L’omaggio di Renato Zero a papa Wojtyla
di Mattia Bianchi/ 18/11/2005
Esce oggi in tutta Italia, Il dono, il nuovo album del cantautore romano. Dodici brani, tra impegno ed ironia. E spunta anche una canzone per Giovanni Paolo II, un papa che “ha testimoniato la sofferenza in modo grande”.
Lo avevamo lasciato ad agosto alla Tendopoli di San Gabriele dei Passionisti. In quell’occasione Renato Zero annunciò la sua idea di comporre una Messa. Adesso lo ritroviamo alla presentazione del suo ultimo disco “Il dono” che contiene una canzone dedicata a Giovanni Paolo II. Si tratta de “La vita è un dono”, brano di chiusura dell’album, con musica composta da Morra e Maurizio Fabrizio, gli autori de “I migliori anni della nostra vita”, uno dei successi del cantautore romano. Zero ha inciso la canzone oltre un anno fa e avrebbe voluto usarla per “suggellare” l'incontro con papa Wojtyla. “Avrei potuto incontrarlo e decisi di realizzare il brano e tenerlo lì per ogni evenienza – racconta - purtroppo non c'è stata la possibilità”.
Per Renato Zero, Giovanni Paolo II ha lasciato un vuoto: “Prima c'erano dei punti di riferimento come Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, lo stesso Wojtyla, ma in questo momento faccio fatica a consegnare la mia disperazione a qualcuno”. Ho trovato grande il suo modo di testimoniare la sofferenza anche nella malattia. Mi ha toccato molto. Mi e' capitato di dirlo pubblicamente e credo che lui stesso lo abbia apprezzato perché se ne è occupato anche l'Osservatore Romano. E poi l'ho sempre trovato un 'padre' così universale, né ciociaro, né cecoslovacco...''. Una testimonianza che sfocia direttamente nel terreno dei valori. L'aborto? “È una forma di repressione al limite della profilassi, è da considerare un'offesa. Mi rifiuto di pensare all'aborto come ultima forma di contraccezione”. La RU486? ? “Teniamo conto del fatto che qualcosa sfugga al controllo, ma la regola non deve diventare malcostume o abuso”. Le polemiche sulla laicità? ''Gestire un messaggio cristiano è un'impresa titanica; i cambiamenti sono talmente repentini che spiazzerebbero chiunque. E' un problema non solo di religione, ma anche del nostro governo. Quello che succede a Parigi fa capire che stando troppo nei Transatlantici si perdono i contatti reali con la vita".
Un Renato Zero a 360 gradi quello che ha presentato la sua ultima fatica (da oggi in tutti i negozi di dischi). Dodici brani inediti, a due anni di distanza dall’ultimo Cattura, a cui seguì un tour di successo in tutta Italia. Tre le canzoni de “Il dono”, ce ne è una che critica duramente l'America (''Stai bene lì''), una che se la prende con la radio (''Radio o non radio''), ''che pretende di decidere al posto degli artisti persino la durata dei brani''. E ancora, spunti ariosi e poetici (“Una vita fa”, “L'esempio”, “Mentre aspetto che ritorni”), messaggi di fratellanza (“Immi Ruah”) e spazio all’ironia con “Fai da te”, che secondo Zero sarebbe piaciuta a Pier Paolo Pasolini, un artista che ''ha aperto gli occhi a tutti e anche i suoi restano aperti sul mondo, con continuità”.
L’artista romano si dice entusiasta del risultato raggiunto, a tal punto da osservare che “se c’è un album che non avrebbe bisogno di tour, perché si spiega talmente bene da solo, è questo”. Ma il tour ci sarà, anche se tra qualche mese. “Perché quando mi rompo di stare a casa torno sul palco – spiega Zero. “Vorrei fare qualcosa di nuovo, magari un tour in cui Zero fosse ospite di Zero...'', aggiunge ridendo”. Non c’è che dire… Bentornato!
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