Colpiti anziani, poveri, minori, giovani, migranti, disabili, asili nido, scuole materne, sanità, prima casa. Niente soldi per i contratti del pubblico impiego. Tagli alle Ferrovie. Strade dell'Anas ai privati e con pedaggi. Penalizzato il Mezzogiorno. LO SCIOPERO GENERALE è più che giustificato e l'appoggiamo con forza, anche se tardivo e senza l'ampiezza necessaria: OCCORRE UNO SCIOPERO GENERALE DI 8 ORE CON MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA SOTTO LE FINESTRE DI PALAZZO CHIGI!
La terza più pesante manovra dopo quelle di Prodi e Amato.
Con l'ennesimo voto di fiducia dello schieramento di "centro-destra", è passata al Senato l'11 novembre, la manovra economica e finanziaria 2006 del governo del neoduce Berlusconi. Una manovra in parte modificata rispetto al testo approvato dal consiglio dei ministri del 29 settembre scorso attraverso un maxi-decreto fiscale e un maxi-emendamento alla Finanziaria. Modificata però in peggio, molto peggio! Per entità complessiva, che sale da 20 a 27,5 miliardi di euro (53.240 miliardi di vecchie lire), storicamente è la più pesante dopo quelle dei governi Prodi e Amato. Per ulteriori provvedimenti di riduzione della spesa sociale pubblica e di nuove tasse. Per nuove misure di privatizzazione dei beni pubblici. Per il dimezzamento dei miseri fondi a beneficio delle famiglie. Per l'assenza totale di stanziamenti a sostegno dell'occupazione e del Sud, dei redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati a basso reddito, dello "stato sociale" che anzi ne esce fortemente ridimensionato. Su prezzi e tariffe non c'è nulla, nonostante che a gennaio siano previsti aumenti dell''8,5 sulle bollette di luce e gas.
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e con lui Berlusconi, hanno ignorato completamente le proteste manifestate dagli Enti locali e dalle regioni, lo stesso hanno fatto nei confronti delle contestazioni, per quanto inadeguate, delle confederazioni sindacali, se ne sono fregati arrogantemente dello sciopero generale indetto per il 25 novembre, si sono presi gioco ancora una volta delle prerogative e delle funzioni del parlamento. E hanno riproposto una legge finanziaria ancor più grave, liberista, antisociale e antipopolare, bugiarda e per certi versi imbrogliona, clientelare ed elettoralistica.
Le dichiarazioni di costoro, amplificate dai mass-media di regime, secondo cui con questa legge finanziaria il governo "non mette le mani nelle tasche dei cittadini", "non aumenta ma diminuisce le tasse", "aiuta il reddito delle famiglie", addirittura promette "una casa a tutti", "non taglia i servizi e l'assistenza ma gli sprechi", "non riduce il fondo sanitario ma l'aumenta" sono nient'altro che gigantesche menzogne, nient'altro che propaganda ingannatoria in vista delle prossime elezioni politiche.
Ma le bugie berlusconiane si scontrano con una realtà economica e sociale del Paese sempre più grave e con il peggioramento progressivo delle condizioni di vita e di lavoro delle larghe masse popolari. Basti dire che l'Italia si trova negli ultimi posti tra i paesi dell'Unione europea per la spesa pro-capite nei campi dell'assistenza, della sanità, dell'ambiente e dell'istruzione; ed è al penultimo posto dei paesi industrializzati per aiuto pubblico allo sviluppo, in percentuale sul prodotto interno lordo (Pil). Non è solo un problema di debito pubblico che, in questi anni è salito al 5% circa del Pil, ma dove e a chi si prendono i soldi e come si impiegano. Il governo Berlusconi li ha presi e continua a prenderli dai lavoratori, dai pensionati e dalla spesa sociale per darli ai ceti ricchi, ai grandi capitalisti, in particolare alla rendita e alla speculazione finanziaria e immobiliare.
Non si salva nessuno
Dalla mega stangata fiscale non si salva quasi nessuno. Ne escono duramente colpiti per un verso o per un altro, gli anziani, i poveri, i minori, i giovani, i migranti e i disabili. Gli asili nido, le materne e il diritto alla casa non hanno sorte migliore. Per i dipendenti pubblici non c'è la copertura per il rinnovo dei contratti di lavoro. Tagli alle Ferrovie. Privatizzazione delle strade Anas che porteranno al pagamento dei pedaggi.
