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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Lightbulb Riscoprire il Viatico....

    Il Viatico è caduto in disuso in alcuni ambienti per paura della morte

    Constata il Cardinale Lozano Barragán

    MURCIA, venerdì, 11 novembre 2005 (ZENIT.org).- Il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, constata che in alcuni ambienti secolarizzati il Viatico è caduto in disuso per paura della morte.

    Il porporato messicano lo ha osservato in un intervento preparato per il primo Congresso Eucaristico Internazionale Universitario, in svolgimento fino a domenica presso l’Università Cattolica San Antonio di Murcia (UCAM).

    Nell’intervento, letto dal Vescovo Cipriano Calderón, Vicepresidente emerito della Pontificia Commissione per l’America Latina, si constata che “molti hanno fatto intendere che chiamare il sacerdote per l’Unzione dei Malati perché porti il Viatico è poco meno che chiamare il becchino”.

    Il Cardinale giustifica questo atteggiamento sostenendo che “si ha una gran paura della morte, e ovviamente di ciò che significa avvicinarsi ad essa”.

    In questo modo, ha affermato, alcuni vedono il Viatico, la amministrazione del Sacramento dell’Eucaristia ai malati in pericolo di morte, come “il prologo all’oscurità della morte”, “qualcosa che ferisce la sensibilità educata dell’uomo di oggi”.

    Nel Viatico, ha constatato tuttavia il porporato, “si riceve la medicina per vincere la morte con l’irruzione massima della vita”.

    Secondo il Cardinale Lozano Barragán, l’Eucaristia ricevuta come Viatico è l’“unione tra gli antecedenti dolorosi di tutta la vita che preludono alla morte e la morte stessa con le sofferenze e la morte di Cristo”.

    “Nell’Eucaristia ricevuta come Viatico ci troviamo in piena ed intima unione con Cristo che muore per ognuna delle nostre morti, ma che non muore nelle tenebre dell’annichilimento, ma nella luminosità della resurrezione”, ha affermato.

    “Il Viatico è Cristo morto e risorto, è la pienezza dei tempi per ciascuno di noi nella morte, non una morte temuta e rifiutata, ma una morte amorevole di configurazione con il Signore Gesù morto e risorto”, ha aggiunto.

    “Il Viatico è la garanzia definitiva della pace per ciascuno di noi al momento della morte – ha concluso –, perché la pace è proprio questo: la tranquillità nell’ordine”.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    Arjuna
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    Molto bella questa intervista.
    Grazie Caterina.

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Concordo Aryuna.......... penso spesso ai così detti moribondi.....oggi si tenta a nascondere con nuovi termini ogni realtà che ci accompagna inesorabilmente alla morte e con questo nascondere si finisce nell'illusione che tutto va bene e che pure la morte è una tragica fatalità da trattare alla fine con indifferenza fino a quando non ci tocca personalmente o non colpisce i nostri cari.......

    Il Viatico l'ho sempre visto come UNA CONSOLAZIONE, LA CAREZZA DI DIO.....e attraverso le Messe di ogni giorni che si attuano in tutto il mondo, in quel Viatico c'è tutta la preghiera della Chiesa anche se ci troviamo apparentemente soli dentro un letto di ospedale, o di uno ospizio........Non è degradante la malattia, ma L'ABBANDONO, l'indifferenza.......

    Cerchiamo di riscoprire questo Sacramento ultimo della nostra vita e che ci accompagna all'ingresso dell'Eternità in Cristo

    Fraternamente caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
    Vox Populi
    Ospite

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    Là, suonano a doppio. Si sente,
    qua presso, uno struscio di gente,
    e suona suona un campanello
    sul dolce mezzodì.
    Si sente una lauda che sale
    tra il fremito delle cicale
    per il sentiero, ove il fringuello
    cauto via via zittì.
    E passa un branchetto... Son quelli.
    Son poveri bimbi in capelli,
    poi donne salmeggianti in coro:
    O vivo pan del ciel!...
    E` un vecchio che parte; e il paese
    gli porta qualcosa che chiese,
    cantando sotto il cielo d'oro:
    O vivo pan del ciel!...
    qualcosa che in tanti e tanti anni,
    cercando tra gioie ed affanni,
    ancora non poté riporre
    da portar via con sé.
    E gli altri si assidono a mensa,
    ma egli ancor cerca, ancor pensa
    al niente, al niente che gli occorre,
    a un piccolo perché,
    nel piccolo passo, ch'è un volo
    di mosca, ch'è un attimo solo...
    Quel giorno anche per me, campane,
    sonate pur così,
    quel canto, in quell'ora, s'inalzi,
    portatemi, o piccoli scalzi,
    portatelo anche a me quel pane,
    sul vostro mezzodì.

    (G. Pascoli, "Il Viatico", Canti di Castelvecchio)

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    da: "L'OSSERVATORE ROMANO", Mercoledì 25 Maggio 2005, p. 6

    Il Viatico: riflessioni teologiche e pastorali

    di Gianfranco Grieco


    «Il viatico - pienezza della salute»: è stato il tema della Giornata di studio apertasi nella mattina di sabato 21 maggio presso la «Domus Sanctae Marthae», in Vaticano, su iniziativa del Pontificio Consiglio per la Pasto_rale della Salute. La prolusione è stata tenuta dal Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio (abbiamo pubblicato il testo integrale nell'edizione di domenica 22 maggio, a pagina 7). Il Simposio traeva spunto dall'invito rivolto dal Pontefice defunto Giovanni Paolo II che con la Lettera Apostolica Mane nobiscum, Domine del 7 ottobre 2004, esortava la Chiesa a concentrare l'attenzione sul grande e divino Mistero dell'Eucaristia.

    All'incontro di sabato 21, partecipavano relatori ed esperti con autorevoli contributi sulla teologia e sulla valenza pastorale del viatico nell'Anno dedicato all'Eucaristia.

    La prima relazione, dopo l'intervento di apertura del Cardinale Presidente, era affidata al prof. P. Eugenio Sapori, M.I., del «Camillianum», che trattava l'aspetto culturale del viatico; la seconda al prof. P. Juvenal Ilunga Muya, della Pontificia Università Urbaniana e riguardava l'aspetto teologico, la terza si soffermava sugli aspetti pastorali ed era tenuta da P. Vitor Feytor Pinto, della Commissione nazionale della pastorale della salute in Portogallo, da don Marco Belladelli dell'ospedale romano Fatebenefratelli e da don Telesfor Kowalski, del policlinico «Umberto I» di Roma.

    La situazione pre-conciliare, il Concilio Vaticano II, l'attuazione liturgico-pastorale ad opera delle Conferenze episcopali: questi i tre punti nodali offerti dal prof. Sapori, il qua_le, tra 1'altro, raccoglieva le idee emerse dalle relazioni fornite dai Vescovi del mondo al Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, Stati Uniti, Canada, Australia, Ghana: tante le problematiche presentate dai Vescovi e le relative proposte pastorali. «Il cambiamento della prassi attuale (che spesso ignora il sacramento) — rilevava tra l'altro il prof. Sapori — andrebbe ulteriormente caldeggiata attraverso una catechesi capillare non solo nei luoghi di sofferenza, ma soprattutto nella parrocchie, nelle diocesi e nei luoghi di studio (seminari e facoltà teologiche)».

    Ampia e articolata era la relazione teologica di don Juvenal Ilunga Muya, il quale proponeva il contesto delle origini e gli sviluppi ulteriori, sviluppando la teologia del viatico. Dinanzi alle sfide contemporanee - spiegava - vi è bisogno di una «nuova ermeneutica». La comunione ai malati e la comunione in forma di Viatico - sottolineava il relatore - incontra qualche problema in modo particolare in Occidente (Europa e America), cioè la privatizzazione della morte. La morte viene nascosta, poiché è considerata come un fallimento del sistema dei servizi della sanità. Come ‘morire in Ecclesia’ - si chiedeva - dal momento in cui la morte in società è vietata?

    Inoltre, il carattere sempre più tecnico delle cure - diceva - non sempre facilitano l'accompagnamento spirituale e sacramentale dei malati. Inoltre, molti Cristiani non riescono a capire l'Eucaristia come una partecipazione alla Pasqua di Cristo. Il corrispondente teologico del silenzio sulla morte è la perdita della dimensione escatologica dei sacramenti, anche dell'Eucaristia. Vi sono pure delle nuove possibilità - aggiungeva -. In molte parrocchie, la comunione ai malati è bene curata soprattutto nei tempi liturgici forti. Però la comunione sotto forma di viatico non è radicata dappertutto. Qualche cappellano ospedaliero - informava - lo spiega dal fatto che molti malati in fin di vita non possono ingoiare niente, o ancora, che il viatico significa per molti una sentenza di morte. Cosa fare in queste situazioni? - si chiedeva ancora -. È vero che il viatico raggiunge il suo significato profondo che è quello di "affidare la propria vita nelle mani del Signore" se il morente ha ancora l'uso della ragione. È l'accettazione cosciente della propria morte nella fede professata che ha il primato e non il fatto di essere semplicemente 1'ultimo sacramento».

