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    Predefinito Il massacro di Falluja: Sit in lunedì a Roma, martedì a Milano

    Il massacro di Falluja: Sit in lunedì a Roma, martedì a Milano
    Sarà sotto le sedi diplomatiche dello Zio Sam, a Roma e Milano, la prima risposta dei pacifisti alle nuove prove sull'uso di armi di sterminio di massa a Falluja. Anche se proposto in sordina, nei giorni dello sciopero della stampa e solo su una rete satellitare, il video di Sigfrido Ranucci per RaiNews 24 ha prodotto una breccia nel muro di gomma che avvolge la vicenda di uomini, donne e bambini sottoposti alle pesanti attenzioni dell'esercito occupante. Napalm e bombe al fosforo. La "guerra al terrorismo" è terrorismo. I fatti erano stati denunciati invano per anni dalle organizzazioni irachene per i diritti umani che avevano raccolto le voci dei testimoni diretti dopo la fine dell'assedio nell'estate. Ne aveva ripetutamente fatto cenno al Jazeera, la tv panaraba. La Croce rossa e le ong furono bloccate dagli eserciti Usa e iracheno alle porte della città assediata. E la stampa "embedded", arruolata, fece calare il silenzio sul massacro. Come per Abu Ghraib e le torture di prigionieri di guerra è stata necessaria la denuncia dall'interno, la confessione di un soldato, per avvalorare le grida del popolo iracheno e suscitare un sussulto di indignazione. Ma i responsabili delle torture sono a piede libero, la violenza arbitraria sui detenuti continua così come persiste l'occupazione militare. «Quante denunce dovremo fare prima che si separi la responsabilità del nostro paese da coloro che non disdegnano di bruciare bambini a fuoco lento?», domanda l'appello per i sit-in di lunedì e martedì, il primo alle 16 sotto l'ambasciata Usa di Roma, l'altro al consolato milanese alle 18.

    Apromuovere i sit-in associazioni, sindacati, giornali e partiti che hanno dato vita e hanno attraversato il movimento per la pace, senza se e senza ma. «Abbiamo chiesto al governo, più volte e inutilmente, risposte chiare su cosa fosse accaduto a nostro nome in Iraq - ricorda Francesco Martone, senatore del Prc. Era marzo dell'anno scorso quando le notizie che arrivavano dagli ospedali iracheni facevano intravedere violazioni gravissime delle convenzioni internazionali nella già illegale guerra all'Iraq. tre rappresentanti delle ong di quel paese, a novembre del 2004, consegnarono un dossier ai senatori della Commissione diritti umani. Solo il video - prodotto da una delle migliori redazioni Rai e passato tra le strette maglie della censura, restituisce, senza altri dubbi, le immagini di esseri umani resi irriconoscibili dal fuoco chimico, «da armi capaci di bruciare la pelle in pochi istanti», continua Martone che inserisce, tra gli auspici della prossima legislatura, l'istituzione di una commissione parlamentare sui lati più oscuri di una missione irachena di cui il «governo italiano è corresponsabile». «L'amministrazione Usa si è resa colpevole di ciò che imputava a Saddam Hussein: del possesso e dell'uso di armi di distruzione di massa. Da questo crimine di guerra l'Italia deve dissociarsi e chiedere che indaghi l'Onu, altrimenti sarà complice», aggiunge Pietro Folena, deputato di Rifondazione.

    «Considerato che il fosforo bianco è un'arma di distruzione di massa bandita dalla comunità internazionale e vietata dalle convenzioni internazionali sottoscritte anche dagli Usa», i deputati Prc hanno presentato una mozione per chiedere al governo di «promuovere presso l'Onu un'iniziativa immediata per realizzare un'inchiesta ufficiale sull'uso di queste armi e sulla violazione delle convenzioni internazionali, e per portare in giudizio i responsabili di questi crimini, e verificare che nelle infrastrutture militari Usa e Nato sul territorio italiano non siano presenti armi di tale natura».

    Per attivare la procedura sulla violazione della convenzione internazionale per la messa al bando delle armi chimiche (firmata anche dagli Usa) serve la denuncia di un altro paese firmatario, c'è chi propone che sia proprio l'Italia a farlo all'indomani della messa in onda del reportage. Lo chiede Fabio Alberti, presidente di "Un Ponte per", la ong che solo lo scorso luglio aveva accompagnato a Strasburgo una delegazione della società civile irachena che anche allora denunciò al parlamento europeo il massacro chimico di Falluja.

