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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito Dio è Padre e non madre......

    VI RISULTA QUESTO DOCUMENTO DEL QUALE SI FA ACCENNO QUI A SEGUIRE?

    Basta confusione, Dio è padre e non madre
    di Claudio Risé da Il Giornale, 1 agosto 2004


    Un "Basta" detto con toni cortesi, come si addice alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ed al suo prefetto, il cardinale Joseph Ratzinger. Tuttavia, un "Basta" che farà clamore, e avrà conseguenze importanti nel mondo. Basta, per esempio, col raccontare che Dio è padre ma anche madre, ed anzi è forse più madre che padre (dato che i padri sono brutti e cattivi), come molta pseudoteologia cattolica andava da tempo dicendo e scrivendo. Dio è Padre, e basta confusioni. Basta anche col considerare la maschilità del figlio di Dio, Gesù Cristo, come un optional, un caso, qualcosa che poteva benissimo essere anche il suo contrario, una femminilità. Tanto da poter essere raffigurato con mezzo volto maschile, e mezzo femminile, come il Cristo di Assisi; ma anche con quello sempre più spesso stampigliato sui rosari, con una bella permanente da attrice che copre l' eventuale espressione di dolore del Crocefisso. L'assalto "antipatriarcale" alle concezioni tradizionali della Chiesa era infatti andato molto lontano. Forse troppo , per una religione il cui Dio è una Trinità formata appunto da un Padre, da un Figlio, e dallo Spirito Santo. Ma in una cultura , come quella della tarda modernità, dove si afferma tranquillamente che tutto è "culturally constructed", una costruzione culturale, è in fondo naturale che anche il sesso, anzi il genere, di Dio cambi a seconda delle preferenze culturali, e delle "quote " di rappresentanze dei due sessi adottate dai vari parlamenti. C'è però una piccola differenza. Il Cristianesimo non è una produzione culturale qualsiasi, ma una religione rivelata, con un Libro Sacro molto preciso, la Bibbia, che è quello che è. Prendere, o lasciare. Non si può trasformare la storia di un uomo che duemila anni fa disse di essere venuto per realizzare la volontà del padre, e per questo finì sulla croce, in quella di un androgino figlio di madre. Quella, sarebbe un'altra storia. Ed anche la nostra sarebbe, quindi, diversa. Ecco perché la lettera di Joseph Ratzinger, e della Congregazione per la Dottrina della Fede, ai Vescovi, è destinata a smuovere molte cose, molte abitudini, molti equivoci. Nel mondo cattolico, ma anche fuori di esso. Perché con questo testo la Chiesa si sfila, molto elegantemente, dal delirio scientifico e morale che vuole ogni realtà "culturalmente costruita", e quindi mutevole a piacere, per dire che l'essere umano, e divino, è quello di cui parla la Bibbia, dal Genesi, ai Vangeli. C'erano stati dei segni, che il Basta era in dirittura di arrivo. Due anni fa, ad esempio, l'editore Marietti pubblicò un libro di un Vescovo che pensa, e che conta, Angelo Scola, Patriarca di Venezia, intitolato :"Uomo- donna. Il caso serio dell'amore”. Vi si diceva, (come oggi Ratzinger) non facciamo confusione: se Dio ci ha fatti maschio e femmina, aveva le sue ragioni. Non sovrapponiamo una confusa e mutevole ingegneria sessuale al preciso disegno del Creatore. Certo, posizioni come queste rompono un sacco di uova, in molti, eccellenti panieri. Che dirà per esempio il santificato sociologo Antony Giddens, che già molti anni fa sosteneva che nel mondo di oggi ognuno può essere il designer di se stesso, scegliendo tutto quanto gli aggrada, corpo e sesso compreso? Ma anche il sensibile Zygmunt Baumann, che oppone la flessibilità delle "costruzioni culturali", e dei modelli di vita che ne discendono, alla rigidità delle fedi?Continueranno, è certo, a pensarla come prima, e così i loro numerosi discepoli. Ma, con una Chiesa cattolica che ha cominciato a descrivere i guai della vita come costruzione culturale, dicendo il suo "Basta" il gioco diventa meno semplice. Per tutti.

    grazie.........
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito

    Nel frattempo che qualcuno possa aiutarmi a trovare il testo che avrebbe scritto Ratzinger.........vi lascio la visione ebraica sul tema....



