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  1. #1
    Vox Populi
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    Predefinito Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (Assisi, 14-18 novembre 2005)

    La 55ª Assemblea Generale della CEI si aprirà nel pomeriggio del 14 novembre 2005 ad Assisi con la prolusione del Card. Camillo Ruini, Presidente della CEI. Il giorno seguente, dopo la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Francesco d’Assisi, il Nunzio Apostolico in Italia, S.E. Mons. Paolo Romeo, saluterà i Vescovi Italiani. Due i principali argomenti che saranno al centro dei lavori dell’Assemblea: la riflessione sulla formazione al ministero presbiterale nella Chiesa italiana, che accompagnerà la presentazione, discussione e votazione del documento Orientamenti e norme per i seminari, e l’approfondimento del tema “Chiesa e mondo della salute: nuovi scenari e comunicazione del Vangelo”. La relazione principale su “L’azione pastorale della Chiesa nel mondo della salute nel contesto attuale: sfide e prospettive” sarà accompagnata da alcune comunicazioni sullo scenario socio-legislativo nell’ambito della sanità, sulle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana e sull’assistenza religiosa negli ospedali e case di cura. Nel contesto dei lavori assembleari particolare rilievo avrà la memoria del 40° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, cui verrà dedicato anche uno specifico momento celebrativo, con la partecipazione di giovani provenienti dalle diocesi dell’Umbria. Sono inoltre previste alcune comunicazioni e informazioni riguardanti la XX Giornata mondiale della gioventù che si è svolta a Colonia dal 16 al 21 agosto 2005, le prospettive a dieci anni dall’avvio del Progetto Policoro e il cammino di preparazione del IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona (16-20 ottobre 2006).

    fonte: www.chiesacattolica.it

  2. #2
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    Grazie dell'informazione.......

    amici seguiamo i lavori con la Preghiera........

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    Vox Populi
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    E prepariamoci a sorbirci i classici travasi di bile dei soliti noti dopo la prolusione del Card. Ruini

  4. #4
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    Originally posted by Vox Populi
    E prepariamoci a sorbirci i classici travasi di bile dei soliti noti dopo la prolusione del Card. Ruini
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5

  6. #6
    Vox Populi
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI VESCOVI ITALIANI RIUNITI AD ASSISI PER LA 55A ASSEMBLEA GENERALE

    Venerati e cari Fratelli

    desidero farvi giungere con questo messaggio la testimonianza dei miei sentimenti di profonda comunione e di spirituale partecipazione ai lavori della vostra Assemblea Generale. Saluto il vostro Presidente, Cardinale Camillo Ruini, i tre Vicepresidenti, il Segretario Generale e ciascuno di voi con grande affetto, ben sapendo con quanta dedizione seguiate le comunità a voi affidate per guidarle e sostenerle nel cammino verso la santità. E’ ancora vivo in me il ricordo dell’incontro che ho avuto con tutti voi lo scorso 30 maggio in occasione della precedente Assemblea Generale. Vi dicevo allora, a poche settimane dalla mia elezione a Successore di Pietro, quanto mi sentissi “intimamente confortato dalla vostra vicinanza e solidarietà”. Oggi, a distanza di qualche mese, anche grazie agli incontri che ho avuto con molti di voi in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Bari, della XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia e di varie udienze, sono sempre più sostenuto dalla certezza che “insieme potremo adempiere la missione che Gesù Cristo ci ha affidato, insieme potremo testimoniare Cristo e renderlo presente oggi, non meno di ieri, nelle case e negli animi degli italiani”. Nel corso dei lavori della vostra Assemblea affronterete diversi argomenti tra cui, principalmente, la formazione dei futuri presbiteri e la presenza della Chiesa nel mondo della salute. Sono entrambi temi di grande rilevanza, a cui giustamente dedicate attenzione in vista di orientamenti e scelte che potranno essere di vero aiuto per il popolo di Dio e per l’intera Nazione italiana.

