Amici...mi permetto di aprire questo 3D perchè vedo che spesso si incrociano i tentativi di rendere "uguali" il Buddhismo, l'Islam ed altro al Cristianesimo....quasi che l'uno sia la mancanza dell'altro o il sopperire a quanto manca all'altro o peggio....l'uno è uguale all'altro "basta seguirne uno".......
Partendo da una base reciproca del RISPETTO NELLE DIVERSITA' è forse necessario approfondire le diversità, nel rispetto, e di APPREZZARE quanto può unirci ma senza per questo renderlo UGUALE ALL'ALTRO.......guardate che non è facile, al contrario è assai difficile, ma possiamo provarci
Partiamo da prima di Cristo:
Quattro secoli prima di Cristo nella società dominata dal Bramanesimo il fenomeno dei “rinuncianti” (persone che decidevano di liberarsi da ogni legame sociale e familiare per dedicarsi all’ascetismo) si stava diffondendo sempre di più. Anche il principe Siddharta vi aderì.....Senza nessuna pretesa filosofica od altro, vediamo solo di capirne questa formazione che ha dato origine al Buddhismo....
La tradizione narra che Siddharta rimase sconvolto quando, uscendo da palazzo per la prima volta a 29 anni, scoprì la vecchiaia, la malattia e la morte..... In quel momento cominciò il suo lungo cammino spirituale, che lo portò ad abbandonare ricchezze, palazzo, moglie e figlio per trovare la verità. Visse sei anni in povertà tra gli asceti, ma il costante digiuno lo ridusse in fin di vita. In questo modo egli capì che la vera via da seguire era quella della contemplazione, non certo della privazione.
Nella lotta decisiva affrontò il demone Mara, trovando cosi le quattro verità; la sofferenza è universale, ha un’origine, può essere sconfitta, ma solo liberandosi dal sé (l’attaccamento alle cose).
A questo scopo il Buddha ( che significa: Risvegliato) capì che bisognava sviluppare sei perfezioni:
- generosità,
- etica,
- pazienza,
- sforzo entusiasta,
- concentrazione e
- saggezza.
Inoltre egli diede una grande importanza all’altruismo.
La tradizione dice che alla sua morte l’anima del Buddha cessò di trasmigrare e raggiunse il Nirvana.
Il racconto della sua vita venne messo per iscritto solo quattro secoli dopo la sua morte, dunque isolare la verità storica è impresa molto difficile, o meglio, di storico non vi è nulla se non questa Tradizione di tutto rispetto che ha dato origine ad una cultura e ad altre formazioni spirituali....infatti non esiste un testo unico, ma cuore del Buddhismo è l'applicazione dei sei punti sopra citati per uno scopo preciso: raggiungere il Nirvana, detto da noi "la pace dei sensi", diversamente si vivrà la Reincarnazione, cioè, immigrazione dell'anima in altri corpi, anche vegetali, fino a quando l'anima non avrà raggiunto la prefezione, tuttavia questa teoria mai approfondita teologicamente ma accettata esclusivamente per fede, conduce a delle domande mai risolte:
- se l'anima trasmigra in un albero o in un animale, in quale modo potrebbe vivere i sei punti che conducono al Nirvana?
- se come dice il testo sulla Reincarnazione non si è consapevoli di che cosa si è stati prima, come fare a proggredire nel riconoscere i peccati commessi nelle vite precedenti?
- se come dice la tradizione nessun uomo è in grado di potersi salvare, ma solo attraverso il raggiungimento dei sei punti, quale rapporto può avere l'uomo con Dio e quale criterio del suo Creatore?
Qui si ricollegano gli Induisti, che a differenza del Buddhismo,
hanno diverse divinità che circondano Brama Vishnu e Shiva, paragonabili, per loro.... alla nostra Trinità. In realtà, per l'Oriente, il principio divino è uno solo, ma non è "Persona" quanto più una "Energia Pura", Dio può manifestarsi in mille modi (uomo,mucca, albero etc..). Gli Induisti sono tuttavia più classisti, oseremo dire "razzisti" anche nei confronti del Buddhismo difeso dal Dai Lama e hanno un rigido sistema di caste. A dire il vero sono i testi sacri Induisti e Buddhisti che suddividono l’umanità in attitudini mentali, capacità espressive (monaci e guru) e lo stesso sistema delle caste è in teoria fuori legge, anche se ancora rispettato in alcune zone dalle quali partono duri scontri repressivi, seminando morte e povertà.......
