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    Predefinito Riflessioni sul Proporzionale.

    Questa riforma rischia a mio modo di vedere, di riportare l'italia indietro di 15 anni e spiego la motivazione di questa considerazione.

    Mentre negli altri paesi europei al sistema proporzionale è stato sempre affiancato un sostanziale "bipolarismo" (sinistra e centrodestra esistono in spagna, francia, germania da decenni).
    In Italia per 40 anni abbiamo avuto un sistema dove un unico partito è sempre rimasto al governo ed un altro grande partito sempre alla opposizione.
    Si sono avuto governi centristi (con la sola DC)governi di centrodestra (con i LIberali) e governi di centrosinistra (con PDSI, PSI, PRI etc)... ma la DC è rimasta ininterrottamente al governo dal dopoguerra a tangentopoli.

    Dall'altra parte nel PCI ci sono sempre state correnti (se le vogliamo chiamare cosi) a cui faceva comodo rimanere alla opposizione, cosi da avere comodi alibi. Berlinguer, ad esempio, provò a rompere questo isolamento del partito ed anche per questo fu non poco osteggiato proprio da alcuni suoi compagni.

    In italia il bipolarismo quindi è stato "creato" dal sistema elettorale e non viceversa come accade in altri paesi europei.. per questo, a mio modo di vedere, il maggioritario rimane un "Male necessario" per far maturare il nostro sistema politico e stabilizzarlo in un bipolarismo.

    Perchè il bipolarismo sia necessiario? semplice, perchè se una classe politica rimane troppo tempo al potere.. viene divorata dalla corruzione e gli esempi sono noti a tutti qui nel nostro paese ma anche all'estero (Spagna, Germania, Francia). E' quindi necessaria una "divisione" dei partiti in 2 (o piu) schieramenti.

    Ma il proporzionale in italia invece tende a fare il contrario, cioè tende a ricreare (a mio modo di vedere) una classe politica che sarà quasi sempre al governo .. ed una che invece sarà sempre alla opposizione.

    Per la lega e per bertinotti la tentazione di rompere con Polo e Unione sarà forte, tanto i loro 40-60 parlamentari li avranno comunque in parlamento anche se correranno soli. D'altro canto le parole di D'Alema, Chiti, Rutelli fanno capire che la Grande Coalizione potrebbe non essere cosi lontana.

    Se Prodi (qualora vincesse) incontrasse difficoltà a sinistra.. qualora cadesse, potrebbe far nascere un governo tipo il D'Alema 1 che quindi potrebbe sostituire rifondazione con i Centristi e questo potrebbe essere l'inizio.

    In definitiva se passa il proporzioanle, probabilmente sarà modificato nella successiva legislatura in modo da eliminare i vincoli di coalizione (quell'8% di sbarramento se ci si presenta da soli).... e ben presto potremmo ritornare alla vecchia prima repubblica con una DC (margherita, UDC, Parte FI, Parte AN) che talora governa con la Destra di AN e talora con i DS escludendo quindi Lega e Sinistra socialcomunista.. tornando quindi alla prima repubblica......

    Un panorama politico che fa ribrezzo al solo pensarci..... speriamo in Ciampi.

    Danny

  2. #2
    Vittima del proporzionale
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    L'articolo di Scalfari di oggi su Repubblica era ottimo. Se lo trovo lo posto.

    D'altronde, sono o non sono una vittima del proporizionale
    Livio

  3. #3
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    Predefinito

    In origine postato da Livio
    L'articolo di Scalfari di oggi su Repubblica era ottimo. Se lo trovo lo posto.

    D'altronde, sono o non sono una vittima del proporizionale
    Eccoti accontentato, l'ho trovato adesso su Repubblica.it

    -------------


    Il ministrone insipido
    della Grande Coalizione
    di EUGENIO SCALFARI

    L'obiettivo della Grande Coalizione è stato lanciato da Giulio Tremonti in un'intervista a Repubblica di qualche giorno fa. L'ha rilanciato Marco Follini dalle pagine del Corriere della Sera. Apparentemente non ha riscosso molto favore né a destra né a sinistra. Nemmeno al centro.

    Il direttore del Corriere, Paolo Mieli, che scrive di rado sul suo giornale, ha rotto un lungo silenzio per dichiarare la sua opposizione a quel progetto che ha definito trasformistico oltre che inefficace a realizzare una (necessaria) politica riformista.

