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Discussione: Onore a Israele

  1. #1
    Ashmael
    Ospite

    Predefinito Onore a Israele

    Israele

    Gerusalemme. Israele è il frutto della Shoah, la storia di una terra costruita mattone su mattone da un popolo, quello ebraico, che dopo l’Olocausto non aveva rinunciato a vivere. Molti ebrei europei raggiunsero a bordo di barconi le coste di “Ha ‘retz”, il paese, di quella terra biblica di “latte e miele”, che sembrava aprire nuove speranze. “Avevo sette anni quando sono partita da Livorno per Haifa nel 1945 – dice al Foglio Giovanna Di Porto – Israele non esisteva, noi eravamo in viaggio come clandestini, con il rischio che gli inglesi ci rimandassero indietro. Eravamo cinque fratelli, ma i responsabili della nave avevano detto a mia madre che poteva portare solo tre di noi e che gli altri due figli, io e mia sorella, li avrebbero caricati in un secondo momento. Arrivate ad Haifa siamo rimaste per mesi in una tendopoli. Mia madre ci ha cercate per giorni, gridando il nostro nome, fino a quando non ci ha ritrovate. La guerra non ci aveva lasciato niente e mio padre era stato preso dai tedeschi. Piano piano abbiamo iniziato la nostra vita da capo, con entusiasmo, in un paese dove ci sentivamo sicuri. Avevamo nostalgia dell’Italia, la terra dove eravamo nati e da dove ci siamo sentiti cacciati”.
    Nacquero nuove città e quelle esistenti si trasformarono in metropoli, si incominciò ad insegnare con entusiasmo una rinata lingua ebraica, attecchì il socialismo dei primi kibbuz ed il vento trasportava un nuovo tipo di musica con i toni nostalgici dell’est Europa mescolati ai ritmi della ritrovata identità mediorientale. A pochi giorni dalla sua creazione, senza avere il tempo di piangere i corpi gasati dei propri cari, gli israeliani si ritrovarono a combattere una nuova, lunga guerra contro l’intero mondo arabo che allora, come oggi, minacciava la loro esistenza. Rimanere uniti e combattere significare impedire un secondo “disastro”, una nuova Shoah. I cinquant’anni di guerra che hanno accompagnato la crescita dello Stato di Israele non hanno impedito la nascita di una democrazia dinamica e pronta a mettersi in discussione. Si è riformata l’identità israeliana del “sabra”, cioè del fico d’india, dolce dentro e spigoloso all’esterno, molto diretto e con poco tempo per i convenevoli. Nuovi “olim”, immigranti ebrei, che sfuggivano dalle persecuzioni del mondo arabo o da quelle degli stati comunisti, sono andati a formare una sorta di “goulash”, che continua a caratterizzare la società israeliana. “Mia nonna dice che sono fortunata – racconta al Foglio Yael Katz, una giovane ragazza israeliana – Il mio popolo è sempre stato perseguitato e tuttora noi ragazzi sentiamo sulla nostra pelle la tragedia dell’Olocausto. Ora però, dopo duemila anni, abbiamo una patria, un rifugio dove poter vivere”.
    Fuori dalla posta del Yad Vashem un ragazzo di appena vent’anni si siede sul marciapiede, si mette le mani sulla testa e piange. Un’associazione, Amcha, aiuta non soltanto i sopravvissuti dell’Olocausto, ma anche la seconda e la terza generazione. I “mizrahim”, gli israeliani provenienti dagli Stati arabi, nonostante non abbiano subito direttamente la perdita di un familiare nei campi di concentramento, sentono la minaccia costante di un nuovo “disastro”. “Una delle più belle canzoni israeliane s’intitola ‘ein li erets aheret’ , che vuol dire ‘non ho nessun altro paese’ – dice Tomer Segman, un ragazzo i cui nonni morirono ad Auschwitz – E’ proprio così che mi sento. Il mio Stato è continuamente minacciato dai terroristi che vogliono cancellarci dalla carta geografica. Viviamo come in una roulette russa, senza sapere se torneremo a casa ogni volta che andiamo al cinema o saliamo su un autobus. In Europa invece prima piangono per aver causato l’Olocausto e poi ci chiamano assassini. Abbiamo sofferto e combattuto per questo fazzoletto di terra, accettando compromessi sempre respinti. I nostri nonni non avevano nessun luogo dove scappare. Ma oggi Israele esiste”.
    Yossi Klein Valevi, scrittore ed analista israeliano, spiega la Foglio che le nuove generazioni, prima di Oslo e prima dell’attuale Intifada, consideravano la Shoah un evento appartenente al passato. “Con l’inizio degli attacchi terroristici i giovani hanno iniziato a porsi le domande che ci hanno accompagnato per millenni: perché vogliono ucciderci soltanto per il fatto che siamo ebrei? Perché quando ci difendiamo il mondo ci accusa di essere aggressori?”

