Se entro il 2010 l’Italia facesse fronte ai propri impegni previsti dal protocollo di Kyoto, dovrebbe prepararsi a “significative ripercussioni economiche”, tra le quali una riduzione del 2% del prodotto interno lordo, una crescita del 13% dei prezzi dell’elettricità e una perdita di 200 mila posti di lavoro. È lo scenario disegnato da uno studio dell’International Council for Capital Formation (Iccf), presentato oggi a Washington e relativo alle ripercussioni di Kyoto su tre paesi europei: Italia, Spagna e Gran Bretagna.
“I governi dei paesi europei devono capire le sfide e i costi reali cui vanno incontro, se decidono di attuare questi obiettivi, “, ha detto Margo Thorning, direttrice di Iccf, nel presentare lo studio. Iccf è un think tank con sede a Bruxelles orientato alla promozione del business internazionale e della ‘libertà economica’.
L’analisi presentata da Iccf prevede che i costi per la riduzione delle emissioni dei gas effetto serra ricada sui consumatori e ne quantifica la portata sia per il 2010, sia nel più lungo periodo (2020), nel caso venisse adottato l’obiettivo di una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050.
Lo scenario del 2010 prevede una crescita media del 26% dei prezzi energetici per i consumatori in Italia, Spagna, Gran Bretagna e Germania (le proiezioni sui dati tedeschi verrano diffuse in un secondo momento). In Italia, oltre all’incremento del 13% dei prezzi dell’elettricità - secondo Iccf - si registrerebbe anche un incremento del 44% nei costi del gas naturale. Il Pil scenderebbe del 2% e avrebbe un’ulteriore discesa, a -2,5%, nel 2020. L’impatto più pesante, secondo lo studio, sarebbe sull’economia spagnola, con un calo del Pil nel 2020 fino al 4% e oltre 700 mila posti di lavoro persi.
“Il nostro consiglio ai leader politici italiani di entrambi gli schieramenti - ha detto la Thorning - è di fermarsi e riflettere, come ha fatto il primo ministro britannico Tony Blair, che ha appena ammesso che Kyoto avrà un impatto significativo sull’economia britannica”. Tra le proposte di Iccf figurano politiche energetiche che tengano conto del fattore costi-benefici, maggiore libertà dei mercati, incremento alla ricerca, promozione dell’energia nucleare e “vere soluzioni globali come la nuova partnership climatica e per lo sviluppo Asia-Pacifico”.
Agenzia ANSA, 7 novembre 2005


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