    Francesco Rutelli, che fa da sinistra professione di moderato, è stato altrettanto tranciante. D'Alema, che non è certo un massimalista, ha dichiarato che per quanto lo riguarda sarebbe pronto ad allearsi con Follini ma soltanto con lui, cioè a cucinare un pasticcio tra un cavallo e un'allodola. Prodi e Fassino hanno liquidato l'ipotesi con due parole. Perfino Mario Monti ritiene improponibile quel progetto. Berlusconi, dal canto suo, l'ha ignorato: la sua strategia elettorale continua ad essere quella che i comunisti, intesi come la sinistra dai Ds fino a Bertinotti, mangiano i bambini.
    Insomma, muro su tutta la linea. Ma nei corridoi dei palazzi del potere se ne continua a parlare.

    Si coltiva l'ipotesi che le elezioni di primavera possano risolversi in un pareggio e che per conseguenza la Grande Coalizione divenga necessaria. In periodo elettorale tutti la escludono per ovvie ragioni ma dopo, se il risultato del voto fosse di parità, bisognerà pur fare di necessità virtù. Perciò - si dice - studiamo come affrontare il problema e come risolverlo. Come spartire il potere. Chi escludere e chi includere.
    Chiariamo anzitutto un punto, cerchiamo di capir bene che cosa si intenda per pareggio elettorale. Si dice: chiunque sia il vincitore delle elezioni, la nuova legge elettorale proporzionale darà luogo ad una maggioranza risicata, non più di una quarantina di seggi. Insufficienti per risolvere i problemi di risanamento e di rilancio d'un Paese sfiancato e sfiduciato. Quindi...

    Sarebbe questo il pareggio? La risposta è semplice: no, con quaranta seggi di maggioranza si può governare, eccome se si può governare. Il centrosinistra di Prodi ha governato ed ha portato l'Italia nell'euro imponendo al Paese sacrifici rilevanti, con soli 7 seggi di maggioranza al Senato. Dunque la maggioranza risicata non è un pareggio ma una vittoria.

    Diversa è l'ipotesi di due maggioranze, una alla Camera e l'altra di diverso colore al Senato. Questo sì sarebbe un pareggio. Dunque ragioniamo su questa ipotesi, la sola che potrebbe configurare la necessità di una Grande Coalizione.

    Personalmente reputo assai improbabile che l'ipotesi si verifichi. E' vero che la legge elettorale è congegnata in modo da rendere tecnicamente possibile una vittoria del centrodestra al Senato. Il premio di maggioranza su scala regionale renderebbe infatti possibile un vantaggio del centrodestra nelle sue roccaforti di Sicilia, Lombardia, Veneto. Il premio di maggioranza nelle tre regioni più popolate e quindi con più folto gruppo di senatori darebbe infatti al centrodestra un notevole vantaggio. Ma se la vittoria andasse alla coalizione opposta in tutte le altre regioni, gli eletti in quelle tre non basterebbero, neppure aggiungendovi la Puglia.

    Dunque improbabile. Ma diciamo pure per comodità che il caso si verifichi. Che succede subito dopo?
    Subito dopo, proclamati i risultati e insediati gli uffici di presidenza delle due Camere, entro quindici giorni deve riunirsi il "plenum" del Parlamento per l'elezione del Capo dello Stato (fino a quel momento il Capo dello Stato è infatti Ciampi, il cui mandato scade il 10 maggio ma viene automaticamente prorogato fino a quando il nuovo Parlamento non abbia eletto il suo successore).

    Il "plenum" del Parlamento è formato da deputati, senatori e rappresentanti delle regioni. Il numero dei deputati supera di molto quello dei senatori, sicché chi detiene la maggioranza alla Camera ha anche presumibilmente la maggioranza nel "plenum" del Parlamento.

    Se - questa è l'ipotesi sulla quale stiamo ragionando - il centrosinistra avesse la maggioranza alla Camera e il centrodestra l'avesse al Senato, la maggioranza nell'assemblea parlamentare che procede all'elezione del Capo dello Stato sarebbe presumibilmente del centrosinistra che eleggerebbe il suo candidato al Quirinale. Questi a sua volta, appena eletto, aprirebbe le consultazioni per la nomina del nuovo governo e - presumibilmente - nominerebbe presidente del Consiglio il leader della coalizione che detiene la maggioranza alla Camera.