    La Chiesa oggi ha bisogno di sacerdoti che siano pienamente consapevoli del dono di grazia che ricevono con l’Ordinazione presbiterale e con la missione loro affidata in un tempo di rapidi e profondi cambiamenti. Affinché le nostre comunità crescano armoniosamente nella verità e nella carità, attorno all’Eucaristia e alla Parola di Dio, è indispensabile la presenza di sacerdoti che agiscano in nome di Cristo e vivano in intima unione con Lui che li ha chiamati e inviati. La Chiesa ha bisogno di presbiteri che sappiano sempre conformare il loro agire al modello del buon Pastore, lasciandosi guidare con docilità dallo Spirito Santo in piena comunione con i loro Vescovi. Mentre sento con voi il dovere di ringraziare tutti i sacerdoti che in Italia con grande abnegazione, spesso nel nascondimento e lavorando senza sosta, contribuiscono a rendere vive e ricche di grazie le nostre parrocchie e comunità, condivido con voi la preoccupazione per la diminuzione del clero e per il progressivo innalzamento dell’età media dei sacerdoti. È quindi necessario e urgente incrementare la pastorale vocazionale definire sempre meglio la proposta formativa, in modo da garantire una preparazione umana, intellettuale e spirituale che sia all’altezza delle nuove sfide che il ministero sacerdotale è chiamato da affrontare. Come ho detto ai seminaristi nell’incontro del 19 agosto a Colonia, il seminario deve essere il contesto in cui matura “la ricerca di un rapporto personale con Cristo” e quindi “non tanto un luogo, ma, appunto, un significativo tempo della vita di un discepolo di Gesù” per una formazione che “ha diverse dimensioni, che convergono nell’unità della persona”. Altrettanto importante è che questa azione formativa avvenga in un contesto comunitario, per essere un riflesso di quella comunione di vita che Gesù aveva con i suoi discepoli, e per far sì che i diversi elementi del progetto educativo si unifichino attorno alle esigenze della carità pastorale. Essendo quello dei sacerdoti un compito centrale e insostituibile, ogni cura deve essere posta per la loro formazione a partire dalla qualità dei formatori. Tutti i fedeli, pregando il Padrone della messe, possono contribuire al fiorire delle vocazioni e alla formazione dei presbiteri, perché ciò che forgia un sacerdote è in primo luogo la sua preghiera e la preghiera che tutta la comunità innalza al Signore per lui e per il suo ministero.

    Altro tema a cui dedicherete parte dei lavori della vostra Assemblea è la pastorale della salute. La malattia pone certamente gravi e complessi problemi all’organizzazione sociale e rappresenta uno dei principali capitoli del servizio che va garantito ai cittadini, ma costituisce anzitutto una dimensione fondamentale dell’esperienza umana che interpella la missione della Chiesa e la coscienza dei credenti. Non per caso infatti il Signore ha voluto accompagnare l’annuncio della salvezza con molte guarigioni di persone sofferenti, mentre la comunità cristiana, in tutte le epoche, ha fatto dei malati un contrassegno della carità di Cristo. Per molti versi dal modo con cui si affronta la malattia e la sofferenza si manifesta anche la dignità e il senso dell’esistenza umana. Rimane scolpita nel nostro cuore la testimonianza che ci ha dato il mio amato predecessore Giovanni Paolo II: della cattedra della sofferenza ha fatto uno vertice del suo Magistero. Illuminata e incoraggiata da una così grande testimonianza, la Chiesa è chiamata ad esprimere solidarietà e premura verso chi affronta la prova della malattia, in primo luogo aiutando a vedere la malattia e la morte stessa non come una negazione dell’umano, ma come un percorso che, sulla scia della sofferenza, della morte e della risurrezione di Gesù, ci conduce alla vita vera ed eterna. Meritano di essere sostenute e promosse le istituzioni cattoliche che tanto fanno nell’ambito sanitario e dell’assistenza, affinché siano sempre più esemplari nel coniugare innovazione e la competenza scientifica con l’attenzione primaria alla persona e alla sua dignità. Di particolare rilevanza è poi la missione dei cappellani, che nelle corsie degli ospedali incontrano e sostengono spiritualmente le persone malate, facendo sentire loro la presenza affettuosa e confortatrice del nostro unico Salvatore Gesù Cristo. Di fronte poi alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all’eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale.