    Ma le agenzie, ripresesi dal silenzio dello sciopero, non registrano altre prese di posizione se non quelle di Rifondazione. Il governo tace. Al suo posto parla la Finanziaria che trova denari solo per finanziare le missioni e acquisire nuovi sistemi d'arma. E parla Martino, ministro della guerra, ma solo per definire una «montatura» lo scandalo Nigergate, quello a proposito del falso dossier fabbricato da faccendieri e spioni, anche italiani, per sostenere che Saddam stesse acquistando uranio arricchito. Sulla base di quel dossier i parlamenti della coalizione dei volenterosi scateneranno la guerra all'Iraq.

    Dopo un lungo periodo di scarsa visibilità (ma di lavoro intenso), i sit-in saranno un passo per la riconquista della scena pubblica da parte dei movimenti pacifisti a cui non sono piaciuti i recenti tentennamenti del centro sinistra sull'eventuale ritiro delle truppe dopo l'altrettanto eventuale cambio di governo. «La mia sensazione è che non esista ascolto di queste nostre istanze», spiega Albino Bizzotto, presidente dei "Beati i costruttori di pace" che con più di duemila firme, un anno fa, avevano chiesto ai vescovi della Cei di pronunciarsi contro gli orrori di Falluja. L'amarezza di Bizzotto di fronte al silenzio della conferenza episcopale è la stessa provata da tanti pacifisti alla lettura dei programmi del centro sinistra a proposito di sicurezza e di esercito europeo. «Una solitudine, una distanza, che stanno misurando anche i giovani anti-mafia di Locri, gli universitari che occupano o le popolazioni No Tav della Val Susa - dice a Liberazione Paolo Beni, presidente Arci - però sono loro le energie nuove, la spinta deve ripartire dal basso, c'è bisogno che emerga una ribellione morale contro gli orrori della guerra. La maggioranza della società civile è ancora radicalmente contraria alla guerra e i fatti le danno ragione».
    di Checchino Antonini (venerdì 11

  2. #2
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    Quante altre immagini dovremo vedere prima che ci si ricordi cosa è la guerra?

    Qualcuno seriamente ha pensato che fosse qualcosa di diverso da quello che abbiamo visto in questi giorni?

    Come per le torture nel carcere di Abu Ghraib nessuno credeva alle organizzazioni irachene per la difesa dei diritti umani che denunciavano il comportamento dell'esercito Usa, così per l'uso di armi chimiche negli
    assalti alle città le denunce più volte fatte dai cittadini di Falluja hanno avuto bisogno di essere avvalorate dalla parola di un soldato statunitense e mostrate in Tv.

    Allora ci fu un sussulto di indignazione, poi tutto è ripreso come prima.

    I responsabili sono ancora a piede libero, le torture sono ricominciate, l'occupazione continua.

    Quante denunce dovremo fare prima che si separi la responsabilità del nostro paese da coloro che non disdegnano di bruciare bambini a fuoco lento?


    Via subito le truppe italiane dall'Iraq
    Via subito le truppe Usa dall'Iraq
    Via subito tutte le truppe dell'Iraq


    Lunedì 14 novembre ore 16.00
    Sit - in presso Ambasciata Usa a Roma
    via Veneto

    Martedì 15 novembre ore 18.00
    Sit - in di fronte al Consolato Usa a Milano
    via Durati - L.go Stati Uniti d'America -


    Promotori:

    Arci; Attac; Bastaguerra; Beati i Costruttori Di Pace; Carta; Comitato Verità e Giustizia per Genova; Confederazione Cobas; Ctm – Altromercato; Donne in Nero; Federazione dei Verdi; Fiom – Cgil; Forum Per La Democrazia Costituzionale; Giovani Comunisti; Guerra&Pace; IlManifesto; Legambiente; Libera; Liberazione; Marcia Mondiale delle Donne; Rete Lilliput - Nodo di Roma-; Rifondazione Comunista; Sincobas; Terres Des Hommes; Un Ponte Per; Us Citizens For Peace And Justice



    S

  3. #3
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  4. #4
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    io ci sarò
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  5. #5
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    Iraq.Fosforo bianco su Fallujah, Euroliberali: commissione di inchiesta internazionale. Sit-in all'ambasciata Usa a Roma

    Dopo il documentario di Rai News 24 che denuncia l'uso di bombe al fosforo bianco da parte degli americani contro la popolazione di Falluja, Graham Watson, capogruppo dei Liberaldemocratici (Alde) a Strasburgo, ha
    chiesto l'avvio di un'inchiesta internazionale da parte dell'Unione Europea.