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Duemila anni fa la Palestina era sottomessa al controllo romano, teatro di rivolte e numerosi erano i predicatori, cioè i profeti..... In questo clima si inserisce la figura di Gesù di Nazareth detto il Cristo. Di lui parla il Nuovo Testamento, ma a livello storiografico le notizie sulla sua esistenza seppur poche, si inseriscono all'interno della prima comunità cristiana la quale non passerà inosservata......Documenti come la Didachè e la "Lettera a Diogneto" ci fanno un quadro di queste comunità le quali si distenguevano dai "pagani" per la loro "carità fraterna, per lo spirito del martirio, per la santità applicata in ogni momento, per la capacità di essere credibili attraverso una testimonianza eroica, ma mai violenta......."
Tacito e Svetonio accennano appena a Gesù,definendolo il “capo,suppliziato sotto Tiberio, di un gruppo chiamato crestiani".
Lo storico ebreo Giuseppe Flavio ci parla di lui in maniera più approfondita, facendo riferimento anche alle opere di Gesù e alla Resurrezione punto, questo, che ha dato origine ad atti eroici a cominciare dagli Apostoli, i diretti Testimoni dei fatti.......
Lo studio incrociato dei Vangeli, scritti circa settanta anni dopo la sua morte, ha permesso di stabilire delle basi di verità storica: Gesù nacque tra il 7 e il 4 a.C., si sa poco della sua infanzia, parlava l’aramaico e l’ebraico, a 12 anni fu in grado di confrontarsi con i dottori in religione del Tempio, a 30 anni fu battezzato da Giovanni il Battista il quale morirà martire.
All’inizio il movimento di Gesù non fece molto scalpore, in quanto lo stesso Erode Antipa (che aveva fatto uccidere il Battista) non se ne preoccupò più di tanto.
Secondo molti storici i miracoli non erano una sua esclusiva, ma riguardavano anche altri capi religiosi, tuttavia i miracoli compiuti dal Cristo, assumono immediatamente il carattere di "SEGNI" attraverso i quali non solo la gente inizia a credere, ma a servirsene anche per amplificare le sue stesse catechesi..... Viene considerato realmente accaduto l’episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio di Gerusalemme, come si realizzeranno le sue profezie come la caduta del Tempio, la distruzione di Gerusalemme, la dispersione del popolo Ebraico che darà inizio alla Diaspora.....
Le responsabilità dell’esecuzione di Gesù furono di Pilato, ma ben presto tale evento assunse contorni dai risvolti teologici e divenne strumento di predicazione degli Apostoli che accanto all'accusa della morte di Cristo, aggiungono IL SEGNO DELLA VITTORIA E DELLA SALVEZZA..... Accertata storicamente è anche la notizia della Resurrezione, diffusa dalla testimonianza di alcuni fedeli, tra cui delle donne. Infatti per legge queste ultime non avevano diritto di testimonianza e sembra illogico che si sia ricorso a loro per una messa in scena....o che le si abbiano usate per annunciare che Cristo "era veramente Risorto" portando a compimento le profezie che lo riguardavano all'interno della tradizione Ebraica la quale attende ancora l'avvento del Messia......
Punti cardine del Cristianesimo sono i Dieci Comandamenti riepilogati in quell' AMARE IL PROSSIMO COME SE STESSI E DIO SOPRA OGNI COSA......