    Cari Fratelli Vescovi italiani, nel corso dei lavori della vostra Assemblea, farete speciale memoria del quarantesimo anniversario dalla conclusione del Concilio Vaticano II. Mi unisco di tutto cuore a voi in questa commemorazione, in attesa della celebrazione, che farò io stesso il prossimo 8 dicembre, del dono straordinario che la Chiesa e l’umanità hanno ricevuto attraverso il Concilio. Desidero dirvi inoltre che apprezzo grandemente il puntuale discernimento e l’impegno unitario con cui aiutate le vostre comunità e l’intera nazione italiana ad agire sempre per il vero bene delle persone e della società. Vi incoraggio a proseguire su questa strada con serenità e coraggio, per offrire a tutti la luce del Vangelo e le parole di Colui che è via, verità e vita (cfr Gv 14, 6) per noi e per il mondo.

    Affido tutti voi all’amorevole protezione di Santa Maria degli Angeli e invoco i Santi Francesco e Chiara d’Assisi, tanto cari agli italiani, perché vi guidino nella riflessione e vi aiutino a promuovere la fede e la santità di vita nel popolo cristiano. Giunga a ciascuno di voi, alle vostre Chiese e all’intera Nazione, con l’espressione del mio profondo affetto, la mia Benedizione Apostolica.

    Benedetto XVI


    Dal Vaticano, 10 Novembre 2005

  7. #7
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

    Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Presidente della Camera dei Deputati, On.le Pier Ferdinando Casini, in occasione della Commemorazione della Visita al Parlamento della Repubblica Italiana di Papa Giovanni Paolo II:


    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

    All’Onorevole PIER FERDINANDO CASINI

    Presidente della Camera dei Deputati

    della Repubblica Italiana

    Il 14 novembre 2002 il Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, compì una storica visita al Parlamento della Repubblica Italiana, riunito in seduta congiunta di Camera e Senato nell’Aula di Montecitorio. La commossa e calorosa accoglienza, che fu riservata a Lui e al memorabile discorso che Egli pronunciò in tale circostanza, costituisce il tributo più solenne di stima che i Rappresentanti del Popolo italiano abbiano conferito a quel grande Pontefice. Ho pertanto appreso con vivo compiacimento, Signor Presidente, che l’avvenimento, nel suo terzo anniversario, sarà commemorato con un’apposita targa, collocata nella medesima Aula, e sono lieto di assicurare per l’occasione la mia spirituale partecipazione.

    In effetti, la visita del mio amato Predecessore al Parlamento italiano non aveva precedenti e poté realizzarsi con l’affermarsi di una visione serena delle relazioni fra Chiesa e Stato, nella consapevolezza – a cui fece cenno il Pontefice nella sua allocuzione – degli "impulsi altamente positivi" che da tali relazioni hanno tratto, nel corso del tempo, sia la Chiesa che la Nazione italiana (n. 2: cfr Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXV, 2 [2002], 713).

    In questo felice anniversario non mi resta, pertanto, che auspicare che tale spirito di sincera e leale collaborazione si approfondisca sempre più. Nell’assicurare il costante impegno in tal senso della Santa Sede, vorrei ancora una volta ribadire che la Chiesa, in Italia e in ogni Paese, come pure nei diversi Consessi internazionali, non intende rivendicare per sé alcun privilegio, ma soltanto avere la possibilità di adempiere la propria missione, nel rispetto della legittima laicità dello Stato. Questa, del resto, se bene intesa, non è in contrasto con il messaggio cristiano, ma piuttosto è ad esso debitrice, come ben sanno gli studiosi della storia delle civiltà.

    Confido che gli illustri Membri del Parlamento italiano continuino anche in futuro ad onorare la memoria del compianto Papa Giovanni Paolo II, ispirandosi fattivamente ai suoi insegnamenti e promuovendo la formazione della persona umana, la cultura, la famiglia, la scuola, una piena e dignitosa occupazione, con una sollecita attenzione per i più deboli e per le antiche e nuove povertà.

    "Un’Italia fiduciosa di sé e internamente coesa costituisce una grande ricchezza per le altre Nazioni d’Europa e del mondo" (ivi, n. 9: Op. cit., 717) – affermò il Pontefice il 14 novembre 2002. Tale coesione presuppone un centro, un nucleo di significato e di valore intorno al quale possano convergere le diverse posizioni ideologiche e politiche. Questo centro non può che essere la persona umana, con i valori inerenti alla sua dignità individuale e sociale, che la Chiesa, per mandato di Cristo, desidera ardentemente servire. Il mio auspicio è che la Santa Sede e lo Stato italiano sappiano cooperare sempre più in tale nobile impegno. Assicuro per questo la mia speciale preghiera, mentre a Lei, Signor Presidente, e a quanti si uniscono nel devoto gesto commemorativo invio di cuore la mia Benedizione.

