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Quello non lo so. Spero solo che il Sud faccia la sua parte e capisca che questa riforma, nonostante sia stata creata e ideata da acerrimi nemici del Sud, sia comunque un bene rivisto in chiave di sviluppo.
Io personalmente al referendum voterò per la conferma, sperando di non dovermene pentire un giorno. Per il resto, ciò che temo di più è che comunque le regioni, anche se saranno autonome, saranno governate dagli stessi politicanti che governano oggi, quindi non so quale differenza pratica possa esserci.
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Citazione:
In origine postato da Emiliano
Per il resto, ciò che temo di più è che comunque le regioni, anche se saranno autonome, saranno governate dagli stessi politicanti che governano oggi, quindi non so quale differenza pratica possa esserci.
E' quello che purtroppo temo anche io...
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E quando meno te lo aspetti...
www.corriere.it
Cei critica la devolution: non è solidale Sulla Sanità «non prevede meccanismi di perequazione».
«Massima attenzione nel formare 20 servizi sanitari diversi» La L'agenzia ddei vescovi: «Cambiamenti non del tutto chiari»
ROMA - I vescovi italiani si dichiarano critici sulla riforma della Costituzione votata mercoledi in via definitiva dal Senato e che probabilmente sarà sottoposta a referendum. I vescovi ricordano «l'esigenza che in ambito sanitario il federalismo sia solidale e preveda meccanismi di eventuali perequazioni tra le regioni». «Si tratta - ha sottolineato Monsignor Giuseppe Merisi della Commissione episcopale per la Sanità - di un'esigenza che nasce dalla base e che noi facciamo presente nel rispetto per le competenze delle istituzioni civili a ciò collegate». Ma oltre alla Sanità, anche il giudizio complessivo resta sospeso. Lo si capise da quanto riporta il Servizio di Informazione Religiosa: «Cambiamenti assai rilevanti e non sempre del tutto chiari nella forma di governo. Il testo della riforma infatti - si legge in una nota - lungi dal limitarsi alla cosiddetta "devolution", su cui si è fatto il massimo del battage, comporta cambiamenti assai rilevanti e non sempre del tutto chiari nella forma di governo, tanto da portare a quella che allora sì si potrebbe chiamare una 'seconda Repubblica». Secondo l'agenzia dei vescovi, «è necessario che si sviluppi di qui alla scadenza referendaria un pacato ma profondo dibattito, guardando alla sostanza dei problemi e non agli interessi a breve degli schieramenti e delle forze politiche, che la cronaca ci dimostra siano assai mutevoli».».
TUTELARE LE REGIONI MERIDIONALI - L'aspetto della regionalizzazione della sanità è quello tuttavia posto più in rilievo dai vescovi italiani. Facendo riferimento alla prolusione del cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, che ha sottolineato la necessità di tutelare le regioni meridionali nei meccanismi di regionalizzazione della sanità, monsignor Merisi ha rinnovato «l'auspicio che il federalismo - ha detto - che rispettiamo e che da tante parti è stato incoraggiato, sia solidale e preveda, se necessario, qualche meccanismo di perequazione». La cinquantacinquesima Assemblea generale della Cei in corso ad Assisi ha dibattuto ieri e questa mattina i problemi collegati alla sanità ed alla presenza della chiesa nelle istituzioni di assistenza e cura. monsignor Merisi non ha escluso che dal dibattito di questa mattina e da quello del pomeriggio emergano ulteriori «preoccupazioni» sulle ricadute delle riforme sull'assistenza sanitaria italiana.
