da www.noreporter.org
Nulla da eccepire sulla lettura politica e geopolitica del massacro di Bologna né su chi fossero i mandanti. Abbiamo sempre creduto che la strage di Bologna fosse inserita in un processo geoterroristico ad ampio respiro pilotato da Tel Aviv e Carlos non c’insegna alcunché in merito.
Né il fatto di rigettare la matrice “marxista” o quella “palestinese” della strage ci trova in disaccordo. Solo un imbecille o una persona in mala fede può pensare ad una matrice rossa o palestinese per la strage di Bologna.
Alcune considerazioni ci sembrano però dovute in margine alle sue dichiarazioni:
1) Carlos sostiene che le organizzazioni marxiste non colpivano indiscriminatamente nel mucchio a differenza di quelle fasciste. Falso. Non solo perché non vi sono ancora prove di stragi fasciste (dunque dire che lo stragismo è fascista è un semplice assioma teologico determinato dai comunisti e del tutto privo di fondamento) ma perché proprio le stragi comuniste si sono susseguite in Europa dagli inizi del ‘900: Dobbiamo alle Brigate Rosse la grande svolta: “basta tritolo!” e di questo bisogna rendergliene atto. Ma fino ad allora le bombe rosse si sprecavano (dal Circolo XXII Marzo ai GAP di Feltrinelli) per non parlare dell’anarchico Bertoli, direttamente venuto da un kibbutz israeliano a compiere una strage a Milano.
2) Per spiegare Bologna, nel dare per scontata la “manovalanza” neofascista, Carlos ricorre ad un assioma che altro non è se non una leggenda metropolitana. Definire “fascista” la strage di Piazza Fontana è un luogo comune ma i processi hanno dimostrato ben altro. Dire dunque che a Bologna si è ripetuto lo schema di Piazza Fontana, posto che sia vero, il che è tutto da dimostrare, non significa alcunché.
3) Carlos si definisce amico dei palestinesi. Sarà, ma la sua azione militare più famosa, compiuta a Vienna, servì a indebolire il fronte arabo dell’Opec all’indomani della Guerra del Kippur rafforzando inoltre la ricomposizione neocapitalista intorno al narcodollaro. Inoltre Carlos assassinò il rappresentante palestinese a Parigi. Strana come amicizia.
4) Nella sua intervista Carlos conferma che Thomas Kram si trovava a Bologna il giorno della strage. Nessuno ha mai sostenuto che fosse necessariamente l’attentatore; la difesa di Ciavardini dice: “non sono state mai seguite altre piste” e mentre nulla dimostra la presenza di Ciavardini a Bologna (semmai ci sono prove in senso opposto) la presenza del Kram nel capoluogo emiliano in quel giorno – elemento da cui partono i “revisori” del processo - viene confermata proprio da Carlos.
5) Kram magari non sarà stato l’attentatore, il “manovale” di Bologna, ma un’atra considerazione emerge dalle affermazioni di Carlos. Dice che “era pedinato da agenti segreti”. E perché? Era un membro di un gruppo terrorista internazionale? E in tal caso perché non fu arrestato ma solo pedinato? A quale formazione parallela e sporca faceva capo? Quale potenza lo copriva? Carlos nello scagionare il Kram da un’accusa forse infondata non fa che confermare l’esistenza di un verminaio.
Ciò premesso aggiungo che sono perfettamente in linea con Luigi e con il Comitato l’ora della verità e che non pretendo affatto che Kram sia colpevole o che lo sia Carlos, bensì che Ciavardini sia innocente e che la magistratura non abbia voluto indagare in altre direzioni ma solo verso i capri espiatori prescelti. Dagli stragisti e dai loro complici e lacché. E che ciò sia accaduto proprio Carlos ce lo conferma nella sua intervista
Gabriele Adinolfi




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