    La figura di Dio nell'ebraismo: Padre o Madre?


    22 Dic. 2004

    Riporto la lettera di una lettrice che pubblico, con il suo previo consenso, includendo la mia risposta:

    "Buonasera, sono Sharon Mantin, una studentessa della facoltà di psicologia di Roma che sta scrivendo la tesi sul ruolo del padre nella tradizione ebraica.
    Ho avuto spesso modo di leggere i suoi articoli pubblicati sul web e sono rimasta colpita da alcuni aspetti... mi chiedevo come mai parlando di Dio, siano sempre evidenziate le sue caratteristiche di padre mentre non vengono menzionate le sue caratteristiche materne. Soprattutto nei libri dei profeti, spesso Dio è paragonato ad una mamma che allatta i suoi piccoli, oppure ci si riferisce a lui chiamandolo il misericordioso, la cui radice "rachem" si riferisce all'utero. Un' altra cosa che mi ha molto colpita è stata l'analisi del quinto comandamento in cui si impone l'onore e il timore di ambedue i genitori. Alcuni commentatori, tra i quali Rambam, sostiene che questo comandamento sia cosi' importante da fungere da garante degli altri nove comandamenti. Se il ruolo di garante della legge è un ruolo eclusivamente paterno, non basterebbe un comandamento che demandi unicamente il rispetto del padre...
    Mi scusi se probabilmente non sono stata molto chiara, ma non ho ancora una visione chiara dell'argomento. La ringrazio anticipatamente della sua attenzione, sperando che lei possa aiutarmi a chiarire le idee."

    Sharon Mantin

    Gentile Sharon Mantin,

    Nelle religioni monoteistiche, ebraismo e islam, la figura materna è stata ferocemente rimossa. Tuttavia, quando un contenuto carico di energie emotive viene rimosso, continua a premere per un riconoscimento da dietro le quinte.

    In entrambi le religioni, il dio padre intransigente e severo assume quindi anche parte di quelle peculiarità che sono materne per definizione. Infatti, come da lei evidenziato, Jahveh, ma anche Allah, diventa Rahum, misericordioso (in arabo Rahim).
    Prima dell'esilio babilonese, Jahveh era esclusivamente un dio guerriero e sanguinario, simbolo fallico dei clan della tribù di Giuda, che lo portavano in battaglia affinché li guidasse e li conducesse alla vittoria. Il termine "Dio degli eserciti" non va interpretato infatti in senso astratto, ma molto concreto. Prima dell'esilio babilonese, gli ebrei adoravano, insieme a Jahveh, anche le dee madri per eccellenza Astarte e Asherah. Quindi, dio ricopriva esclusivamente un ruolo maschile e paterno, poiché il ruolo materno veniva affidato ad Astarte e Asherah.
    Con il ritorno dall'esilio, la figura materna venne rimossa e gli ebrei si asseragliarono in un monteismo intransigente.
    Quando un bambino perde la madre, si attacca ancora di più al padre, e vede in lui anche una seconda madre. Lo stesso accadde agli ebrei.

    Ho discusso dettagliatamente il meccanismo di questo processo in Trauma della nascita, esilio e monoteismo e in The Exile and its Consequences for Jewish Monotheism.