Adesione alla Chiesa mediante il Sacramento del Battesimo che riconduce l'uomo, attraverso Cristo, alla sua originale creazione cancellando in lui il peccato originale che diede origine all'azione di Satana contro Dio attraverso l'uomo.....il quale introdusse la morte che è stata sconfitta da Gesù Cristo, rivelatosi Figlio di Dio in quanto all'Incarnazione prodigiosa per mezzo dello Spirito Santo e Dio stesso in quanto avente la medesima natura del Padre e dello Spirito e in quanto, dirà san Paolo "tutto fu fatto in vista di Lui"
La Chiesa è Istituzione di Gesù stesso, della quale Egli è il Capo ed Essa il suo "Corpo, la Sposa" visibile sulla terra fino al suo ritorno e questo per conservare e tramandare senza corruzzione dottrinale, gli elementi fondamentali del Cristianesimo, delle parole dette da Gesù, dell'interpretazione apostolica che segue dopo i 4 Vangeli Canonici.
La Chiesa si tramanda la "Successione Apostolica" per mezzo della quale viene garantito all'uomo di ogni tempo, il messaggio cristiano della salvezza che è per tutte le nazioni che ha il suo culmine nell'Eucarestia.
Cuore del messaggio Cristiano è l'opera di Dio che si fa Uomo per salvare l'uomo e condurlo alla sua dimora, ovunque egli sia, di qualsiasi Nazione egli sia, per questo i sacerdoti, i laici i vescovi e i papi, provengono da qualunque angolo della Terra, senza distinzione alcuna se non ricevere il Battesimo per mezzo del quale l'uomo viene immerso in Cristo e attraverso Cristo vive la sua storia e il suo ruolo nel tempo (cfr san Paolo)
Infine Gesù è venuto ad unire il Cielo alla Terra, si crede dunque alla COMUNIONE DEI SANTI in Terra e in Cielo, attraverso LA PREGHIERA (la quale si applica anche attraverso i Riti Sacri, la devozione popolare, l'ascetica cristiana, il misticismo) per mezzo della quale Dio va incontro all'uomo.
Il Cristianesimo non crede nella Reincarnazione perchè Gesù, Dio incarnato, redime l'uomo da ogni imperfezione e lo conduce alla beatitudine eterna in attesa dell'Ultimo Giorno nel quale anche i corpi risorgeranno, trasformarndosi in corpi gloriosi, per vivere l'eternità.
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Cinque secoli dopo la nascita di Cristo a La Mecca, in Arabia, si veneravano 300 divinità e si credeva nell’esistenza di esseri invisibili i djinns.
In questo luogo nacque Muhammad (=Maometto) nel 570 circa. Apparteneva alla tribù dei Quraysh, la più potente e ricca grazie ai commerci e al pellegrinaggio alle divinità della Ka’ba.
Attorno al 610 Muhammad ebbe le sue prime rivelazioni e la sua prima moglie, Khadija, lo esortò a non sottrarsi alla sua missione, sostenuta anche da Abu Bakr suocero del profeta e da Ali, cugino e genero. Le fonti storiche non sono molto precise se non per alcune date....Muhammad venne perseguitato a causa del nuovo pensiero religioso che professava: la fede in un Dio unico, Allah, ma venne anche sostenuto da alcuni Rabbini con i quali aveva imparato la conoscenza delle Sacre Scritture e la conoscenza della fede cristiana ma con l'utilizzo di vangeli apocrifi..... Ma Maometto venne perseguitato proprio dagli arabi perchè se questa sua verità fosse stata accettata dalla popolazione araba, nessuno avrebbe più compiuto i pellegrinaggi a La Mecca, il commercio avrebbe subìto grossi danni e i primi a rimetterci sarebbero stati i Quraysh.
Fu costretto così a rifugiarsi a Medina (allora Yatrib) con la famiglia e i suoi primi seguaci (mujhajirun) nel 622 (questa data indica l’Egira ed è l’inizio del calendario islamico). Egli tornò a La Mecca nel 629 per compiervi il pellegrinaggio e per dimostrare che le sue intenzioni non erano quelle di cancellare tale pellegrinaggio, ma di attestare l'esistenza di un unico Dio, Allah al quale occorreva sottomettersi.
Nel 630 conquistò definitivamente la città e distrusse gli idoli presenti all’interno del santuario della Ka’ba. Da questo momento cominciò l’ascesa dell’Islàm e alla morte di Muhammad (632) tutta l’Arabia era sotto il dominio musulmano.
