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  1. #1
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito fiamme e fiammoni perfetti massoni




    Nell’87° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra (questa, e non altre, la vera Festa Nazionale di tutti gli Italiani, e non di una parte soltanto) la Fiamma Tricolore ricorda il sacrificio di migliaia di Patrioti, come Filippo Corridoni, Enrico Toti, Cesare Battisti e tantissimi altri più e meno conosciuti, che si immolarono per il compimento dell’unità d’Italia dopo 15 secoli di divisioni, invasioni e dominazioni straniere. La riscossa della dignità della stirpe Italica ebbe poi la sua naturale continuità nell’opera grandiosa, scaturita dal genio di Benito Mussolini, che rese la nostra Patria ammirata e rispettata nel mondo intero.
    Oggi gli Italiani sono chiamati a vigilare su invasioni di diverso tipo, culturali ed economiche, ma non meno insidiose.
    Viva l’Italia! Viva la Fiamma degli Italiani!
    (Il vice-Segr.Naz. Roberto Bevilacqua)

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  2. #2
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito cameraaaaaaaaaaaaatttttttttti arruolatevi!!!!!


  3. #3
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    E poi alla fine sono multirazzializzanti come gli altri.


    http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/...540220869.html

    CALCIO: INTER; LA RUSSA, PER UNO SCUDETTO ANCHE 11 CLANDESTINI
    ROMA - ''Undici stranieri titolari? Da tifoso interista per vincere uno scudetto accetterei tutto, anche una squadra di undici clandestini: e poi, visto che non posso cambiare le leggi, li farei diventare cittadini italiani al merito dopo un solo campionato...''. Ignazio La Russa, deputato di An, non si scandalizza dopo aver visto la sua Inter tutta straniera in campo ieri, in Champions League. ''Non e' una vergogna, come dice la Padania, semmai un peccato. Pero' certo pur di vincere qualcosa...'', aggiunge La Russa.

  4. #4
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    Beh Patriota studiati la vita di Corridoni e poi parliamone
    Bazooka!!!

  5. #5
    Fieramente Leghista
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    oh mio Dio, che orrore, che schifo.

    Comunque a questo punto voglio che facciano anche un bel manifestone grande 5 metri x 7 stile quelli del berlusca per intenderci che ricordi a tutto il popolo itaglione le tragicomiche sconfitte di Custoza, Lissa, Caporetto, della seconda guerra mondiale.

  6. #6
    ehmal. K.u.K. Kanzler
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    all'interno degli imperial regi confini. L'Italia? Solo un'espressione geografica
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    Innanzitutto c'e' uno sbaglio nel manifesto: gli italioni all'assalto?
    In genere conoscono molto bene la ritirata e ancor meglio la resa.
    Questo finto popolo con il suo finto esercito si è fatto ridere dietro da tutto il mondo.
    Di veri ci sono solo i morti, poveri diavoli mandati a morire per permettere a gentaglia come Badoglio, Cadorna e Diaz di fare carriera, lo sciancato sabaudo e il suo figlio frocio di aumentare il patrimonio personale.
    Eroe Enrico Toti? Ma non è quello che lanciava le stampelle? Immagino come l'austriaco che si prese in testa la stampella abbia riso - assieme ai suoi camerati - dell'episodio.
    Del resto stiamo parlando dell'italia, il paese che inizia le guerre con uno e le finisce con l'altro, dei generali che scappano in ambualanza mentre gli austrotedeschi sfondano il fronte, l'unico stato al mondo che pur avendo perso tutte le battaglie vinse la guerra del 1866 (grazie alla vittoria tedesca).

    Klemens furst von und zu Metternich

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Patriota



    Nell’87° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra (questa, e non altre, la vera Festa Nazionale di tutti gli Italiani, e non di una parte soltanto) la Fiamma Tricolore ricorda il sacrificio di migliaia di Patrioti, come Filippo Corridoni, Enrico Toti, Cesare Battisti e tantissimi altri più e meno conosciuti, che si immolarono per il compimento dell’unità d’Italia dopo 15 secoli di divisioni, invasioni e dominazioni straniere. La riscossa della dignità della stirpe Italica ebbe poi la sua naturale continuità nell’opera grandiosa, scaturita dal genio di Benito Mussolini, che rese la nostra Patria ammirata e rispettata nel mondo intero.
    Oggi gli Italiani sono chiamati a vigilare su invasioni di diverso tipo, culturali ed economiche, ma non meno insidiose.
    Viva l’Italia! Viva la Fiamma degli Italiani!
    (Il vice-Segr.Naz. Roberto Bevilacqua)

    Ci si dimentica delle migliaia di caduti sotto il fuoco "amico" che dimostravano ostilità a diventare "eroi"..........