    Non è un caso che, proprio nei libri dei profeti, Jahveh venga definito anche con quelle peculiarità materne da Lei menzionate. Infatti i profeti erano coloro che si opponevano ai culti predominanti di Astarte e Asherah, e premevano affinché gli ebrei rimuovessero le istanze psichiche materne. Se volevano imporre una rinuncia pulsionale verso il corpo della Madre, dovevano necessariamente offrire una compensazione, almeno parziale, proponendo un’istanza paterna che contenesse almeno alcune delle peculiarità materne, soprattutto quelle che più sarebbero mancate, tra cui Rahamim (la misericordia), la cui radice viene da Rehem (utero), come da Lei menzionato. Siamo alla vigilia dell'esilio e ad esilio inoltrato. I giudei avevano appena perso quelli che erano i simboli della Madre: la terra e il Tempio, e, come descritto in Geremia, rimanevano ancora ferocemente attaccati ai culti della "Regina del cielo":

    “Quanto all'ordine che ci hai comunicato in nome del Signore, noi non ti vogliamo dare ascolto; anzi decisamente eseguiremo tutto ciò che abbiamo promesso, cioè bruceremo incenso alla Regina del cielo e le offriremo libagioni come abbiamo già fatto noi, i nostri padri, i nostri re e i nostri capi nelle città di Giuda e per le strade di Gerusalemme. Allora avevamo pane in abbondanza, eravamo felici e non vedemmo alcuna sventura; ma da quando abbiamo cessato di bruciare incenso alla Regina del cielo e di offrirle libazioni, abbiamo sofferto carestia di tutto e siamo stati sterminati dalla spada e dalla fame” (Geremia, 44, 16-18).
    "La Regina del cielo", l'Ishtar babilonese (Inanna sumera), equivalente all'Astarte cananea, era dunque una Mater Matuta e Nutrix misericordiosa, che proteggeva il suo popolo dalla fame e la spada. Quando fu rimossa dalla psiche ebraica, Jahveh ne assunse le peculiarità, e diventò lui il Rahum.
    Tuttavia, fu molto faticoso per gli ebrei rimuovere dalla loro psiche la figura materna, e questa riemerse come Torah.
    Ho discusso la figura della Torah in Sapere e conoscenza. Dai riti iniziatici alla filosofia platonica e in On Trees and on Birds

    Per l'Islam fu più facile rimuovere la figura materna, poiché non possedevano nel loro archivio mentale un passato filogenetico di politeismo così articolato come ebrei e cananei, per non parlare dei greci. Ho trattato l'argomento in Il monoteismo come regressione psicosessuale.
    In molte cose mimarono gli ebrei, ma il Corano non assunse mai gli stessi contenuti densi di energie ed emotività, come la Torah per gli ebrei, che la studiano e commentano con l'intensità peculiare della nevrosi ossessiva, sublimando in penetrazione intellettuale quella che è una pulsione genitale eterosessuale. Penetrazione intellettuale e penetrazione genitale diventarono psichicamente equivalenti.

    A questo proposito è importante ricordare che Freud, in "Simbolismo nei sogni" ci ha mostrato che il libro è un simbolo femminile. Quindi "il popolo del libro" significa "il popolo della madre". Tuttavia, anche per l'Islam, la figura materna, anche se rimossa con più successo che per gli ebrei, emerge in alcune figure femminili di "sante", come Fatima e Maria stessa.
    Come riporta Erodoto, mille anni prima che l'Islam venisse implementato dagli arabi, questi adoravano un dio e una dea principali, Padre e Madre:

    Dioniso è, con Urania, il solo dio del quale ammettono l'esistenza [...]. Dioniso è da loro chiamato Orotalt, Urania Alilat (Hist. III,8)
    Alcuni traducono "Urania" con Afrodite Celestiale. "Alilat" non è altro che la traslitterazione al femminile del dio ebraico - cananeo El, che nel giudaismo post - esilico si condensò con Jahveh in un'unica figura. Abbiamo discusso l'equivalenza tra Dioniso e Jahveh in Occidente e Oriente nello specchio di Dioniso e di Apollo
    Fino all'implementazione dell'islam, gli arabi avevano adorato "Dioniso" e "Urania", come gli ebrei, fino al primo esilio (587 a.C), avevano adorato Jahveh e Asherah. In entrambi i casi, rimossa la Madre, rimase solo il Padre.

