Un «Fascio.», in generale, può essere un partito, un movimento, un gruppo politico come tutti gli altri? Può essere la «Destra» (o di «Destra»)? La «Sinistra» (o di «Sinistra»)? Il «Centro» (o di «Centro»)? L’ «estrema-Destra» (o di «estrema-Destra»)? L’ «estrema-Sinistra» (o di «estrema-Sinistra»)? Può rappresentare un pensiero, degli atti, degli interessi e/o delle finalità esclusivamente di «Destra»? Oppure, esclusivamente di «Sinistra»? O ancora, esclusivamente di «Centro»? Ossia, esclusivamente di «estrema-Destra»? Ovvero, esclusivamente di «estrema-Sinistra»?
Dal latino «fascis, is», la parola «fascio» indica o segnala l’affastellamento di un certo numero di verghe precedentemente separate e distinte che, riunite attorno ad un asse, sono tenute insieme da una medesima stringa. Dal canto loro, invece, i vocaboli «destra» (dal latino, «dexter, dextera, dexterum» o «dexter, dextra, dextrum»), «sinistra» («sinister, sinistra, sinistrum»), «centro» («medium, a, um»), «estrema-destra», «estrema-sinistra», designano o evidenziano ciò «che sta a destra», oppure «a sinistra», o ancora «al centro», ossia all’ «estrema-destra», ovvero all’ «estrema sinistra», di qualcuno o di qualcosa.
Da un punto di vista politico, dunque, il termine «Fascio» indica o segnala l’aggregazione, il raggruppamento o la coalizione di un certo numero di forze d’origine eterogenea che, riunite attorno ad un minimo comune determinatore (rappresentato quasi sempre da uno scopo o da una finalità da perseguire, raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare), sono tenute insieme da una simile e complementare percezione della realtà e da una paragonabile e sussidiaria intenzione, disponibilità e determinazione a volere mettere in pratica quella loro scelta, quel loro impegno e/o quel loro progetto (esempio tipico, nella Storia del nostro paese, il «Fascio operaio e proletario» di Milano del 1880; i «Fasci Siciliani» o «dei Lavoratori», 1892-1893; i «Fasci Interventisti», 1914-1915; i «Fasci Italiani di Combattimento», 1919-1921). Per quanto le concerne, invece, le locuzioni «Destra», «Sinistra», «Centro», «estrema-Destra» o «estrema-Sinistra», designano o evidenziano semplicemente quelle «fazioni» o quelle «tendenze» (partiti, movimenti, gruppi, ecc.) «che stanno a Destra, oppure a Sinistra, o ancora al Centro, ossia all’estrema-Destra, ovvero all’estrema Sinistra, di un comune sistema». Nel caso particolare: il sistema politico che fu inaugurato il 28 Agosto del 1789, a Versailles, nel corso di una delle prime fasi della «Rivoluzione francese» (1789-1799) e che, tuttora in vigore (in Italia, in Europa ed in diversi paesi del mondo), usiamo inquadrare e definire con il nome di, «Sistema parlamentare rappresentativo».
In altre parole, un qualunque «Fascio» è «l’unione trasversale di un certo numero di forze politiche eterogenee che decidono d’aggregarsi, raggrupparsi o coalizzarsi per raggiungere un fine comune, in aperta e radicale contrapposizione ed alternativa all’insieme delle forze politiche che invece si riconoscono in un altro, comune e collettivo sistema»; mentre invece, una qualsiasi «Destra», una qualsiasi «Sinistra», un qualsiasi «Centro», una qualsiasi «estrema-Destra» o una qualsiasi «estrema-Sinistra», è esclusivamente «l’unione lineare di un certo numero di forze politiche omogenee (o tendenti ad esserlo) che decidono d’aggregarsi, di riunirsi o di raggrupparsi all’interno di un medesimo organismo, sia per difendere, giustificare o propagandare i comuni punti di vista o le comuni le scelte, sia per valorizzare o mettere in luce i comuni progetti e/o i comuni programmi, sia per aumentare o accrescere i propri consensi o la propria popolarità (e/o, la propria influenza, la propria autorità, il proprio potere, i propri privilegi, ecc.), in accordo e complementarità o in competizione e concorrenza con le altre forze che coesistono, agiscono e/o interagiscono all’interno dello stesso sistema».