La figura del profeta Muhammad è molto conosciuta grazie al Corano, diffuso nella sua versione ufficiale sotto il califfo Uthman nel 650 e alla Sunna,insieme di detti e atti ("Hadith") di Muhammad stesso. Allah per bocca del Profeta dà ai fedeli i 5 pilastri dell’Islàm (Arkan al Islàm):
- la professione di fede (shahada) con la sottomissione(=Islam),
- la preghiera da farsi 5 volte al giorno (salat),
- l’elemosina (zakat) obbligatoria,
- il pellegrinaggio almeno una volta nella vita a La Mecca (hajj) e
- il digiuno nel mese di Ramadan (rabadan) digiuno anche sessuale.
Inoltre la fede islamica esorta alla moderazione e alla tolleranza verso il prossimo, soprattutto verso la "Gente del Libro", cioè i fedeli delle religioni monoteiste che fondano il loro credo su un libro sacro (Cristiani ed Ebrei), tolleranza che come ben sappiamo ha preso diverse interpretazioni.......
Il Corano insegna l'esistenza del Paradiso, nega la reincarnazione, crede nell'azione malvagia di Satana, crede nella Preghiera, ma non crede nella capacità dell'uomo di conformarsi a Dio che nel Cristianesimo avviene attraverso il Cristo....... per questo la sua rigidità impone al musulmano l'adesione incondizionata, la sottomissione (=Islam) a Dio senza discussione. Punta di diamante dell'Islam è la corrente del SUFI, pratica ascetica, paragonabile ma non confluibile, al monachesimo Cristiano con la sua ascesi.......
La venerazione a Maria, creduta sempre Vergine, ha un posto speciale nell'Islam e viene tramandato quando Maometto protesse sotto il suo mantello una Icona della Vergine con il Bambino, durante una delle battaglie dell'Islam, inoltre i buoni rapporti fra i musulmani e i monaci cristiani, testimoniano di un rispetto reciproco fra entrambi, così come altre storie legate all'invasione in Terra Santa e di come davanti alle immagini dei Magi nella Basilica della Natività, il Sultano si fermò, bloccando ogni tentativo di distruzione.
Islamismo, ebraismo e cristianesimo hanno la stessa origine - il profeta e patriarca Abramo - e i tre profeti di diretta discendenza dai suoi figli (Maometto dal figlio maggiore, Ismaele, e Mosè e Gesù da Isacco). La tradizione islamica prevede il giudizio universale, presentato nel Corano, assieme alla resurrezione, come momento culminante della storia di questo mondo al termine di una serie di terrificanti cataclismi naturali. Il paradiso è descritto come un giardino di delizie, dove i beati (riconosciuti tali in base alle loro buone azioni) godono dei piaceri terreni.
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Il dialogo interreligioso rappresenta una dimensione costitutiva della missione della Chiesa, soprattutto nell’ambito del pluralismo religioso, ma questo non deve confondersi con il tentativo oggi....di voler relativizzare ogni credo o peggio.....fare delle fedi che abbiamo appena letto un sincretismo......a questo in fondo serve la RAGIONE
Dice san Paolo:
.....«Ciò che noi abbiamo contemplato, ossia il Verbo della vita..., noi lo annunziamo a voi»” (RMi 91).....
la differenza che sta all'origine del Cristianesimo e che per questo non può essere paragonato, il Cristo, il Messia, nè ad un Buddha, nè tanto meno a Maometto o ad altri, stà proprio in questa IDENTITA' DEL VERBO: DICE SAN GIOVANNI:
cap.1
"In Principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio (...) e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi"
E' l'unicità di Dio.......e per comprendere questa Verità occorre gioco forza LEGGERE E MEDITARE LA DOMINUS JESUS
inserisco solo la prima parte:
Fraternamente Caterina LD
“Dominus Jesus”
La presentazione del cardinale
Joseph Ratzinger
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È mia intenzione limitarmi a descrivere brevemente il contesto e il significato della Dichiarazione Dominus Iesus, mentre gli interventi successivi illustreranno il valore e l'autorità dottrinale del Documento, ed i suoi contenuti specifici, cristologici ed ecclesiologici.