    Per quello che riguarda la seconda parte della sua domanda: "Un' altra cosa che mi ha molto colpita è stata l'analisi del quinto comandamento in cui si impone l'onore e il timore di ambedue i genori. Alcuni commentatori, tra i quali Rambam, sostiene che questo comandamento sia cosi' importante da fungere da garante degli altri nove comandamenti. Se il ruolo di garante della legge è un ruolo eclusivamente paterno, non basterebbe un comandamento che demandi unicamente il rispetto del padre...", bisogna capire il segnificato latente e inconscio del comandamento.
    "Onora il padre e la madre" intende proibire la scarica libidica su quelli che sono gli oggetti originali della libido infantile: il padre e la madre.
    La legge, la Torah, essendo la madre, e inconsciamente viene dal Padre, rappresenta una sua estensione e gli appartiene, deve essere tutelata dalla scarica libidica di cui è naturalmente l'oggetto. Se penetriamo l'intenzione latente del testo, ci diviene chiara anche l'interpretazione del Rambam. Infatti, se si onorano il Padre e la sua Legge (la Madre), l'ordine sociale viene tutelato contro quelle pulsioni erotico aggressive che ne minano la stabilità. La funzione della madre, almeno nel giudaismo, viene dunque interpretata come l'articolazione del volere del Padre: "Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre e non disprezzare la Torà di tua madre" (Prv. 1,8 e 6,20). Rappresentando ella stessa un oggetto erotico, per sè, ed appartenendo al padre, va doppiamente tutelata ed "onorata".

    Al suddetto livelo, se ne condensa un altro, latente, che risucchia dagli strati primari dello psichismo infantile e dei popoli.
    Come evidenziato da Freud, all'inizio vi fu una dea madre, poi un dio figlio, e solo per ultimo apparve nel pantheon dei popoli il dio - padre: il ritorno dalla rimozione del padre primigenio dell'orda (Psicologia delle masse e analisi dell'Io, 1921, Complementi XII B).
    Ebraismo e islam portarono a compimento il suddetto processo, rimuovendo l’istanza materna e filiale, e lasciando il campo a un solo dio – padre onnipotente. Il cristianesimo mise un atto un compromesso, nel quale però il dio - figlio e la dea - madre continuarono ad avere la preminenza, come lo era stato nei culti del mondo greco – romano nel quale fu implementato.
    Tuttavia, il processo di quello che potremmo definire un tentativo di attribuire al padre la fonte di tutto, come avviene in un certo stadio dell'evoluzione psichica infantile, era già cominciato in embryo nella mitologia greca.

    In una delle versioni sulla nascita di Afrodite, la dea donna per eccellenza, associata alla sessualità come le sue controparti orientali Inanna - Ishtar - Astarte, e Asherah, si racconta che la dea nacque dal peno evirato di Urano, gettato da Crono nel mare.
    Quindi, anche i Greci albergavano la percezione endopsichica che la donna, oggetto di desiderio sessuale, sia il pene del Padre, sia una sua trasformazione, e quindi gli appartenga in quanto parte del suo stesso corpo. Il desiderio sessuale verso la donna diventa, così, un'infrazione contro la sacralità e l'icolumità del pene paterno. Questo infatti rappresenta il tabù originale, dal quale derivano tutti gli altri.
    Come dimostrato da Theodor Reik in Myth and Guilt, il peccato originale non era l'atto sessuale, ma l'aggressione cannibalistica verso il pene - corpo del dio. Dal momento che la causa dell'aggressività filiale va ricercata nell'inibizione che il padre esercita verso i bisogni pulsionali dei figli, le due cose, incesto e parricidio, sono indirettamente associate, ma gli antichi limitavano il tabù al corpo del dio, e non lo estendevano al desiderio eterosessuale per sè.