Come precisa il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, la «Destra» è «l’insieme dei partiti conservatori, i cui deputati siedono in Parlamento alla destra del presidente»; la «Sinistra» è «l’insieme dei partiti (innovatori e progressisti), i cui deputati siedono alla sinistra del presidente»; il «Centro» è «la parte centrale dello schieramento parlamentare o la tendenza politica intermedia tra le correnti estreme» (XIXª edizione, Milano, 1980, pag. 515; 1642; 341); «l’estrema-Destra» e «l’estrema-Sinistra», essendo una semplice intensificazione, acutizzazione o esacerbazione dei punti di vista, delle scelte, dei progetti e/o dei programmi ideologici, politici e pratici delle sopraindicate «tendenze» o «fazioni» capofila.
Ora, se per aggregare, raggruppare o riunire una qualsiasi «tendenza» o «fazione» che coesiste, agisce e/o interagisce all’interno di uno stesso sistema, è sufficiente enunciare delle idee, dei programmi e/o dei progetti particolari, univoci e comuni; per aggregare, raggruppare o coalizzare gli elementi di un qualunque «Fascio» (un organismo che - come abbiamo già verificato - si pone in contrapposizione frontale ed alternativa globale con un intero sistema), lo stesso esercizio diventa, a dire poco - non solo impossibile da realizzare (in quanto «quot homines, tot sententiae»), ma addirittura - contraddittorio, controindicato e controproducente. Tale, cioè, da non permettere, in nessun caso ed in nessuna circostanza, nessun tipo o genere di aggregazione, di raggruppamento o di coalizione.
Come è facile dedurlo, infatti, l’unità trasversale ed eterogenea che invariabilmente si realizza all’interno di un qualsiasi «Fascio», presuppone o sottintende originalità, specificità, differenziazione, complementarietà, e quindi, di conseguenza, spontaneità, perspicuità, singolarità, inalienabilità di ogni specifica capacità e di ogni distinta potenzialità; mentre l’unità lineare ed omogenea che invece si realizza sistematicamente all’interno di una qualunque «tendenza» o «fazione» partigiana, presuppone o sottintende affinità, generalità, livellamento, uniformità, e quindi, di conseguenza, artificiosità, imperscrutabilità, standardizzazione, alienabilità.
Ne risulta che, differentemente da un’unità di tipo lineare ed omogeneo (che, come possiamo immaginare, presuppone o sottintende ugualmente, assimilazione, concrezione, ottundimento, mescolanza, e quindi, di conseguenza, alterazione, trasfigurazione, rabberciamento, allotropia della maggior parte delle capacità e potenzialità che originariamente qualificavano o caratterizzavano i singoli elementi costitutivi di quei differenti «assemblaggi», «miscugli» o «amalgami» ideologici, politici e pratici che definiamo i «partiti», i «movimenti», i «gruppi», ecc.), l’unità trasversale ed eterogenea che tende invece a realizzarsi nel contesto di un qualsiasi «Fascio» - più che alle idee, i progetti e/o i programmi specifici a cui i suoi possibili adepti potrebbero, ancora per qualche tempo, fare riferimento - deve piuttosto badare all’essenzialità degli scopi o delle finalità che l’insieme delle componenti si è concordemente e solidariamente prefissato o imposto di perseguire (oppure, di raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare), nonché alla sostanzialità e dinamicità della sua effettiva configurazione (che - come sappiamo - è quella che invariabilmente risulta, sia dalla « somma » delle diverse capacità e potenzialità che in essa sono contenute o raccolte, che dalla « moltiplicazione » delle singole capacità e potenzialità, per quelle che, individualmente e collettivamente, sono espresse o rappresentate da tutte le altre).