1. Nel vivace dibattito contemporaneo sul rapporto tra il Cristianesimo e le altre religioni, si fa sempre più strada l'idea che tutte le religioni siano per i loro seguaci vie ugualmente valide di salvezza. Si tratta di una persuasione ormai diffusa non solo in ambienti teologici, ma anche in settori sempre più vasti dell'opinione pubblica cattolica e non, specialmente quella più influenzata dall'orientamento culturale oggi prevalente in Occidente, che si può definire, senza timore di essere smentiti, con la parola: relativismo.
La cosiddetta teologia del pluralismo religioso in verità si era già affermata gradualmente fin dagli anni cinquanta del secolo XX, ma soltanto oggi ha assunto un'importanza fondamentale per la coscienza cristiana. Naturalmente le sue configurazioni sono molto diverse e non sarebbe giusto voler omologare tutte le posizioni teologiche che si rifanno alla teologia del pluralismo religioso in uno stesso sistema. La Dichiarazione pertanto non si propone nemmeno di descrivere i tratti essenziali di tali tendenze teologiche né tanto meno pretende di rinchiuderle in una formula unica. Piuttosto il nostro Documento segnala alcuni presupposti di natura sia filosofica sia teologica che stanno alla base delle pur diverse teologie del pluralismo religioso attualmente diffuse: la convinzione della inafferrabilità e inesprimibilità completa della verità divina; l'atteggiamento relativistico nei confronti della verità, per cui ciò che è vero per alcuni non lo sarebbe per altri; la contrapposizione radicale tra mentalità logica occidentale e mentalità simbolica orientale; il soggettivismo esasperato di chi considera la ragione come unica fonte di conoscenza; lo svuotamento metafisico del mistero dell'incarnazione; l'eclettismo di chi nella riflessione teologica assume categorie derivate da altri sistemi filosofici e religiosi, senza badare né alla loro coerenza interna, né alla loro incompatibilità con la fede cristiana; la tendenza infine a interpretare testi della Scrittura, al di fuori della Tradizione e del Magistero della Chiesa (cf. Dich. Dominus Iesus, n.4).
Qual è la conseguenza fondamentale di questo modo di pensare e sentire in relazione al centro e al nucleo della fede cristiana ? E' il sostanziale rigetto dell'identificazione della singola figura storica, Gesù di Nazareth, con la realtà stessa di Dio, del Dio vivente. Ciò che è Assoluto, oppure Colui che è l'Assoluto, non può darsi mai nella storia in una rivelazione piena e definitiva. Nella storia si hanno soltanto dei modelli, delle figure ideali che ci rinviano al Totalmente Altro, il quale però non si può afferrare come tale nella storia. Alcuni teologi più moderati confessano che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, ma ritengono che a causa della limitatezza della natura umana di Gesù, la rivelazione di Dio in lui non può essere ritenuta completa e definitiva, ma sempre deve essere considerata in relazione ad altre possibili rivelazioni di Dio espresse nei geni religiosi dell'umanità e nei fondatori delle religioni del mondo. In tal modo, oggettivamente parlando, si introduce l'idea errata che le religioni del mondo siano complementari alla rivelazione cristiana. È chiaro pertanto che anche la Chiesa, il dogma, i sacramenti non possono avere il valore di necessità assoluta. Attribuire a questi mezzi finiti un carattere assoluto e considerarli anzi come uno strumento per un incontro reale con la verità di Dio, valida universalmente, significherebbe collocare su un piano assoluto ciò che è particolare e travisare la realtà infinita del Dio Totalmente Altro.