    Dal Vaticano, 18 Ottobre 2005

    BENEDICTUS PP. XVI
    Fraternamente Caterina
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  8. #8
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    I VESCOVI E IL PAESE
    Oggi la presentazione del documento. Betori: candidati al sacerdozio, così il discernimento

    Seminari, sono pronti i nuovi «orientamenti»

    Dal Nostro Inviato Ad Assisi
    Mimmo Muolo


    La Chiesa italiana avrà presto nuovi orientamenti e norme per i seminari. Anche per quanto riguarda l'eventuale ammissione tra i candidati al sacerdozio di persone omosessuali. In questa materia, in particolare, sono state recepite le indicazioni del documento ancora inedito che la Santa Sede pubblicherà tra qualche tempo. Lo ha detto ieri il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, nel corso della prima conferenza stampa dell'Assemblea generale dei vescovi. Il presule ha ricordato che il documento della Cei intitolato Orientamenti e norme per i seminari è ormai vicino alla conclusione del suo iter, e non si è sottratto alle domande sull'aspetto che maggiormente ha richiamato l'attenzione dei media, specie dopo alcuni casi di pedofilia che hanno interessato la Chiesa negli Stati Uniti d'America.
    Senza entrare nel merito delle questioni, e rispondendo a una precisa domanda, Betori ha rimarcato: «La valutazione delle conseguenze negative che possono derivare da ordinazioni di preti con tendenze omosessuali profondamente radicate rappresenta un importante elemento di discernimento per vagliare i futuri candidati al sacerdozio». Ma questo non deve essere interpretato come una discriminazione.
    «La parola discriminazione - ha precisato infatti il segretario generale della Cei - si può utilizzare dove c'è un diritto. La vocazione non è un diritto ma un dono, ed è tale concetto fondamentale il punto di riferimento per il discernimento che la Chiesa deve esercitare riguardo al sacerdozio».
    Il documento, naturalmente, è ben più ampio della questione particolare. E verrà presentato nelle sue linee fondamentali stamani, durante la conferenza stampa di monsignor Italo Castellani. Per conoscere il testo, invece, bisognerà aspettare, oltre all'approvazione dell'assemblea - che dovrebbe arrivare in giornata - la Recognitio della Santa Sede. Si concluderà così un iter di preparazione durato oltre due anni.
    Orientamenti e norme per i seminari è stato esaminato, infatti, prima dal Consiglio permanente della Cei, poi consegnato ai vescovi, che lo hanno già approvato il mese scorso con votazione personale, presentando però una trentina di emendamenti. Ragion per cui si è reso necessario un ulteriore esame da parte dell'assemblea. «Alcuni emendamenti - ha detto Betori - sono stati recepiti, altri no». Tra i punti principali del nuovo documento episcopale, ha anticipato il segretario generale della Cei, c'è anche la necessità di dare spazi di maturazione ulteriore ai sacerdoti, nel passaggio fra il percorso seminaristico e l'inizio del ministero di diaconi e poi di presbiteri. Inoltre è stata inserita una riflessione su «come inserire l'apporto delle scienze psicologiche nell'aiuto alla chiarificazione della coscienza da parte del seminarista, e sempre con un'attenzione particolare alla singola persona».

    fonte: Avvenire

  9. #9
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    I VESCOVI E IL PAESE

    Chi sono i «destinatari» dell’impegno educativo del tutto particolare di cui discute l’assemblea Cei? Sempre più spesso hanno alle spalle un lavoro E magari anche una famiglia non credente

    Quei cinquemila volti
    dei preti di domani

    Un profilo dei giovani (e meno giovani) che si stanno preparando al sacerdozio nei 213 seminari diocesani italiani. In 2.900 stanno frequentando gli studi teologici,443 durante il 2004 hanno completato la formazione e sono stati ordinati


    Di Giacomo Ruggeri

    Giovani impegnati a crescere nell'amore verso Dio e la Chiesa. Persone di preghiera ma anche di servizio concreto ai fratelli. E magari, oggi, anche con qualche anno in più e un'esperienza lavorativa alle spalle. Si può forse tratteggiare così il mondo dei seminaristi cui si rivolge il documento sulla formazione dei futuri presbiteri al centro dei lavori ieri all'assemblea della Cei di Assisi.