    Don Vitor Feytor Pinto offriva ai presenti le lince pastorali per riscoprire e per rivalutare il viatico. Tutta la pastorale degli ammalati inquadrata nella pastorale della salute - sottolineava il relatore portoghese - è pasquale, comunitaria, orante, caritativa, evangelizzatrice e missionaria. Particolare rilievo dava il relatore ai malati terminali. Per la pratica pastorale accanto a questi sofferenti si impongono una serie di atteggiamenti che costituiscono, nella comunità cristiana, elementi chiave per la soluzione del problema. Su questo stesso tema intervenivano Padre Kowalski del Policlinico Umberto I e Padre Belladelli dell'Ospedale dell'Isola Tiberina dei Fatebenefratelli. Tutti indicavano le difficoltà e le prospettive che la prassi pastorale del viatico incontra nei luoghi di cura mettendo l'accento sulle differenze che si riscontrano sia negli ospedali cattolici che in quelli pubblici.

    Dopo le relazioni intervenivano 9 partecipanti alla Giornata di studio: Mons. Renzo Girardi e Padre Bonifacio Honings del Lateranum; Mons. Antonio Milalles e Padre Janusz Krolikowski della Pontificia Università della Santa Croce; Padre Joseph Joblin Assistente ecclesiastico della Ciciams; Padre Angelo Brusco del Camillianum; il dott. José Francisco Hernández degli Araldi del Vangelo; il Padre Gianmaria Comolli dell'Ospedale dei Fatebenefratelli di Milano; Fra Silvano Maggiani del Marianum. Tutti significativi e pastoralmente centrati gli interventi degli invitati-esperti. Padre Joblin poneva l'accento sulla missione delle infermiere e degli infermieri che giocano un ruolo importante per avvicinare i malati al viatico e agli altri sacramenti. «Bisogna prendere cura della formazione spirituale degli agenti della salute» — raccomandava il gesuita Padre Joblin.

    Nei gruppi di lavoro e nella discussione assembleare emergevano attualità e portata pastorale del viatico: un dono da riscoprire soprattutto oggi, tra i disordini e gli sbandamenti di una società, spesse volte, senza cuore e senza anima.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    UNZIONE
    DEGLI INFERMI



    DALL' ANTICO TESTAMENTO



    297. Dal primo libro dei Re 19, 1-8
    Elìa viene meno lungo il cammino ed è confortato dal Signore.

    In quei giorni, Acab riferì a Gezabèle ciò che Elìa aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabèle inviò un messaggero a Elìa per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso te come uno di quelli». Elìa, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabèa di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo.

    Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginépro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginépro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi.

    Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino».
    Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 26

    R. Spero nel Signore: i miei occhi vedranno il suo volto.

    Il Signore è mia luce e mia salvezza,
    di chi avrò paura?
    Il Signore è difesa della mia vita,
    di chi avrò timore? R.

    Una cosa ho chiesto al Signore,
    questa sola io cerco:
    abitare nella casa del Signore
    tutti i giorni della mia vita,
    per gustare la dolcezza del Signore
    ed ammirare il suo santuario. R.

    Egli mi offre un luogo di rifugio
    nel giorno della sventura.
    Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
    mi solleva sulla rupe. R.

    Ascolta, Signore, la mia voce.
    Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
    Di te ha detto il mio cuore:
    «Cercate il suo volto». R.

    Il tuo volto, Signore, io cerco:
    non nascondermi il tuo volto,
    non respingere con ira il tuo servo. R.

    Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
    non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
    Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
    ma il Signore mi ha raccolto. R.


    298. Dal secondo libro dei Re 20, 1-6
    Ho visto le tue lacrime,. ecco io ti guarirò.

    In quei giorni Ezechìa si ammalò mortalmente. Il profeta Isaìa figlio di Amoz si recò da lui e gli parlò: « Dice il Signore: Da' disposizioni per la tua casa, perché morirai e non guarirai».

    Ezechìa allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore: «Ti supplico, Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che ti sembra bene». Ed Ezechìa fece un gran pianto.

    Prima che Isaìa uscisse dal cortile centrale, il Signore gli disse: «Torna indietro e riferisci a Ezechìa, principe del mio popolo: Dice il Signore, Dio di Davide tuo padre: Ho udito la tua preghiera e visto le tue lacrime; ecco io ti gua_rirò; il terzo giorno salirai al tempio. Aggiungerò alla durata della tua vita quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d'Assìria; proteggerò questa città per amore di me e di Davide mio servo».

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Is 38, 10-12.16

    R. In te spero, Signore: salva la mia vita.

    Io dicevo: «A metà della mia vita
    me ne vado alle porte degli ìnferi;
    sono privato del resto dei miei anni». R.

    Dicevo: «Non vedrò più il Signore sulla terra dei viventi,
    non vedrò più nessuno fra gli abitanti di questo mondo. R.

    La mia tenda è stata divelta e gettata lontano da me,
    come una tenda di pastori.
    Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,
    mi recìdi dall'ordìto». R.

    Signore, in te spera il mio cuore;
    si ravvivi il mio spirito.
    Guariscimi e rendimi la vita. R.


    299. Dal libro di Giobbe 3, 1-3.11-17.20-23
    Perché dare la luce a un infelice?

    Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno; prese a dire
    Perisca il giorno in cui nacqui
    e la notte in cui si disse: «È stato concepito un uomo!».
    E perché non sono morto fin dal seno di mia madre
    e non spirai appena uscito dal grembo?
    Perché due ginocchia mi hanno accolto,
    due mammelle mi hanno allattato?

    Sì, ora giacerei tranquillo,
    dormirei e avrei pace con i re e i governanti della terra
    che si sono costruiti mausolei, o con i prìncipi,
    che hanno oro e riempiono le case d'argento.
    Oppure, come aborto nascosto, più non sarei,
    o come i bimbi che non hanno visto la luce.
    Laggiù i malvagi cessano d'agitarsi,
    laggiù riposano gli sfiniti di forze.

    Perché dare la luce a un infelice
    e la vita a chi ha l'amarezza nel cuore,
    a quelli che aspettano la morte e non viene,
    che la cercano più d'un tesoro,
    che godono alla vista di un tumulo,
    gioiscono se possono trovare una tomba...
    a un uomo, la cui via è nascosta
    e che Dio da ogni parte ha sbarrato?

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 6

    R. Ascolta, Signore, la voce del mio pianto.

    Signore, non punirmi nel tuo sdegno,
    non castigarmi nel tuo furore.
    Pietà di me, Signore: vengo meno;
    risanami, Signore: tremano le mie ossa;
    l'anima mia è tutta sconvolta. R.

    Volgiti, Signore, a liberarmi,
    salvami per la tua misericordia.
    Nessuno tra i morti ti ricorda.
    Chi negli ìnferi canta le tue lodi? R.

    Via da me voi tutti che fate il male,
    il Signore ascolta la voce del mio pianto;
    il Signore ascolta la mia supplica,
    il Signore accoglie la mia preghiera. R.


    300. Dal libro di Giobbe 7, 1-4.6-11
    Ricordati che un soffio è la mia vita.

    In quei giorni, Giobbe parlò dicendo:
    Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra
    e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario?
    Come lo schiavo sospira l'ombra
    e come il mercenario aspetta il suo salario,
    così a me son toccati mesi d'illusione
    e notti di dolore mi sono state assegnate.

    Se mi corico dico: «Quando mi alzerò?».
    Si allungano le ombre
    e sono stanco di rigirarmi fino all'alba.
    I miei giorni sono stati più veloci d'una spola,
    sono finiti senza speranza.
    Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
    il mio occhio non rivedrà più il bene.
    Non mi scorgerà più l'occhio di chi mi vede:
    i tuoi occhi saranno su di me e io più non sarò.

    Una nube svanisce e se ne va,
    così chi scende agl'ìnferi più non risale;
    non tornerà più nella sua casa,
    mai più lo rivedrà la sua dimora.
    Ma io non terrò chiusa la bocca,
    parlerò nell'angoscia del mio spirito,
    mi lamenterò nell'amarezza del mio cuore!

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 85

    R. Volgiti a me, Signore, nella tua misericordia.

    Signore, tendi l'orecchio, rispondimi,
    perché io sono povero e infelice.
    Custodiscimi perché sono fedele;
    tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera. R.

    Pietà di me, Signore,
    a te grido tutto il giorno.
    Rallegra la vita del tuo servo,
    perché a te, Signore, innalzo l'anima mia. R.

    Tu sei buono, Signore, e perdoni,
    sei pieno di misericordia con chi ti invoca.
    Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
    e sii attento alla voce della mia supplica. R.

    Mostrami, Signore, la tua via,
    perché nella tua verità io cammini;
    donami un cuore semplice
    che tema il tuo nome. R.

    Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore
    e darò gloria al tuo nome sempre,
    perché grande con me è la tua misericordia:
    dal profondo degli ìnferi mi hai strappato. R.

    Signore, Dio di pietà, compassionevole,
    lento all'ira e pieno di amore, Dio fedele,
    volgiti a me, abbi misericordia:
    dona al tuo servo la tua forza. R.


    301. Dal libro di Giobbe 7, 12-21
    Che è quest'uomo, che tu ne fai tanto conto?

    In quei giorni, Giobbe parlò dicendo:
    Son io forse il mare oppure un mostro marino,
    perché tu mi metta accanto una guardia?
    Quando io dico: «Il mio giaciglio mi darà sollievo,
    il mio letto allevierà la mia sofferenza»,
    tu allora mi spaventi con sogni
    e con fantasmi tu mi atterrisci.
    Preferirei essere soffocato,
    la morte piuttosto che questi miei dolori!
    lo mi disfaccio, non vivrò più a lungo.
    Lasciami, perché un soffio sono i miei giorni.
    Che è quest'uomo, che tu ne fai tanto conto
    e a lui rivolgi la tua attenzione
    e lo scruti ogni mattina
    e ad ogni istante lo metti alla prova?
    Fino a quando da me non toglierai lo sguardo
    e non mi lascerai inghiottire la saliva?
    Se ho peccato, che cosa ti ho fatto,
    o custode dell'uomo?
    Perché m'hai preso a bersaglio
    e ti son diventato di peso?
    Perché non cancelli il mio peccato
    e non dimentichi la mia iniquità?
    Ben presto giacerò nella polvere,
    mi cercherai, ma più non sarò!

