Ragno, «il Limonata» e 21 liste per la sfida
Gara nel centrodestra, quasi mille candidati al consiglio comunale.
E c'è chi non sa per quale partito corre
Dodici voti. Dodici voti bastarono a Giuseppe Lombardo, nel delirio di conteggi intorno alle liste civetta, per vincere il suo terno al lotto: un seggio da consigliere provinciale. Che ci metti, a prendere dodici voti? La mamma, la moglie, i fratelli, un paio di cognati, due zie e qualche cugino. E stai a posto per anni.
Va da sé che, alla lotteria delle prossime comunali, sulla ruota di Luigi Ragno, il candidato della Cdl, hanno deciso di giocare circa in 930. «Vado a spanne», dice l'aspirante sindaco. «Dunque, con me stanno 21 liste con 45 candidati a lista meno una che ne ha solo una trentina... Ma esattamente non li ha contati nessuno». Una ha bussato pure alla porta di Nunzio Romeo, il presidente dell'Ordine dei Medici candidato per gli autonomisti. Era la donna dell'impresa di pulizie che, armata di stracci e secchi d'acqua, lava le scale: «Presidente, ci posso dare il mio santino?» «Candidata siete?» «Sì, presidente». «E di che partito?» «Hiiiii! E che ne so io, di che partito, presidente?» «Ma come: mi date un santino elettorale e non sapete manco per chi vi candidate?» «Hiiii! Il partito! Hanno fatto tutto loro, presidente! Un piacere mi chiesero. Dovevo dire di no?».
Era fortissima la destra, a Messina. Alle ultime politiche elesse a mani basse due deputati e un senatore senza lasciare alle sinistre manco la soddisfazione di infastidire la trionfale tripletta. Alle ultime comunali, maggio 2003, prese il 66 per cento. Tanto da spingere Rifondazione a sfogarsi su internet parlando di una città «geneticamente di destra». L'estenuante braccio di ferro voluto dai vertici di An per non concedere agli avversari le dimissioni del sindaco allora eletto, Giuseppe Buzzanca, condannato e dichiarato incompatibile per il famoso viaggio in auto blu fino al porto d'imbarco della nave che lo doveva portare in viaggio di nozze, ha però squassato tutto.
«Non avevamo scelta», ha detto mille volte Domenico Nania, che di An messinese è stato in questi anni il leader indiscusso, «Hanno fatto fuori per una sciocchezza una persona perbene votata dalla gente. Era una questione di principio». Fatto sta che per due anni la città è rimasta in una fase delicatissima nelle mani di un commissario di governo che veniva giù dal Friuli tre o quattro giorni la settimana. E la scelta pesa. Come pesa l'invettiva che il prudente arcivescovo Giovanni Marra lanciò qualche settimana fa in un'intervista al Corriere facendosi interprete di un sentimento comune: «Hanno abbandonato Messina a se stessa. Al degrado. Alla mafia. Due anni e mezzo di abbandono».
Risultato: Luigi Ragno, cui la destra chiede di recuperare quel rapporto infranto con la città in una sfida diventata centrale a livello nazionale, si trova a battersi non solo contro la sinistra e non solo contro il cartello autonomista di Raffaele Lombardo ma anche contro una lista di Alternativa Sociale (il cui candidato Filippo Clementi accusa An delle peggiori nefandezze clientelari) più una della Fiamma Tricolore (che con Vincenzo Allastra è se possibile ancora più dura) più una terza costruita tra «uomini di destra perbene e disgustati» da Nello Musumeci, il più votato degli euro-parlamentari aennini che, dopo aver contribuito alla miracolosa vittoria di Umberto Scapagnini a Catania, ha sbattuto la porta del partito per fondare Alleanza Siciliana, tatticamente alleata dei lombardiani.
E così, nella sua ex-roccaforte, Ragno confida di sentirsi «in una corsa ad handicap». Una frase che due anni fa gli avrebbe guadagnato risate di scherno. Chi l'immaginava che le cose si complicassero tanto, a destra, a Messina? Prima i sondaggi da brividi, poi le tensioni interne, poi i moniti di alleati come l'Udc Gianpiero D'Alia: «Non possiamo perdere una città di centrodestra come questa impiccandoci dopo quello che è successo a un uomo di An». Settimane di trattative, appelli, rotture e cuciture. Finché la scelta non era caduta appunto sul capogruppo di An in Provincia, Luigi junior. Il gemello aitante, destrorso e capelluto del candidato unionista Francantonio Genovese: tutti e due nati il 24 dicembre, tutti e due figli d'arte dato che Luigi è figlio del senatore Totò Ragno a sua volta erede del senatore Luigi Ragno senior, tutti e due avvocati: «Con la differenza che, per dirla in celentanese, io sono rockissimo e Francantonio è lento. Quando parla, poi, pare mio nonno...». Come slogan, calcando sui conflitti d'interesse dell'avversario, ne ha scelto uno che dice: «Un sindaco utile alla città, non una città utile al sindaco».
Vicino a Ignazio La Russa ma non ostile a Nania, che ben volentieri gli ha ceduto il passo rinunciando al «suo» candidato, il city manager Gianfranco Scoglio, per non vedersi rinfacciare un'eventuale batosta, il bel Luigi (sposato, tre figli, jogging mattutino, ultimo libro letto quello di Tiziano Terzani) può contare come dicevamo su 21 liste di appoggio tra cui 8 in qualche modo legate ad An: Alleanza Giovani, Alleanza per Messina, Alleanza Rosa, Alleanza Tricolore... Un esperimento che, chissà potrebbe poi dilagare in tutta Italia aprendo scenari da incubo: se già qui la scheda è larga 97,5 per 48,3 centimetri e ospita 1755 candidati, ve l'immaginate a livello nazionale? «Lo so, poi bisognerà cambiare», sospira Ragno, «L'avevamo già provata alle comunali di Milazzo dov'era andata benissimo. Più gente coinvolgi, più si impegna». Come Santino Ruggeri, che ha un chiosco di limonate in piazza Cairoli, azzanna gli arbitri su una tv locale in nome del Messina, porta fissa al collo un'amata sciarpa giallorossa e si presenta così: «Vota Santo Ruggeri, detto Limonata».
«Promettono posti a tutti!» — urlano nel megafono gli uomini Alleanza Siciliana al mercato della Giostra — «Promettono posti a tutti!». È guerra, spiega Nello Musumeci: «Proprio perché io sono un uomo di destra. E vedo in An, qui più ancora che nel resto d'Italia, un solo obiettivo: il potere. Solo il potere conta. Il potere. Lui, Ragno, è una brava persona. Ma il suo ruolo oggi è solo quello della foglia di fico di un sistema che ha visto An tradire Fiuggi e omologarsi ai peggiori partiti della prima repubblica. Un partito dilaniato dalle correnti. Sempre più coinvolto nei sistemi clientelari. Sotto il tallone di Roma, dove decidono in tre come ai tempi dell'impero romano. Hanno tenuto per due anni Messina in ostaggio. Basta». Dall'altra parte, Luigi Ragno sospira: «Ah, Nello... Ah, Nello...».
Gian Antonio Stella
23 novembre 2005




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