Maurizio Blondet
18/11/2005

Nell'ottobre 2003, un grande incontro all'Hotel King David di Gerusalemme tra evangelici americani, cristiani rinati, pentecostali, revivalismi e super-falchi israeliani.
Dirigeva la riunione Richard Perle, allora capo del Council for Defense Policy, l'organo di consulenza privata interno al Pentagono con cui i neocon dirigevano gli USA alla guerra contro l'Iraq, nell'interesse supremo di Israele.
L'incontro celebrava «l'avvento della Gerusalemme celeste che seguirà all'annientamento dell'Islam».
Toni apocalittici, intensamente (pseudo) religiosi.
Non è una novità l'appoggio che le «chiese» americane e i loro telepredicatori danno ad Israele, nella convinzione di accelerare così il secondo avvento di Gesù, la ricostruzione del «tempio» ebraico e la fine del mondo, quando i buoni americani saranno rapiti in cielo e tutti gli altri cattivi resteranno sulla terra a subire la «tribolazione».



Questa visione fanta-religiosa è stata abilmente sfruttata dalla nota lobby per mobilitare i fedeli evangelici americani (almeno 70 milioni) concretamente a favore di Israele.
Il rabbi Yechiel Eckstein si è vantato da solo di aver raccolto, dai protestanti messianici, 100 milioni di dollari in sette anni.
Fiumi di denaro che vanno a pagare gli insediamenti illegali dei fanatici ebraici in Palestina, ma non solo.
Non è nemmeno ignoto che la propaganda «evangelica» USA, pagata dai «fedeli» e sostenuta da migliaia di «pastori missionari»; penetra l'America Latina con lo scopo preciso di cancellare il cattolicesimo tradizionale, ma anche in Giappone, in Africa, in India e Cina.
Con ricchi finanziamenti della Rockefeller Foundation e di altre entità del genere.
Ciò che è nuovo - lo rivela il Réseau Voltaire (1) - è che queste potenti organizzazioni «cristiane» stanno cercando di penetrare il mondo arabo, con l'oculata direzione (e i soldi) della CIA.
Come?
Facendo leva sulle antiche comunità cristiane del medio oriente, cattoliche o autocefale.



In Libano, i «missionari evangelici» (della CIA) percorrono il Paese ogni estate, secondo un itinerario suggerito dall'ambasciata USA.
Gruppi di giovani organizzano concerti e incontri come pretesto per contattare giovani maroniti (la Chiesa cattolica libanese) da convertire all'evangelismo americano: offrono visti facili per gli USA, borse di studio e altri vantaggi; il clima che fomentano è fortemente anti-musulmano.
In Iraq, i «missionari» sono arrivati sugli automezzi dell'US Army, e si sono messi subito a lavorare coi cristiani iracheni.
Per allontanarli dalla loro fede tradizionale offrono, come al solito, visti per gli USA, posti di lavoro, aiuti per i figli.
Le Chiese irachene (quelle vere) denunciano che questi pseudo-missionari «non solo causano la dispersione dei fedeli, ma mirano a creare un clima di conflitto [con i musulmani] che prima non esisteva».
Durante le funzioni, i preti iracheni avvisano i loro fedeli che quelli «sono agenti americani che distruggono l'Iraq col loro denaro».

In Palestina, i «missionari» protestanti infiltrano i cristiani per incitarli ad abbandonare la loro terra.
Ma lo sforzo più audace è quello che mira alla conversione dei musulmani.
In Algeria, gli evangelici cercano di cristianizzare i berberi e le kabile, come ha scritto il giornale Al Watan (2), «attraverso un proselitismo organizzato, che mira ai più sfavoriti della società». Facendosi passare per operatori umanitari, i militanti cristianisti offrono 2 mila dinari (20 euro) per una conversione, cure mediche, facilitazioni per visti di emigrazione in Europa: lo spazio di Schengen accoglie a braccia aperte coloro che possono comprovare di essere «cristiani perseguitati».
A Costantina, studenti liceali si sono sentiti proporre la conversione al Vangelo dei telepredicatori in cambio di borse di studio.
Anche in Algeria l'ambasciata USA è attivamente coinvolta nella campagna di conversioni.
In Marocco una quantità di organizzazioni evangeliche operano sotto la copertura di equipes mediche, operatori umanitari, tecnici e insegnanti.
La più grossa è l'Atrab World Ministries, che pare abbia 800 «missionari» sul campo.



L'azione di questi gruppi è rafforzata da molte radio e TV finanziate dagli USA e in particolare dalla CIA: radio El Mahabba (che trasmette sul canale audio di Eutelsat 24 ore su 24), Arab Vision, CNA-Channel North Africa, Life-TV, Miracle Channel, Al Hurra…
La missione cristianista s'è anche inserita nel programma per l'alfabetizzazione informatica (Global Internet Policy Iniziative) del Dipartimento di Stato USA.
Questa «evangelizzazione» è ritagliata ideologicamente sul tema dello «scontro di civiltà»; bisogna «cancellare l'Islam» anticristiano e anti-ebraico per accelerare la «fine dei tempi».
L'effetto, di cui il Vaticano dovrebbe preoccuparsi, è che la reazione musulmana sta crescendo di ferocia: alcuni di questi «missionari» sono stati uccisi; ma l'ira islamica, che distingue male fra veri e falsi cristiani, si sta volgendo anche contro le antiche Chiese cattoliche locali.
Così, Antonio Socci può scrivere l'ennesimo articolo sui «cattolici perseguitati».

Maurizio Blondet




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Note
1) Charles St. Prot, «Les Eglises évangéliques et le jeu des Etats-Unis dans le monde arabe», Rèseau Voltaire, 14 novembre 2005. St. Prot è il direttore dell'Observatoire d'études géopolitiques.
2) Al Watan, 26 e 27 luglio 2004.





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