    Anna Barducci, Il Foglio 27-01-05

    Per chi desiderasse approfondire i temi della nascita dello Stato ebraico consiglio vivamente: Gerusalemme Gerusalemme di Dominique Lapierre

  2. #2
    itloox
    Ospite

    Predefinito Re: Onore a Israele

    In Origine Postato da Ashmael
    Israele

    Gerusalemme. Israele è il frutto della Shoah, la storia di una terra costruita mattone su mattone da un popolo, quello ebraico, che dopo l’Olocausto non aveva rinunciato a vivere. Molti ebrei europei raggiunsero a bordo di barconi le coste di “Ha ‘retz”, il paese, di quella terra biblica di “latte e miele”, che sembrava aprire nuove speranze. “Avevo sette anni quando sono partita da Livorno per Haifa nel 1945 – dice al Foglio Giovanna Di Porto – Israele non esisteva, noi eravamo in viaggio come clandestini, con il rischio che gli inglesi ci rimandassero indietro. Eravamo cinque fratelli, ma i responsabili della nave avevano detto a mia madre che poteva portare solo tre di noi e che gli altri due figli, io e mia sorella, li avrebbero caricati in un secondo momento. Arrivate ad Haifa siamo rimaste per mesi in una tendopoli. Mia madre ci ha cercate per giorni, gridando il nostro nome, fino a quando non ci ha ritrovate. La guerra non ci aveva lasciato niente e mio padre era stato preso dai tedeschi. Piano piano abbiamo iniziato la nostra vita da capo, con entusiasmo, in un paese dove ci sentivamo sicuri. Avevamo nostalgia dell’Italia, la terra dove eravamo nati e da dove ci siamo sentiti cacciati”.
    Nacquero nuove città e quelle esistenti si trasformarono in metropoli, si incominciò ad insegnare con entusiasmo una rinata lingua ebraica, attecchì il socialismo dei primi kibbuz ed il vento trasportava un nuovo tipo di musica con i toni nostalgici dell’est Europa mescolati ai ritmi della ritrovata identità mediorientale. A pochi giorni dalla sua creazione, senza avere il tempo di piangere i corpi gasati dei propri cari, gli israeliani si ritrovarono a combattere una nuova, lunga guerra contro l’intero mondo arabo che allora, come oggi, minacciava la loro esistenza. Rimanere uniti e combattere significare impedire un secondo “disastro”, una nuova Shoah. I cinquant’anni di guerra che hanno accompagnato la crescita dello Stato di Israele non hanno impedito la nascita di una democrazia dinamica e pronta a mettersi in discussione. Si è riformata l’identità israeliana del “sabra”, cioè del fico d’india, dolce dentro e spigoloso all’esterno, molto diretto e con poco tempo per i convenevoli. Nuovi “olim”, immigranti ebrei, che sfuggivano dalle persecuzioni del mondo arabo o da quelle degli stati comunisti, sono andati a formare una sorta di “goulash”, che continua a caratterizzare la società israeliana. “Mia nonna dice che sono fortunata – racconta al Foglio Yael Katz, una giovane ragazza israeliana – Il mio popolo è sempre stato perseguitato e tuttora noi ragazzi sentiamo sulla nostra pelle la tragedia dell’Olocausto. Ora però, dopo duemila anni, abbiamo una patria, un rifugio dove poter vivere”.
    Fuori dalla posta del Yad Vashem un ragazzo di appena vent’anni si siede sul marciapiede, si mette le mani sulla testa e piange. Un’associazione, Amcha, aiuta non soltanto i sopravvissuti dell’Olocausto, ma anche la seconda e la terza generazione. I “mizrahim”, gli israeliani provenienti dagli Stati arabi, nonostante non abbiano subito direttamente la perdita di un familiare nei campi di concentramento, sentono la minaccia costante di un nuovo “disastro”. “Una delle più belle canzoni israeliane s’intitola ‘ein li erets aheret’ , che vuol dire ‘non ho nessun altro paese’ – dice Tomer Segman, un ragazzo i cui nonni morirono ad Auschwitz – E’ proprio così che mi sento. Il mio Stato è continuamente minacciato dai terroristi che vogliono cancellarci dalla carta geografica. Viviamo come in una roulette russa, senza sapere se torneremo a casa ogni volta che andiamo al cinema o saliamo su un autobus. In Europa invece prima piangono per aver causato l’Olocausto e poi ci chiamano assassini. Abbiamo sofferto e combattuto per questo fazzoletto di terra, accettando compromessi sempre respinti. I nostri nonni non avevano nessun luogo dove scappare. Ma oggi Israele esiste”.
    Yossi Klein Valevi, scrittore ed analista israeliano, spiega la Foglio che le nuove generazioni, prima di Oslo e prima dell’attuale Intifada, consideravano la Shoah un evento appartenente al passato. “Con l’inizio degli attacchi terroristici i giovani hanno iniziato a porsi le domande che ci hanno accompagnato per millenni: perché vogliono ucciderci soltanto per il fatto che siamo ebrei? Perché quando ci difendiamo il mondo ci accusa di essere aggressori?”