    L'ebraismo, implementando il monoteismo, dopo il ritorno dall'esilio babilonese, incrementò le restrizioni dirette alla sessualità, che presso tutti i popoli semiti erano molto blande e quasi non esistenti, ma il tabù rimase legato al corpo paterno, allargandone il concetto alla "donna d'altri" (in quanto d'altri inconsciamente significa "del padre", o anche semplicemente del tuo vicino), ma non solo la sessualità per sè non fu mai considerata peccato, bensì il rapporto sessuale è considerato obbligatorio. Il rapporto sessuale rimase precetto, ricalcando i culti della fertilità in voga presso tutti i popoli semiti, e il tabù rimase limitato alla madre = pene del padre + "donna d'altri" = pene "d'altri". Ovvero, l'adulterio è proibito in quanto la donna d'altri è il loro pene, e diventa un peccato di aggressività sociale. Non guasta ricordare che nell'ebraismo l'adulterio è solo quello commesso da un uomo con una donna fidanzata o sposata ad altri, e non riguarda il rapporto sessuale per sè. Se la donna è libera, anche se il perpetratore è già sposato, non vi è adulterio alcuno.

    Solo con il cristianesimo il peso del peccato fu spostato al rapporto sessuale, e quello che era stato un peccato di aggressività parricida diventò un peccato "della carne", conservando solo una tenue traccia mnestica, che "la carne" era stata quella del Padre primigenio divorato.
    Il parricidio venne negato (denial), ma il senso di colpa non sparì, bensì fu spostato sulla sessualità. E' un classico caso di rimozione e spostamento.

    Ed ecco che ci diventa più chiara l'importanza del comandamento "Onora il padre e la madre". Sono entrambi due aspetti della stessa cosa: Il Padre e il suo pene, pene che si trasfigura in Madre e Torah.

    Cordiali saluti

    Iakov Levi
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Ho trovato quanto segue:

    Joseph Ratzinger: Dio è Dio perché è Padre, non è Padre perché è Dio

    Le parole (nientemeno) di Papa Joseph Ratzinger, sulla paternità di Dio, dicono finalmente la parola conclusiva sulle apostasie di tantissimi cattolici e spesso autorevolissimi. Si tratta di un dialogo tra l'allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede ed il giornalista Vittorio Messori, raccolte nel libro "Rapporto sulla Fede" (Ed. San Paolo, 1985):

    Vittorio Messori: Eppure, sembra davvero sostenibile anche per un cattolico (e un Papa- Luciani- lo ha recentemente ricordato) che Dio è al di là delle categorie della sua creazione; e dunque è tanto Padre che Madre.

    Joseph Ratzinger: Questo è corretto se ci poniamo da un punto di vista puramente filosofico, astratto. Ma il cristianesimo non è una speculazione filosofica, non è una costruzione della nostra mente. Il cristianesimo non è "nostro", è la Rivelazione di Dio, è un messaggio che ci è stato consegnato e che non abbiamo il diritto di ricostruire a piacimento. Dunque, non siamo autorizzati a trasformare il Padre nostro in una Madre nostra: il simbolismo usato da Gesù è irreversibile, è fondato sulla stessa relazione uomo-Dio che è venuto a rivelarci. Ancor meno ci è lecito sostituire Cristo con un'altra figura. Ma ciò che il femminismo radicale - talvolta anche quello che dice di richiamarsi al cristianesimo - non è disposto ad accettare è proprio questo: il carattere esemplare, universale, immodificabile della relazione tra Cristo e il Padre.

    Vittorio Messori: Se queste sono le posizioni contrapposte, il dialogo sembra bloccato.

    Joseph Ratzinger: Sono infatti convinto che ciò cui porta il femminismo nella sua forma radicale non è più il cristianesimo che conosciamo, è una religione diversa.




    cosa ne pensate?
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
    Napoléon I
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    Ovviamente la mia risposta aveva un presupposto strettamente filosofico. E' ovvio che far derivare da questo, affermazione pro femminismo, e stravolgere la rivelazione, è tutt'altra cosa.
    Ma mi pare che nel dibattito, non si parlasse di sostituire la rivelazione, ma semplicemente, come dice Ratzinger, da un punto di vista filosofico, il concetto di Padre, è una categoria umana. Usata però da Dio stesso, nella rivelazione.