    Seppellite questa vuota retorica infarcita di menzogne, la gente ha capito come sono andate le cose.
    Andate ora a presidiare le frontiere!
    Altro che il nemico austriaco........

  8. #8
    ehmal. K.u.K. Kanzler
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    all'interno degli imperial regi confini. L'Italia? Solo un'espressione geografica
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    Dimenticavo.
    Quando gli austriaci sfondarono le linee dei fregnoni, questi iniziarono a scappare assieme ai loro generali (che, come badoglio, scappavano in ambulanza).
    Quello storpio di Vittorio Emanuele, che in quei giorni aveva scoperto l'ennesima scappatella della moglie, la rom montenegrina Elena, e quindi ci aveva le palline girate, ordinò di decimare la divisione Calabria: i "reggi carabb'neri" uccisero un soldato ogni 10..........

  9. #9
    Totila
    Ospite

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    La rivolta della "Catanzaro" finisce al muro del cimitero di S.Maria la Longa
    di Gira

    Contributi di Adolfo Zamboni, Mario Saccà e Fabrizio Cece

    16 Luglio 1917 (...) Durante la notte presso la Brigata Catanzaro che doveva partire alle ore 6.30 per passare alle dipendenze del XIII Corpo d'Armata, si verifica un movimento di rivolta alla quale si fa fronte con l'invio sul posto degli squadroni già precedentemente citati e con succesive richieste al Comando d'Armata di autoblindomitragliatrici e di artiglieria autocampale (antiaerea). La rivolta è scoppiata verso le ore 23 del 15, in più punti, e si è successivamente estesa a tutta la brigata, diventando gravissima, dopo la mezzanotte nella 6a compagnia del 142° fanteria. E' durata tutta la notte; all'alba di oggi avuta ragione dei rivoltosi si è proceduto alla fucilazione immediata di 28 militari, dei quali 16 presi con l'arma alla mano carica ed ancora calda per gli spari, e 12 estratti a sorte per la decimazione ordinata da questo comando nella notte, prima ancora che la rivolta fosse stata domata; altri 123 militari sono stati arrestati e deferiti al tribunale di guerra. Alle ore 7 giunge il fonogramma del Comando d'Armata N°5778. Si deplorano, per cusa dei rivoltosi, le seguenti perdite: morti ufficiali 2, truppa 1, feriti ufficiali 1, truppa 13 presso il 141° fanteria, e presso il 142° morti truppa 2, feriti ufficiali 2, truppa 6; fra i CC.RR. si è avuto un morto di truppa (....)

    Questo è parte di quanto riporta il diario storico del VII Corpo d'Armata riguardo la "rivolta" dei due reggimenti il 141° e il 142° della brigata Catanzaro a S.Maria la Longa, un paesino del Friuli diventato durante le offensive sull'Isonzo un importante centro logistico della IIIa Armata. Qui dopo settimane di combattimenti la brigata, dal 24 giugno, dopo essere stata rilevata dai Granatieri di Sardegna, avrebbe dovuto avere un meritato periodo di riposo di oltre venti giorni, prima dell'inevitabile ritorno in linea. Ma il giorno 15 luglio pervenne alla brigata un ordine di movimento che imponeva ai due reggimentidi abbandonare gli accantonamenti e di portarsi in due giorni di marcia a Staranzano, a disposizione del XIII Corpo d'Armata. Un chiaro segnale di un prossimo ritorno in linea, e di un ennesimo massacro per i fanti di questa già martoriata brigata. La notizia è accolta con chiaro disappunto dai soldati che si sentono per l'ennesima volta sfruttati e defraudati dei loropiù elementari diritti e la rabbia cresce durante la giornata per splodere furiosa al tramonto. Dal diario storico del 141°: (...) Verso le 22.30 si udirono negli accantonamenti della Brigata colpi di fucile dovuti ad alcuni facinorosi in segno di protesta contro il ritorno del reggimento verso il fronte. L'intervento degli ufficiali valse a calmare le truppe ed a frenare i rivoltosi.(...)