    Andiamo avanti su questa ipotetica scacchiera. Il nuovo "premier" ottiene la fiducia alla Camera ma non la ottiene al Senato. Il Capo dello Stato fa altri tentativi ma non riesce a superare "l'impasse" perché la Camera vota in un modo e il Senato in un altro. A questo punto, e solo a questo punto, la Grande Coalizione potrebbe diventare una necessità.

    * * *

    Chi ci sta? L'Udc. Tutta Forza Italia? Dipende da Berlusconi. Berlusconi come Schroeder, che getta la spugna e torna a casa? Io non ce lo vedo, e voi? Diciamo dunque un pezzo di Forza Italia. Alleanza nazionale? Forse sì forse (più probabilmente) no. La Lega? Esclusa per definizione (taglio alle ali). La Margherita? No se c'è Berlusconi. I Ds? Tutti i Ds? Mi sembra improbabile.

    Rifondazione e compagnia comunista? No per definizione (taglio alle ali).

    Sarebbe questa la Grande Coalizione, la coalizione dei moderati? Numericamente parlando non è una Grande Coalizione, ma una minoranza in Parlamento oltreché nel Paese.

    E chi la presiederebbe? Prodi? Mi sembra del tutto improbabile. Berlusconi? Escluso. Casini? Ma via. Rutelli? Improbabile. Mario Monti? Alla testa d'un governo di minoranza sorretto, nel caso migliore, da una maggioranza di astensioni? Paese ingovernabile. Dopo tre mesi, sei al massimo, il Capo dello Stato dovrebbe indire nuove elezioni. Ma se la legge elettorale del Senato non venisse emendata prima con l'abolizione del premio di maggioranza, le nuove elezioni potrebbero riprodurre la stessa situazione di ingovernabilità che abbiamo testé ipotizzato.
    Ecco perché abbiamo più volte scritto che questa legge elettorale voluta tenacemente da Casini può produrre l'avvelenamento dei pozzi: perché, fino a quando non sarà abolita, rischia di rendere il Paese ingovernabile in permanenza, almeno che gli elettori non se ne rendano conto anticipatamente e votino in massa una delle due coalizioni, senza se e senza ma, rigenerando l'acqua dei pozzi e frustrando i progetti di chi voleva avvelenarli.

    * * *

    Non sto a dire quali contraccolpi avrebbe sull'economia e sulla sicurezza del nostro Paese uno scenario come quello fin qui ipotizzato.

    Non sto a dire quale sarebbe il giudizio dei mercati sui titoli del nostro debito pubblico e le conseguenze sul deficit e sui tassi di interesse. Sugli investimenti. Sui consumi. Sull'occupazione. Sulle attività malavitose. Sul disagio delle periferie. Sul governo dell'immigrazione.

    Sulla giustizia, la scuola, la sanità, lasciate allo sbando.
    A proposito delle periferie e di chi ci abita: Romano Prodi qualche giorno fa, subito dopo i primi falò delle "banlieues" dell'Ile-de-France, disse che le nostre periferie potrebbero diventare di qui a poco un problema simile a quello francese. Proprio per evitare questa ipotesi - disse - bisognerà investire molto per arrestarne il degrado e impedire la formazione di ghetti isolati e pieni soltanto di rabbia.

    Fu detto da tutto il centrodestra in coro che si trattava d'un irresponsabile, d'una cassandra impazzita, d'un provocatore terrorista.

    Passò non più di una settimana e le stesse cose, le stesse identiche cose, sono state ripetute in Parlamento dal ministro dell'Interno Pisanu. Il presidente del Consiglio, che aveva apostrofato Prodi come un irresponsabile provocatore, ha pubblicamente ringraziato Pisanu per il coraggio e la lucidità delle sue affermazioni. Che cosa si può dire e che cosa si può sperare da un personaggio come questo, arrivato a rappresentare il nostro Paese? Quale male abbiamo mai fatto, quale peccato originale dobbiamo ancora scontare per essere governati da cinque anni da un personaggio di questo livello?

    * * *

    Forse un pezzo dei cosiddetti "poteri forti" pensa che una situazione del genere sarebbe una manna: governi deboli e precari, governabilità ridotta ai minimi termini, darebbero ai poteri forti un'estesa prateria dove galoppare a piacimento. Forse la pensa così anche una parte della gerarchia ecclesiastica, potere forte per eccellenza in un Paese cosiddetto cattolico come il nostro.