    Tra maggiori e minori sono 213 i seminari diocesani oggi in Italia.

    Si tratta di realtà diverse a seconda dell'estensione territoriale delle Chiese locali: nelle diocesi più piccole, infatti, la comunità del seminario che magari conta solo cinque o sei giovani ha come punto di riferimento più ampio uno dei 15 seminari regionali, che curano di solito la formazione teologica dei candidati al sacerdozio. Secondo i dati più aggiornati, riferiti alla fine del 2004, in Italia oggi i seminaristi maggiori, quelli che cioè frequentano gli studi teologici, sono circa 2.900.

    Aggiungendo anche quelli che già guardano al sacerdozio ma si stanno ancora preparando attraverso gli studi superiori, si arriva intorno a quota cinquemila seminaristi (ma il dato è per forza vago, anche perché oggi i percorsi di discernimento vocazionale sono molto differenziati). È da questo mondo che, nel 2004, sono usciti i 443 nuovi preti ordinati nelle diocesi italiane. Ma chi è il giovane che oggi bussa alla porta di un seminario col desiderio di spendere la propria vita nel ministero sacerdotale?

    Ciascuno ovviamente ha dietro di sé una storia unica e irripetibile; ma allo stesso tempo è anche vero che condivide alcuni tratti della società di oggi. Ad esempio il senso di una precarietà diffusa, che non si limita solo al mondo del lavoro, ma che si espande alla realtà affettiva, familiare, relazione, spirituale. Va anche detto che la stessa definizione di giovane è come un ventaglio: oggi tra chi entra in seminario c'è chi ha diciannove anni, ma anche i quarantenni. La formazione ormai è molteplice: classica, tecnica, professionale. Anche dal punto di vista familiare la casistica aumenta sempre più.

    Non regge più l'assioma che dice: a famiglia religiosa e impegnata in parrocchia, corrisponde la naturale scelta di un figlio al sacerdozio. «La meraviglia di Dio - racconta ad esempio don Antonio Napolioni, rettore del Pontificio seminario marchigiano di Ancona - è sorprendente, come sempre: a volte, è la storia vocazionale del figlio, a determinare un cammino di fede della famiglia non credente, che rimane stupita e sorpresa di tale scelta». A volte capita anche che la chiamata si manifesti attraverso esperienze di morte e dolore dei propri cari o amici; la sofferenza come purificazione ulteriore della scelta di donazione che, ovviamente, va comunque vagliata, evitando che sia una forma di fuga o di ripiegamento interiore.

    E quando si affaccia in seminario, un giovane che cosa trova? Lo studio è certamente uno degli elementi portanti della formazione sacerdotale e umana. Ma va inanellato con tanti altri ambiti che rendono «integrale» la crescita della persona. Tutto concorre al bene di sé e come servizio altrui; per cui «saper passare - precisa don Napolioni - dalla cappella per la preghiera, alla cucina per il servizio, dalla biblioteca alla parrocchia è quanto mai importante, perché ogni realtà non è mai fine a se stessa, ma rientra in un unicum integrale del futuro prete». In seminario poi trova una serie di figure di riferimento che lo affiancano nel cammino verso il sacerdozio: il vescovo in primo luogo, assieme all'equipe dei formatori preposti in seminario; ma anche sacerdoti diocesani, e poi famiglie, educatori, realtà di accoglienza e servizio. Come a dire: gli occhi che possono rendere un servizio al futuro sacerdote sono sempre di più. E questo è un bene.

