Re: Altro che programma ! secondo i bookmakers la CDL non ha ancora un Leader
[QUOTE]In Origine Postato da Zadig
[B]Incredibile ! i bookmakers comunisti danno le quote per il "Next Prime Minister" ma contro il professore schierano il duo Fini/Cavaliere... stiamo assistendo ad un colpo di scena ? il bagonghi mollerà lo scettro...
Ma non facevano le primarie ?
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Guarda sulla Stampa del 3 novembre è uscito un'articolo interessante dedicato proprio alla nuova strategia di Fini Berlusconi e Casini che hanno dichiarato di presentarsi nel proporzionale (in corso d'approvazione) ciascuno come un candidato alla Presidenza del Consiglio , presidenza che verrebbe poi assegnata alla lista che ha preso più voti.
Il Supermarket della politica
DOPO il successo di Prodi e del centrosinistra nelle primarie, ci si aspettava, da parte di Berlusconi e del centrodestra, una reazione, o, di più, un colpo di teatro. Invece la Casa delle libertà, colpita dalla grande affluenza degli elettori dell'Unione, non ha spostato di una virgola la propria strategia. Anzi, a conferma che la prospettiva è quella del recupero pieno della logica proporzionalista riportata in auge dalla nuova legge elettorale, nel giro di pochi giorni, prima il leader dell'Udc e presidente della Camera Casini, poi il ministro degli Esteri e presidente di An Fini, hanno spiegato che alle prossime elezioni intendono competere con Berlusconi per contendergli la premiership. E a sorpresa anche il presidente del Consiglio, che in passato aveva liquidato sbrigativamente qualsiasi tentativo di rimettere in discussione il suo ruolo di capo del centrodestra, s'è detto pronto a gareggiare con i suoi alleati: a condizione che il leader del partito che prenderà più voti sia poi appoggiato lealmente da tutti i membri della coalizione e designato alla guida del governo. Così, nel giro di poche settimane, se come tutto lascia prevedere la legge elettorale sarà approvata, gli italiani si troveranno insieme di fronte una grossa novità e una partita sghemba. Non più il gioco uomo contro uomo, ripetuto, amplificato e moltiplicato matematicamente, dal piccolo collegio di periferia alla poltrona centrale di Palazzo Chigi. Ma uno scontro inedito tra un uomo e la sua coalizione, da una parte, e un battaglione di aspiranti premier con i loro partiti di riferimento dall'altra. Per sapere quale delle due strategie sia vincente occorrerà aspettare le elezioni. Quale invece sia più rischiosa, si può cercare di comprenderlo già adesso. Il centrosinistra è convinto che dagli oltre tre milioni di elettori che hanno votato Prodi (e dagli oltre quattro che hanno partecipato alle primarie) sia venuto un chiarissimo sostegno al proprio leader, un invito all'unità della coalizione e anche un segno di rifiuto per la nuova legge elettorale, vissuta come un'imposizione e un tentativo della maggioranza di salvarsi cambiando le regole in extremis. Di qui, non solo la scelta di marciare come se nulla fosse e il maggioritario non stesse per essere abolito, ma anche quella di rilanciare la lista unitaria per Prodi, costruita per le europee e abbandonata subito dopo per tornare alla logica della collaborazione-competizione tra i diversi partners dell'alleanza. Nel centrodestra, al contrario, s'è diffusa la convinzione che in un gioco con nuove regole muoversi adoperando le vecchie sarebbe un errore. Ecco dunque l'improvvisa disponibilità di Berlusconi a legittimare come concorrenti i suoi alleati; ed ecco la moltiplicazione di sigle e partiti senza alcun tentativo di accorpamento, fino a dare via libera alla nuova Dc di Rotondi, o al nuovo Psi mutilato dall'appoggio di Bobo Craxi e rammendato alla meglio. Tutto ciò, va da sé, potrebbe risultare incomprensibile a un elettorato come quello della Casa delle libertà, nato e cresciuto in epoca maggioritaria e abituato alla forte mobilitazione e all'appello del proprio leader. Il rischio esiste e il Cavaliere ne è consapevole. Ma se ha deciso la svolta, una ragione deve averla. Berlusconi infatti, dacché è in politica, s'è sempre mosso a spariglio, senza porsi mai limiti ideologici o pregiudiziali. La sua unica regola è il marketing, la capacità, per renderlo vincente, di adattare sempre il prodotto alle esigenze dei consumatori. Undici anni fa, al momento della scesa in campo, fu capace di unire due alleanze distinte e allora incompatibili, come quelle con la Lega, al Nord, e con Alleanza nazionale e il Ccd al Centro-Sud. Anche oggi il premier si muove con la stessa logica. Non sottovaluta l'erosione dei consensi per la Casa delle libertà, rivelata da tutti i sondaggi. E se non tiene in conto il logoramento della propria immagine personale (argomento difficile da toccare con il Cavaliere), considera insanabili, in pochi mesi, i danni provocati in questi anni dalla litigiosità interna della coalizione. Dopo anni di cattivo esempio e cattivi rapporti tra i leader del centrodestra - teme Berlusconi -, i suoi sostenitori, che pure rimangono la maggioranza dell'elettorato, trovandosi a dover votare per un candidato unico di coalizione in un collegio maggioritario, avrebbero potuto reagire con l'astensione. Non così se chiamati, ciascuno dal proprio leader, e in nome delle proprie identità e appartenenza, a votare per il proprio partito e contro i veri avversari da battere. Scegli quel che vuoi, ma vota, e vota contro il centrosinistra: questo è il primo spot della campagna che Berlusconi ha già tutta in testa. E poi, di seguito: non ti piace Berlusconi? Vai con Fini o Casini. Sei giovane, ti piace il Cavaliere, ma lo trovi anziano? Dai un segnale per la successione. Sei più di centro che di destra? Vota Forza Italia. Sei rimasto dc? C'è Casini. Sei di destra-destra? Vai con Fini. Sei ancora fascista? C'è la Mussolini. Sei socialista, liberale, radicale? Guarda bene nel nostro scaffale, troverai ciò che cerchi. In altre parole, una specie di supermarket della politica. Tipica strategia aziendale berlusconiana, con il capovolgimento della logica vincente che aveva fatto coincidere, all'inizio, la vittoria del centrodestra con la nascita della Seconda Repubblica. Una scelta estrema, obbligata, spregiudicata, si dirà: non soltanto di Berlusconi, ma di tutti i leader del centrodestra, che si giocano l'intera posta alle prossime elezioni, sapendo di non poter sopravvivere facilmente, e politicamente, a un'eventuale sconfitta.