    Spero con tutto il cuore che non sia così. Spero che quel poco di "establishment" che ancora esiste in Italia valuti bene il pericolo che stiamo correndo per colpa di un ceto politico insensato oltreché inetto.

    L'altro giorno Sergio Romano, con le cui diagnosi spesso concordo, ha scritto che non si può negare che questo governo abbia fatto molte riforme, talune mediocri o sbagliate ma altre buone ed efficaci. Le ha anche elencate.

    Forse non si è accorto che non ce n'è una sola che abbia giovato all'Italia e agli italiani.

    Fu chiesto ad Ignazio La Russa nel corso di un recente talk show televisivo di dire quale sia stato un provvedimento utile a tutti. Ci pensò un momento, come smarrito di fronte ad una domanda così ardua; poi gli si illuminarono gli occhi e rispose: l'abolizione dell'imposta di successione.

    Non ricordava che l'aveva abolita il precedente governo di centrosinistra, per tutti salvo che per lo scaglione degli ultra-miliardari ed è quello scaglione, solo quello, che è stato abolito dal governo attuale come suo primo provvedimento cinque anni fa.
    La Confindustria tedesca, alla vigilia delle ultime elezioni, incitò con una pubblica dichiarazione gli elettori a votare in modo da scongiurare l'ipotesi di una "grande coalizione" che avrebbe gettato la Germania nell'incertezza e nell'instabilità. Le cose sono andate come sono andate e la Germania non è l'Italia, ma questo era il timore degli industriali tedeschi.

    Piacerebbe che gli industriali italiani non fossero da meno. Solo un governo autorevole e saggio può risollevarci dalle bassure in cui siamo finiti. Quale sia lo diranno gli elettori, ma che sia autorevole e saggio. Cinque anni di pagliacciate sono un fardello che non possiamo più oltre portare sulle spalle.

    Questioni serie. Roba grossa. Un classico della cucina politica nostrana. I "pontieri" si rimboccano le maniche.
    Se il senatore a vita Giulio Andreotti avesse solo dieci anni di meno il suo telefono squillerebbe ora ininterrottamente. In compenso c'è Bruno Vespa con l'acquolina in bocca perché se il pareggio elettorale diventasse realtà il vero principe di questa Terza Repubblica, il birillo rosso al centro di quel biliardo sarebbe sicuramente lui, con tanti saluti a Celentano e a Sabina Guzzanti. Infine c'è l'esempio tedesco, appena cotto e sfornato. La Germania non è il motore dell'Europa? Non è la terra del bipolarismo? Eppure la Grande Coalizione, esclusa unanimemente durante la campagna elettorale, è diventata realtà. Lo stesso Schroeder ha gettato definitivamente la spugna dopo averla benedetta. E allora!

    (13 novembre 2005)

  4. #4
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    Predefinito Eccolo

    IL COMMENTO
    Il ministrone insipido
    della Grande Coalizione
    di EUGENIO SCALFARI

    L'obiettivo della Grande Coalizione è stato lanciato da Giulio Tremonti in un'intervista a Repubblica di qualche giorno fa. L'ha rilanciato Marco Follini dalle pagine del Corriere della Sera. Apparentemente non ha riscosso molto favore né a destra né a sinistra. Nemmeno al centro.

    Il direttore del Corriere, Paolo Mieli, che scrive di rado sul suo giornale, ha rotto un lungo silenzio per dichiarare la sua opposizione a quel progetto che ha definito trasformistico oltre che inefficace a realizzare una (necessaria) politica riformista.

    Francesco Rutelli, che fa da sinistra professione di moderato, è stato altrettanto tranciante. D'Alema, che non è certo un massimalista, ha dichiarato che per quanto lo riguarda sarebbe pronto ad allearsi con Follini ma soltanto con lui, cioè a cucinare un pasticcio tra un cavallo e un'allodola. Prodi e Fassino hanno liquidato l'ipotesi con due parole. Perfino Mario Monti ritiene improponibile quel progetto. Berlusconi, dal canto suo, l'ha ignorato: la sua strategia elettorale continua ad essere quella che i comunisti, intesi come la sinistra dai Ds fino a Bertinotti, mangiano i bambini.
    Insomma, muro su tutta la linea. Ma nei corridoi dei palazzi del potere se ne continua a parlare.

