
Originariamente Scritto da
Malik
Il killer era iscritto al Pd
Morando: tessere ai raggi X
Ad ucciderlo fu*rono in quattro; almeno uno era un suo compagno di parti*to, iscritto come lui al Pd di Ca*stellammare. Nuova e sconcer*tante sorpresa nella vicenda di Gino Tommasino, il consiglie*re comunale stabiese assassina*to il 3 febbraio scorso. Catello Romano, fermato sabato scor*so dalla squadra mobile di Na*poli con l’accusa di aver fatto parte del commando omicida e poi evaso calandosi dal balco*ne dell’albergo dove, in qualità di collaboratore di giustizia, era stato mandato, fino a ieri era un tesserato del Pd; la tesse*ra l’aveva ricevuta nello stesso circolo di Tommasino, quello di corso Vittorio Emanuele. Do*po la rivelazione del quotidia*no locale Metropolis, Romano è stato espulso dal collegio re*gionale dei garanti, d’intesa con il segretario regionale Tino Iannuzzi ed il commissario pro*vinciale Enrico Morando. Ulte*riori verifiche sono in corso, in*vece, per Salvatore Belviso, cu*gino del capoclan Vincenzo D’Alessandro e a sua volta fer*mato per l’omicidio: negli elen*chi del circolo, infatti, c’è un tesserato con questo nome, ma non figura la data di nascita. Il circolo è stato commissariato da Morando; commissario è stato nominato Paolo Persico, che del collegio dei garanti fa parte. «Il suo mandato — preci*sa Morando — è volto al conse*guimento di due obiettivi: pro*cedere ad una minuziosa verifi*ca del tesseramento realizzato nel settembre 2008; garantire il regolare svolgimento delle pri*marie in condizioni di assoluta trasparenza. Sono certo — pro*segue il commissario provincia*le — che le centinaia di perso*ne per bene che sono iscritte e militanti del Pd a Castellamma*re collaboreranno con Persico, a tutela della dignità e del buon nome del Partito Demo*cratico e di ogni persona che onestamente ne fa parte». Scop*pia un caso, dunque: possibile che solo dopo la denuncia di un giornale il Pd si sia deciso ad allontanare due personaggi contigui con la camorra, uno dei quali reo confesso di quat*tro omicidi? E chi fu ad avvici*nare Romano al Pd? Forse pro*prio Tommasino, che lo cono*sceva? Morando, non senza im*barazzo, chiarisce: «Quando si fece il tesseramento, nessuno aveva elementi per negare l’iscrizione a queste persone. Dovunque ci siano state segna*lazioni abbiamo fatto verifiche insieme con la polizia. Ma sen*za una segnalazione precisa è molto difficile individuare gli amici dei boss tra le centinaia di simpatizzanti che chiedono l’iscrizione al partito».
Gino Tommasino fu assassi*nato il pomeriggio del 3 febbra*io scorso in viale Europa, cioè in pieno centro di Castellamma*re, mentre era in auto con il fi*glio tredicenne. Dalla dinamica dell’agguato fu immediatamen*te chiaro agli investigatori che era stata un’esecuzione di ca*morra.
Più difficile, invece, risa*lire al movente, che tuttora non è ben chiaro: molte piste sono state scandagliate. L’uni*co elemento concreto sembra, al momento, l’appropriazione da parte di Tommasino di 30.000 euro del clan D’Alessan*dro, alcuni affiliati del quale il consigliere assassinato fre*quentava da anni. A fare da sfondo al delitto, secondo la Procura di Napoli, ci sono in*trecci tra interessi politici e cri*minali, scambi di favori, posti di lavoro dati a persone vicine ai D’Alessandro in cambio, for*se, di appoggi elettorali. Dopo otto mesi di indagini, sabato scorso la svolta: la squadra mo*bile individua i presunti re*sponsabili dell’omicidio. Sono Catello Romano, Raffaele Poli*to, Renato Cavaliere, già dete*nuto, e Salvatore Belviso, cugi*no e braccio destro del boss Vincenzo D’Alessandro. Polito e Romano — che ha appena 19 anni — decidono subito di col*laborare, si autoaccusano di al*tri omicidi e, anziché essere ar*restati, vengono allontanati, per precauzione, dalla provin*cia di Napoli: una decisione che farà discutere. Infatti arri*va il colpo di scena: il giovanis*simo killer cambia idea all’im*provviso. Non vuole più colla*borare con i magistrati Pierpao*lo Filippelli e Claudio Siragusa, che coordinano le indagini. Fugge: beffando la polizia peni*tenziaria, che ha l’incarico di sorvegliarlo, si cala dal balcone dell’albergo con una corda fat*ta di lenzuola. Due giorni dopo la clamorosa notizia della fuga di Romano — per il quale ades*so la Procura ha chiesto l’arre*sto — arriva quella, più eclatan*te ancora, della sua iscrizione al Pd. Per Enzo Amendola, can*didato alla segreteria regionale del Pd e sostenitore di Pierluigi Bersani, «è una vicenda doloro*sa che deve farci riflettere e che richiede una reazione immedia*ta per ristabilire fiducia nel no*stro partito. Sono d’accordo con i provvedimenti immedia*ti presi da Morando, a cui va tutto il mio sostegno. È in gio*co la credibilità del Pd di Castel*lammare e di quanti con passio*ne e onestà lavorano al radica*mento di un partito sano». Per Leonardo Impegno, candidato della mozione Franceschini, «Il coinvolgimento di due iscritti del Partito democratico nel*l’omicidio Tommasino è un fat*to inquietante: da un lato getta fango sulle migliaia di militan*ti onesti del partito, dall’altro conferma l’esigenza di alzare l’asticella nel contrasto alla cri*minalità organizzata » .
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