Iran sorvegliato speciale Ma non sia il solo
Mario Borghezio: «Il fatto oggettivo è che esiste una profonda disparità di trattamento tra questo Paese e le altre potenze alleate degli Usa. A queste ultime tutto è concesso, riarmo nucleare compreso»
l di là delle dichiarazioni antisioniste del Presidente iraniano Ahmadinejad, che hanno scatenato l’opinione pubblica occidentale in difesa del diritto di esistenza dello Stato ebraico, è da tempo che gli Usa accusano l’Iran di lavorare per dotarsi di armamenti nucleari, violando in tal modo il trattato di non proliferazione di armamenti atomici. Qualcuno già parlato di strategia americana per invadere l’Iran, definito sbrigativamente da Washington, uno Stato-canaglia.
Ne parliamo con l’europarlamentare leghista Mario Borghezio.
Onorevole Borghezio, le accuse americane sono credibili oppure assisteremo alla fabbricazione di prove fasulle atte a dare un pretesto agli americani per attaccare Teheran, come già accaduto con l’Iraq?
«Innanzitutto non si può parlare della corsa agli armamenti nucleari da parte dell’Iran senza evidenziare l’aspetto geopolitico della vicenda. L’Iran è una grande potenza asiatica circondata da Paesi alleati degli Stati Uniti dotati di armamenti atomici. Senza contare la presenza di ingenti truppe americane ai suoi confini, in Iraq e in Afghanistan. Se a questa situazione aggiungiamo il ricordo drammatico della lunga guerra intercorsa tra l’Iran di Komeini e l’Iraq di Saddam negli anni Ottanta del secolo scorso, con il suo cumulo di orrori, di devastazioni, di utilizzo da parte irachena di gas mortali, allora potremo anche capire meglio certi timori e certe reazioni allarmate da parte degli iraniani».
Lei crede quindi che l’Iran, avendo ben vivo il ricordo della guerra che ha causato centinaia di migliaia di vittime vent’anni fa, teme di restare in balìa di nuove aggressioni senza avere armamenti all’altezza? E il trattato di non proliferazione nucleare che fine deve fare, quella della carta straccia?
«Se perfino parte dell’opposizione interna al regime iraniano non è contraria alle ricerche sul nucleare militare, qualcosa dovrà pur significare, no? E poi dove sono le prove che l’Iran stia realmente violando quel trattato internazionale? I controlli recenti non dimostrano alcuna violazione da parte di Teheran. Per questo la richiesta fatta dal ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini di portare l’Iran davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu appare poco motivata e alquanto velleitaria. L’Agenzia internazionale sull’energia non ha trovato alcuna prova in proposito».
Però Teheran non vuole fermare le sue ricerche sull’impoverimento dell’uranio e con l’uranio impoverito si può costruire la bomba atomica.
«Vero, però è la stessa Intelligence americana che dice che ci vorranno almeno 10 anni prima che l’Iran potrà avere una bomba nucleare grazie al procedimento dell’uranio impoverito. E poi, mi scusi, come si può pensare di far condannare l’Iran quando ci sono le altre potenze dell’area che violano il trattato di non proliferazione nucleare?».
A chi si riferisce?
«A Israele e al Pakistan, tanto per dirne due. Il fatto oggettivo è che esiste una profonda disparità di trattamento tra l’Iran e le altre potenze alleate degli Usa. A queste ultime tutto è concesso, riarmo nucleare compreso. È giusto? Non lo credo».
I rapporti commerciali importanti che intercorrono tra l’Italia e l’Iran sono a rischio, secondo lei?
«Mi auguro proprio di no. La bilancia commerciale di Teheran nel primo semestre del 2004 parla di una plusvalenza di 10 miliardi di dollari, il che fa dell’Iran una potenza economica di prim’ordine, che intrattiene relazioni commerciali con tutta l’Europa, e l’Italia è in pole-position. Si parla ogni dì di potenzialità enormi della Cina in senso commerciale, pensando a un domani, e non si approfitta dell’oggi che si chiama Iran?».
E i contatti dell’Iran con il terrorismo islamico?
«Su questo punto non dobbiamo transigere: proprio noi della Lega che ci battiamo contro l’invasione islamica in Europa, diciamo chiaro e forte che i contatti iraniani con il terrorismo vanno fermati con una decisa presa di posizione diplomatica. Seguiamo il positivo esempio della Russia, che è riuscita a far sì che dagli hezbollah integralisti iraniani non giungesse più alcun aiuto alla guerriglia cecena muslulmana. Una politica di sano realismo vuole però sottolineare che in quell’area non sempre gli interessi di noi europei collimano con gli interessi della superpotenza statunitense».
Gianluca Savoini


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