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 89

    R. Sei tu, Signore, il nostro rifugio.

    Prima che nascessero i monti
    e la terra e il mondo fossero generati,
    da sempre e per sempre tu sei, Dio. R.

    Tu fai ritornare l'uomo in polvere
    e dici: «Ritornate, figli dell'uomo ».
    Ai tuoi occhi, mille anni
    sono come il giorno di ieri che è passato,
    come un turno di veglia nella notte. R.

    Li annienti: li sommergi nel sonno;
    sono come l'erba che germoglia al mattino:
    al mattino fiorisce, germoglia,
    alla sera è falciata e dissecca. R.

    Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira,
    finiamo i nostri anni come un soffio.
    Gli anni della nostra vita sono settanta,
    ottanta per i più robusti,
    ma quasi tutti sono fatica, dolore;
    passano presto e noi ci dileguiamo. R.

    Insegnaci a contare i nostri giorni
    e giungeremo alla sapienza del cuore.
    Saziaci al mattino con la tua grazia:
    esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
    Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
    e la tua gloria ai loro figli. R.


    PER I MORIBONDI:

    302. Dal libro di Giobbe 19, 23-27
    So che il mio Redentore è vivo.

    In quei giorni, Giobbe parlò dicendo:
    Oh, se le mie parole si scrivessero,
    se si fissassero in un libro,
    fossero impresse con stilo di ferro sul piombo,
    per sempre s'incidessero sulla roccia!
    Io lo so che il mio Redentore è vivo
    e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
    Dopo che questa mia pelle sarà distrutta,
    senza la mia carne, vedrò Dio.
    Io lo vedrò, io stesso,
    e i miei occhi lo contempleranno non da straniero.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Is 38, 10-12.16

    R. Libera, Signore, la mia vita dalla morte.

    Io dicevo: «A metà della mia vita
    me ne vado alle porte degli ìnferi;
    sono privato del resto dei miei anni ». R.

    Dicevo: «Non vedrò più il Signore
    sulla terra dei viventi,
    non vedrò più nessuno
    fra gli abitanti di questo mondo. R.

    La mia tenda è stata divelta e gettata lontano da me,
    come una tenda di pastori.
    Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,
    mi recìdi dall'ordìto ». R.

    Signore, in te spera il mio cuore;
    si ravvivi il mio spirito.
    Guariscimi e rendi mi la vita. R.


    303. Dal libro della Sapienza 9, 9-11.13-18
    Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza?

    Signore, Dio di misericordia,
    con te è la sapienza che conosce le tue opere,
    che era presente quando creavi il mondo;
    essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi
    e ciò che è conforme ai tuoi decreti.
    Invìala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso,
    perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica
    e io sappia ciò che ti è gradito.
    Essa infatti tutto conosce e tutto comprende,
    e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni
    e mi proteggerà con la sua gloria.
    Quale uomo può conoscere il volere di Dio?
    Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
    I ragionamenti dei mortali sono timidi
    e incerte le nostre riflessioni,
    perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima
    e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri.
    A stento ci raffiguriamo le cose terrestri,
    scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
    ma chi può rintracciare le cose del cielo?
    Chi ha conosciuto il tuo pensiero,
    se tu non gli hai concesso la sapienza
    e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto?
    Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
    gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito;
    essi furono salvati per mezzo della sapienza.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 33

    R. Il Signore è con noi nell'ora della prova.

    Benedirò il Signore in ogni tempo,
    sulla mia bocca sempre la sua lode.
    lo mi glorio nel Signore,
    ascoltino gli umili e si rallegrino. R.

    Celebrate con me il Signore,
    esaltiamo insieme il suo nome.
    Ho cercato il Signore e mi ha risposto
    e da ogni timore mi ha liberato. R.

    Guardate a lui e sarete raggianti,
    non saranno confusi i vostri volti.
    Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
    lo libera da tutte le sue angosce. R.

    Temete il Signore, suoi santi,
    nulla manca a coloro che lo temono.
    I ricchi impoveriscono e hanno fame,
    ma chi cerca il Signore non manca di nulla. R.

    Venite, figli, ascoltatemi;
    v'insegnerò il timore del Signore.
    C'è qualcuno che desidera la vita
    e brama lunghi giorni per gustare il bene? R.

    Il volto del Signore contro i malfattori,
    per cancellarne dalla terra il ricordo.
    Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,
    egli salva gli spiriti affranti. R.


    304. Dal libro del profeta Isaìa 35, 1-10
    Irrobustite le mani fiacche.

    Si rallegrino il deserto e la terra àrida,
    esulti e fiorisca la steppa.
    Come fiore di narcìso fiorisca;
    canti con gioia e con giubilo.

    Le è data la gloria del Lìbano,
    lo splendore del Carmelo e di Saron.
    Essi vedranno la gloria del Signore,
    la magnificenza del nostro Dio.

    Irrobustite le mani fiacche,
    rendete salde le ginocchia vacillanti.
    Dite agli smarriti di cuore:
    «Coraggio! Non temete;
    ecco il vostro Dio,
    giunge la vendetta,
    la ricompensa divina,
    Egli viene a salvarvi».

    Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
    e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

    Allora lo zoppo salterà come un cervo,
    griderà di gioia la lingua del muto,
    perché scaturiranno acque nel deserto,
    scorreranno torrenti nella steppa.

    La terra bruciata diventerà una palude,
    il suolo riarso si muterà in sorgenti d'acqua.
    I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli
    diventeranno canneti e giuncaie.

    Ci sarà una strada appianata
    e la chiameranno Via santa;
    nessun impuro la percorrerà
    e gli stolti non vi si aggireranno.
    Non ci sarà più il leone,
    nessuna bestia feroce la percorrerà,
    vi cammineranno i redenti.

    Su di essa ritorneranno i riscattàti dal Signore
    e verranno in Sion con giubilo;
    felicità perenne splenderà sul loro capo;
    gioia e felicità li seguiranno
    e fuggiranno tristezza e pianto.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 122

    R. Da te, Signore, attendiamo la salvezza.

    A te levo i miei occhi,
    a te che abiti nei cieli.
    Ecco, come gli occhi dei servi
    alla mano dei loro padroni. R.

    Come gli occhi della schiava
    alla mano della sua padrona,
    così i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio,
    finché abbia pietà di noi. R.


    305. Dal libro del profeta Isaìa 52, 13 - 53, 12
    Cristo si è caricato delle nostre sofferenze.

    Ecco, il mio servo avrà successo,
    sarà innalzato, onorato, esaltato grandemente.
    Come molti si stupirono di lui
    - tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto
    e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo-
    così si meraviglieranno di lui molte genti;
    i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
    poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato
    e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
    Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?
    A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
    È cresciuto come un virgulto davanti a lui
    e come una radice in terra àrida.
    Non ha apparenza né bellezza
    per attirare i nostri sguardi,
    non splendore per potercene compiacere.
    Disprezzato e reiètto dagli uomini,
    uomo dei dolori che ben conosce il patire,
    come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
    era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
    Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
    si è addossato i nostri dolori
    e noi lo giudicavamo castigato,
    percosso da Dio e umiliato.
    Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
    schiacciato per le nostre iniquità.
    Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
    per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
    Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
    ognuno di noi seguiva la sua strada;
    il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
    Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca;
    era come agnello condotto al macello,
    come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
    e non aprì la sua bocca.
    Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
    chi si affligge per la sua sorte?
    Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
    per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte.
    Gli si diede sepoltura con gli empi,
    con il ricco fu il suo tùmulo,
    sebbene non avesse commesso violenza
    né vi fosse inganno nella sua bocca.
    Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
    Quando offrirà se stesso in espiazione,
    vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
    si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
    Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
    e si sazierà della sua conoscenza;
    il giusto mio servo giustificherà molti,
    egli si addosserà la loro iniquità.
    Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
    dei potenti egli farà bottino,
    perché ha consegnato se stesso alla morte
    ed è stato annoverato fra gli empi,
    mentre egli portava il peccato di molti
    e intercedeva per i peccatori.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 70

    R. Canterò di gioia per la tua salvezza.

    In te mi rifugio, Signore, ch'io non resti confuso in eterno.
    Liberami, difendimi per la tua giustizia,
    porgimi ascolto e salvami. R.

    Sei tu, Signore, la mia speranza,
    la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.
    Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
    dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno. R.

    Della tua lode è piena la mia bocca,
    della tua gloria, tutto il giorno.
    Non mi respingere nel tempo della vecchiaia,
    non abbandonar mi quando declinano le mie forze. R.

    Io, Signore, non cesso di sperare, moltiplicherò le tue lodi.
    La mia bocca annunzierà la tua giustizia,
    sempre proclamerà la tua salvezza. R.


