erano momenti drammatici e la famiglia con le sue masserizie trovavano allora ospitalità in qualche "barco" o "tesa" messi a disposizione da qualche contadino, in attesa di tempi migliori..........
    Da lì: Far San Martin = traslocare!

 

 

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