    Con una lettera indirizzata all'Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza comune, Javier Solana, Watson ricorda "le accuse sollevate nel recente documentario dell'emittente televisiva Rai sul fatto che gli aerei americani hanno illegalmente scaricato bombe al fosforo bianco sulla popolazione civile di Falluja".

    I soldati dell'esercito americano "intervistati hanno confermato le gravi ustioni riportate dai civili per l'uso di armi chimiche contro la popolazione irachena", scrive Watson.

    Pertanto "quando vi è una testimonianza così chiara e convincente degli effetti che tali armi hanno provocato sulla popolazione, ritengo sia necessaria un'inchiesta immediata e completa".

    Le foto ottenute dalla Rai e provenienti dal Centro di studi per i diritti umani a Falluja "sembrano corroborare questa tesi, come mostrano i corpi di decine di residenti di Falluja la cui pelle è stata dissolta o carbonizzata dai proiettili di fosforo".

    "Questo è il motivo per cui - prosegue il capogruppo dell'Alde nella missiva a Solana - mi appello a lei per condannare l'uso delle bombe al fosforo contro i civili e chiedo, tramite l'Ue, una inchiesta internazionale sul loro uso sotto gli auspici delle Nazioni Unite".

    Watson suggerisce inoltre un dibattito in Aula durante la plenaria di Strasburgo che inizia questo pomeriggio e chiede alla presidenza britannica del Consiglio di "informare i colleghi parlamentari e il grande pubblico su questa questione".

    Watson dice di essere a conoscenza delle ammissioni del Pentagono "sull'uso di fosforo durante l'assalto dell'ultimo anno alla città sunnita che gli ufficiali americani considerano roccaforte della guerriglia".

    Ma nonostante abbiano dichiarato che le granate sono state usate "con molta parsimonia e solo per illuminare le aree del combattimento- ricorda il capogruppo- il documentario della Rai suggerisce che non solo le granate sono state usate comunemente, ma che hanno ucciso un numero imprecisato di civili".

    Sit-in a Roma
    Oggi a Roma, per chiedere l'immediato ritiro delle truppe italiane in Iraq dopo l’utilizzo da parte degli americani di bombe al fosforo, pacifisti hanno manifestato davanti all'ambasciata americana a Roma, in un sit-in organizzato da Verdi, Comunisti italiani e Rifondazione comunista.

    Pietro Folena, deputato indipendente di Rifondazione comunista che partecipa alla manifestazione, ha chiesto "un'inchiesta ufficiale delle Nazioni unite sull'uso di armi di distruzione di massa da parte degli Stati uniti nella guerra in Iraq".

    "La richiesta al governo italiano è di condannare esplicitamente l'uso di queste armi e di prendere un'iniziativa alle Nazioni unite perché si realizzi questa inchiesta, perché si individuino e si puniscano coloro che sono responsabili, perché si abbia la certezza che nelle basi americane presenti in Italia non ci siano depositi con armi come quelle usate a Falluja".

    Interpellanza di Ds e Margherita
    Un'interpellanza urgente è stata presentata dai parlamentari Ds per sapere "se il governo fosse a conoscenza dell'utilizzo di armi non convenzionali durante l'assedio di Fallujah" e "quali iniziative abbia assunto o intenda assumere nei confronti dell'Amministrazione americana" perché sia rispettata la Convenzione CWC che proibisce l'impiego di armi chimiche, di agenti chimici e di sostanze
    incendiarie nei conflitti.

    Nell'interpellanza, di cui e' primo firmatario Luciano Violante, si fa esplicito riferimento, oltre che al documentario "Fallujah: la strage nascosta" mandato in onda la settimana scorsa da Rai New 24, a quanto riportato oggi dalla stampa quotidiana sui contenuti di un articolo della rivista del Pentagono Farmag (Field Artillery Magazine) secondo cui sarebbero stati "lanciati ripetuti attacchi 'agita e cuoci' contro i ribelli, spruzzati con fosforo bianco e quindi eliminati con esplosivo ad alto potenziale".

    Analoga iniziativa della Margherita che in una interpellanza chiede: "Il Governo italiano è in grado di confermare o meno l'utilizzo di armi con componenti chimici quali il fosforo bianco e armi incendiarie quali l'MK 77 nel corso dell'assedio alla citta' irachena di Fallujah, nel novembre 2004, da parte dell'esercito americano?".

 

 

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