    306. Dal libro del profeta Isaìa 61, 1-3
    Lo Spirito del Signore mi ha mandato, per consolare tutti gli afflitti.

    Lo spirito del Signore Dio è su di me
    perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
    mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri,
    a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
    a proclamare la libertà degli schiavi,
    la scarcerazione dei prigionieri,
    a promulgare l'anno di misericordia del Signore,
    un giorno di vendetta per il nostro Dio,
    per consolare tutti gli afflitti,
    per allietare gli afflitti di Sion,
    per dare loro una corona invece della cenere,
    olio di letizia invece dell'abito da lutto,
    canto di lode invece di un cuore mesto.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 142

    R. Sostienimi, Signore, e avrò la vita.

    Signore, ascolta la mia preghiera,.
    porgi l'orecchio alla mia supplica, tu che sei fedele,
    e per la tua giustizia rispondimi.
    Non chiamare in giudizio il tuo servo:
    nessun vivente davanti a te è giusto. R.

    Ricordo i giorni antichi,
    ripenso a tutte le tue opere, medito sui tuoi prodigi.
    A te protendo le mie mani,
    sono davanti a te come terra riarsa. R.

    Insegnami a compiere il tuo volere,
    perché sei tu il mio Dio.
    Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana. R.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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    UNZIONE
    DEGLI INFERMI



    DAL NUOVO TESTAMENTO




    307. Dagli Atti degli Apostoli 3, 1-10
    Nel nome di Gesù Cristo, cammina!

    Un giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta «Bella» a chiedere l'elemosina a coloro che entravano nel tempio.

    Questi, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, domandò loro l'elemosina. Allora Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa. Ma Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo dò: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!». E preso lo per la mano destra, lo sollevò.

    Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e balzato in piedi camminava; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.

    Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio, e riconoscevano che era quello che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta Bella del tempio ed erano meravigliati e stupìti per quello che gli era accaduto.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 24

    R. Chi spera in te, Signore, non resta deluso.

    Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
    insegnami i tuoi sentieri.
    Guidami nella tua verità e istruiscimi,
    perché sei tu il Dio della mia salvezza,
    in te ho sempre sperato. R.

    Ricòrdati, Signore, del tuo amore,
    della tua fedeltà che è da sempre.
    Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
    ricòrdati di me nella tua misericordia,
    per la tua bontà, Signore. R.

    Buono e retto è il Signore,
    la via giusta addìta ai peccatori;
    guida gli umili secondo giustizia,
    insegna ai poveri le sue vie. R.

    Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
    per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.
    Il Signore si rivela a chi lo teme,
    gli fa conoscere la sua alleanza. R.

    Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
    perché libera dal laccio il mio piede.
    Volgiti a me e abbi misericordia,
    perché sono solo e infelice. R.


    308. Dagli Atti degli Apostoli 3, 11-16
    La fede in Colui che ha risuscitato Gesù ha dato a quest'uomo la perfetta guarigione.

    In quei giorni, mentre lo storpio guarito teneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo fuor di sé per lo stupore accorse verso di loro al portico detto di Salomone.

    Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d'Israele, perché vi meravigliate di questo e continuate a fissarci come se per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest'uomo? Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni.

    Proprio per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha dato vigore a quest'uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest'uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi».

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 102

    R. Canterò senza fine la bontà del Signore.

    Benedici il Signore, anima mia,
    quanto è in me benedica il suo santo nome.
    Benedici il Signore, anima mia,
    non dimenticare tanti suoi benefici. R.

    Egli perdona tutte le tue colpe,
    guarisce tutte le tue malattie;
    salva dalla fossa la tua vita,
    ti corona di grazia e di misericordia. R.

    Come il cielo è alto sulla terra,
    così è grande la sua misericordia
    su quanti lo temono;
    come dista l'oriente dall'occidente,
    così allontana da noi le nostre colpe. R.

    Come un padre ha pietà dei suoi figli,
    così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
    Perché egli sa di che siamo plasmati,
    ricorda che noi siamo polvere. R.

    Come l'erba sono i giorni dell'uomo,
    come il fiore del campo, così egli fiorisce.
    Lo investe il vento e più non esiste
    e il suo posto non lo riconosce. R.

    La grazia del Signore è da sempre,
    dura in eterno per quanti lo temono;
    la sua giustizia per i figli dei figli,
    per quanti custodiscono la sua alleanza
    e ricordano di osservare i suoi precetti. R.


    309. Dagli Atti degli Apostoli 4, 8-12
    Non c'è altro nome nel quale possiamo essere salvati.

    In quei giorni, Pietro, pieno di Spirito Santo, disse: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato ad un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute, la cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo. Questo Gesù è "la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d'angolo".

    In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati».

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dai Salmi 41 e 42

    R. Mostrami, Signore, la luce del tuo volto.

    L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
    quando verrò e vedrò il volto di Dio? R.
    Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
    attraverso la folla avanzavo tra i primi
    fino alla casa di Dio,
    in mezzo ai canti di gioia
    di una moltitudine in festa. R.

    Manda la tua verità e la tua luce;
    siano esse a guidarmi,
    mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore. R.

    Verrò all'altare di Dio,
    al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
    A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio. R.


    310. Dagli Atti degli Apostoli 13, 32-39
    Colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto la corruzione.

    In quei giorni, Paolo disse: Noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai nostri padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: "Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato".

    E che Dio lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla corruzione, è quanto ha dichiarato: " Darò a voi le cose sante promesse a Davide, quelle sicure". Per questo anche in un altro luogo dice: "Non permetterai che il tuo santo subisca la corruzione".

    Ora Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua generazione, morì e fu unito ai suoi padri e subì la corruzione. Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto la corruzione.

    Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera di lui vi viene annunziata la remissione dei peccati e che per lui chiunque crede riceve giustificazione da tutto ciò da cui non vi fu possibile essere giustificati mediante la legge di Mosè.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 101

    R. Ascolta, Signore, il grido di chi soffre.

    Signore, ascolta la mia preghiera,
    a te giunga il mio grido.
    Non nascondermi il tuo volto;
    nel giorno della mia angoscia
    piega verso di me l'orecchio.
    Quando ti invoco: presto, rispondimi. R.

    Ha fiaccato per via la mia forza,
    ha abbreviato i miei giorni.
    lo dico: Mio Dio,
    non rapirmi a metà dei miei giorni;
    i tuoi anni durano per ogni generazione. R.

    In principio tu hai fondato la terra,
    i cieli sono opera delle tue mani.
    Essi periranno, ma tu rimani,
    tutti si logorano come veste,
    come un abito tu li muterai
    ed essi passeranno.
    Ma tu resti lo stesso
    e i tuoi anni non hanno fine. R.

    Questo si scriva per la generazione futura
    e un popolo nuovo darà lode al Signore.
    Il Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario,
    dal cielo ha guardato la terra,
    per ascoltare il gèmito del prigioniero,
    per liberare i condannati a morte. R.


    311. Dagli Atti degli Apostoli 28, 7-10
    Gli isolani che avevano malattie accorrevano a Paolo e venivano sanati.

    Nelle vicinanze di quel luogo, dove eravamo sbarcati, c'era un terreno appartenente al primo cittadino dell'isola di Malta, chiamato Pùblio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni.
    Avvenne che il padre di Pùblio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenterìa; Paolo andò a visitarlo e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì.

    Dopo questo fatto, anche gli altri isolàni che avevano malattie accorrevano e venivano sanati; ci colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il necessario.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 6

    R. Risanami, Signore, per la tua misericordia.

    Pietà di me, Signore: vengo meno;
    risanami, Signore: tremano le mie ossa.
    L'anima mia è tutta sconvolta,
    ma tu, Signore, fino a quando...? R.

    Volgiti, Signore, a liberarmi,
    salvami per la tua misericordia.
    Nessuno tra i morti ti ricorda.
    Chi negli ìnferi canta le tue lodi? R..

    Sono stremato dai lunghi lamenti,
    ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
    irròro di lacrime il mio letto;
    i miei occhi si consumano nel dolore. R.

    Il Signore ascolta la voce del mio pianto;
    il Signore ascolta la mia supplica,
    il Signore accoglie la mia preghiera. R.


    312. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 14-17
    Partecipiamo alle sofferenze di Cristo, per partecipare anche alla sua gloria.

    Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!».

    Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 33

    R. Il Signore è con noi nell' ora della prova.

    Benedirò il Signore in ogni tempo,
    sulla mia bocca sempre la sua lode.
    lo mi glorio nel Signore,
    ascoltino gli umili e si rallegrino. R.

    Celebrate con me il Signore,
    esaltiamo insieme il suo nome.
    Ho cercato il Signore e mi ha risposto
    e da ogni timore mi ha liberato. R.

    Guardate a lui e sarete raggianti,
    non saranno confusi i vostri volti.
    Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
    lo libera da tutte le sue angosce. R.

    Temete il Signore, suoi santi,
    nulla manca a coloro che lo temono.
    I ricchi impoveriscono e hanno fame,
    ma chi cerca il Signore non manca di nulla. R.


    313. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 18-27
    Gemiamo interiormente aspettando la redenzione del nostro corpo.

    Fratelli, io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi.

    La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

    Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.

    Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gèmiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 62

    R. Ha sete di te, Signore, l'anima mia.

    O Dio, tu sei il mio Dio,
    all'aurora ti cerco,
    di te ha sete l'anima mia,
    a te anèla la mia carne,
    come terra deserta, àrida, senz'acqua. R.

    Così nel santuario ti ho cercato,
    per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
    Poiché la tua grazia vale più della vita,
    le mie labbra diranno la tua lode. R.