Se vogliamo, quindi, un «Fascio» è la forma allegorica e figurativa che meglio d’ogni altra si addice all’unione ed all’eventuale collaborazione tra tutte le differenze umane (o la maggior parte di esse) che normalmente esistono, agiscono o interagiscono all’interno di una società; mentre «Destra», «Sinistra», «Centro», «estrema-Destra», «estrema-Sinistra» - per antonomasia e definizione - sono delle allegorie che tendono rispettivamente a limitare ed a circoscrivere le possibilità di unione e di collaborazione, all’interno della medesima società, alle sole differenze umane che si percepiscono, si considerano o si riconoscono in quella particolare posizione o specifica collocazione.
Detto diversamente, un qualunque «Fascio» può sempre facilmente riunire e, contemporaneamente, rappresentare tutte quelle capacità e potenzialità della società che - prese individualmente o collettivamente, ed al di la di ogni schema ideologico, politico e pratico, preconcetto - sono virtualmente simili, parallelamente equidistanti, di qualità o valore più o meno equivalente ed, allo stesso tempo, praticamente uniche, originali, irripetibili e complementari. Per quanto la riguarda, invece, una qualsiasi «Destra», una qualsiasi «Sinistra», un qualsiasi «Centro», una qualsiasi «estrema-Destra» o una qualsiasi «estrema-Sinistra», può unicamente sperare di riunire e di rappresentare quelle capacità e potenzialità della stessa società che - prese individualmente o collettivamente - tendono esclusivamente ad identificarsi o riscontrarsi nei principi, nei valori, negli schemi, nei programmi e/o negli scopi ideologici, politici e pratici della propria «fazione» o «tendenza», nonché ad opporsi a (o a distinguersi da) quei principi, quei valori, quegli schemi, quei programmi e/o quegli scopi ideologici, politici e pratici che sono simultaneamente e rispettivamente espressi o manifestati dalle «individualità», dalle «fazioni» e/o dalle «tendenze» rivali che - da «Destra», da «Sinistra», dal «Centro», dall’ «estrema-Destra» o dall’ «estrema-Sinistra» dello stesso sistema - condividono, ammettono o accettano comuni istituzioni, vi partecipano e vi agiscono dall’interno (o dai suoi margini) e concorrono - direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente - al loro funzionamento ed alla loro perennità.
Per essere ancora più precisi e per evitare ulteriori e spiacevoli “qui pro quo” o noiosi ed antipatici fraintendimenti, diciamo che un «Fascio» può costantemente riunire ed invariabilmente rappresentare - al suo interno - delle tendenze ideologiche, politiche e pratiche (che, per facilità di linguaggio, possiamo pure continuare arbitrariamente a definire) di «Destra», di «Sinistra», di «Centro», di «estrema-Destra» e di «estrema-Sinistra»; mentre, una qualunque «Destra» (sia essa, «moderata» o «estrema», «istituzionale» o «antagonista», «nazionale» e/o «sociale», «radicale» o «possibilista», «parlamentare» o «extra-parlamentare»), una qualunque «Sinistra» («moderata» o «estrema», massimalista o riformista, rivoluzionaria o istituzionale, parlamentare o extraparlamentare) o un qualunque «Centro» - oltre a non potere essere in grado, in nessuna maniera e con nessun espediente, di riunire e di rappresentare l’insieme delle tendenze ideologiche, politiche e pratiche che normalmente esistono, agiscono o interagiscono all’interno di una medesima società - può tutt’al più (qualora lo volesse o decidesse di farlo) riunire e rappresentare:
- nel caso della «Destra», le sole tendenze di «Destra» («moderata» o «estrema», «istituzionale» o «antagonista», «nazionale» e/o «sociale», «radicale» o «possibilista», «parlamentare» o «extra-parlamentare») che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi ad una soggettiva interpretazione, specifica decodificazione o parziale rappresentazione di quel medesimo «Fascio»;
- nel caso della «Sinistra», le sole tendenze di «Sinistra» («moderata» o «estrema», massimalista o riformista, rivoluzionaria o istituzionale, parlamentare o extraparlamentare) che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi … (omissis);
- nel caso del «Centro», le sole tendenze di «Centro» che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi ad una soggettiva interpretazione, specifica decodificazione o parziale rappresentazione di quel medesimo «Fascio».