    Si coltiva l'ipotesi che le elezioni di primavera possano risolversi in un pareggio e che per conseguenza la Grande Coalizione divenga necessaria. In periodo elettorale tutti la escludono per ovvie ragioni ma dopo, se il risultato del voto fosse di parità, bisognerà pur fare di necessità virtù. Perciò - si dice - studiamo come affrontare il problema e come risolverlo. Come spartire il potere. Chi escludere e chi includere.

    Chiariamo anzitutto un punto, cerchiamo di capir bene che cosa si intenda per pareggio elettorale. Si dice: chiunque sia il vincitore delle elezioni, la nuova legge elettorale proporzionale darà luogo ad una maggioranza risicata, non più di una quarantina di seggi. Insufficienti per risolvere i problemi di risanamento e di rilancio d'un Paese sfiancato e sfiduciato. Quindi...

    Sarebbe questo il pareggio? La risposta è semplice: no, con quaranta seggi di maggioranza si può governare, eccome se si può governare. Il centrosinistra di Prodi ha governato ed ha portato l'Italia nell'euro imponendo al Paese sacrifici rilevanti, con soli 7 seggi di maggioranza al Senato. Dunque la maggioranza risicata non è un pareggio ma una vittoria.

    Diversa è l'ipotesi di due maggioranze, una alla Camera e l'altra di diverso colore al Senato. Questo sì sarebbe un pareggio. Dunque ragioniamo su questa ipotesi, la sola che potrebbe configurare la necessità di una Grande Coalizione.

    Personalmente reputo assai improbabile che l'ipotesi si verifichi. E' vero che la legge elettorale è congegnata in modo da rendere tecnicamente possibile una vittoria del centrodestra al Senato. Il premio di maggioranza su scala regionale renderebbe infatti possibile un vantaggio del centrodestra nelle sue roccaforti di Sicilia, Lombardia, Veneto. Il premio di maggioranza nelle tre regioni più popolate e quindi con più folto gruppo di senatori darebbe infatti al centrodestra un notevole vantaggio. Ma se la vittoria andasse alla coalizione opposta in tutte le altre regioni, gli eletti in quelle tre non basterebbero, neppure aggiungendovi la Puglia.

    Dunque improbabile. Ma diciamo pure per comodità che il caso si verifichi. Che succede subito dopo?
    Subito dopo, proclamati i risultati e insediati gli uffici di presidenza delle due Camere, entro quindici giorni deve riunirsi il "plenum" del Parlamento per l'elezione del Capo dello Stato (fino a quel momento il Capo dello Stato è infatti Ciampi, il cui mandato scade il 10 maggio ma viene automaticamente prorogato fino a quando il nuovo Parlamento non abbia eletto il suo successore).

    Il "plenum" del Parlamento è formato da deputati, senatori e rappresentanti delle regioni. Il numero dei deputati supera di molto quello dei senatori, sicché chi detiene la maggioranza alla Camera ha anche presumibilmente la maggioranza nel "plenum" del Parlamento.

    Se - questa è l'ipotesi sulla quale stiamo ragionando - il centrosinistra avesse la maggioranza alla Camera e il centrodestra l'avesse al Senato, la maggioranza nell'assemblea parlamentare che procede all'elezione del Capo dello Stato sarebbe presumibilmente del centrosinistra che eleggerebbe il suo candidato al Quirinale. Questi a sua volta, appena eletto, aprirebbe le consultazioni per la nomina del nuovo governo e - presumibilmente - nominerebbe presidente del Consiglio il leader della coalizione che detiene la maggioranza alla Camera.

    Andiamo avanti su questa ipotetica scacchiera. Il nuovo "premier" ottiene la fiducia alla Camera ma non la ottiene al Senato. Il Capo dello Stato fa altri tentativi ma non riesce a superare "l'impasse" perché la Camera vota in un modo e il Senato in un altro. A questo punto, e solo a questo punto, la Grande Coalizione potrebbe diventare una necessità.

    * * *

    Chi ci sta? L'Udc. Tutta Forza Italia? Dipende da Berlusconi. Berlusconi come Schroeder, che getta la spugna e torna a casa? Io non ce lo vedo, e voi? Diciamo dunque un pezzo di Forza Italia. Alleanza nazionale? Forse sì forse (più probabilmente) no. La Lega? Esclusa per definizione (taglio alle ali). La Margherita? No se c'è Berlusconi. I Ds? Tutti i Ds? Mi sembra improbabile.