La parte più pesante e carica di conseguenze per le condizioni di vita delle masse popolari rimane quella relativa ai tagli intollerabili ai finanziamenti alle regioni e agli enti locali pari al 3,8% alle prime e al 6,7% ai secondi. Si tratta di 1.485 miliardi di euro più 504 milioni di euro del fondo sociale promessi dal governo e mai arrivati. Tagli anche per le comunità montane di 200 milioni di euro. Secondo un studio del Cer e dell'Ires-Cgil, tali tagli a livello locale comporteranno una sforbiciata di 240 milioni di euro sul budget per minori, immigrati e indigenti. Per gli asili nido e le politiche della prima casa mancheranno complessivamente 150 milioni. Meno soldi anche per le scuole materne (33,6 milioni), gli anziani e i disabili (35 milioni), i portatori di handicap (20 milioni). Penalizzato il Mezzogiorno che solo su questo versante perderebbe 189 milioni di euro. A ciò si aggiunga la previsione fatta dal sindacato pensionati Spi-Cgil, secondo la quale nel 2006 le città capoluogo subiranno tagli alla spesa corrente per circa 598 milioni di euro.
E non è tutto! Sui bilanci degli enti locali peserà anche il regalo fatto da Berlusconi alle gerarchie vaticane. Si tratta della vergognosa e da tanti considerata incostituzionale, esenzione dal pagamento dell'Ici per gli immobili posseduti dalla chiesa cattolica (e di altre religioni, esclusa la musulmana) ad uso commerciale che vale almeno 700 milioni di euro, calcola l'Anci.
A proposito di illegittimità, la Corte Costituzionale in data 9 novembre ha emesso una sentenza che dichiara incostituzionale una parte dei tagli ai bilanci delle regioni previsti nella manovra bis realizzata dal governo il 12 luglio 2004 per una correzione dei conti pubblici di 5,5 miliardi di euro complessivi. Questa sentenza, che rappresenta un precedente giuridico rilevante, potrebbe riguardare anche la presente Finanziaria, imponendo una sua parziale o totale riscrittura. Staremo a vedere.
È rimasto intatto anche il taglio rilevante sui trasferimenti al fondo sanitario nazionale che ammonta a 2,5 miliardi di euro. Sono quelli che mancano tra i 93 miliardi stanziati e i 95, 5 miliardi necessari per garantire le prestazioni sanitarie attuali. Le ricadute non possono che essere pesanti in termini di riduzione dell'assistenza, oppure di tasse più gravose a livello regionale.
Per quanto concerne il tanto decantato aiuto alle famiglie la Finanziaria ha partorito una misera mancia una tantum per una spesa complessiva di 1.140 milioni di euro. Mancia che sarà distribuita nella forma di un bonus di 1.000 euro per i secondi figli nati nel 2005. L'assegno sarà distribuito anche nel 2006. Un'altra elemosina di 120 euro riguarda le famiglie che hanno mandato i figli agli asili nido privati (quasi tutti gestiti da religiosi) nel 2005. Poco importa al governo se mancano posti in quelli pubblici e se anche in questi si paga una retta consistente.
Gli accordi disattesi
Una delle tante caratteristiche negative principali del governo Berlusconi è quello di mancare di parola, di promettere e di non mantenere, di firmare accordi e disattenderli senza fare una piega. È il caso del fondo sociale agli enti locali, di cui si è accennato sopra, è il caso dei contratti di lavoro dei 3 milioni di dipendenti pubblici che aspettano da due anni il rinnovo. Per i settori scuola, statali, ministeriali e vigili del fuoco per i quali è già stata trovata un'intesa nel maggio scorso non è arrivato ancora un soldo. Mentre le altre categorie sono ancora ferme all'accordo quadro del 2004 senza fare progressi al tavolo delle trattative. Non si vede al momento sbocco positivo, visto che in Finanziaria sono previsti solo 835 milioni a fronte di un costo previsto di 4-6 miliardi di euro.
La pubblica amministrazione inoltre è colpita attraverso il blocco del turn-over e la riduzione del 40% dei contratti di lavoro atipici che significa la perdita di 70 mila posti di lavoro, sia pure precari. I lavoratori dipendenti subiscono un colpo anche nel versante degli "ammortizzatori sociali". La manovra governativa prevede infatti, per la cassa integrazione guadagni straordinaria, di mobilità e di disoccupazione speciale un taglio del 10% nel caso di una prima proroga, del 30% nel caso di una seconda proroga e del 40% per le proroghe successive.