    Messa così la cosa sembrerebbe niente di più di una delle numerose piccole proteste che caratterizzarono la permanenza in trincea di numerosi reparti, ma purtroppo la faccenda si rivelò molto più grave, da come si può dedurre dalle ultime righe del diario storico citato, in quanto, senza nessuna particolare annotazione vengono riportati l'uccisione di un ufficiale, il tenente Roberto Puleo, ed il ferimento di altri due, il maggiore Vincenzo Janni ed il tenente Giulio Bassi, nonchè la morte di tre militari di truppa e il ferimento di altri undici, dati che tra l'altro non coincidono con quelli riportati dal diario storico del VII corpo d'Armata più su citato. L'episodio è l'unico avvenuto durante la guerra che possa essere considerato come un vero e proprio ammutinamento verificatosi nei ranghi del Regio Esercito, in quanto coinvolse soldati di entrambi i reggimenti e nella sparatoria trovarono la morte due ufficiali e nove soldati, oltre al ferimento di altri due ufficiali e di 25 soldati. Per riportare l'ordine furono impiegati reparti di cavalleria e autoblindo che dovettero , anche il giorno dopo, scortare la brigata nella sua marcia di trasferimento. Le conseguenze di questa rivolta furono tremende: 28 militari, 12 del 141° e 16 del 142°, tra i quali 12 della 6a compagnia, la sola che si era ammutinata in massa furono fucilati sul posto, 123 soldati furono denunciati al tribunale di guerra, che con sentenza del 1 agosto 1917, ne condannò 4 a morte mediante fucilazione al petto, come principali promotori della rivolta, ed altri ritenuti solo complici, ad una pena di 15 annie 10 mesi di reclusione militare. La vicenda si concluse con l'inevitabile trasferimento di alcuni comandanti e la sua archiviazione, rimanendo però come il segno più evidente del logoramento a cui le durissime condizioni di guerra avevano portato l'esercito italiano, rimanendo però un caso isolato, pur lasciando una dolorosa impressione perchè accaduto in una brigata come la Catanzaro ben nota per la sua fama di combattente, tanto da venir più volte decorata per il suo valore. Del resto i fanti della Catanzaro , dopo questo sussulto rivoluzionario, sarebbero tornati a morire con la rassegnazione e il coraggio di sempre

  10. #10
    Totila
    Ospite

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    Questa guerra è ingiusta perché è una guerra


    I CRIMINI DIMENTICATI DEL MILITARISMO
    LA GUERRA DEL 15-18




    La Prima guerra mondiale è tutt'oggi circondata da un'aurea di mito, la si considera la guerra finale di indipendenza, la guerra in cui i confini patri hanno assunto la forma attuale e pressochè definitivi, la guerra che ha cementato la nazione italiana unendo il nord col sud, dimenticandosi dei problemi tutt'oggi irrisolti o malamente risolti riguardanti le minoranze slovene e di lingua tedesca, di fatto annesse ad una nazione alla quale non appartenevano. Questo patriottismo, ultimamente corroborato dalla retorica del Presidente Ciampi sull'inno nazionale, continua a mascherare i veri motivi di quella guerra, che furono tutt'altro che "patriottici", ma eminentemente di carattere geo-politico (basti ricordare che l'Italia avrebbe inizialmente dovuto scendere in guerra a fianco delle potenze centrali, Austria e Germania).

    Ma soprattutto si continua a mascherare l'immane strage che quella guerra rappresenta per i soldati mandati al fronte, e i veri e propri crimini contro l'umanità perpetrati, in larga parte, dai vertici militari e dagli ufficiali contro quella massa di sventurati che ebbe la sfortuna di trovarsi in trincea.

    Per fare due piccoli ma significativi esempi: la relazione ufficiale su Caporetto venne presentata soltanto nel 1967 (!); nel 1964 la presentazione al festival di Spoleto della canzone "disfattista" "Gorizia" fece scandalo suscitando le proteste delle associazioni d'arma , alcune indignate interrogazioni parlamentari e l'incriminazione dei responsabili per vilipendio delle forze armate a causa della strofa "traditori signori ufficiali/ questa guerra l'avete voluta/ scannatori di carne venduta/ e rovina della gioventù".