In base a tali concezioni, ritenere che vi sia una verità universale, vincolante e valida nella storia stessa, che si compie nella figura di Gesù Cristo ed è trasmessa dalla fede della Chiesa, viene considerato una specie di fondamentalismo che costituirebbe un attentato contro lo spirito moderno e rappresenterebbe una minaccia contro la tolleranza e la libertà. Lo stesso concetto di dialogo assume un significato radicalmente diverso da quello inteso nel Concilio Vaticano II. Il dialogo, o meglio, l'ideologia del dialogo, si sostituisce alla missione e all'urgenza dell'appello alla conversione: il dialogo non è più la via per scoprire la verità, il processo attraverso cui si dischiude all'altro la profondità nascosta di ciò che egli ha sperimentato nella sua esperienza religiosa, ma che attende di compiersi e purificarsi nell'incontro con la rivelazione definitiva e completa di Dio in Gesù Cristo; il dialogo nelle nuove concezioni ideologiche, penetrate purtroppo anche all'interno del mondo cattolico e di certi ambienti teologici e culturali, è invece l'essenza del "dogma" relativista e l'opposto della "conversione" e della "missione". In un pensiero relativista dialogo significa porre sullo stesso piano la propria posizione o la propria fede e le convinzioni degli altri, cosicché tutto si riduce ad uno scambio tra posizioni fondamentalmente paritetiche e perciò tra loro relative, con lo scopo superiore di raggiungere il massimo di collaborazione e di integrazione tra le diverse concezioni religiose.
Il dissolvimento della cristologia e quindi dell'ecclesiologia, ad essa subordinata, ma con essa inscindibilmente collegata, diventa perciò la conclusione logica di tale filosofia relativista, che paradossalmente si ritrova sia alla base del pensiero post-metafisico dell'Occidente sia della teologia negativa dell'Asia. Il risultato è che la figura di Gesù Cristo perde il suo carattere di unicità e di universalità salvifica. Il fatto poi che il relativismo si presenti, all'insegna dell'incontro con le culture, come la vera filosofia dell'umanità, in grado di garantire la tolleranza e la democrazia, conduce a marginalizzare ulteriormente chi si ostina nella difesa della identità cristiana e nella sua pretesa di diffondere la verità universale e salvifica di Gesù Cristo. In realtà la critica alla pretesa di assolutezza e definitività della rivelazione di Gesù Cristo rivendicata dalla fede cristiana, si accompagna ad un falso concetto di tolleranza. Il principio della tolleranza come espressione del rispetto della libertà di coscienza, di pensiero e di religione, difeso e promosso dal Concilio Vaticano II, e nuovamente riproposto dalla stessa Dichiarazione, è una posizione etica fondamentale, presente nell'essenza del Credo cristiano, poiché prende sul serio la libertà della decisione di fede. Ma questo principio di tolleranza e rispetto della libertà viene oggi manipolato e indebitamente oltrepassato, quando esso si estende all'apprezzamento dei contenuti, quasi che tutti i contenuti delle diverse religioni e pure delle concezioni areligiose della vita fossero da porre sullo stesso piano, e non esistesse più una verità oggettiva e universale, poiché Dio o l'Assoluto si rivelerebbe sotto innumerevoli nomi , ma tutti i nomi sarebbero veri. Questa falsa idea di tolleranza è connessa con la perdita e la rinuncia alla questione della verità, che infatti oggi è sentita da molti come una questione irrilevante o di second'ordine. Viene così alla luce la debolezza intellettuale della cultura attuale: venendo a mancare la domanda di verità, l'essenza della religione non si differenzia più dalla sua "non essenza", la fede non si distingue dalla superstizione, l'esperienza dall'illusione. Infine senza una seria pretesa di verità, anche l'apprezzamento delle altre religioni diventa assurdo e contraddittorio, poiché non si possiede il criterio per constatare ciò che è positivo in una religione, distinguendolo da ciò che è negativo o frutto di superstizione e inganno.
2. A questo proposito la Dichiarazione riprende l'insegnamento di Giovanni Paolo II nell'Enciclica Redemptoris missio: «Quanto lo Spirito opera nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e nelle religioni, assume un ruolo di preparazione evangelica» (RM 29).