LA CRITICA - Questo argomento è affrontato anche nella relazione tenuta all'Assemblea della Cei da Antonio Cicchetti, direttore amministrativo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e dedicata allo «scenario socio legislativo nell'ambito della sanità». «Se in sostanza - rileva Cicchetti - soprattutto nei primi quattro anni di funzionamento del cosiddetto patto interno di stabilità, la quantità di risorse assegnata alle diverse regioni non è cambiata, in pratica questa ripartizione non nasce più da una scelta centrale basata su criteri di solidarietà condivisi ma da una negoziazione tra regioni che avviene sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni, dove le regioni più ricche hanno la forza anche morale di pesare di più nelle scelte». Sempre a proposito di regionalizzazione e federalismo Cicchetti osserva che «lo Stato dovrebbe avere competenza anche sulle linee generali della sanità e cioè sulla distribuzione e conseguente efficacia e qualità dei servizi al cittadino». Garantire «la pari accessibilità ed equità del cittadino alle cure» per la relazione sottoposta ai vescovi richiede la riduzione delle liste di attesa e la «attenuazione del divario tra nord e sud con conseguente riduzione dell'emigrazione sanitaria e dei viaggi della speranza». Cicchetti esorta a «porre la massima attenzione nella formazione di venti servizi sanitari regionali».
LE PERPLESSITA' - In precedenza il Servizio Informazione Religiosa della Cei (Sir) aveva sottolineato che sarà «il popolo sovrano a dire se questa stagione di riforme costituzionali votate a maggioranza porterà ad un nuovo equilibrio costituzionale oppure resterà consegnata agli archivi come uno dei capitoli della lunga ed aggrovigliata transizione di questo decennio». Secondo l'agenzia dei vescovi, «è necessario che si sviluppi di qui alla scadenza referendaria un pacato ma profondo dibattito, guardando alla sostanza dei problemi e non agli interessi a breve degli schieramenti e delle forze politiche, che la cronaca ci dimostra siano assai mutevoli». «Il nostro Paese è chiamato a molteplici sfide, nello scacchiere europeo ed internazionale: può giocare un ruolo significativo, perchè dispone di grandi potenzialità, ma per farlo deve potere contare su una struttura istituzionale e su attori politici adeguati». Secondo il Sir, «conforta il riferimento, ancora attualissimo, al dibattito costituzionale di sessant'anni fa ed ai grandi che l'animarono, primo fra tutti Alcide De Gasperi di cui da poco si sono concluse le celebrazioni del cinquantenario». «Il suo esempio giustamente rilanciato può ben rappresentare un punto di riferimento, sicuro e creativo, per tutti».
17 novembre 2005
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Citazione:
In origine postato da pensiero
per quanto mi riguarda se il referendum passasse, sarebbe una pietra tombale a quello che è il federalsmo per quel che l'ho sempre inteso io...ma il referendum non passerà quindi non mi preoccupo....anzi direi che una volta bocciato il referendum le possibilità della divisione del paese potrebbe diventare possibile....
sottoscrivo e quoto, forse abbiamo veramente ancora una speranza. Ciao pensy
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Re: Gia risposto..
Citazione:
In origine postato da bastet
Ti ho già risposto con il post # 15 di questa discussione :-01#33 piu attenzione please...:-:-01#19
Statuto della Provincia Autonoma di Bolzano-Sudtirol:
Chi non è residente da minimo 4 anni nella Provincia Autonoma non può partecipare a nessun concorso pubblico indetto nella stessa Provincia!
I programmi scolastici delle Scuole di Lingua Tedesca sono redatti dal Provveditorato di Lingua Tedesca della Provincia Autonoma.
Questo è Federalismo! Cosa c'è di questo nella riforma?
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di questo nella riforma c'è che verrà tolto il nome Sud-Tirol, non hai sentito Nania ieriiiii????
e perbacco...:o
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No, grillo, il nome sud tirol, come d'altronde Vallee ..... (non so il francese) non saranno tolti.
Almeno, guardando il confronto fra le due riformicchie (cdx e csx presentato sui QP).
Almeno questo.....:D
Poi, non prendiamo per oro colato il fed leghista, ma nemmeno le dichiarazioni del sig. nannia da messina, che la faccia coi suoi, per quanto gli compete, la deve salvare pure lui.