    Giovani, dunque, che stanno sui libri perché comprendono che la formazione teologica è importante e vivono a contatto anche con le realtà di emarginazione, povertà dove in un probabile futuro saranno chiama ti ad svolgere il proprio ministero. Seminaristi, dunque, che non vivono dentro un loro mondo, ma che si confrontano con la fede di sempre e le istanze che provengono dalla cultura odierna, allargando i confini del cuore.

    www.avvenire.it
    Fraternamente Caterina
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  10. #10
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    A Padova «si studia» la pastorale della carità: «Le proposte comode non fanno per noi»

    Nella diocesi veneta sin dal primo anno di teologia i futuri sacerdoti sperimentano momenti di condivisione con gli emarginati

    Da Padova Francesco Dal Mas

    Nicola, Giulio e Alessandro arrivano dal seminario minore. Gianluca, laurea in economia e commercio, Davide, un anno di ingegneria e due di scienze dell'educazione, Mauro, tecnico di laboratorio chimico, Stefano, geometra, e Federico (studi presso i frati minori conventuali) hanno fatto percorsi diversi prima di approdare a casa Sant'Andrea. Tutti otto sono diaconi da appena due settimane e saranno i prossimi nuovi preti della diocesi di Padova. Casa Sant'Andrea è la comunità dell'anno propedeutico alla teologia. Quest'anno ha dovuto raddoppiare, ben 13 sono state le vocazioni giovanili. E non se la cava male neppure Teologia, 46 studenti in 6 anni, 13 soltanto nel primo. Tra loro anche un seminarista greco, della diocesi di Tinos, un arcipelago di 8 isole.

    Il seminario minore, invece, è autonomo, dalla prima media alla quinta superiore ha 58 allievi. «Quando ai giovani si offrono proposte forti, i giovani rispondono. E la prima proposta forte arriva sempre da Lui» - sintetizza don Marco Cagol, uno degli educatori. Prendiamo i teologi. Lo studio è intenso, la vita religiosa e comunitaria pure; ma di sabato e domenica i giovani vanno a prestare servizio nelle parrocchie sia nel primo che nel secondo anno di scuola. Nei fine-settimana del terzo, invece, i ragazzi s'inoltrano negli itinerari della sofferenza: chi in carcere, chi nei dormitori pubblici, chi fra i disabili, chi, ancora, in ospedale. L'hanno voluta chiamare «pastorale della carità», non della solidarietà. Esperienza condivisa con chi fa l'anno propedeutico e che studia greco, latino, filosofia, bibbia, catechesi. Costoro maturano l'approccio alla teologia attraverso il volontariato.

    Un'esperienza che segna, anche per gli anni futuri, se è vero che i diaconi hanno voluto riprendere nel ricordo della loro ordinazione un versetto di Filippesi 2,7: «Gesù Cristo spogliò se stesso assumendo la condizione di servo». E, di rimando, il rettore monsignor Sandro Panizzolo: «Ci auguriamo che questo programma li porti a mettere al primo posto il regno di Dio, a fare scelte controcorrente, a non allearsi con i potenti di questo mondo, a servire i poveri, soprattutto a diventare poveri». Scommessa raccolta.

    Nel quarto e nel quinto anno, i teologi ritornano nelle parrocchie, nel sesto, quando appunto sono diaconi, in quella d'origine. Il percorso è premiante, visti i risultati. «Ai giovani si può chiedere tanto, perché loro hanno il coraggio di osare - riconosce, anche per se stesso, Giulio Osto, in seminario dalla terza media -. Le proposte comode non fanno per noi, proprio per le scelte che abbiamo fatto. Frequentiamo le biblioteche, ma una corsia d'ospedale o una cella di carcere ti segna la vita in misura indelebile». «È bello incontrarsi e cantare - esemplifica Giulio - ma vuoi mettere riprendere in mano la Bibbia? I giovani vogliono risvegliarsi dalla sonnolenza in cui la società li sta accomodando. Altrimenti, quale cammino possono intraprendere?».

    Il merito se lo prende tutto il seminario, con la sua vivacità?

    No. «Il merito di questo risveglio - riconosce don Marco - è anche la grande attività di animazione vocazionale che coinvolge ogni realtà diocesana, a cominciare dalle parrocchie». Con la scuola di preghiera, una volta al mese, aperta ai giovani, piuttosto che con la settimana di missione nelle parrocchie che i seminaristi assicurano prima dell'inizio di ogni anno scolastico. Fa la sua parte anche il seminario minore, dando appuntamento, mese dopo mese, ai gruppi di cresimandi, per una giornata intera, aperta, nella sua conclusione, anche ai genitori. Nulla di improvvisato. Per gli educatori, preti e catechisti, viene garantita una giornata di formazione. «L'animazione delle vocazioni - conclude don Marco - è un lavoro feriale o non è».

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