    Rifondazione e compagnia comunista? No per definizione (taglio alle ali).

    Sarebbe questa la Grande Coalizione, la coalizione dei moderati? Numericamente parlando non è una Grande Coalizione, ma una minoranza in Parlamento oltreché nel Paese.

    E chi la presiederebbe? Prodi? Mi sembra del tutto improbabile. Berlusconi? Escluso. Casini? Ma via. Rutelli? Improbabile. Mario Monti? Alla testa d'un governo di minoranza sorretto, nel caso migliore, da una maggioranza di astensioni? Paese ingovernabile. Dopo tre mesi, sei al massimo, il Capo dello Stato dovrebbe indire nuove elezioni. Ma se la legge elettorale del Senato non venisse emendata prima con l'abolizione del premio di maggioranza, le nuove elezioni potrebbero riprodurre la stessa situazione di ingovernabilità che abbiamo testé ipotizzato.
    Ecco perché abbiamo più volte scritto che questa legge elettorale voluta tenacemente da Casini può produrre l'avvelenamento dei pozzi: perché, fino a quando non sarà abolita, rischia di rendere il Paese ingovernabile in permanenza, almeno che gli elettori non se ne rendano conto anticipatamente e votino in massa una delle due coalizioni, senza se e senza ma, rigenerando l'acqua dei pozzi e frustrando i progetti di chi voleva avvelenarli.

    * * *

    Non sto a dire quali contraccolpi avrebbe sull'economia e sulla sicurezza del nostro Paese uno scenario come quello fin qui ipotizzato.

    Non sto a dire quale sarebbe il giudizio dei mercati sui titoli del nostro debito pubblico e le conseguenze sul deficit e sui tassi di interesse. Sugli investimenti. Sui consumi. Sull'occupazione. Sulle attività malavitose. Sul disagio delle periferie. Sul governo dell'immigrazione.

    Sulla giustizia, la scuola, la sanità, lasciate allo sbando.
    A proposito delle periferie e di chi ci abita: Romano Prodi qualche giorno fa, subito dopo i primi falò delle "banlieues" dell'Ile-de-France, disse che le nostre periferie potrebbero diventare di qui a poco un problema simile a quello francese. Proprio per evitare questa ipotesi - disse - bisognerà investire molto per arrestarne il degrado e impedire la formazione di ghetti isolati e pieni soltanto di rabbia.

    Fu detto da tutto il centrodestra in coro che si trattava d'un irresponsabile, d'una cassandra impazzita, d'un provocatore terrorista.

    Passò non più di una settimana e le stesse cose, le stesse identiche cose, sono state ripetute in Parlamento dal ministro dell'Interno Pisanu. Il presidente del Consiglio, che aveva apostrofato Prodi come un irresponsabile provocatore, ha pubblicamente ringraziato Pisanu per il coraggio e la lucidità delle sue affermazioni. Che cosa si può dire e che cosa si può sperare da un personaggio come questo, arrivato a rappresentare il nostro Paese? Quale male abbiamo mai fatto, quale peccato originale dobbiamo ancora scontare per essere governati da cinque anni da un personaggio di questo livello?

    * * *

    Forse un pezzo dei cosiddetti "poteri forti" pensa che una situazione del genere sarebbe una manna: governi deboli e precari, governabilità ridotta ai minimi termini, darebbero ai poteri forti un'estesa prateria dove galoppare a piacimento. Forse la pensa così anche una parte della gerarchia ecclesiastica, potere forte per eccellenza in un Paese cosiddetto cattolico come il nostro.

    Spero con tutto il cuore che non sia così. Spero che quel poco di "establishment" che ancora esiste in Italia valuti bene il pericolo che stiamo correndo per colpa di un ceto politico insensato oltreché inetto.

    L'altro giorno Sergio Romano, con le cui diagnosi spesso concordo, ha scritto che non si può negare che questo governo abbia fatto molte riforme, talune mediocri o sbagliate ma altre buone ed efficaci. Le ha anche elencate.

    Forse non si è accorto che non ce n'è una sola che abbia giovato all'Italia e agli italiani.

    Fu chiesto ad Ignazio La Russa nel corso di un recente talk show televisivo di dire quale sia stato un provvedimento utile a tutti. Ci pensò un momento, come smarrito di fronte ad una domanda così ardua; poi gli si illuminarono gli occhi e rispose: l'abolizione dell'imposta di successione.