    Così ti benedirò finché io viva,
    nel tuo nome alzerò le mie mani.
    Mi sazierò come a lauto convito,
    e con voci di gioia ti loderà la mia bocca. R.

    Se penso a te nelle veglie notturne,
    a te che sei stato il mio aiuto,
    esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
    A te si stringe l'anima mia
    e la forza della tua destra mi sostiene. R.


    314. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 31-35.37-39
    Chi ci separerà dall' amore di Cristo?

    Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?

    Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.

    lo sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun' altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 26

    R. Il Signore è il mio rifugio nell'ora della prova.

    Il Signore è mia luce e mia salvezza,
    di chi avrò paura?
    Il Signore è difesa della mia vita,
    di chi avrò timore? R.

    Una cosa ho chiesto al Signore,
    questa sola io cerco:
    abitare nella casa del Signore
    tutti i giorni della mia vita,
    per gustare la dolcezza del Signore
    ed ammirare il suo santuario. R.

    Egli mi offre un luogo di rifugio
    nel giorno della sventura.
    Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
    mi solleva sulla rupe. R.

    Ascolta, Signore, la mia voce.
    Io grido: Abbi pietà di me! Rispondimi.
    Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto». R.

    Il tuo volto, Signore, io cerco:
    non nascondermi il tuo volto,
    non respingere con ira il tuo servo. R.

    Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
    non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
    Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
    ma il Signore mi ha raccolto. R.


    315. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1, 18-25
    Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

    Fratelli, la parola della croce è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: "Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli intelligenti".

    Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione.

    E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 122

    R. Da te, Signore, attendiamo la salvezza.

    A te levo i miei occhi,
    a te che abiti nei cieli.
    Ecco, come gli occhi dei servi
    alla mano dei loro padroni. R.

    Come gli occhi della schiava
    alla mano della sua padrona,
    così i nostri occhi
    sono rivolti al Signore nostro Dio,
    finché abbia pietà di noi. R.


    316. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
    12, 12-22.24-27
    Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme.

    Fratelli, come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l'orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo », non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie. Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 102

    R. Canterò senza fine la bontà del Signore.

    Benedici il Signore, anima mia,
    quanto è in me benedica il suo santo nome.
    Benedici il Signore, anima mia,
    non dimenticare tanti suoi benefici. R.

    Egli perdona tutte le tue colpe,
    guarisce tutte le tue malattie;
    salva dalla fossa la tua vita,
    ti corona di grazia e di misericordia. R.

    Come il cielo è alto sulla terra,
    così è grande la sua misericordia
    su quanti lo temono;
    come dista l'oriente dall'occidente
    così allontana da noi le nostre colpe. R.

    Come un padre ha pietà dei suoi figli,
    così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
    Perché egli sa di che siamo plasmati,
    ricorda che noi siamo polvere. R.

    Come l'erba sono i giorni dell'uomo,
    come il fiore del campo, così egli fiorisce.
    Lo investe il vento e più non esiste
    e il suo posto non lo riconosce. R.

    La grazia del Signore è da sempre,
    dura in eterno per quanti lo temono;
    la sua giustizia per i figli dei figli,
    per quanti custodiscono la sua alleanza
    e ricordano di osservare i suoi precetti. R.


    PER I MORIBONDI:

    317. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
    15, 12-20
    Se i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto.

    Fratelli, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.

    Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.

    Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 101

    R. Sei tu, Signore, la mia speranza.

    Signore, ascolta la mia preghiera,
    a te giunga il mio grido.
    Non nascondermi il tuo volto;
    nel giorno della mia angoscia
    piega verso di me l'orecchio.
    Quando ti invoco: presto, rispondimi. R.

    Ha fiaccato per via la mia forza,
    ha abbreviato i miei giorni.
    lo dico: Mio Dio,
    non rapirmi a metà dei miei giorni;
    i tuoi anni durano per ogni generazione. R.

    In principio tu hai fondato la terra,
    i cieli sono opera delle tue mani.
    Essi periranno, ma tu rimani,
    tutti si logorano come veste,
    come un abito tu li muterai ed essi passeranno.
    Ma tu resti lo stesso
    e i tuoi anni non hanno fine. R.

    Questo si scriva per la generazione futura
    e un popolo nuovo darà lode al Signore.
    n Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario,
    dal cielo ha guardato la terra,
    per ascoltare il gèmito del prigioniero,
    per liberare i condannati a morte. R.


    318. Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 4, 10-18
    Veniamo esposti alla morte a causa di Gesù.

    Fratelli, portiamo sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale.
    Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.

    Animàti tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: "Ho creduto, perciò ho parlato ", anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l'inno di lode alla gloria di Dio.

    Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dai Salmi 41 e 42

    R. Ha sete di te, Signore, l'anima mia.

    L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
    quando verrò e vedrò il volto di Dio? R.

    Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
    attraverso la folla avanzavo tra i primi
    fino alla casa di Dio,
    in mezzo ai canti di gioia
    di una moltitudine in festa. R.

    Manda la tua verità e la tua luce;
    siano esse a guidarmi,
    mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore. R.

    Verrò all'altare di Dio,
    al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
    A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio. R.


    PER I MORIBONDI:

    319. Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 5,1.6-10
    Riceveremo un' abitazione eterna nei cieli.

    Fratelli, sappiamo che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli.

    Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione.
    Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore.

    Perciò ci sforziamo, sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 62

    R. A te, si stringe, Signore, l'anima mia.

    O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
    di te ha sete l'anima mia,
    a te anèla la mia carne,
    come terra deserta, àrida, senz'acqua. R.

    Così nel santuario ti ho cercato,
    per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
    Poiché la tua grazia vale più della vita,
    le mie labbra diranno la tua lode. R.

    Così ti benedirò finché io viva,
    nel tuo nome alzerò le mie mani.
    Mi sazierò come a lauto convito,
    e con voci di gioia ti loderà la mia bocca. R.

    Se penso a te nelle veglie notturne,
    a te che sei stato il mio aiuto,
    esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
    A te si stringe l'anima mia
    e la forza della tua destra mi sostiene. R.


    320. Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 12,7-10
    Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.

    Fratelli, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia.

    A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».

    Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Is 38, 10-12.16

    R. In te spero, Signore: salva la mia vita.

    Io dicevo: «A metà della mia vita
    me ne vado alle porte degli ìnferi;
    sono privato del resto dei miei anni». R.

    Dicevo: «Non vedrò più il Signore
    sulla terra dei viventi,
    non vedrò più nessuno
    fra gli abitanti di questo mondo. R.

    La mia tenda è stata divelta e gettata lontano da me,
    come una tenda di pastori.
    Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,
    mi recìdi dall'ordìto». R.

    Signore, in te spera il mio cuore;
    si ravvivi il mio spirito.
    Guariscimi e rendimi la vita. R.


    321. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 4, 12-19
    Fu a causa di una malattia del corpo che vi annunziai il vangelo.

    Fratelli, siate come me, ve ne prego, poiché anch'io sono stato come voi. Non mi avete offeso in nulla. Sapete che fu a causa di una malattia del corpo che vi annunziai la prima volta il vangelo; e quella che nella mia carne era per voi una prova non l'avete disprezzata né respinta, ma al contrario mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù.

    Dove sono dunque le vostre felicitazioni? Vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati anche gli occhi per darmeli. Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità?

    Costoro si dànno premura per voi, ma non onestamente; vogliono separarvi da me perché mostriate zelo per loro.
    È bello invece essere circondati di premure nel bene sempre e non solo quando io mi trovo presso di voi, figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 142

    R. Sostienimi, Signore, e avrò la vita.

    Signore, ascolta la mia preghiera,
    porgi l'orecchio alla mia supplica,
    tu che sei fedele,
    e per la tua giustizia rispondimi.
    Non chiamare in giudizio il tuo servo:
    nessun vivente davanti a te è giusto. R.

    Ricordo i giorni antichi,
    ripenso a tutte le tue opere, medito sui tuoi prodigi.
    A te protendo le mie mani,
    sono davanti a te come terra riarsa. R.

    Insegnami a compiere il tuo volere,
    perché sei tu il mio Dio.
    Il tuo spirito buono
    mi guidi in terra piana. R.


    322. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
    2, 25-30
    È stato grave, ma il Signore gli ha usato misericordia.

    Fratelli, per il momento ho creduto necessario mandarvi Epafrodìto, questo nostro fratello che è anche mio compagno di lavoro e di lotta, vostro inviato per sovvenire alle mie necessità; lo mando perché aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia.

    È stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio gli ha usato misericordia, e non a lui solo ma anche a me, perché non avessi dolore su dolore.

    L'ho mandato quindi con tanta premura perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui; perché ha rasentato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per sostituirvi nel servizio presso di me.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 24

    R. Chi spera in te, Signore, non resta deluso.

    Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
    insegna mi i tuoi sentieri.
    Guidami nella tua verità e istruiscimi,
    in te ho sempre sperato. R.

    Ricòrdati, Signore, del tuo amore,
    della tua fedeltà che è da sempre.
    Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
    ricòrdati di me nella tua misericordia,
    per la tua bontà, Signore. R.

    Buono e retto è il Signore,
    la via giusta addìta ai peccatori;
    guida gli umili secondo giustizia,
    insegna ai poveri le sue vie. R.

    Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
    per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.
    Il Signore si rivela a chi lo teme,
    gli fa conoscere la sua alleanza. R.

    Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
    perché libera dal laccio il mio piede.
    Volgiti a me e abbi misericordia,
    perché sono solo ed infelice. R.