Cruciale anche il capitolo sulla casa. Il neoduce con un colpo di teatro ha promesso "case per tutti". Come? Costruendo l'edilizia popolare a canone sociale? Per il Sunia mancano un milione di queste abitazioni. No! In pratica propone di vendere le case di proprietà pubblica, 800 mila circa, a chi vi abita in affitto. Senza dire che queste abitazioni non sono nella disponibilità del governo ma delle regioni, senza spiegare dove possono trovare i soldi necessari i senza casa, nella maggioranza dei casi in condizioni indigenti. Vorrà pur dir qualcosa il fatto che la gran parte degli sfratti esecutivi sono motivati da morosità. Senza dire infine che un'operazione del genere finirebbe, alla fine, per ingrassare ulteriormente la grande speculazione immobiliare. Accanto a questo spot pubblicitario Berlusconi cala una vera mazzata sul diritto alla casa con una serie di conseguenze negative. In Finanziaria è previsto un aumento dell'Iva dal 10 al 20% per i lavori di ristrutturazione. Un vero salasso, per niente compensato dall'aumento dello sconto fiscale dal 36 al 41% per gli stessi lavori, considerando che il 40% dell'insieme delle abitazioni esistenti è vecchio e richiede interventi di risanamento e ammodernamento. Una misura di questo genere può con buona probabilità indurre chi voleva intraprendere questi lavori a rinunciarvi, oppure a farli a "nero".
Strade ai privati, treni e linee ferroviarie in malora
Altro capitolo che peserà e tanto sulle tasche delle famiglie riguarda la pensata di Tremonti di dare le strade dell'Anas di "interesse commerciale" in concessione ai privati, con la società di Benetton in testa, i quali in un primo tempo presenteranno il conto allo Stato e in un secondo tempo direttamente agli utenti con il pagamento del pedaggio. Questa operazione di privatizzazione è molto grossa: coinvolge ben 17 mila km su un totale di 21 mila km di strade statali e 894 km di autostrade il cui transito non potrebbe essere più gratuito come fin qui; come ad esempio la Salerno-Reggio Calabria, il grande raccordo anulare della capitale, la Roma-Fiumicino, i collegamenti Palermo-Catania e Palermo-Mazara del Vallo e via dicendo. Da segnalare l'immediata protesta degli amministratori sardi che respingono il passaggio della gestione delle strade isolane ai privati e la loro percorrenza a pagamento.
La mannaia della Finanziaria non trascura il trasporto ferroviario, dato a suo tempo in concessione a Trenitalia, già in condizioni disastrate. Il taglio previsto ammonta a 1,2 miliardi di euro che si aggiungono ai 570 milioni in meno stanziati nel 2005. Secondo i sindacati dei trasporti queste misure costringeranno l'azienda a tagliare 47 linee: 14 in Piemonte, 7 in Campania, 5 in Sicilia, 3 in Toscana e Lombardia, 2 in Emilia-Romagna, Lazio, Friuli, Puglia, Molise e Marche, una in Trentino-Alto Adige. La politica di smobilitazione delle ferrovie dello Stato ha portato tra l'altro alla carenza di 600 macchinisti e 400 conduttori. Non c'è manutenzione né adeguamento né ammodernamento del parco treni per lo più obsoleti. Non c'è sviluppo della rete.
Un po' di soldi da dare in modo clientelare alla giunta regionale siciliana di Cuffaro il governo li ha trovati e si capisce perché: sono in vista le elezioni per il rinnovo di governatore e consiglio regionale dell'Isola. In questo ambito scandalose appaiono le assunzioni a tempo pieno in posti di potere di numerosi collaboratori di fiducia di vari ministri, a partire da quelli di Tremonti, Alemanno e Storace.
La manovra passa ora alla Camera per il varo definitivo con il già annunciato voto di fiducia. Nei prossimi giorni sono in programma una serie di iniziative di lotta e mobilitazioni di piazza, di cui la principale è lo sciopero generale di 4 ore indetto da Cgil, Cisl e Uil per il 25 novembre con l'estensione a 8 ore nel pubblico impiego. Uno sciopero più che giustificato che appoggiamo con forza, ma che a noi sembra tardivo e senza l'ampiezza necessaria. Occorre uno sciopero generale di 8 ore con manifestazione nazionale a Roma sotto le finestre di Palazzo Chigi.
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