Questa mattina sul quotidiano di Venezia c'era un articolo illuminante per capire la manipolazione dei cervelli che il Sistema effettua. Leggetelo bene: camerati con mitra in casa (!), camerati con bombe in tasca (!), camerati senza coraggio che s'infamano l'un con l'altro e persino camerati con qualche foto di quindicenne nel computer accusati di pedo-pornografia (!!!).
Sembra d'essere tornati indietro di trent'anni quando una vecchia lapide del Ventennio cadde per incuria colpendo una malcapitata colla nipote che passava in zona, Strage fascista, Due donne in ospedale, titolò un giornale!
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Un'associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico. Sarebbe stata attiva a Venezia fino al 2002, progettando azioni violente e predicando l'odio razziale.
È questa l'ipotesi d'accusa che il sostituto procuratore Luca Marini contesta ad esponenti di estrema destra, alcuni dei quali già indagati e processati per detenzione di armi ed esplosivi. L'organizzazione, sorta inizialmente all'interno del Movimento sociale Fiamma Tricolore, e poi costituitosi nel gruppo autonomo di Gioventù nazionale Venezia, avrebbe perseguito finalità anti-democratiche tipiche del fascismo, utilizzando minacce e violenza come metodo di lotta politica, denigrando le istituzioni e i valori della resistenza, svolgendo propaganda razzista, incitando e programmando atti di discriminazione per motivi razziali, etnici e religiosi, contrapponendosi anche violentemente ad ogni processo di integrazione nazionale dei cittadini di origine extra-comunitaria.
Qualche giorno fa il magistrato ha chiuso la complessa indagine, avviata tre anni fa dal collega Felice Casson, con il deposito degli atti, la procedura che normalmente precede una richiesta di rinvio a giudizio.Nove persone sono accusate della violazione dell'articolo 270 bis (associazione eversiva), anche in relazione alla legge 645 del 1952 (quella che punisce la riorganizzazione del partito fascista), nonché della legge 654 del 1975 sulla discriminazione razziale: si tratta di Carlo Trevisan, 26 anni, di Venezia, Andrea Nardo, 28, Chirignago, Ennio Carta, 26, Mogliano Veneto, Cristiano Rifani, 31, Venezia, Giorgia Bubini Regini, 24 anni, Lido di Venezia, Enrico Marcozzi, 39, Mestre, Tommaso Perolari, 22, Mestre, Dario Vianello, 32, Venezia e Davide Cardone, 28, di Massa. A Trevisan, Nardo, Rifani, Carta, Cardone, Marcozzi, Perolari, Bubini Regini e l'antiquario veneziano Gianfranco Foti , il pm contesta anche la violazione della legge 15 del 1980, nonché gli articoli 612 (minaccia) e 635 (ingiuria) per aver diffuso idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale e commesso atti di discriminazione deturpando i muri di immobili del centro storico.
Le altre imputazioni riguardano episodi specifici: Williams Capriati, 32 anni, di Zelarino, è accusato assieme a Rifani (già condannato per esplosivi) di aver detenuto nel 1999 una pistola, poi gettata nel canale della Scomenzera; Vianello (già condannato assieme a Nardo per la detenzione di alcune armi) è accusato di aver ricevuto nel 1998 una pistola e detenuto un fucile mitragliatore; Marcozzi per due sfollagente e un tirapugni in metallo; Cardone per un pugnale e tre coltelli rinvenuti nella sua abitazione. Per finire, Carta e Foti sono accusati di aver minacciato di morte Trevisan per costringerlo a modificare le dichiarazioni accusatorie rilasciate al pm Casson; Carta e Fulvio Rossato,31 anni, di Cavarzere, avrebbero rivolto minacce analoghe anche a Giorgia Bubini. Nardo, Foti e Alberto Meneghin, 21 anni, di Vittorio Veneto, sono accusati, infine, di aver detenuto materiale pedo-pornografico, rinvenuto dalla Digos nei computer sequestrati dalla Digos.
L'attività del gruppo sarebbe cessata nella primavera del 2002, dopo l'arresto di Nardo e Vianello per detenzione e cessione di armi, e a seguito di una serie perquisizioni effettuate nella abitazioni di Trevisan, Perolari, Bubini, Marcozzi e Carta.
Gli indagati avranno tempo 20 giorni per produrre memorie difensive o per farsi interrogare. Poi la procura deciderà se chiedere il processo per tutti.
Gianluca Amadori
Violenza e odio razziale come metodo di azione politica; esaltazione dell'attività terroristica di Osama Bin Laden; programmazione di micro-sabotaggi e attentati; opera di reclutamento di gioventù militante e propaganda attraverso volantini e Internet; deturpamento di muri con svastiche e scritte antisemite.
Sono queste le attività che il pm Luca Marini contesta, a vario titolo, ai presunti componenti di Gioventù nazionale Venezia.
ARMI E VIOLENZA - Secondo il magistrato, le finalità anti-democratiche sono dimostrate dalla disponibilità di armi ed esplosivi e dalla programmazione di alcune azioni violente e sabotaggio ai danni dell'istituto universitario statunitense di Venezia, della Wake Forrest University, del ghetto ebraico di Venezia, a scuole e asili, e del sito Internet della Fiamma Tricolore.
LA PROPAGANDA - I componenti del gruppo avrebbero ostentato emblemi e simboli fascisti e nazisti (magliette, distintivi, bandiere, svastiche) anche via Internet, incitando all'odio raziale ed etnico, praticando il saluto naziasta (accompagnato dalle parole Heil Hitler o Seig Heil) ed esaltando perfino il Ku-Klux-Klan. Dall'autunno 2001 il Gn Venezia avrebbe attivato contatti con il Movimento italiano d'azione (Mia) di Gianfranco Foti .
SCRITTE ANTISEMITE- La procura contesta ai componenti del gruppo una lunga serie di scritte e disegni comparsi sui muri del centro storico veneziano a partire dal 1995, ed in particolare nella zona del Ghetto ebraico. Ma anche al Lido, a Pellestrina, a Mira, a Mogliano Veneto, Quarto d'Altino.
IL SITO INTERNET - Avrebbe ospitato «discussioni e contenuti razzisti e antisemiti». Per i suoi contenuti è stato oscurato dallo stesso gestore del server, nell'ottobre del 2001. La Digos ha acquisito anche alcune e-mail di esaltazione della violenza.




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