Dalla Stampa
Sui temi dell’immigrazione e dell’illegalità il sindaco di Bologna Cofferati aveva espresso una posizione chiara, persino scontata, e l’aveva inserita in un documento più ampio. Cofferati aveva detto una cosa ovvia, ma a quanto pare sconvolgente per la cultura politica della sinistra: «L’illegalità, qualunque sia la ragione che la determina, non può trovare giustificazione». La frase non è piaciuta. Per non perdere l'appoggio di Rifondazione comunista il sindaco di Bologna ha dovuto togliere la frase incriminata e ristrutturare completamente il documento. Niente di male se il risultato fosse stato altrettanto chiaro, ad esempio con una frase del tipo «in certi casi le azioni illegali sono giustificabili». E’ una questione di logica, se si rifiuta l'imperativo categorico di Cofferati, allora quel che si sta dicendo è che esistono situazioni e ragioni (di disagio sociale, ad esempio) che possono giustificare l'illegalità. Bene, ma che cosa leggiamo nel documento finale, frutto di due settimane di trattative, limature, aggiustamenti? Non ve lo dico, perché il documento finale è un capolavoro, e i capolavori non si raccontano ma si leggono in originale. Vi dico soltanto che in nessuna parte del documento troverete mai una frase come quella originaria, ma neppure una frase come quella che la nega. Il documento che ha restituito a Cofferati il sostegno dei suoi consiglieri è un prodigio di retorica politichese, un capolavoro di equilibrismo verbale, un trionfo della dialettica, un mirabile omaggio all'arte del dire e del non dire. Un ossimoro perfetto, direbbe (ma avrà il coraggio di farlo in pubblico?) l'inascoltato Giuliano Amato. A me tutto ciò spiace. Perché si possono volere cambiamenti profondi della legge Biagi, oppure solo miglioramenti e ritocchi. Ma bisogna dirlo, bisogna scegliere. Si può ritenere che l’illegalità vada perseguita comunque, oppure praticare lo strabismo giudiziario, con la destra che chiude un occhio verso i potenti, e la sinistra verso i deboli. Ma anche qui bisogna dirlo, bisogna scegliere. La chiarezza dei politici è il primo diritto degli elettori, quello da cui dipende tutto il resto. Per scegliere, d’altro canto, occorre accettare qualche rischio, occorre coraggio. Avere coraggio, fare delle scelte, comunicarle in modo chiaro. Se non sono capaci nemmeno di questo, perché osano chiederci il voto?




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