    Anna Barducci, Il Foglio 27-01-05

    Per chi desiderasse approfondire i temi della nascita dello Stato ebraico consiglio vivamente: Gerusalemme Gerusalemme di Dominique Lapierre
    ti sei dimenticato l'heil hitler,kamaraden

  3. #3
    Ashmael
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Onore a Israele

    In Origine Postato da itloox
    ti sei dimenticato l'heil hitler,kamaraden
    Povero scemo. Sei talmente scemo che se facessero la gara degli scemi arriveresti secondo.

  4. #4
    itloox
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Onore a Israele

    In Origine Postato da Ashmael
    Poveo scemo.
    ciao kamaraden,salutami adolf

  5. #5
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    Predefinito Oddio, bastasse solo quello ...

    ... cioè di aver dimenticato "Sieg Heil"...questo quì a quanto pare
    ha pure dimenticato la bravata degli Juden a Deir Yassin...Jackal

    p.s. come pure il nome del coautore del mattone: Larry Collins ...

  6. #6
    Ashmael
    Ospite

    Predefinito Re: Oddio, bastasse solo quello ...

    In Origine Postato da Jackal
    ... cioè di aver dimenticato "Sieg Heil"...questo quì a quanto pare
    ha pure dimenticato la bravata degli Juden a Deir Yassin...Jackal

    p.s. come pure il nome del coautore del mattone: Larry Collins ...
    Noi siamo le vostre vittime, macellai islamici di innocenti, siamo le vostre vittime innocenti i cui occhi massacrati si volfgono su di voi, il nostro sangue vi sommerge, assassini fondamentalisti islamici, violentatori di bambini, divoratori dei vostri stessi figli, il nostro sangue vi si coagula nelle vostre immonde gole e vi soffoca nel vostro empio odo. Noi siamo le vittime.

  7. #7
    SubZero
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Oddio, bastasse solo quello ...

    In Origine Postato da Ashmael
    Noi siamo le vostre vittime, macellai islamici di innocenti, siamo le vostre vittime innocenti i cui occhi massacrati si volfgono su di voi, il nostro sangue vi sommerge, assassini fondamentalisti islamici, violentatori di bambini, divoratori dei vostri stessi figli, il nostro sangue vi si coagula nelle vostre immonde gole e vi soffoca nel vostro empio odo. Noi siamo le vittime.


  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Oddio, bastasse solo quello ...

    In Origine Postato da Ashmael
    Noi siamo le vostre vittime, macellai islamici di innocenti, siamo le vostre vittime innocenti i cui occhi massacrati si volfgono su di voi, il nostro sangue vi sommerge, assassini fondamentalisti islamici, violentatori di bambini, divoratori dei vostri stessi figli, il nostro sangue vi si coagula nelle vostre immonde gole e vi soffoca nel vostro empio odo. Noi siamo le vittime.
    La storia non ha mai conosciuto degli assassini capaci di suscitare tanta ilarità.
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  9. #9
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    Predefinito

    Dopo il 1945 gli ebrei dovevano andarsene tutti in America, è quella la loro terra promessa, e non andare in Palestina a trattare i palestinesi come i nazisti avevano trattato loro.
    Palestina Libera!!!
    <p><center>Europa Dei Popoli!
    http://www.slowplayers.org/SBSP/images/Animated_Scots_Flag.gif<p><center>

  10. #10
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    Predefinito

    Ma che è sto delirio sionista? E' impazzito..poverino...

 

 
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