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Citazione:
In Origine Postato da Wened
E quando meno te lo aspetti...
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Cei critica la devolution: non è solidale Sulla Sanità «non prevede meccanismi di perequazione».
«Massima attenzione nel formare 20 servizi sanitari diversi» La L'agenzia ddei vescovi: «Cambiamenti non del tutto chiari»
ROMA - I vescovi italiani si dichiarano critici sulla riforma della Costituzione votata mercoledi in via definitiva dal Senato e che probabilmente sarà sottoposta a referendum. I vescovi ricordano «l'esigenza che in ambito sanitario il federalismo sia solidale e preveda meccanismi di eventuali perequazioni tra le regioni». «Si tratta - ha sottolineato Monsignor Giuseppe Merisi della Commissione episcopale per la Sanità - di un'esigenza che nasce dalla base e che noi facciamo presente nel rispetto per le competenze delle istituzioni civili a ciò collegate». Ma oltre alla Sanità, anche il giudizio complessivo resta sospeso. Lo si capise da quanto riporta il Servizio di Informazione Religiosa: «Cambiamenti assai rilevanti e non sempre del tutto chiari nella forma di governo. Il testo della riforma infatti - si legge in una nota - lungi dal limitarsi alla cosiddetta "devolution", su cui si è fatto il massimo del battage, comporta cambiamenti assai rilevanti e non sempre del tutto chiari nella forma di governo, tanto da portare a quella che allora sì si potrebbe chiamare una 'seconda Repubblica». Secondo l'agenzia dei vescovi, «è necessario che si sviluppi di qui alla scadenza referendaria un pacato ma profondo dibattito, guardando alla sostanza dei problemi e non agli interessi a breve degli schieramenti e delle forze politiche, che la cronaca ci dimostra siano assai mutevoli».».
TUTELARE LE REGIONI MERIDIONALI - L'aspetto della regionalizzazione della sanità è quello tuttavia posto più in rilievo dai vescovi italiani. Facendo riferimento alla prolusione del cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, che ha sottolineato la necessità di tutelare le regioni meridionali nei meccanismi di regionalizzazione della sanità, monsignor Merisi ha rinnovato «l'auspicio che il federalismo - ha detto - che rispettiamo e che da tante parti è stato incoraggiato, sia solidale e preveda, se necessario, qualche meccanismo di perequazione». La cinquantacinquesima Assemblea generale della Cei in corso ad Assisi ha dibattuto ieri e questa mattina i problemi collegati alla sanità ed alla presenza della chiesa nelle istituzioni di assistenza e cura. monsignor Merisi non ha escluso che dal dibattito di questa mattina e da quello del pomeriggio emergano ulteriori «preoccupazioni» sulle ricadute delle riforme sull'assistenza sanitaria italiana.
LA CRITICA - Questo argomento è affrontato anche nella relazione tenuta all'Assemblea della Cei da Antonio Cicchetti, direttore amministrativo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e dedicata allo «scenario socio legislativo nell'ambito della sanità». «Se in sostanza - rileva Cicchetti - soprattutto nei primi quattro anni di funzionamento del cosiddetto patto interno di stabilità, la quantità di risorse assegnata alle diverse regioni non è cambiata, in pratica questa ripartizione non nasce più da una scelta centrale basata su criteri di solidarietà condivisi ma da una negoziazione tra regioni che avviene sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni, dove le regioni più ricche hanno la forza anche morale di pesare di più nelle scelte». Sempre a proposito di regionalizzazione e federalismo Cicchetti osserva che «lo Stato dovrebbe avere competenza anche sulle linee generali della sanità e cioè sulla distribuzione e conseguente efficacia e qualità dei servizi al cittadino». Garantire «la pari accessibilità ed equità del cittadino alle cure» per la relazione sottoposta ai vescovi richiede la riduzione delle liste di attesa e la «attenuazione del divario tra nord e sud con conseguente riduzione dell'emigrazione sanitaria e dei viaggi della speranza». Cicchetti esorta a «porre la massima attenzione nella formazione di venti servizi sanitari regionali».
