Il Presidente della Federazione Luterana traccia un bilancio dei rapporti ecumenici (parte I)

Intervista con il Vescovo Mark Hanson dopo la sua udienza con Benedetto XVI

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 11 novembre 2005 (ZENIT.org).- Dopo aver incontrato lunedì scorso Benedetto XVI, il Vescovo Mark Hanson, Presidente della Federazione Luterana Mondiale, ha affrontato con ZENIT gli aspetti che uniscono cattolici e luterani e le questioni che continuano ancora a dividerli.

Nel discorso che le ha rivolto, il Papa ha chiesto un “dialogo paziente”. Crede che questo dialogo sia a volte “impaziente”?

Vescovo Hanson: Penso spesso che i laici siano più impazienti dei teologi. I teologi riconoscono i grandi progressi che abbiamo compiuto, e anche la serietà delle questioni che ancora vanno discusse.

Penso però che nel mondo ci sia oggi quello che il Cardinale Walter Kasper chiama spesso “un ecumenismo di vita”, una spiritualità dell’ecumenismo, in cui i laici pregano insieme, leggono la Scrittura insieme e si impegnano a lavorare insieme nel mondo.

Negli Stati Uniti vediamo spesso matrimoni tra luterani e cattolici e credo che anelino a condividere l’Eucaristia, come lo desidero io.

Tutti noi dobbiamo considerarlo un impegno: finché non saremo una cosa sola nell’Eucaristia non saremo uniti come Cristo ci ha creati.

Da entrambe le parti riconosciamo che rimangono problemi teologici seri. A differenza dei cattolici, noi Luterani ci accostiamo spesso all’Eucaristia prima di aver risolto tutte le nostre discordanze teologiche, perché crediamo che condividere l’Eucaristia ci aiuti ad essere una cosa sola, anziché essere solo un premio al termine delle conversazioni.

Negli Stati Uniti stiamo iniziando a condividere l’Eucaristia con la Chiesa metodista: condividiamo la sacra Comunione, anche se non siamo ancora completamente in comunione.

Questo, però, non sarebbe il caso dei cattolici e posso capirne il motivo. Nel messaggio che mi ha rivolto, e come ha detto in Germania, Papa Benedetto XVI sostiene che non dobbiamo permettere che i problemi istituzionali che ci dividono siano così importanti da far perdere di vista la Parola di Dio, che riempie la Chiesa e il mondo della presenza di Dio.

Penso che siano parole molto utili affinché facciamo attenzione alla sovranità della Parola di Dio, sia nella Chiesa che nel mondo.

Sei anni fa la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa cattolica hanno firmato la Dichiarazione Congiunta sulla dottrina della Giustificazione. E’ stata un’importante pietra miliare e vogliamo essere sicuri del fatto che questo accordo continui ad essere in vigore nelle nostre chiese. Ne abbiamo anche parlato con il Papa.

Secondo lei, il dialogo ecumenico è semplice nella vita quotidiana?

Vescovo Hanson: Per me sì, come Vescovo che presiede una grande Chiesa: dirigo infatti la Chiesa Luterana Evangelica degli Stati Uniti (ELCA), che è la Chiesa luterana più grande degli Stati Uniti.

Siamo molto impegnati nei nostri rapporti ecumenici, abbiamo interlocutori confessionali fedeli e affermiamo i nostri impegni ecumenici in modo energico e continuo.

L’ecumenismo del rapporto ecclesiale, da chiesa a chiesa, significa che dobbiamo affrontare i problemi teologici e cercare sempre il modo per approfondire la nostra unità, ma senza mai dimenticare le nostre differenze.

Come il Cardinal Kasper, anch’io penso che ci sia un ecumenismo di vita tra i laici che lavorano insieme. Lo chiamerei “ecumenismo missionario”.

Ad esempio, ho visitato la zona colpita dall’uragano “Katrina” e sono stato testimone della devastazione che ha provocato. Un cristiano mi ha detto: “I venti dell’uragano non solo hanno distrutto le nostre case e hanno rivelato al mondo che c’è povertà negli Stati Uniti, ma hanno anche distrutto le nostre differenze cristiane perché, in risposta all’uragano, siamo una cosa sola, cattolici, anglicani, luterani, presbiteriani…, perché abbiamo bisogno di essere una cosa sola per ricostruire la nostra vita e le nostre comunità”.

Penso che ci siano molti problemi nel mondo per affrontare i quali dobbiamo essere una cosa sola, come la risposta alla povertà davanti alla ricchezza, la difesa dei diritti umani o la salvaguardia del creato.

Quando viaggio per il mondo vedo non solo che i cristiani si uniscono, ma anche che cristiani, ebrei e musulmani sono vicini riguardo a tre problemi: porre fine alla fame, ridurre la povertà e salvaguardare il creato.

Si tratta di problemi convergenti per le persone di fede nel mondo di oggi.

A giugno abbiamo accolto 43 leader religiosi a Washington per unirci in un impegno comune per porre fine alla fame nel mondo. Penso che sia stato un segnale forte: non dobbiamo negare le nostre differenze, ma unirci per la causa dell’umanità e del creato.

[Domenica, la seconda parte dell’intervista: le differenze fra le Chiese protestanti tradizionali e le nuove comunità negli USA e nell’America Latina; le divisioni fra luterani e cattolici]