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by Napoléon I
    Ovviamente la mia risposta aveva un presupposto strettamente filosofico. E' ovvio che far derivare da questo, affermazione pro femminismo, e stravolgere la rivelazione, è tutt'altra cosa.
    Ma mi pare che nel dibattito, non si parlasse di sostituire la rivelazione, ma semplicemente, come dice Ratzinger, da un punto di vista filosofico, il concetto di Padre, è una categoria umana. Usata però da Dio stesso, nella rivelazione.
    concordo....ed è assai probabile che è un mea culpa il non sapermi spiegare (mi riferisco all'altro 3d) tuttavia ciò che volevo sottolineare del contesto che nell'altro 3D si è aperto, ha immancabilmente i risvolti qui riportati....per questo mi sono permessa di aprire questo 3d a parte...per puntualizzare il rischio che come si leggeva nell'altro 3d, esiste nell'affermazione di paternità e maternità di Dio che già con Giovanni Paolo I suscitò, appunto scandalo, confusione.....e molta discussione
    sul resto mi ritenevo d'accordo......

    Dunque mi parte che il riferimento del giornalista in apertura 3D si riferisse allora al libro citato e non ad un Documento preciso...... allora riporto il brano intero riportato dal libro ringraziandovi per questi approfondimenti



    A difesa della natura

    Dal discorso generale, vediamo di passare a quello che più ci interessa. Che cosa avviene quando questi orientamenti entrano nella dimensione religiosa, cristiana?
    "Avviene che la interscambiabilità dei sessi visti come semplici " ruoli " determinati più dalla storia che dalla natura, che la banalizzazione del maschile e del femminile si estendono all'idea stessa di Dio e da lì si allargano a tutta la realtà religiosa".
    Eppure, sembra davvero sostenibile anche per un cattolico (e un Papa lo ha recentemente ricordato) che Dio è al di là delle categorie della sua creazione; e dunque è tanto Padre che Madre.
    "Questo è corretto se ci poniamo da un punto di vista puramente filosofico, astratto. Ma il cristianesimo non è una speculazione filosofica, non è una costruzione della nostra mente. Il cristianesimo non è " nostro ", è la Rivelazione di Dio, è un messaggio che ci è stato consegnato e che non abbiamo il diritto di ricostruire a piacimento. Dunque, non siamo autorizzati a trasformare il Padre nostro in una Madre nostra: il simbolismo usato da Gesù è irreversibile, è fondato sulla stessa relazione uomo-Dio che è venuto a rivelarci. Ancor meno ci è lecito sostituire Cristo con un'altra figura. Ma ciò che il femminismo radicale - talvolta anche quello che dice di richiamarsi al cristianesimo - non è disposto ad accettare è proprio questo: il carattere esemplare, universale, immodificabile della relazione tra Cristo e il Padre".
    Se queste sono le posizioni contrapposte, osservo, il dialogo sembra bloccato.
    "Sono infatti convinto - dice - che ciò cui porta il femminismo nella sua forma radicale non è più il cristianesimo che conosciamo, è una religione diversa. Ma sono anche convinto (cominciamo a vedere le ragioni profonde della Posizione biblica) che la Chiesa cattolica e quelle ortodosse, difendendo la loro fede e il loro concetto di sacerdozio, difendono in realtà sia gli uomini che le donne nella loro totalità, nella loro distinzione irreversibile in maschile e femminile; dunque nella loro irriducibilità a semplice funzione, ruolo".