Contrariamente all’opinione più diffusa, infatti, un «Fascio» - nel momento della sua formazione o costituzione - non è, né può mai essere, un semplice partito, movimento o gruppo politico di «Destra», di «Sinistra», di «Centro», di «estrema-Destra» o di «estrema-Sinistra». A mio giudizio, è qualcosa di più ed, in tutti i casi, qualcosa di totalmente «differente» e/o di completamente «altro».
Alcune e non esaustive ragioni spiegano questa sua peculiarità (sono tentato di dire, unicità):
1. un qualunque «Fascio», infatti, non prende mai vita, non si riunisce, né si costituisce mai, come una delle tante «tendenze» o «fazioni» che popolano o animano un qualunque sistema parlamentare; tanto meno, come una «tendenza» o una «fazione» che entra in contesa, competizione o concorrenza con altre «tendenze» o «fazioni» dello stesso sistema, magari per tagliarsi - al suo interno - un qualsiasi spazio d’influenza, d’autorità o di potere; meno ancora, come una «tendenza» o «fazione» che tenta, dall’interno di un sistema, di riformare, modificare o migliorare il sistema stesso;
2. un qualsiasi «Fascio», in realtà, prende vita, si riunisce o si costituisce (o tende a farlo) solo in particolari momenti della Storia: quelli in cui, ad esempio, le vecchie ed inadeguate categorie politiche di un sistema, non corrispondono più alla percezione della realtà, oppure ai momenti contingenti della storia o alle attese popolari, ed esigono - di conseguenza - una loro qualsiasi ricomposizione e/o ri-classificazione; o ancora, quando è necessario o indispensabile aggiornare o rinnovare gli antichi schieramenti ideologici, politici e pratici, per costituirne dei nuovi, più adatti o conformi alle esigenze del presente o del futuro della società; ossia, quando le diverse «tendenze» o «fazioni» di un qualsiasi sistema sono al servizio di interessi stranieri; ovvero, quando le diverse «tendenze» o «fazioni» di un qualsiasi sistema - non solo non sono più in grado di offrire o di fornire delle risposte plausibili, efficaci o risolutive alle problematiche che esse stesse hanno precedentemente sollevato, ma senza volerlo e senza saperlo e, in certi casi, addirittura senza nemmeno accorgersene - paralizzano il sistema di cui sono l’espressione, con vaniloqui, astrattezze o bloccaggi istituzionali che, di sé per sé, rappresentano il principale ostacolo o il maggiore impedimento a qualsiasi genere di soluzione. In altri termini, quando un qualunque «Fascio» prende vita, si riunisce o si costituisce, lo fa solo ed esclusivamente, come estremo ricorso ad una situazione di estremo rimedio o di effettiva e comprovata emergenza; in tutti i casi, come un qualcosa che - da un punto di vista globale - ha vocazione, inclinazione, volontà ed ambizione a rappresentare il solo ricorso possibile o la sola alternativa avverabile, concretizzabile e credibile al sistema delle «tendenze» o delle «fazioni» inconcludenti, infeconde e distruttive della società che sente il bisogno di combattere, sconfiggere ed eradicare, per edificare o mettere a punto un altro sistema;
3. un qualsiasi «Fascio», in fine, non tende mai a riunire gli uomini sulla base delle idee o dei progetti che questi ultimi già esprimono o manifestano individualmente o collettivamente, ma - fregandosene altamente delle loro precedenti e specifiche inclinazioni o collocazioni ideologiche, politiche e pratiche - cerca semplicemente di riunirli sull’essenziale: in particolare, lo scopo o la finalità che, in quel momento, è necessario o indispensabile perseguire, raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare; le capacità, le competenze, la responsabilità, la volontà ed il coraggio che ognuno è pronto a sviscerare e mettere in comune per raggiungere quell’obiettivo; l’abnegazione che, per quel fine, è in grado di dedicare o di consacrare; il sacrificio ed i mezzi che è risoluto ad offrire o a destinare, per potere realmente raggiungere e conseguire quell’ambito e comune traguardo.