Questo testo si riferisce esplicitamente all'azione dello Spirito non solo «nel cuore degli uomini», ma anche «nelle religioni». Tuttavia il contesto pone questa azione dello Spirito all'interno del mistero di Cristo, da cui non può mai essere separata; inoltre le religioni sono accostate alla storia e alle culture dei popoli, dove la mescolanza tra bene e male non può mai essere messa in dubbio. Quindi è da considerarsi come praeparatio evangelica non tutto ciò che si trova nelle religioni, ma soltanto «quanto lo Spirito opera» in esse. Da ciò segue una importantissima conseguenza: via alla salvezza è il bene presente nelle religioni, come opera dello Spirito di Cristo, ma non le religioni in quanto tali. Ciò è del resto confermato dalla stessa dottrina del Vaticano II a proposito dei semi di verità e di bontà presenti nelle altre religioni e culture, esposta nella Dichiarazione conciliare Nostra Aetate: "La Chiesa nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini"(NA, 2). Tutto ciò che di vero e buono esiste nelle religioni non deve andare perduto, anzi va riconosciuto e valorizzato. Il bene e il vero, dovunque si trovi, proviene dal Padre ed è opera dello Spirito; i semi del Logos sono sparsi ovunque. Ma non si possono chiudere gli occhi sugli errori e inganni che sono pure presenti nelle religioni. La stessa Costituzione Dogmatica del Vaticano II Lumen Gentium afferma: " Molto spesso gli uomini, ingannati dal Maligno, vaneggiano nei loro pensamenti, e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore" (LG, 16).
È comprensibile che in un mondo che cresce sempre più assieme, anche le religioni e le culture si incontrino. Ciò non conduce soltanto ad un avvicinamento esteriore di uomini di religioni diverse, bensì anche ad una crescita di interesse verso mondi religiosi sconosciuti. In questo senso, in ordine cioè alla conoscenza reciproca, è legittimo parlare di arricchimento vicendevole. Ciò però non ha nulla a che vedere con l'abbandono della pretesa da parte della fede cristiana di aver ricevuto in dono da Dio in Cristo la rivelazione definitiva e completa del mistero della salvezza, e anzi si deve escludere quella mentalità indifferentista improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che "una religione vale l'altra" (Lett. Enc. Redemptoris missio, 36).
La stima e il rispetto verso le religioni del mondo, così come per le culture che hanno portato un obiettivo arricchimento alla promozione della dignità dell'uomo e allo sviluppo della civiltà, non diminuisce l'originalità e l'unicità della rivelazione di Gesù Cristo e non limita in alcun modo il compito missionario della Chiesa: "la Chiesa annuncia ed è tenuta ad annunciare, incessantemente Cristo che è la via, la verità e la vita (Gv 14,16) in cui gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa e nel quale Dio ha riconciliato a sé tutte le cose" (Nostra Aetate, 2). Nello stesso tempo queste semplici parole indicano il motivo della convinzione che ritiene che la pienezza, universalità e compimento della rivelazione di Dio sono presenti soltanto nella fede cristiana. Tale motivo non risiede in una presunta preferenza accordata ai membri della Chiesa, né tanto meno nei risultati storici raggiunti dalla Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno, ma nel mistero di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, presente nella Chiesa. La pretesa di unicità e universalità salvifica del Cristianesimo proviene essenzialmente dal mistero di Gesù Cristo che continua la sua presenza nella Chiesa, suo Corpo e sua Sposa. Perciò la Chiesa si sente impegnata, costitutivamente, nella evangelizzazione dei popoli. Anche nel contesto attuale, segnato dalla pluralità delle religioni e dall'esigenza di libertà di decisione e di pensiero, la Chiesa è consapevole di essere chiamata "a salvare e rinnovare ogni creatura, perché tutte le cose siano ricapitolate in Cristo e gli uomini costituiscano in lui una sola famiglia e un solo popolo" (Decr. Ad Gentes 1).
Riaffermando le verità che la fede della Chiesa ha sempre creduto e tenuto riguardo questi argomenti, e salvaguardando i fedeli da errori o da interpretazioni ambigue attualmente diffusi, la Dichiarazione "Dominus Jesus" della Congregazione per la Dottrina della Fede, approvata e confermata certa scientia e apostolica sua auctoritate dal Santo Padre stesso, svolge un duplice compito: da un lato si presenta come un'ulteriore e rinnovata testimonianza autorevole per mostrare al mondo "lo splendore del glorioso vangelo di Cristo" (2 Cor 4,4); dall'altro indica come vincolante per tutti i fedeli la base dottrinale irrinunciabile che deve guidare, ispirare e orientare sia la riflessione teologica sia l'azione pastorale e missionaria di tutte le comunità cattoliche sparse nel mondo.
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