    Non ricordava che l'aveva abolita il precedente governo di centrosinistra, per tutti salvo che per lo scaglione degli ultra-miliardari ed è quello scaglione, solo quello, che è stato abolito dal governo attuale come suo primo provvedimento cinque anni fa.
    La Confindustria tedesca, alla vigilia delle ultime elezioni, incitò con una pubblica dichiarazione gli elettori a votare in modo da scongiurare l'ipotesi di una "grande coalizione" che avrebbe gettato la Germania nell'incertezza e nell'instabilità. Le cose sono andate come sono andate e la Germania non è l'Italia, ma questo era il timore degli industriali tedeschi.

    Piacerebbe che gli industriali italiani non fossero da meno. Solo un governo autorevole e saggio può risollevarci dalle bassure in cui siamo finiti. Quale sia lo diranno gli elettori, ma che sia autorevole e saggio. Cinque anni di pagliacciate sono un fardello che non possiamo più oltre portare sulle spalle.

    Questioni serie. Roba grossa. Un classico della cucina politica nostrana. I "pontieri" si rimboccano le maniche.
    Se il senatore a vita Giulio Andreotti avesse solo dieci anni di meno il suo telefono squillerebbe ora ininterrottamente. In compenso c'è Bruno Vespa con l'acquolina in bocca perché se il pareggio elettorale diventasse realtà il vero principe di questa Terza Repubblica, il birillo rosso al centro di quel biliardo sarebbe sicuramente lui, con tanti saluti a Celentano e a Sabina Guzzanti. Infine c'è l'esempio tedesco, appena cotto e sfornato. La Germania non è il motore dell'Europa? Non è la terra del bipolarismo? Eppure la Grande Coalizione, esclusa unanimemente durante la campagna elettorale, è diventata realtà. Lo stesso Schroeder ha gettato definitivamente la spugna dopo averla benedetta. E allora!

    (13 novembre 2005)

    Da www.repubblica.it
    Livio

  5. #5
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    t'ho fregato, l'ho postato prima io.

  6. #6
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    In origine postato da danny78
    t'ho fregato, l'ho postato prima io.
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    Livio

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    sono abbastanza daccordo, sarebbe una tristezza immensa, ma accumunare lega e rifondazione secondo me non è del tutto giusto. quando la lega è in versione coalizzata perde molti consensi, mentre rifondazione, che negli ultimi anni ha presentato la sua faccia "responsabile" è cresciuta

    Paolo

  8. #8
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    In origine postato da Kowalsky
    sono abbastanza daccordo, sarebbe una tristezza immensa, ma accumunare lega e rifondazione secondo me non è del tutto giusto. quando la lega è in versione coalizzata perde molti consensi, mentre rifondazione, che negli ultimi anni ha presentato la sua faccia "responsabile" è cresciuta

    Paolo
    l'accostamento non è alla pari naturalmente, Rifondazione però ha "dovuto" presentare la sua faccia responsabile anche perchè c'era il maggioritario e con questo proporzionale è sempre "costretta" a fare alleanze altrimenti con 11 deputati e 6 senatori si campa poco eh!
    io spero sempre che in Rifondazione la spinta governista sia dovuta anche ad una assunzione di responsabilità, anzi.. ne sono quasi convinto, ma se ci tornasse la tentazione del proporzionale senza vincoli .... beh....

  9. #9
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    Predefinito Re: Riflessioni sul Proporzionale.

    In origine postato da danny78
    Questa riforma rischia a mio modo di vedere, di riportare l'italia indietro di 15 anni e spiego la motivazione di questa considerazione.
    [...]
    o forse più semplicemente in italia non ci fu alternanza perchè uno dei due partiti numericamente di governo si caratterizzava come partito antisistema e "doveva" quindi essere escluso dal governo. maggioritario, proporzionale o estrazione a sorte che fosse.

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Riflessioni sul Proporzionale.

    In origine postato da Alberich
    o forse più semplicemente in italia non ci fu alternanza perchè uno dei due partiti numericamente di governo si caratterizzava come partito antisistema e "doveva" quindi essere escluso dal governo. maggioritario, proporzionale o estrazione a sorte che fosse.
    poteva essere cosi negli anni 50 e 60 ma non con Berlinguer... dagli anni 70 in poi il PCI si è proposto anche come forza di governo.. ma non lo si è voluto far governare.

 

 
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