    323. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
    1, 22-29
    Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa.

    Fratelli, Cristo vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto: purché restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato ad ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato ministro.

    Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi: di realizzare la sua parola, cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria.

    È lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 70

    R. Sei tu, Signore, la mia speranza.

    In te mi rifugio, Signore,
    ch'io non resti confuso in eterno.
    Liberami, difendimi per la tua giustizia,
    porgimi ascolto e salvami. R.

    Sei tu, Signore, la mia speranza,
    la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.
    Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
    dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno. R.

    Della tua lode è piena la mia bocca,
    della tua gloria, tutto il giorno.
    Non mi respingere nel tempo della vecchiaia,
    non abbandonarmi quando declinano le mie forze. R.

    Io, Signore, non cesso di sperare,
    moltiplicherò le tue lodi.
    La mia bocca annunzierà la tua giustizia,
    sempre proclamerà la tua salvezza. R.


    324. Dalla lettera agli Ebrei 4, 14-16; 5,7-9
    Abbiamo un sommo sacerdote che sa compatire le nostre infermità.

    Fratelli, poiché abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come noi, escluso il peccato.

    Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.

    Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 101

    R. Ascolta, Signore, il grido di chi soffre.

    Signore, ascolta la mia preghiera,
    a te giunga il mio grido.
    Non nascondermi il tuo volto;
    nel giorno della mia angoscia
    piega verso di me l'orecchio.
    Quando ti invoco: presto, rispondimi. R.

    Ha fiaccato per via la mia forza,
    ha abbreviato i miei giorni.
    lo dico: Mio Dio,
    non rapirmi a metà dei miei giorni;
    i tuoi anni durano per ogni generazione. R.

    In principia tu hai fondato la terra,
    i cieli sono opera delle tue mani.
    Essi periranno, ma tu rimani,
    tutti si logorano carne veste,
    come un abito tu li muterai ed essi passeranno.
    Ma tu resti lo stesso
    e i tuoi anni non hanno fine. R.

    Questa si scriva per la generazione futura
    e un popolo nuovo darà lode al Signore.
    Il Signore si è affacciato dall'alto del sua santuario,
    dal cielo ha guardato la terra,
    per ascoltare il gèmito del prigioniero,
    per liberare i condannati a morte. R.


    325. Dalla lettera di san Giacomo apostolo 5, 13-16
    La preghiera fatta con fede salverà il malato.

    Carissimi, chi tra vai è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. Chi è malato, chiami a sé i presbìteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore.
    E la preghiera fatta can fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati.

    Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti.

    Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dai Salmi 41 e 42

    R. A te salga, Signore, la mia preghiera.

    L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
    quando verrò e vedrò il volto di Dio? R.

    Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
    attraverso la folla avanzavo tra i primi
    fino alla casa di Dio,
    in mezzo ai canti di gioia
    di una moltitudine in festa. R.

    Manda la tua verità e la tua luce;
    siano esse a guidarmi,
    mi portino al tuo santo monte e alle tue dimore. R.

    Verrò all'altare di Dio,
    al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
    A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio. R..


    326. Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 1, 3-9
    Siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere per un po' di tempo afflitti.

    Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi.

    Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere per un po' di tempo afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo cre_dete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 102

    R. Benedetto il Signore nella sua misericordia.

    Benedici il Signore, anima mia,
    quanto è in me benedica il suo santo nome.
    Benedici il Signore, anima mia,
    non dimenticare tanti suoi benefici. R.

    Egli perdona tutte le tue colpe,
    guarisce tutte le tue malattie;
    salva dalla fossa la tua vita,
    ti corona di grazia e di misericordia. R.

    Come il cielo è alto sulla terra,
    così è grande la sua misericordia
    su quanti lo temono;
    come dista l'oriente dall'occidente
    così allontana da noi le nostre colpe. R.

    Come un padre ha pietà dei suoi figli,
    così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
    Perché egli sa di che siamo plasmati,
    ricorda che noi siamo polvere. R.

    Come l'erba sono i giorni dell'uomo
    come il fiore del campo, così egli fiorisce.
    Lo investe il vento e più non esiste
    e il suo posto non lo riconosce. R.

    La grazia del Signore è da sempre,
    dura in eterno per quanti lo temono;
    la sua giustizia per i figli dei figli,
    per quanti custodiscono la sua alleanza
    e ricordano di osservare i suoi precetti. R.


    327. Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 3, 1-2
    Non è ancora stato rivelato ciò che saremo.

    Carissimi, quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!

    La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui.

    Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 33

    R. Il Signore è buono: ha pietà dei suoi figli.

    Benedirò il Signore in ogni tempo,
    sulla mia bocca sempre la sua lode.
    lo mi glorio nel Signore,
    ascoltino gli umili e si rallegrino. R.

    Celebrate con me il Signore,
    esaltiamo insieme il suo nome.
    Ho cercato il Signore e mi ha risposto
    e da ogni timore mi ha liberato. R.

    Guardate a lui e sarete raggianti,
    non saranno confusi i vostri volti.
    Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
    lo libera da tutte le sue angosce. R.

    Temete il Signore, suoi santi,
    nulla manca a coloro che lo temono.
    I ricchi impoveriscono e hanno fame,
    ma chi cerca il Signore non manca di nulla. R.


    328. Dal libro dell' Apocalisse di san Giovanni apostolo 21, 1-7
    Non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno.

    Io, Giovanni, vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

    «Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
    Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo
    ed egli sarà il "Dio-con-loro".
    E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
    non ci sarà più la morte,
    né lutto, né lamento, né affanno,
    perché le cose di prima sono passate».

    E colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veràci.
    Ecco sono compiute!
    Io sono l'Alfa e l'Omèga,
    il Principio e la Fine.
    A colui che ha sete
    darò gratuitamente acqua della fonte della vita.
    Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
    io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio».

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 26

    R. Spero nel Signore: da lui avrò la vita.

    Il Signore è mia luce e mia salvezza,
    di chi avrò paura?
    Il Signore è difesa della mia vita,
    di chi avrò timore? R.

    Una cosa ho chiesto al Signore,
    questa sola io cerco:
    abitare nella casa del Signore
    tutti i giorni della mia vita,
    per gustare la dolcezza del Signore
    ed ammirare il suo santuario. R.

    Egli mi offre un luogo di rifugio
    nel giorno della sventura.
    Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
    mi solleva sulla rupe. R.

    Ascolta, Signore, la mia voce.
    Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
    Di te ha detto il mio cuore:
    «Cercate il suo volto». R.

    Il tuo volto, Signore, io cerco:
    non nascondermi il tuo volto,
    non respingere con ira il tuo servo. R.

    Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
    non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
    Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
    ma il Signore mi ha raccolto. R.


    PER I MORIBONDI:

    329. Dal libro dell' Apocalisse di san Giovanni apostolo
    22, 17.20-21
    Vieni, Signore Gesù!

    Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita.

    Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dal Salmo 62

    R. A te si stringe, Signore, l'anima mia.

    O Dio, tu sei il mio Dio,
    all'aurora ti cerco,
    di te ha sete l'anima mia,
    a te anèla la mia carne,
    come terra deserta, àrida, senz'acqua. R.

    Così nel santuario ti ho cercato,
    per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
    Poiché la tua grazia vale più della vita,
    le mie labbra diranno la tua lode. R.

    Così ti benedirò finché io viva,
    nel tuo nome alzerò le mie mani.
    Mi sazierò come a lauto convito,
    e con voci di gioia ti loderà la mia bocca. R.

    Se penso a te nelle veglie notturne,
    a te che sei stato il mio aiuto,
    esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
    A te si stringe l'anima mia
    e la forza della tua destra mi sostiene. R.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  8. #8
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    UNZIONE
    DEGLI INFERMI



    VANGELO



    330. X Dal vangelo secondo Matteo 5, 1-12
    Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

    In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

    «Beati i poveri in spirito,
    perché di essi è il regno dei cieli.

    Beati gli afflitti,
    perché saranno consolati.

    Beati i miti,
    perché erediteranno la terra.

    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
    perché saranno saziati.

    Beati i misericordiosi,
    perché troveranno misericordia.

    Beati i puri di cuore,
    perché vedranno Dio.

    Beati gli operatori di pace,
    perché, saranno chiamati figli di Dio.

    Beati i perseguitati per causa della giustizia,
    perché di essi è il regno dei cieli.

    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

    Parola del Signore.


    331. X Dal vangelo secondo Matteo 8, 1-4
    Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi.

    Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva. Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi».

    E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scomparve.

    Poi Gesù gli disse: «Guàrdati dal dirlo a qualcuno, ma va' a mostrarti al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro».

    Parola del Signore.


    332. X Dal vangelo secondo Matteo 8, 5- 17
    Egli ha preso le nostre infermità.

    In quel tempo, essendo Gesù entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va', ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa' questo, ed egli lo fa».

    All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti ». E Gesù disse al centurione: «Va', e sia fatto secondo la tua fede». In quell'istante il servo guarì.

    Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.

    Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: "Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie".

    Parola del Signore.


    333. X Dal vangelo secondo Matteo 11, 25-30
    Venite a me, voi tutti che siete affaticati.

    In quel tempo, Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.

    Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

    Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

    Parola del Signore.


    334. X Dal vangelo secondo Matteo 15, 29-31
    Gesù guarì molti.

    In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là.

    Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì .

    E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che par_lavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele.

    Parola del Signore.