In altre parole, un qualunque «Fascio» è simultaneamente e potenzialmente un mezzo ed uno strumento di «disintegro/concrezione» di un sistema immobilizzato ed inoperante. Oppure, se si preferisce, un mezzo ed uno strumento di disgregazione e di ricomposizione su nuove basi di una realtà politica, economica, sociale e culturale che si è totalmente anchilosata o sclerosata, diventando, allo stesso tempo, praticamente incapace di favorire o facilitare una sana e salutare circolazione delle élites, di realizzare le più banali innovazioni societarie ed i più insignificanti mutamenti istituzionali, nonché di dare delle risposte, attendibili, affidabili ed accettabili, agli infiniti perché ed alle insistenti e pressanti attese dell’uomo della strada.
E’ in questo senso che un «Fascio» è sempre e comunque «rivoluzionario». Rivoluzionario, in quanto non si propone mai di sostituire, al governo di una Nazione, una particolare «tendenza» o «fazione», in alternanza, correzione o variazione a quello di altre «fazioni» o «tendenze» rivali, ma scombinando e disperdendo l’insieme delle «tendenze» o delle «fazioni» che concorrono ad inibire o paralizzare un sistema, tende ad aggregare, raggruppare o coalizzare i soli elementi volitivi, risoluti, energici e dinamici di queste ultime e, con il loro concorso e collaborazione, ad edificare o a strutturare un altro sistema.
Non per niente, il concetto di «rivoluzione» a cui un «Fascio» fa (o dovrebbe fare) normalmente riferimento, prende etimologicamente origine dal verbo latino «revolvo, is, revolvi, revolutum, revolvere» che significa: «rivoltare» (nel senso di «ribaltare completamente»): una «rivoluzione», cioè, che compie davvero una rerum mutatio o «completa mutazione della situazione»!
Alberto B. Mariantoni
1. Da non confondersi con una volgare seditio (dal latino, seditio, seditionis che vuole dire « rivolta », « sedizione »), né una qualsiasi restaurazione; tanto meno, una comune ed inconcludente « rivoluzione» in senso astro-fisico (cioè, che parte da un punto, per ritornare inevitabilmente e ciclicamente allo stesso punto), oppure di stile «gattopardiano» (« cambiare tutto, per non cambiare niente... »), «sessantottino» (come la cosiddetta « rivolta studentesca » del 1968, in Francia o in Italia, che ha emancipato ed elevato la maggior parte degli ex-“rivoluzionari” di allora, a banali o radicali conservatori del medesimo sistema che pretendevano combattere) o «piccolo borghese» (come quelle che ebbero a compiere nei secoli passati e che continuano a realizzare oggi nel mondo, ii “bottegai senza bottega”, gli “avvocati senza clienti”, i “professori senza studenti”, gli “studenti senza voglia di studiare”, i “giornalisti senza giornale”, gli “architetti senza progetti”, ecc.); meno ancora, una classica e monotona «conquista del potere» in senso marxista-leninista che - come tutti sappiamo - annuncia, ogni volta, la solita, inefficiente e corrotta dittatura di una «classe» a danno, detrimento e pregiudizio di un’altra o di tutte le altre!




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