    "Del resto - continua - vale anche qui quanto non mi stanco di ripetere: per la Chiesa, il linguaggio della natura (nel nostro caso: due sessi complementari tra loro e insieme ben distinti) è anche il linguaggio della morale (uomo e donna chiamati a destini egualmente nobili, entrambi eterni, ma insieme diversi). È in nome della natura - si sa che di questo concetto diffida invece la tradizione protestante e, al suo seguito, quella dell'illuminismo - che la Chiesa alza la voce contro la tentazione di precostituire le persone e il loro destino secondo meri progetti umani, di togliere loro l'individualità e, con questa, la dignità. Rispettare la biologia è rispettare Dio stesso, quindi salvaguardare le sue creature".

    Frutto anch'esso, per Ratzinger "dell'Occidente opulento e del
    suo establishment intellettuale", il femminismo radicale "annuncia una liberazione, cioè una salvezza, diversa se non opposta a quella cristiana". Ma ammonisce: "Tocca agli uomini e soprattutto alle donne che sperimentano i frutti di questa presunta salvezza post-cristiana interrogarsi realisticamente se questa sta davvero significando un aumento di felicità, un maggior equilibrio, una sintesi vitale, più ricca di quella abbandonata perché giudicata superata".

    Dunque, dico, a suo avviso le apparenze ingannerebbero: più che beneficate, le donne sarebbero vittime della " rivoluzione " in corso.

    "Sì - ripete -, è la donna che paga di più. Maternità e verginità (i due valori altissimi in cui realizzava la sua vocazione più profonda) sono diventati valori opposti a quelli dominanti. La donna, creatrice per eccellenza dando la vita, non " produce " però in quel senso tecnico che è il solo valorizzato da una società più maschile che mai nel suo culto dell'efficienza. La si convince che si vuole " liberarla ", " emanciparla ", inducendola a mascolinizzarsi e rendendola così omogenea alla cultura della produzione, facendola rientrare sotto il controllo della società maschile dei tecnici, dei venditori, dei politici che cercano profitto e potere, tutto organizzando, tutto vendendo, tutto strumentalizzando per i loro fini. Affermando che lo specifico sessuale è in realtà secondario (e, dunque, negando il corpo stesso come incarnazione dello Spirito in un essere sessuato), la donna è derubata non solo della maternità, ma anche della libera scelta della verginità: eppure, come l'uomo non può procreare, così non può essere vergine se non " imitando " la donna. La quale, anche per questa via, aveva per l'altra parte dell'umanità valore altissimo di " segno ", di "esempio"".

    ***********************
    Rapporto sulla Fede
    Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger
    Fraternamente Caterina
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  6. #6
    Assatanata, cogliona & indegna
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    Per me Dio è E padre E madre... comunque ci ama un sacco... Citando la regola di S.Benedetto che parla di "affetto tenero del padre" e "affetto severo del maestro".. è così che la vedo io... DIo sa essere tenero e severo...

  7. #7
    torquemada
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    Per Elettra: ti ho mandato un messaggio privato

  8. #8
    **********
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    Il testo a cui si allude dovrebbe essere QUESTO.

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by Augustinus
    Il testo a cui si allude dovrebbe essere QUESTO.
    GRAZIE!!!!!
    Fraternamente Caterina
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  10. #10
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    La Scrittura ci parla di Dio come di Padre, tuttavia non è da intendersi nel senso della morfologia sessuale, Dio è infatti asessuato.
    Inoltre ci sono certi passi della Bibbia, e penso in particolare ad alcuni salmi o a libri come quello di Osea, che sottolinenao l'aspetto amterno dell'amore di Dio.
    Così poi si espresse papa Luciani nell'Angelus del 10/09/78

    "Anche noi che siamo qui, abbiamo gli stessi sentimenti; noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. E' papà; più ancora è madre. Non vuol farci del male; vuol farci solo del bene, a tutti. I figlioli, se per caso sono malati, hanno un titolo di più per essere amati dalla mamma. E anche noi se per caso siamo malati di cattiveria, fuori di strada, abbiamo un titolo di più per essere amati dal Signore"

 

 
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