Il problema del terrorismo, quel prezzo - l’estorsione la paura degli attentati - che i responsabili dei governi pagano ai dei negoziatori, sia in denaro o in visti concessi a personaggi come Tariq Radaman, a cui sia nel 1995 come anche nel 1996 è stato proibito l’ingresso nella Repubblica transalpina, andrebbe affrontato differentemente. La Francia non lo volle, Tariq Radaman, già dieci anni fa e poco tempo addietro costui è venuto in Italia dopo aver avuto il suo visto revocato dagli Usa.Radaman, è uno che crede di essere un iniziato,quando invece è solo un successo editoriale. Nel suo denunciare il terrorismo lo equipara all’islamofobia, come se il primo fosse una conseguenza del secondo, quando invece è vero il contrario.
Nei suoi discorsi Radaman fa un largo uso di quel tipo di induzione ipnotica, adatta a chi non la conosce, mentre parla di convivenza, conferma sempre la divisione,ed esalta il secolarismo, nella sua intervista del 2005 New Perspectives Quarterly, dice: « Noi abbbracciamo il secolarismo, perché ci rende capaci di vivere insieme .È la condizione di libertà religiosa nostra e altrui. » Analizziamo questo messaggio, Lui dice Noi, il che è divisione, abbracciamo il secolarismo, e qui difende, conferma, tutto il passato, praticamente equipara le barbarie, le guerre alla tradizione, poi aggiunge, ci permettono di vivere insieme, che vuol dire, solo rimanendo tali e non rinunciando in parte alla nostra individualità; il che significa che; solo rimanendo divisi da voi nelle nostre idée- anche se queste sono illegali e contrarie allo spirito della vostra Costituzione- finisco io. « È la condizione di libertà religiosa nostra e altrui » qui invece tira duro, l’artista, quasi si scopre in questa ultima parte della frase, poiché qui non è più una raccomandazione, una sottigliezza,di uno che si crede un grande pensatore, ma bensì un ordine -gli è ormai scoppiato l’ego- poiché parla non solo di condizione religiosa generalizzata dei suoi ascoltatori, ma bensì, imperativamente, non lascia scampo a diserzioni interne, e in quell’altrui, il riferimento è diretto a noi, una minaccia velata nei confronti degli infedeli ed un incoraggiamento ai fedeli. La comprensione rivelatrice, per qualcuno misticismo, addirittura, di Tariq Radaman, può far presa solo si chi non sia già in fuga da filosofi fatui, edilizie ecclesiastiche, teologi, che imprigionano la parola in una schiavitù d’idée, priva di evoluzione.Ma dài, suvvia, non scherziamo, i francesi che nell’uso della parola sono sufficentemente dei maestri non lo hanno voluto già anni fa, gli americani lo hanno espulso, ora Tony Blair e Consorte, ci contano per risolvere alcuni loro problemucci, fra un po’ lo faranno pure baronetto, ma noi che facciamo?,domandina: «la sua visita fu dovuta ad una svista, è una conseguenza degli accordi Schengen o è un visto estorto ? »
Noi abbiamo mandato via il Papa,sfortunatamente possiede ancora il Vaticano, poi il Re, i fascisti e i nazisti,e mica cadremo per un Iraq Radaman o tutti quelli come Lui, ma se ne stesse al 10 di Downey Street a istruire i laburisti che, qui non si si volesse non esiste uno spazio a riguardo delle sue velleità socio-mistiche, ma possibile che non si capisce che il terrorismo, il fanatismo, l’integralismo va sconfitto prima ideologicamente e poi socio-economicamente, interessarsi delle condizioni socio-economiche prima ancora di quelle ideologiche, vuol dire solo dare energia, denaro, agli ideologi,e poi sarebbero questi gli ideologi?Quelli delle prime Br erano dei perdenti, ma sicuramente più capaci. Ma almeno non si facessero umiliare intellettualmente, i nostri. È proprio vero che le ideologie sono adatte ad essere ascoltate solo dagli ignavi.
