Tratto da La Padania del 13/11/05
STRETTA SUI FLUSSI DI LAVORATORI STRANIERI NEL 2006
Immigrati, passa solo chi parla italiano
Roma - In questi giorni al ministero del Welfare si sta lavorando alacramente sulla bozza di decreto sulla programmazione dei flussi di lavoratori immigrati per l’anno 2006. Si tratta della prima programmazione effettuata dall’approvazione della Bossi-Fini. E il suo intento è soprattutto quello di mettere in evidenza la bontà della legge e le possibilità legate all’integrazione degli extra-comunitari nella nostra società. Un’integrazione possibile, ma che può esistere soltanto a condizione di un totale rispetto delle regole e delle tradizioni del Paese ospitante.
È così che, oltre al vincolo per l’aspirante lavoratore di possedere alcuni requisiti come un lavoro e un’abitazione, ora si introduce un altro parametro: la conoscenza della lingua italiana. Anche se NON OBBLIGATORIO come gli altri due criteri, il saper parlare correttamente l’italiano permetterà agli extracomunitari desiderosi di entrare nel nostro paese di accedere a una via preferenziale.
Sulla questione si è espresso il sottosegretario Maurizio Sacconi, che ha dichiarato che il decreto dovrebbe concludere il suo iter (varo del consiglio dei ministri ed esame delle commissioni parlamentari oltre che della Conferenza stato-regioni) entro l’anno così da poter entrare in vigore a partire da gennaio 2006 e regolare i flussi per il nuovo anno.
Insomma, per ottenere il permesso di lavoro il candidato-immigrato dovrà presentare due requisiti indispensabili: un lavoro e un’abitazione. Se poi oltre a questi saprà dimostrare di possedere una conoscenza accettabile della nostra lingua ancora meglio. Le chances di entrare aumenteranno...
Scusate, ma questa è l'ennesima cazzata.
Concordo sul fatto che l'extra-UE se impara l'italiano prima di venire è una cosa positiva, anzi ci aggiungerei pure un'infarinatura sulle nostre leggi.
Il problema è il metodo: la Bossi-Fini non prevede nessun articolo che istituisce vie preferenziali basate sulla conoscenza della lingua. E il Testo Unico sull'immigrazione non può essere scavalcato dal decreto sui flussi d'ingresso.
Quindi dovevano fare prima una modifica sui criteri di assegnazione delle quote nella legge 189/02: non a caso si parla del fatto che sono indispensabili il lavoro e l'alloggio, ma non la lingua.
Quindi, non stupiamoci se qualche extra-UE escluso dalle quote farà ricorso e un giudice gli darà ragione, dando vita alla protesta di chi, stracciandosi le vesti se la prenderà con la magistratura comunista.
Perchè l'errore lo sta facendo qualcun'altro...


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