“L’ex presidente dell’Iri Romano Prodi, ora candidatosi a leader di un futuro “centrosinistra”, è il tipico rappresentante del gruppo “neo-veneziano” della finanza internazionale. Egli rappresenta il disegno tecnocratico della cosiddetta “globalizzazione”, cioè la dittatura dei mercati finanziari internazionali, controllati dalle famiglie oligarchiche di Ginevra e Londra, che mira a rimpiazzare le istituzioni degli stati nazionali sovrani”. Così apriva una relazione - intitolata “l’oligarchia fascista (sic!) dal volto democratico” - fatta circolare la bellezza di un decennio fa da ambienti dell’opposizione Usa, per mettere in guardia la sinistra italiana dalle mire di controllo delle tecnocrazie anglosassoni. Se qualcuno avesse fatto tesoro di quegli “avvertimenti”, i comunisti e i diessini non si troverebbero, oggi, nell’imbarazzante situazione di dover giustificare ai propri elettori il sostegno a colui sotto la cui presidenza la commissione europea ha varato la direttiva Bolkenstein, l’ultimo colpo mortale allo “statuto dei lavoratori”, la cui dismissione iniziò proprio col primo governo di sinistra in Italia, guidato da Massimo D’Alema.
Prodi non è un politico - come ricorda la succitata nota - bensì un “tecnocrate formatosi alla London School of Economics, al Massachusetts Institute of Technology e all’Università di Palo Alto in California; legato allo speculatore internazionale George Soros e, fino al 1993, da rapporti di lavoro con la finanziaria Goldman Sachs”. Prodi è stato “senior adviser” di questa finanziaria di Wall Street fino a quando Ciampi, nel ‘93 appunto, lo chiamò all’Iri. Sicuramente ricopriva la carica di alto consigliere allorquando la Goldman Sachs ebbe un ruolo di primo piano nell'attacco speculativo del settembre 1992, che portò ad una svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d'Italia, che fu costretta a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare l'attacco speculativo. La crisi portò anche allo scioglimento del Sistema Monetario Europeo.
Ottime credenziali per uno che il centrosinistra presenta come l’uomo che dovrebbe portare l’Italia fuori dalla crisi economica... Daltronde, Frits Bolkenstein, nel gennaio del 1998 era quello che sosteneva che non si dovesse far entrare l’Italia nell’euro e sosteneva un consiglio a 11 membri (noi esclusi). Furono gli “amici” olandesi del governo Prodi a sancire quale fosse la ricetta punitiva da imporci perché fossimo accettati nell’euro. E gli olandesi sapevano comunque che le misure adottate da Prodi sarebbero state pagate dai governi successivi, tanto che sia il Primo ministro Kok, che il ministro delle finanze Zalm - compagno di partito di Bolkenstein - dichiararono alla stampa di non credere che “gli sforzi di stabilità del governo italiano siano duratori”.
Ma chi è Frederick Bolkenstein? Leader del partito liberale olandese, partner dei socialdemocratici nel governo di centro-sinistra di Wim Kok, poi commissario europeo al mercato interno con Prodi, è un economista liberale, che, negli anni ‘80, è stato ministro del Commercio estero e della Difesa.
Ma le sue credenziali di manager della globalizzazione sono ben più ampie e profonde. Ha infatti partecipato al 52° incontro del gruppo Bildenberg, che ha avuto luogo a Stresa nel giugno 2004. E non era una new entry, visto che aveva partecipato anche a quello di Toronto nel 1996. è stato anche revisore della seconda più grande industria farmaceutica del mondo, la Merck, Sharp & Dohme.
Al suo curriculum si aggiungono le stellette di presidente dell’Internazionale liberale, presidente della Atlantic Commission (Olanda), membro della Mont-Pelerin Society. Frits Bolkenstein è stato anche per 16 anni alla Royal Shell Dutsch prima di diventare General director della Chemical Shell.
Insomma, un Prodi olandese, però più bravo. E anche più potente. L’impressione che si ha sui rapporti intercorsi tra i due è che quello che dava le direttive fosse proprio Frits.
In conclusione, però, la domanda resta legittima: con che faccia il centrosinistra stia adottando come motore di mobilitazione le proteste contro la direttiva Bolkenstein - stanno partendo iniziative che coinvolgono tutti, dalla Margherita alla Cgil, passando per gli anarchici e i ds - quando la direttiva stessa è nata dalla volontà politica oltreché dalla filosofia economica del loro candidato alla presidenza del consiglio?
Il Prodi pensiero, infatti, si articola su un paio di tesi che l’economista bolognese ripete incessantemente. La prima è che l’Europa deve creare un’enorme area di “libero scambio” assieme ai Paesi ex comunisti - il vecchio progetto di Kissinger, del miliardario “comunista” Usa Hammer e della Trilateral commission - per rilanciare l’Europa dell’Est. Secondo Prodi e Soros “dobbiamo consentire che essa si integri col nostro mercato comune. Allora occorre fare spazio ai loro agricoltori, ai siderurgici, ai tessili, a quelli della meccanica semplice, in una parola a quei settori in cui l’Est è capace di produrre. In altre parole, l’Unione europea devrebbe aprire i suoi mercati a prodotti concorrenziali in virtù dei più bassi costi di produzione”. Tutte queste chicche, Romano Prodi le consegnava al quotidiano la Repubblica già nel 1994.
Tutto perfettamente in linea con le evoluzioni della politica liberal europea e - ahimè - con i desiderata di Bolkenstein, che con la liberalizzazione dei servizi vuole abbassare gli standard di protezione sociale ai livelli “competitivi” dei Paesi di nuovo ingresso, ex comunisti, dove le conquiste sociali, ovviamente, stanno in netto ritardo...
Ma se Prodi è un ideologo antesignano, Bolkenstein è un operativo e ha le idee chiare su come far sì che i sogni europei di Romano si realizzino. E infatti è anche fiero assertore della cancellazione dei contributi europei all’agricoltura e dei fondi di solidarietà. Lo schema è logico e semplice e chiarisce il significato che il nuovo centrosinistra dà al termine “progressista”: la parte più benestante del mondo deve “progressivamente” cedere quote di mercato ai Paesi meno evoluti, rinunciando alle produzioni elementari per “finanziarizzarsi” sempre di più. Le multinazionali si occuperanno di gestire le produzioni del Terzo mondo commercializzandole nel nostro mercato. “Progressivamente” gli standard di lavoro si verranno incontro... I nostri degenerando ed i loro evolvendo, fino ad un punto di equilibrio che crei un maggiore profitto al vertice. Come diceva Guareschi, “si può essere un comunista in buona fede e si può essere un comunista intelligente; le cose insieme, mai”.




Rispondi Citando