RELIGIONE
L’editrice Ancora pubblica un inedito del cardinale Federico Borromeo che già negli anni di Renzo e Lucia si metteva a confronto con l’«alterità» della fede musulmana
Islam, il dialogo in versione '600
Di Michele Dolz
«Sono Shaphur, il re di tutti i Persiani. Mi convertii alla religione cristiana fin dai tempi del cristianissimo imperatore Costantino». L’interlocutore musulmano, contemporaneo del cardinal Federico Borromeo, rimane sconvolto dall’inattesa apparizione di cotanto antenato e più ancora della dichiarazione circa la fede cristiana. Ma presto si riprende e partecipa interessato al dialogo. Singolare impianto per un’opera catechistica, che il Borromeo volle in forma quasi di novella. Conservandone il titolo originale di Luce mattutina e in una veste grafica arricchita dalle incisioni del Dürer, l’editrice Ancora pubblica per la prima volta questo manoscritto inedito della Biblioteca Ambrosiana composto da Federico Borromeo tra il 1627 e 1630. Lo scopo dell’operetta era esporre in modo semplice e chiaro le verità cristiane ai non credenti. Non si tratta di un dialogo tra cristianesimo e islam: il persiano islamico era un po’ il prototipo del non credente o quanto meno del non cristiano, e in effetti non vengono analizzate le due religioni in vista di un confronto, ma si vuole solo esporre la dottrina cristiana in modo semplice e completo. Interessante invece è il tono argomentativo che si appella costantemente alla ragione, sostegno indispensabile della fede. Perciò, niente polemica. Anzi, l’antico re incoraggia il musulmano dicendogli: «Figliolo, non pensare che la mia religione sia del tutto contraria a quella che voi ora credete essere l’unica vera: te ne potrai chiaramente rendere conto tu stesso, se saprai sgomberare la mente da ogni pregiudizio, esplorando insieme a me i suoi misteri profondi». In effetti, finché si parla del Dio creatore e remuneratore, il musulmano esulta per l’unità di vedute. Poi però viene posto di fronte alle verità rivelate e specificamente cristiane, sostanzialmente la Trinità, l’incarnazione e la Chiesa. «Come prima sbagliavi credendo che la religione cristiana fosse assolutamente contraria alla religione musulmana, così adesso sbagli nel pensare che si tratti di due religioni identiche», previene Shaphur. Il Borromeo dichiarò l’intento di questo lavoro in quelle Meditamenta litteraria pubblicate postume nel 1633: voleva esporre in ordine logico e sistematico le verità cristiane pensando alla fortuna di certi libretti di Lutero e Calvino. La morte del cardinale nel 1631 ne impedì la pubblicazione. Fino ad oggi. E oggi l’opera ha un interesse che va oltre al recupero storico, poiché incontra fecondamente i travagli della nuova evangelizzazione, del dialogo interreligioso, della difesa dell’identità cristiana. Ci viene in aiuto in primo luogo sull’aspetto metodologico: l’autore non pretende che il cristianesimo, nei suoi misteri, risulti rigorosamente dimostrato; si potranno offrire argomenti plausibili o convincenti ma che non sono mai surrogati della fede. «Mi fa molto piacere – dirà il maestro in ottima sintesi – che tu ti lasci condurre volentieri dalla ragione e che tu sia pronto a credere a ciò che si deve credere. Ma sono anche contento che tu non sia disposto a raggiungere la verità solo con quel sapere che ben si concilia con i nostri sensi». Il curatore Franco Buzi inquadra l’opera borromaica nello schema generale dell’apologetica dell’età moderna. I tre problemi che si ponevano erano, nell’ordine: Com’è possibile dimostrare a chi non crede e si professa ateo che Dio esiste veramente? Com’è possibile dimostrare a chi crede in Dio che la vera religione è quella cristiana? E com’è possibile dimostrare a chi è cristiano che la vera religione è quella cattolica? Le tre domande corrispondono alla triplice argomentazione apologetica: Demonstratio religiosa, Demostratio christiana e Demonstrario catholica. Prima della Riforma il terzo livello non si presentava con particolare virulenza. Ma qui l’autore si colloca nella dimostrazione cristiana. E anche questo è interessante ai tempi nostri.
Federico Borromeo
Luce mattutina
Ancora. Pagine 112. Euro 11,00
Avvenire - 19 novembre 2005




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