------ hai detto benissimo...concordo pienamente con te!
E aggiungo...su repubblica è stato scritto: "Norme controverse, parlino elettori"
Ovviamente i signoroni di sinistra(chiesa di merda) non dicono quali norme non vanno bene(che non ce ne sono)....solito gioco sporco della becera sinistra a cui credono in troppi! Ma si sa...adesso hanno perso il potere..devono rimboccarsi le maniche e lavorare.....e non lo vogliono fare...
Bastardi!

Lotta dura per sconfiggere quel merdoso di Prodi che mi auguro crepi e tutta la marmaglia sinistroide che oramai ha rotto i coglioni!
Scusate lo sfogo ma io non li sopporto piu'.....sono stufo di dare da mangiare a chi non si merita un tubo!

Padania Libera...Secessione!!!

Fanculo Prodi e la tua merda di sinistra!





Subject: [mgp-padania] CEI: ma sono preti o sinistri individui?


Ha fatto bene a rispondere subito Calderoli.
La Conferenza episcopale cmq a parer mio ha fatto sempre politica contro di
noi e contro la Padania in generale, tanto che bisognerebbe chiedersi cosa
stanno facendo i vescovi padani in difesa delle loro comunita' locali.
Sembra davvero strano che il giorno dopo dell'approvazione della devolution
abbiano gia' fatto uscire un documento cosi' inquietantee insinuante contro
la devoluzione. Come minimo c'e' la malafede, perche' basterebbe leggere la
riforma. Come massimo direi che la CEI e' la fiancheggiatrice dei
centralisti italiani, che oggi fanno capo alla sinistra (che negli anni e'
riuscita a epurare quei pochi federalsti che c'erano). Se poi vado a leggere
che dietro a questo c'e' quel monsignor Merisi vescovo di Lodi nato a
Treviglio, mi stupisco ancora di piu' che un Padano vada contro gli
interessi della sua gente.
Tra l'altro sempre su merisi e Cardinale Maria Martini vorrei spendere altre
parole: VERGOGNATEVI! QUANDO QUALCHE ANNO FA TUTTI RUBAVANO A MILANO NON
AVETE SPESO UNA PAROLA! AVWETE LASCIATO CHE TUTTI RUBASSERO E NON AVETE MAI
SPESO UNA PAROLA CONTRO QUESTO MALAFFARE. MA APPENA C'E' DA DIRE QUALCOSA
CONTRO LA LEGA: ECCO!

PER PROSEGUIRE LA DISCUSSIONE:
http://www.forumfree.net/?t=5501281


CITAZIONE
SANITA', CEI PER FEDERALISMO SOLIDALE
I vescovi italiani,all'indomani del varo della devolution,rinnovano
"l'auspicio che il federalismo,che -dicono- rispettiamo e che da tante parti
è stato incoraggiato,sia solidale".E si augurano che il federalismo
"preveda, se necessario,meccanismi di perequazione tra le Regioni più ricche
e quelle più povere" per quanto riguarda la Sanità. Dall'assemblea della
Conferenza episcopale (Cei) arriva anche una raccomandazione: "Bisognerà
porre la massima attenzione per contrastare la formazione di 20 servizi
sanitari regionali".



CITAZIONE
CALDEROLI: PUNTIAMO A 20 SANITA' DI SERIE A
"Il federalismo contenuto nella riforma costituzionale approvata al Senato è
equo, equilibrato e soprattutto solidale". Così il ministro delle Riforme,
Calderoli, replica alla Cei assicurando che con la devolution "puntiamo a
garantire 20 sanità di serie A". "Il nostro federalismo-sottolinea- mira a
garantire una sanità di serie A dal Brennero a Lampedusa,perchè tutti hanno
il diritto di essere curati e curati bene, consentendo altresì di cacciare
chi oggi spende senza erogare servizi, perchè questo equivale a un furto".


da http://www.televideo.rai.it


invece da televideo mediaset:


CITAZIONE
I vescovi: no a 20 sanità diverse
Devolution, "Federalismo sia solidale"

I vescovi italiani, dopo l'approvazione definitiva da parte del Senato della
devolution, ricordano "l'esigenza che in ambito sanitario il federalismo sia
solidale e preveda meccanismi di eventuali perequazioni tra le regioni". Per
mons. Giuseppe Merisi è un'esigenza che noi facciamo presente nel rispetto
per le competenze delle istituzioni civili a cio' collegate". Da scongiurare
il rischio di trovarsi con "venti sistemi sanitari regionali".