    335. X Dal vangelo secondo Matteo 25,31-40
    Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l'avete fatto a me.

    In quel tempo, Gesù disse al suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separerà le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

    Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.

    Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

    Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».

    Parola del Signore.


    336. X Dal vangelo secondo Marco 2, 1-12
    Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Ti sono rimessi i tuoi peccati».

    In quel tempo, Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao. si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunzia va loro la parola.

    Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

    Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».

    Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - àlzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua».

    Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

    Parola del Signore.


    337. X Dal vangelo secondo Marco 4, 35-40 (gr. 35-41)
    Perché siete paurosi? Non avete ancora fede?

    In quel giorno, verso sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.

    Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.

    Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?».

    Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati! ». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».

    E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

    Parola del Signore.


    338. X Dal vangelo secondo Marco 10, 46-52
    Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!

    In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me! ».

    Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

    Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

    Parola del Signore.


    339. X Dal vangelo secondo Marco 16, 15-20
    Imporranno le mani ai malati e questi guariranno.

    In quel tempo, Gesù, apparendo agli Undici, disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

    Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.

    Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.

    Parola del Signore.


    340. X Dal vangelo secondo Luca 7, 19-23 (gr. 18-23)
    Riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito.

    In quel tempo, Giovanni chiamò due dei suoi discepoli e li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che viene, o dob_biamo aspettare un altro?».

    Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?».

    In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi.

    Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!».

    Parola del Signore.


    341. X Dal vangelo secondo Luca 10, 5-6.8-9
    Curate i malati.

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.

    Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: È vicino a voi il regno di Dio».

    Parola del Signore.


    342. X Dal vangelo secondo Luca 10, 25-37
    Chi è il mio prossimo?

    In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere Gesù alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».

    Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levìta, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso».

    Parola del Signore.


    343. X Dal vangelo secondo Luca 11, 5-13
    Chiedete e vi sarà dato.

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.

    Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

    Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».

    Parola del Signore.


    344. X Dal vangelo secondo Luca 12, 35-44
    Beati quei servi che il padrone, al suo ritorno, troverà ancora svegli.

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.

    Beati quei servi che il padrone, al suo ritorno, troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!

    Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».

    Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi».

    Parola del Signore.


    345. X Dal vangelo secondo Luca 18,9-14
    O Dio, abbi pietà di me peccatore.

    In quel tempo, Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.

    Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

    Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

    Parola del Signore.


    346. X Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35
    Gesù camminava con loro.

    In quel giorno, il primo della settimana, due discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.

    Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?».

    Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».

    Ed egli disse loro: «Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

    Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma ,lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».

    E partirono senz'indùgio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

    Parola del Signore.


    347. X Dal vangelo secondo Giovanni 6, 35-40
    Questa è la volontà del Padre: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato.

    In quel tempo, Gesù disse alle folle: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.

    Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

    E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

    Parola del Signore.


    348. X Dal vangelo secondo Giovanni 6, 54-59 (gr. 53-58)
    Chi mangia questo pane vivrà in eterno.

    In quel tempo, Gesù disse alle folle: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.

    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.

    Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

    Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

    Parola del Signore.


    349. X Dal vangelo secondo Giovanni 9, 1-7
    Non ha peccato: è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.

    In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?».

    Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».

    Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa"Inviato")». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

    Parola del Signore.


    350. X Dal vangelo secondo Giovanni 10, 11-18
    Il buon pastore offre la vita per le pecore.

    In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.

    Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

    Parola del Signore.


    351. X Dal vangelo secondo Giovanni 15, 1-8
    Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché ne porti di più.

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi.
    Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. lo sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

    Parola del Signore.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
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    VIATICO



    352. Per il conferimento del Viatico si possono usare le letture qui proposte o quelle indicate per l'Unzione degli infermi.

    353. Dal primo libro dei Re 19, 4-8
    Con la forza datagli da quel cibo, Elìa camminò fino al monte di Dio.

    In quei giorni, Elìa si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginépro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginépro.

    Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: « Àlzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi.

    Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: « Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Salmo 22

    R. Sei con me, Signore: non temo alcun male.

    Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;
    su pascoli erbosi mi fa riposare,
    ad acque tranquille mi conduce.
    Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
    per amore del suo nome. R.

    Se dovessi camminare in una valle oscura,
    non temerei alcun male, perché tu sei con me.
    Il tuo bastone e il tuo vincàstro
    mi dànno sicurezza. R.

    Davanti a me tu prepari una mensa
    sotto gli occhi dei miei nemici;
    cospargi di olio il mio capo.
    Il mio calice trabocca. R.

    Felicità e grazia mi saranno compagne
    tutti i giorni della mia vita,
    e abiterò nella casa del Signore
    per lunghissimi anni. R.


    354. Dalla prima lettera di san Paolo ai Corìnzi 11, 23-26
    Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore.

    Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».

    Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

    Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.

    Parola di Dio.


    Salmo responsoriale Dai Salmi 41 e 42

    R. L'anima mia ha sete del Dio vivente.

    Oppure:

    R. Ti cerco, Signore: mostrami il tuo volto.

    Come la cerva anèla ai corsi d'acqua,
    così l'anima mia anèla a te, o Dio.
    L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
    quando ,verrò e vedrò il volto di Dio? R.

    Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
    attraverso la folla avanzavo tra i primi
    fino alla casa di Dio,
    in mezzo ai canti di gioia
    di una moltitudine in festa. R.

    Manda la tua verità e la tua luce;
    siano esse a guidarmi,
    mi portino al tuo monte santo e alle tue di,more. R.

    Verrò all'altare di Dio,
    al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
    A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio. R.

    Perché ti rattristi, anima mia,
    perché su di me gemi?
    Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
    lui, salvezza del mio volto e mio Dio. R.


    355. X Dal vangelo secondo Giovanni 6, 41-52 (gr. 41-51)
    Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

    In quel tempo, i Giudei mormoravano di Gesù perché aveva detto: « Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?».

    Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno ammaestrati da Dio". Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.

    Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

    Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno».

    Parola del Signore.


    356. X Dal vangelo secondo Giovanni 6,51-59 (gr. 51-58)
    Chi mangia la mia carne ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

    In quel tempo, Gesù disse alle folle: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

    Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.

    Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
    Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

    Parola del Signore.

    ********************************
    Un grazie al sito:

    http://www.liturgia.maranatha.it/Unzione/indexpage.htm

    che ha esposto tutta la Dottrina

    INDICE GENERALE


    INTRODUZIONE

    - Dichiarazione del Presidente della Conferenza Episcopale
    Italiana
    - Sacra Congregazione per il Culto divino: Decreto di
    conferma della traduzione italiana


    PREMESSE

    - Decreto della Sacra Congregazione per il Culto divino
    (n. 1501/72 del 7-12-1972)
    - Costituzione Apostolica di Paolo VI sul sacramento dell'Unzione degli infermi

    Sacramento dell'Unzione e cura pastorale degli infermi

    INTRODUZIONE GENERALE
    I. La malattia e il suo significato nel mistero della salvezza
    II. I sacramenti dei malati
    III. Uffici e ministeri verso gli infermi
    IV. Adattamenti che spettano alle Conferenze Episcopali
    V. Adattamenti che spettano al ministro



    SACRAMENTO DELL'UNZIONE
    E CURA PASTORALE DEGLI INFERMI

    1 - Visita e Comunione degli infermi

    1. Rito ordinario
    2. Rito breve

    2 - Rito dell'Unzione degli infermi

    1. Rito ordinario
    2. Celebrazione durante la Messa

    3 - Celebrazione dell'Unzione
    in una grande assemblea di fedeli

    4 - Il Viatico

    1. Il Viatico durante la Messa
    2. Il Viatico senza la Messa

    5 - Rito per conferire i sacramenti
    a un infermo in pericolo di morte

    1. Rito continuo della Penitenza, dell'Unzione e del Viatico
    2. Rito dell'Unzione senza il Viatico
    3. L'unzione sotto condizione

    6 - La Confermazione in pericolo di morte

    7 - Raccomandazione dei moribondi


    LEZIONARIO

    1 - Unzione degli infermi

    Dall'Antico Testamento
    Dal Nuovo Testamento
    Vangelo

    2 - Viatico

    3 - Lettura della Passione del Signore

    Secondo Matteo
    Secondo Marco
    Secondo Luca
    Secondo Giovanni


    APPENDICE

    1 - Rito per la riconciliazione dei singoli penitenti

    2 - La Comunione e il Viatico agli infermi
    dati dal ministro straordinario

    1. Rito ordinario della Comunione agli infermi
    2. Rito breve
    3. Il Viatico
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  10. #10
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    Predefinito

    LA COMUNIONE
    E IL VIATICO AGLI INFERMI
    DATI DAL MINISTRO
    STRAORDINARIO



    1. RITO ORDINARIO
    DELLA COMUNIONE AGLI INFERMI




    RITI INIZIALI

    3. Il ministro, entrando dal malato, rivolge a lui e a tutti i presenti un fraterno saluto. Lo può fare con queste parole o con altre simili:

    Pace a questa casa e a quanti vi abitano.

    4. Poi, deposto il Santissimo sulla mensa, lo adora insieme con i presenti: *Lo può fare con una delle seguenti antifone o con altre formule, osservando però sempre un breve silenzio.

    O sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo,
    si perpetua il memoriale della sua Pasqua,
    l'anima nostra è colmata di grazia,
    e ci è dato il pegno della gloria futura.

    Oppure:

    Ecco il pane degli angeli,
    pane dei pellegrini,
    vero pane dei figli.