Gli intellettuali, una parte dell’intelligencija, quella della sinistra moderata è perplessa,
dubbiosa , esita ad ergersi contro quest’inizio della distruzione di ogni civiltà, le lingue più feconde del passato, quando non accusano le vittime, tacciono adessootrebbero incenerire un Iraq Radaman, e tutti quelli come LUi, in un attimo di furore letterario,ma questo, quell ’attimo di fuoco in cui dovrebbero anche parlare a sostegno di tutti i valori che per anni hanno sostenuto è un fuoco che non vuole accendersi. Sul palcoscenico della cultura questa volta i filosofi,i pensatori scelgono di non discriminare, di non interpretare, quell’obbligo di fedeltà che hanno nei confronti della scienza del pensiero, alla cui genìa eletta,si pregiano di appartenere; una genìa decaduta, invilitasi; che ormai passa il tempo fra polvere di stelle, e con donne che li accompagnano solo in virtù di quel suo talento passato, e mai ,mai, mai, mai!dimostrato realmente.
Questa volta,di fronte al terrorismo, la volta, in cui ha l’occasione di provare a sé stessi la potenza vera del proprio verbo,certa gente, sceglie una via facile, la quale, nel giudizio dei fatti, preferisce un espressione simile a quella goldoniana cena delle beffe trasportata in un reale farsesco orripilante, poichè assente, quando non addirittura giustificante, della realtà della tragedia.
Questa intelligencija, di una certa sinistra, che, fortunatamente invano, da sempre ha dato plauso ad una Russia comunista che era repressiva e conservatrice in patria quanto progressiva e rivoluzionaria all’estero,l’Ungheria laCecoslovacchia,l’Afganistan dello stanliniano Breznev, l’Etiopia; adesso come allora, fiancheggia l’oppressore, il terrorista questa volta, e se talvolta si croggiola in un ciarleggio a sprazzi contro il terrorismo, al contempo stesso ancora urla contro l’intervento in Iraq.
L’apodditticità del proprio dogmatismo unito all’invincibile pregiudizio avverso gli United States of America, è il fattore primo della degradazione di una classe di pensatori che era seconda per coraggio solo all’accademìe de France.
Molti dei protagonsti, veri dèi, di un dissenso sulla politica italiana di tanti anni della diccì, o della guerra nel Vietnam, che all’epoca tanto si infiammavano, e che io anni addietro potevo anche condividere-ma per ragioni molto differenti dalle loro- oggi quando si parla delle vittime israeliane,si tirano indietro, così come ci si ritrae dal contatto di una biscia, se glielo rinfacci, si defilano o si scostano come se tu fossi infetto; diventi un parìa un intoccabile; meglio intoccabile che essere protagonisti di un assenso, grazie al cui si garantisce l’immunità agli esecutori dei crimini futuri, meglio parìa, che rivestito di quella maschera grottesca che indossa il pavido, quando gira la testa, per non vedere la verità di un popolo che muore, solo, e tradito da tutti, il popolo ebraico. Caro lettore, la colpa di Israele, la colpa dell’ebreo è una sola; quella di difendere il proprio diritto alla vita.
La guerra in Iraq si doveva terminare ai tempi dell’elezione che estromise George BushI, in favore di Bill Clinton-È tutta colpa dell’Amministrazione Clinton-non lo si fece allora lo si è fatto ,e giustamente dopo, purtroppo la seconda guerra in Iraq,anche se giusta, è stata fatta malamente.
il tutto ed anche il resto su
http://francescoreiki.blog.lastampa....oreikinetwork/
Francesco




otrebbero incenerire un Iraq Radaman, e tutti quelli come LUi, in un attimo di furore letterario,ma questo, quell ’attimo di fuoco in cui dovrebbero anche parlare a sostegno di tutti i valori che per anni hanno sostenuto è un fuoco che non vuole accendersi. Sul palcoscenico della cultura questa volta i filosofi,i pensatori scelgono di non discriminare, di non interpretare, quell’obbligo di fedeltà che hanno nei confronti della scienza del pensiero, alla cui genìa eletta,si pregiano di appartenere; una genìa decaduta, invilitasi; che ormai passa il tempo fra polvere di stelle, e con donne che li accompagnano solo in virtù di quel suo talento passato, e mai ,mai, mai, mai!dimostrato realmente.
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