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Lista unitaria e candidati, scricchiolii diessini
Centrosinistra. Romano Prodi schiera i suoi uomini. Francesco Rutelli annuncia la prospettiva strategica del partito democratico. Mentre, Fassino e D’Alema inseguono
Ci risiamo. La compattezza della coalizione di centrosinistra intorno al proprio leader, Romano Prodi è durata l’arco di due settimane. Dall’inizio di novembre le tensioni sono riesplose all’interno del centrosinistra: prima la questione siciliana, poi l’annuncio del ritiro graduale delle truppe dall’Iraq, adesso la candidatura di Romano Prodi in tutte le circoscrizioni. Tre nodi politici che rischiano di frantumare, prima che venga raggiunto un accordo, la coesione che il successo delle primarie era riuscito a garantire.
Concentriamo la nostra attenzione sull’ultimo di questi punti. Romano Prodi, dopo la grande vittoria alle consultazioni di ottobre, ha assunto metodi comportamentali tanto cari al suo futuro avversario nella corsa a Palazzo Chigi. In sostanza: “Il capo sono io e qui comando io”.
Nei giorni scorsi, infatti, il Professore ha avvisato i Democratici di sinistra e la Margherita di essere intenzionato a candidarsi in tutte le circoscrizioni e di volere a capo dell’organizzazione, comunicazione e tesoreria della prossima lista comune tre suoi uomini fidati: Giulio Santagata, Silvio Sircana e Angelo Rovati.
La cosa è risultata sgradita molto più alla dirigenza diessina che alla Margherita. Infatti, se Piero Fassino ha già mostrato la propria contrarietà a riguardo, Francesco Rutelli si è limitato a dire di non “aver mai discusso del problema” e soprattutto di non avere “nessuna pregiudiziale” su Prodi capolista in tutte le circoscrizioni.
La situazione politica che si è venuta a creare, all’interno del centrosinistra, vede ancora una volta in affanno i Democratici di sinistra. Negli ultimi due anni, Fassino e D’Alema hanno non solo offerto a Prodi l’investitura politica a leader della coalizione, ma hanno investito più di ogni altro sulla Lista unitaria prima alle elezioni europee dopo alle regionali. Infine, hanno subito in termini politici, economici e organizzativi l’intero peso delle primarie che sono servite a garantire la leadership al Professore.
Oggi, dopo aver speso per Prodi il massimo delle energie disponibili, i Democratici di sinistra si ritrovano incastrati dalla retromarcia politica innescata da Rutelli sul partito democratico e dal nuovo asse che questo ha saputo creare con Prodi e il suo staff.
Non sembra essere un caso che proprio nel pomeriggio di ieri il presidente della Margherita abbia annunciato l’avvio della nuova campagna di comunicazione del proprio partito: “Riapriamo il futuro”. Rutelli, in conferenza stampa, ha confermato non solo il proprio impegno per la nascita del partito democratico, ma ha voluto rilevare, anche se in modo velato, come questo non possa essere in alcun modo collocabile all’interno del socialismo europeo: “Il partito democratico è un impegno strategico ed è la cosa per la quale vale la pena lavorare di più per la prospettiva futura. Comporta molti cambiamenti e servono tempo, convinzione e dedizione. È il traguardo vero per dare all'Italia le risposte del 21/mo secolo, e non solo e non più quelle del 20/mo''.
Questa è, fin dai tempi della nascita dell’Asinello, la stessa linea politica di Romano Prodi. Risulta quindi difficile credere che Rutelli affianchi nelle prossime ore Fassino nella lotta al candidato premier per farlo indietreggiare sulle decisioni prese.
Probabilmente, un accordo tra Quercia e Professore sarà raggiunto comunque, ma chi ci perderà per l’ennesima volta, in questi ultimi due anni, saranno Fassino e D’Alema.
I due, infatti, da apripista si ritrovano adesso costretti ad inseguire Rutelli su un progetto molto diverso da ciò che inizialmente avevano in mente. Nel frattempo, i malumori all’interno del partito crescono e non solo nella minoranza di sinistra.
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