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    Predefinito Delocalizzazione in Svizzera!

    Le piccole imprese emigrano In Cina? No, meglio la Svizzera

    Agevolazioni e assistenza: le aziende lasciano Varese.

    Il presidente dell' associazione: «Da loro l' Iva è sotto il 5 per cento e l' Irap non esiste»
    Il 10 per cento delle società ha aperto un' attività oltre la frontiera

    VARESE - Dici «delocalizzazione» e subito pensi alle fabbriche trasferite in Cina o in Romania, ai salari che costano un decimo di quelli italiani, alle leggi non severe in materia di salute e ambiente. Sbagliato: c' è una fuga di aziende che segue altre piste, che approda addirittura nella Svizzera dove un operaio guadagna molto di più del suo collega italiano, dove con il rispetto dell' ambiente non si scherza e dove l' evasione fiscale è inesistente. «Ma volete mettere i vantaggi che si ricevono sotto il profilo di servizi dalla pubblica amministrazione e l' efficienza con cui si può lavorare?»: Franco Colombo, da pochi mesi presidente di Api, l' associazione delle piccole e medie imprese di Varese, ha sotto gli occhi il quadro del fenomeno. «Circa il 10% dei nostri associati ha aperto unità produttive in Svizzera o ha realizzato joint venture con imprese al di là del confine. Tutto ciò senza chiudere gli stabilimenti italiani». I piccoli industriali varesini l' altro giorno hanno incontrato il ministro Roberto Maroni, esternandogli tutte le loro preoccupazioni. «Non vogliamo morire cinesi - ha detto Colombo - ma vorremmo prendere ad esempio quanto accade a pochi chilometri da noi, dove lo Stato non si comporta da matrigna nei confronti degli imprenditori». Ed ecco venire a galla una realtà che si è fatta strada negli ultimi anni, ma che è conosciuta solo al mondo delle piccole imprese: se molte di loro, specie nella fascia di confine, vogliono ampliare i capannoni o rinforzare l' attività si rivolgono ai «cugini» ticinesi, ma anche di altri cantoni svizzeri. Come ha preso piede il fenomeno? «Alcuni anni fa - racconta Arnoldo Coduri, responsabile del dipartimento economia del Canton Ticino - abbiamo lanciato un programma chiamato Copernico: a chi apriva attività nella nostra zona offrivamo agevolazioni finanziarie, fiscali ma anche assistenza sotto il profilo delle pratiche burocratiche; i nostri funzionari sono tenuti a comportarsi da consulenti per chi arriva qui». In poco tempo 53 società lombarde hanno aperto i battenti a Lugano, Bellinzona e dintorni. Ora il fenomeno investe altre zone elvetiche. «Dover pagare salari più alti - commenta ancora Colombo - è compensato dal fatto che la tassazione è più bassa: l' Iva è sotto il 5% contro il 20% italiano, l' Irap non esiste. Poi si trova con facilità quella manodopera specializzata che a Varese come in altre zone lombarde è spesso irreperibile; in più gli oneri sociali solo per il 25% della busta paga contro il 50. E le infrastrutture, a partire dai trasporti, sono di primissima qualità. A Maroni lo abbiamo fatto notare: perché non è possibile anche da noi contrastare la concorrenza sempre più agguerrita migliorando come gli svizzeri i fattori di competizione?». «Già oggi - osserva Sandro Lombardi, dirigente dell' Aiti, l' associazione degli imprenditori di Lugano - il 20% delle imprese attive sul nostro territorio ha una matrice italiana così come il 50% della manodopera industriale. Questo fa sì che nel nostro cantone la ricchezza prodotta dalle industrie sia addirittura superiore a quella realizzata dalle banche e dal terziario. E i tre quarti dei prodotti vengono poi esportati, percentuale che solo dieci anni fa era molto più bassa. Perché è successo tutto questo? Per una ragione fondamentale: qui l' imprenditore non ha conflitti con le istituzioni. Le tasse si pagano fino all' ultimo centesimo, le leggi si rispettano, ma il buon rapporto con la pubblica amministrazione fa vivere tutti più sereni, l' imprenditore può dedicare le sue energie migliori al core business dell' azienda, non è distolto da altri pensieri». Claudio Del Frate Le realtà produttive

    I NUMERI Sono 1000 le aziende che aderiscono all' Api - l' associazione delle piccole e medie imprese - di Varese: di esse il 10% ha aperto unità produttive in Svizzera o ha realizzato accordi produttivi con aziende elvetiche. Al contrario, solo il 5% ha ritenuto opportuno esplorare i mercati della Cina

    LA CRISI Il comparto delle piccole e medie imprese viene da un periodo molto difficile: secondo dati forniti dall' Api nel corso del 2004 il calo produttivo è stato del 28%. Nella sola provincia di Varese ben 422 aziende manifatturiere hanno chiuso i battenti

    IL PROGETTO A fronte di questa situazione le aziende hanno ritenuto vantaggioso trasferire in parte le loro attività in Svizzera: 53 sono quelle che hanno aderito al progetto Copernico, l' iniziativa di marketing territoriale lanciata dal Canton Ticino. Hanno beneficiato di un carico fiscale che in certe situazioni è anche del 30% più basso rispetto a quello italiano.

    I FRONTALIERI La migrazione delle aziende segue quella, tradizionale e consolidata da decenni, della manodopera: oggi il 50% degli operai che lavorano nelle industrie ticinesi sono italiani. L' industria costituisce il 21% del prodotto interno lordo del Ticino, contro il 18% delle banche e delle attività finanziarie

    I VANTAGGI Imposte meno onerose La pressione fiscale in Svizzera è mediamente più bassa che in Italia, ma le nuove imprese possono ricevere e usufruire di agevolazioni particolari che variano da zona a zona: in Canton Ticino le tasse sulle società dal 1994 a oggi sono diminuite dal 13% al 9% del fatturato Burocrazia efficiente Un funzionario pubblico segue passo passo la nascita e l' insediamento delle nuove imprese, agevolando - attraverso uno sportello unico - il disbrigo di tutte le pratiche necessarie. A volte bastano pochi giorni per ottenere documenti e permessi per i quali in Italia sono necessari mesi e mesi di attesa Disponibilità di manodopera Nessuna difficoltà a reperire operai specializzati, a differenza di quanto accade in Lombardia, dove, secondo i dati dell' Unioncamere, il 45% delle richieste rimane senza risposta. I salari più alti sono compensati da oneri sociali più bassi. Da registrare che nel Canton Ticino il 50% degli operai sono italiani

    PROGETTO COPERNICO Chi arriva trova tutto pronto «Copernico» è il nome dato al programma di marketing varato in Canton Ticino per attirare imprese straniere a Lugano e dintorni. «Elevata qualità della vita, apertura culturale, certezza del diritto, stabilità del sistema, infrastrutture tra le più moderne al mondo»: questi, a leggere il sito internet di Copernico, i vantaggi offerti a chi decide di sbarcare in Svizzera. I servizi vanno invece dalla stesura di un business plan ad agevolazioni fiscali fino a consulenze per esplorare i mercati esteri

    Corriere della Sera
    mercoledì, 2 marzo, 2005
    Del Frate Claudio

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  2. #2
    Ecogiustiziere Insubre
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    Predefinito

    Se le industrie Insubri si trasferiscono nel canton Ticino, si tratta di tutto fuorchè di delocalizzazione...visto che tale cantone è parte integrante dell'INSUBRIA.
    Iunthanaka
    Conte della Martesana

 

 

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