Facendo riferimento alla prolusione del cardinale Camillo Ruini che ha
sottolineato la necessita' di tutelare le regioni meridionali nei meccanismi
di regionalizzazione della sanita', mons. Merisi ha rinnovato "l'auspicio
che il federalismo - ha detto - che rispettiamo e che da tante parti e'
stato incoraggiato, sia solidale e preveda, se necessario, qualche
meccanismo di perequazione".

La 55/a Assemblea generale della Cei in corso ad Assisi ha dibattuto ieri e
questa mattina i problemi collegati alla sanita' ed alla presenza della
chiesa nelle istituzioni di assistenza e cura. Mons. Merisi non ha escluso
che dal dibattito di questa mattina e da quello del pomeriggio emergano
ulteriori "preoccupazioni", in particolare da parte dei vescovi delle
regioni meridionali, sulle ricadute delle riforme sull'assistenza sanitaria
italiana.

Le conseguenze della devolution sulla efficienza ed equita' del sistema
sanitario italiano sono affrontate anche nella relazione tenuta
all'Assemblea della Cei da Antonio Cicchetti, direttore amministrativo
dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, e dedicata allo "scenario socio
legislativo nell'ambito della sanita"'.

"Se in sostanza - rileva Cicchetti - soprattutto nei primi quattro anni di
funzionamento del cosiddetto patto interno di stabilita', la quantita' di
risorse assegnata alle diverse regioni non e' cambiata, in pratica questa
ripartizione non nasce piu' da una scelta centrale basata su criteri di
solidarieta' condivisi ma da una negoziazione tra regioni che avviene sul
tavolo della Conferenza Stato-Regioni, dove le regioni piu' ricche hanno la
forza anche morale di pesare di piu' nelle scelte".

Sempre a proposito di regionalizzazione e federalismo Cicchetti osserva che
"lo Stato dovrebbe avere competenza anche sulle linee generali della sanita'
e cioe' sulla distribuzione e conseguente efficacia e qualita' dei servizi
al cittadino". Garantire "la pari accessibilita' ed equita' del cittadino
alle cure" per la relazione sottoposta ai vescovi richiede la riduzione
delle liste di attesa e la "attenuazione del divario tra nord e sud con
conseguente riduzione dell'emigrazione sanitaria e dei viaggi della
speranza".

Ma se questo, osserva Cicchetti, "puo' essere valido da un punto di vista
quantitativo (definizione del numero di prestazioni cui i cittadini hanno
diritto), ci sono problemi a definire gli standard qualitativi per cui un
cittadino di una regione puo' accedere a prestazioni di maggiore qualita'
rispetto allo stesso tipo di prestazioni cui accede un cittadino di un'altra
regione". Cicchetti esorta a "porre la massima attenzione" "per contrastare
la formazione di venti servizi sanitari regionali". Secondo la Cei sarebbe
quindi opportuno fissare ogni anno con la finanziaria "gli standard di
servizio e i meccanismi centrali di verifica" e che "un federalismo mitigato
lasci allo Stato il ruolo di tutelare i diritti dei cittadini".

Il ricorso a un "fondo perequativo" potrebbe essere fatto sulla base
dell'art. 119 della Costituzione, che prevede "la destinazione di risorse
aggiuntive e interventi speciali" a favore di quei soggetti che
"maggiormente faticano a garantire soprattutto i livelli essenziali delle
prestazioni".




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