    Buon pastore, vero pane,
    o Gesù, pietà di noi:
    nutri ci e difendici,
    portaci ai beni eterni
    nella terra dei viventi.

    Tu che tutto sai e puoi,
    che ci nutri sulla terra,
    conduci i tuoi fratelli
    alla tavola del cielo
    nella gioia dei tuoi santi.

    Oppure:

    Adoriamo, o Cristo, il tuo corpo glorioso,
    nato dalla Vergine Maria;
    per noi hai voluto soffrire,
    per noi ti sei offerto vittima sulla croce
    e dal tuo fianco squarciato
    hai versato l'acqua e il sangue del nostro riscatto.
    Sii nostro conforto nell'ultimo passaggio
    e accoglici benigno nella casa del Padre:
    o Gesù dolce, o Gesù pio,
    o Gesù, Figlio di Maria.

    5. Il ministro invita l'infermo e i presenti a fare l'atto penitenziale con queste parole o con altre simili:

    Fratelli, riconosciamo i nostri peccati
    e chiediamo il perdono del Signore
    per esser degni di partecipare a questo santo rito
    insieme al nostro fratello infermo.

    Si fa una breve pausa di silenzio.
    __________________________________________________ ___

    1a formula
    Poi tutti insieme fanno la confessione:

    Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
    che ho molto peccato
    in pensieri, parole, opere e omissioni,

    e, battendosi il petto, dicono:

    per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.

    E proseguono:

    E supplico la beata sempre vergine Maria,
    gli angeli, i santi e voi, fratelli,
    di pregare per me il Signore Dio nostro.
    __________________________________________________ ___

    2a formula
    Poi il ministro dice:

    V. Pietà di noi, Signore.
    R. Contro di te abbiamo peccato.

    V. Mostraci, Signore, la tua misericordia.
    R. E donaci la tua salvezza.
    __________________________________________________ ___

    3a formula Poi il ministro o uno dei presenti dice le invocazioni seguenti o altre simili:

    Signore,
    che nel tuo mistero pasquale
    ci hai meritato la salvezza,
    abbi pietà di noi.

    R. Signore, pietà. Oppure: Kýrie, eléison.

    Cristo,
    che nelle nostre sofferenze
    rinnovi sempre le meraviglie
    della tua beata passione,
    abbi pietà di noi.

    R. Cristo, pietà. Oppure: Christe, eléison.

    Signore,
    che con la comunione al tuo corpo
    ci rendi partecipi del tuo sacrificio,
    abbi pietà di noi.

    R. Signore, pietà. Oppure: Kýrie, eléison.
    __________________________________________________ ___

    Il ministro conclude:

    Dio onnipotente abbia misericordia di noi,
    perdoni i nostri peccati
    e ci conduca alla vita eterna.

    R. Amen.


    LETTURA DELLA PAROLA DI DIO

    6. A questo punto, secondo l'opportunità, uno dei presenti o lo stesso ministro può leggere un brano della sacra Scrittura come, per esempio, uno dei seguenti che si può introdurre con queste parole o con altre simili:

    Dice il Signore:

    Gv 6, 51
    Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
    Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno
    e il pane che io darò è la mia carne
    per la vita del mondo.

    Oppure:

    Gv 6, 54-55
    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
    ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
    Perché la mia carne è vero cibo
    e il mio sangue vera bevanda.

    Oppure:

    Gv 6, 54-58
    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
    ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
    Perché la mia carne è vero cibo
    e il mio sangue vera bevanda.
    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
    dimora in me e io in lui.
    Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me
    e io vivo per il Padre,
    così anche colui che mangia di me vivrà per me.
    Questo è il pane disceso dal cielo,
    non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono.
    Chi mangia questo pane, vivrà in eterno.

    Oppure:

    Gv 14, 6
    Io sono la via, la verità e la vita.
    Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

    Oppure:

    Gv 14, 23
    Se uno mi ama, osserverà la mia parola
    e il Padre mio lo amerà
    e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

    Oppure:

    Gv 14, 27
    Vi lascio la pace, vi dò la mia pace.
    Non come la dà il mondo, io la dò a voi.
    Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

    Oppure:

    Gv 15, 4
    Rimanete in me e io in voi.
    Come il tralcio non può far frutto da se stesso
    se non rimane nella vite,
    così anche voi se non rimanete in me.

    Oppure:

    Gv 15, 5
    Io sono la vite, voi i tralci.
    Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto,
    perché senza di me non potete far nulla.

    Oppure:

    1 Cor 11, 26
    Ogni volta che mangiate di questo pane
    e bevete di questo calice,
    voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.

    Oppure:

    1 Gv 4, 16
    Noi abbiamo riconosciuto e creduto
    all'amore che Dio ha per noi.
    Dio è amore;
    chi sta nell'amore dimora in Dio
    e Dio dimora in lui.

    Si può leggere anche un altro testo, scelto fra quelli già proposti nel Lezionario.


    RITI DI COMUNIONE

    7. Il ministro introduce la preghiera del Signore con queste parole o con altre simili:

    E ora, tutti insieme, rivolgiamo al Padre la preghiera,
    che Gesù Cristo nostro Signore ci ha insegnato.

    E tutti insieme dicono:

    Padre nostro, che sei nei cieli,
    sia santificato il tuo nome,
    venga il tuo regno,
    sia fatta la tua volontà,
    come in cielo così in terra.
    Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
    e rimetti a noi i nostri debiti
    come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
    e non ci indurre in tentazione,
    ma liberaci dal male.

    8. Il ministro fa l'ostensione del santissimo Sacramento dicendo:

    Beati gli invitati alla Cena del Signore.
    Ecco l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo.

    L'infermo e gli altri che desiderano comunicarsi, dicono:

    O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa:
    ma di' soltanto una parola e io sarò salvato.

    9. Il ministro si accosta all'infermo e gli presenta il Sacramento, dicendo:

    Il corpo di Cristo. Oppure: Il sangue di Cristo.

    L'infermo risponde:

    Amen.

    E riceve la comunione.
    Gli altri comunicandi ricevono il Sacramento nel modo solito.

    10. Terminata la distribuzione della comunione, il ministro fa le necessarie abluzioni.
    Secondo l'opportunità, si può fare una pausa di sacro silenzio.

    11. Poi il ministro dice. l'orazione conclusiva:

    Preghiamo.

    Signore, Padre santo,
    la comunione al Corpo [Sangue] del tuo Figlio
    protegga e conforti questo nostro fratello,
    gli rechi sollievo nel corpo e nello spirito
    e sia per lui pegno sicuro di vita eterna.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    O Padre, che hai portato a compimento
    l'opera della nostra redenzione
    nel mistero pasquale del tuo Figlio,
    fa' che, annunziando con fede nei segni sacramentali
    la sua morte e risurrezione,
    sperimentiamo sempre più i doni della salvezza.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    Infondi in noi, o Dio, lo Spirito del tuo amore,
    perché nutriti con l'unico pane di vita
    formiamo un cuor solo e un'anima sola.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    O Padre, che in questo sacro convito
    ci rendi partecipi del corpo e sangue del Cristo
    santifica la famiglia dei credenti
    e rafforzala nel vincolo della carità fraterna.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    O Dio, che ci hai nutriti con il pane della vita,
    insegnaci a valutare con sapienza i beni della terra,
    nella continua ricerca dei beni del cielo.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri
    ti rendiamo fervide grazie,
    Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra
    fai pregustare i beni del cielo.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    Dio onnipotente,
    che ci hai nutriti alla tua mensa,
    donaci di esprimere in un fedele servizio
    la forza rinnovatrice di questi santi misteri.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    O Dio, che ci hai resi partecipi
    di un solo pane e di un solo calice,
    fa' che uniti al Cristo in un solo corpo
    portiamo con gioia frutti di vita eterna
    per la salvezza del mondo.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    O Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa,
    fa' che questo sacramento ci rafforzi nel tuo amore
    e ci spinga a servirti nei nostri fratelli.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    Ti ringraziamo dei tuoi doni, o Padre:
    la forza dello Spirito Santo,
    che ci hai comunicato in questo sacramento,
    rimanga in noi e trasformi tutta la nostra vita.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    O Dio, che ci hai nutriti
    con l'unico pane della vita eterna,
    confermaci nel tuo amore,
    perché possiamo camminare verso di te
    nella vita nuova.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.


    Oppure NEL TEMPO DI PASQUA:

    Infondi in noi, o Padre,
    lo Spirito della tua carità,
    perché saziati con i sacramenti pasquali,
    viviamo concordi nel vincolo del tuo amore.
    Per Cristo. nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    O Dio nostro Padre, questa partecipazione
    al mistero pasquale del tuo Figlio
    ci liberi dai fermenti dell'antico peccato
    e ci trasformi in nuove creature.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    Oppure:

    Dio grande e misericordioso,
    che nel Signore risorto
    riporti l'umanità alla speranza eterna,
    accresci in noi l'efficacia del mistero pasquale
    con la forza di questo sacramento di salvezza.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.


    RITO DI CONCLUSIONE

    12. Quindi il ministro, invocando la benedizione di Dio e facendo su se stesso il segno della croce, dice:

    Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male,
    e ci conduca alla vita eterna.

    R. Amen.

    Oppure:

    Ci benedica e ci custodisca
    il Signore onnipotente e misericordioso,
    Padre e Figlio e Spirito Santo.

    R. Amen.

    ********************************
    Un grazie al sito:

    http://www.liturgia.maranatha.it/Unzione/indexpage.htm
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 
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