dalla rivista "volare" di ottobre 2005
Narrano le cronache e soprattutto le leggende che tal Guido Keller,un ragazzo di 23 anni che subito dopo la Grande Guerra si distinguerà tra i più matti dell'impresa di Fiume(quella di Gabriele D'annunzio), un giorno dell'ottobre 1916 cominciò a presentarsi alle missioni e a salire sul suo Nieuport Bebè portando un fez scarlatto al posto del caschetto di cuoio e tenendo sulle ginocchia un teschio tedesco(che in verità aveva l'abitudine di portare sempre con sé)preso da una fossa comune.
Keller era barone e faceva parte della squadriglia di Francesco Baracca:uno che lo conosceva bene era un nobile collega d'armi e di volo, il principe Fulco Ruffo di Calabria. Questi raccontava agli amici che Keller, considerato dagli austriaci il più pazzo e pittoresco clown del circo volante tricolore, amava andare ben oltre il duello aereo, buttandosi in picchiata all'improvviso a mitragliare le linee nemichea terra.
L'autunno e l'Inverno del 1916 il tempo fu sempre piuttosto brutto, e le operazioni di volo vennero limitate. Ma una volta Keller, che non tornava mai al campo con proiettili nei caricatori, scelse di sfruttare la nebbia del mattino. prima spazzolò di colpi le trincee austriache, poi, con le armi completamente scariche, si ripresentò sulle linee a tutto motore brandeggiando il teschio portafortuna davanti al viso, con il fez di traverso e alternando risate demenziali alla declamazione urlata di versi di Leopardi.
Dadaista,futurista,hippy ante litteram,neppure con la fine della guerra Keller(che morirà senza gloria nel 1929,in un incidente stradale ed è sepolto al vittoriale con D'annunzio),mise la testa a posto.cultore del nudismo e del naturismo,filosofo del libero amore,divenne famoso per un'incursione aerea sopra Montecitorio, sul quale rovesciò un pitale di rape e carote;progettò anche il rapimento del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, poi abbandonò l'idea giudicandola troppo rischiosa. Nel 1919, a Fiume, fu tra i teorici , con Giovanni Comisso e D'annunzio, della vita come festa perenne. E diede vita a una bizzarra, colorata armata brancaleone, chiamata "La Disperata", formata da giovanissimi scapestrati, che divenne la guardia personale del comandante-poeta, in una delle stagioni più stravaganti della nostra storia.
Quella volta del teschio davanti alla faccia e dei versi di Leopardi, com'è immaginabile, invece di applausi Keller ricevette alcune fucilate. Ma, raccontò poi Ruffo, furono poche e mal indirizzateerchè i poveri fanti erano quasi tutti già scappati per lo sconcerto
GIUSEPPE BRAGA




erchè i poveri fanti erano quasi tutti già scappati per lo sconcerto
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