LE PERPLESSITA' - In precedenza il Servizio Informazione Religiosa della Cei (Sir) aveva sottolineato che sarà «il popolo sovrano a dire se questa stagione di riforme costituzionali votate a maggioranza porterà ad un nuovo equilibrio costituzionale oppure resterà consegnata agli archivi come uno dei capitoli della lunga ed aggrovigliata transizione di questo decennio». Secondo l'agenzia dei vescovi, «è necessario che si sviluppi di qui alla scadenza referendaria un pacato ma profondo dibattito, guardando alla sostanza dei problemi e non agli interessi a breve degli schieramenti e delle forze politiche, che la cronaca ci dimostra siano assai mutevoli». «Il nostro Paese è chiamato a molteplici sfide, nello scacchiere europeo ed internazionale: può giocare un ruolo significativo, perchè dispone di grandi potenzialità, ma per farlo deve potere contare su una struttura istituzionale e su attori politici adeguati». Secondo il Sir, «conforta il riferimento, ancora attualissimo, al dibattito costituzionale di sessant'anni fa ed ai grandi che l'animarono, primo fra tutti Alcide De Gasperi di cui da poco si sono concluse le celebrazioni del cinquantenario». «Il suo esempio giustamente rilanciato può ben rappresentare un punto di riferimento, sicuro e creativo, per tutti».
17 novembre 2005
I pedofili si oppongono alla devolution; qualcuno aveva dei dubbi?
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La diminuzione di 200 parlamentari della riforma presentata dal centro destra sarà compensata dall'aumento dei consiglieri regionali; la suddivisione delle funzioni e competenze resta sostanzialmente la stessa di oggi, mentre il capo del governo eletto dalla coalizione e la diminuzione del potere di garanzia del capo dello Stato non hanno alcuna relazione né col federalismo né con la garanzia costituzionale. Basta pensare alla diversa soluzione dei due problemi dati da federalismo americano e da quello svizzero.
Non vi è alcun dubbio che Gianfranco Miglio, il padre del federalismo italiano, avrebbe bocciato senza appello sia la riforma del centrosinistra, sia la riforma del centrodestra. Senza alcun pudore culturale, infatti, entrambe le riforme costituzionali non hanno esitato a mascherare la decentralizzazione (parola chiave del federalismo che significa "abolizione del centro"), con l' "autonomia" e la "devolution". La prima non tiene conto che il federalismo è il contrario di ogni sistema di autonomia; la seconda, la cui radice latina (devolutio) implica un movimento dall'alto verso il basso, mentre non c'è studioso serio del federalismo che non affermi il contrario, non tiene conto che il federalismo è il contrario dei sistemi decentrati e regionali, mentre il potere dello Stato è rigidamente suddiviso a diversi livelli istituzionali. Come giustamente sosteneva Miglio, senza una vera riforma federalista dello Stato nessun "federalismo fiscale è possibile" e questo renderà ancora una volta statica e passibile di violazione la nostra Costituzione, perché a differenza delle costituzioni federali che si basano su "garanzie", si basa su "principi" che ognuno può interpretare a suo modo, amplificando a dismisura le possibilità di alterazione di giudizio e di violazione delle garanzie.
La vera riforma federale della Costituzione potrà avvenire riscrivendo interamente la prima parte della Carta ed introducendo il concetto che "la democrazia rappresentativa sia equilibrata per mezzo della democrazia diretta" (sia Miglio sia Bobbio si sono espressi a favore di questa tesi). Elemento essenziale di tale "equilibrio e conciliazione" è, infatti il "contratto politico" o "di federazione". Questo genera lo Stato contrattuale (federale) o della libertà.
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Impeccabile e preziosissimo.
Grazie parmigiano!!! :) :) :)