    Furono 5 milioni e 200.000 i richiamati alle armi, più di 600.000 i morti : i feriti furono più di un milione e mezzo, tra questi 500.000 rimasero mutilati o invalidi permanenti. Queste le cifre crude, ma andando a rileggere i singoli episodi si scopre una realtà drammatica e sconvolgente, una verità storica rimossa perchè troppo scomoda da accettare.

    Il genocidio di Caporetto

    Nel 1917 avviene la rovinosa sconfitta di Caporetto.

    Gli austriaci sono alle porte della pianura padana e si rischia seriamente l'invasione dell'Italia e la capitolazione.

    E' la sconfitta dello Stato Maggiore Italiano e del Generale Cadorna. Come spiegare agli italiani la disfatta senza mettere alla berlina il "generalissimo" che avrebbe dovuto fare dei nemici un sol boccone? L'alibi è pronto.

    La colpa è dei soldati che avrebbero compiuto uno" sciopero al fronte", facilitando la vittoria nemica.

    Nei confronti dei quasi trecentomila soldati italiani fatti prigionieri si scatena una infame campagna di accuse costruite a tavolino.

    A dare il là è il "sommo poeta" Gabriele D'annunzio che, sulle pagine del sempre compiacente "Corriere della sera" scrive che "chi si rende prigioniero, si può veramente dire che pecchi contro la Patria, contro l'Anima e contro il Cielo".



    Contro questi innocenti i comandi militari, responsabili della disfatta, assumono qualche mese dopo una disumana iniziativa, contraria a tutte le convenzioni internazionali sul trattamento dei prigionieri: il blocco totale dei pacchi viveri inviati dalle famiglie. Nessuno di coloro che, secondo i vertici militari, aveva concorso al crollo difensivo dovrà essere ricordato o nutrito.




    " E la lettera di un prigioniero al padre: "Non mi degno chiamarvi caro padre avendo ricevuto la vostra lettera, dove lessi che ho disonorato voi e tutta la famiglia.

    perciò d'ora in poi sarò il vostro grande nemico e non più il vostro Domenico'. Furono più di 100.000 i soldati italiani che trovarono la morte nei campi di concentramento austriaci, abbandonati dai loro comandi prima, disonorati poi, lasciati morire di fame e di stenti da quella "patria" che avevano servito con dedizione.

    Di questa tragedia non s'è parlato mai, seppellita sotto la retorica della guerra patriottica e sotto il mito di un'Italia liberale che però portava in seno i germi del fascismo.

    La repressione nei confronti dei "disertori" Come noto la prima guerra mondiale era nata per essere una "guerra lampo" (Vi ricorda qualcosa?), si trasformò in breva in una guerra di posizione, fatta di sanguinosi assalti a posizioni fortificate che portavano ad avanzamenti di qualche chilometro (quando andava bene) a prezzo di ingenti perdite umane.

    Per "convincere" i soldati, ridotti a vera e propria "carne da cannone" a tale tattica assurda fu necessario istituire una rigida disciplina, fatta di processi sommari e ad esecuzioni sul campo, ovvero veri e propri omicidi giustificati dalle necessit? della guerra.

    Vediamo le cifre : I tribunali militari istituirono 100.000 processi per renitenza (nei confronti di chi non si era presentato) più altri 370.000 a carico di emigrati (!).

    60.000 a carico di civili, ben 340.000 contro militari alle armi, per lo più per diserzione e rifiuto all'obbedienza.

    Almeno un soldato su 12 fu processato; i fucilati dopo regolare processo furono tra i 750 e i 1500 (i dati non sono certi).

    Ma ben più numerosi furono i fucilati sul campo per un semplice ordine di un superiore, o quelli uccisi in battaglia al minimo accenno di fuga.

    Questo tipo di esecuzioni non è calcolabile, certo fu frequente, come pure furon frequenti le decimazioni, ovvero le fucilazoni eseguite per "dare l'esempio".

    In tutto si calcola che circa il 15% dei cittadini mobilitati ed il 6% di coloro che prestarono servizio furono oggetto di denuncia.

    I processi celebrati prima della amnistia del 2 settembre 1919 furono 350.000 con 140.000 condanne e 210.000 assoluzioni .

    Le condanne a morte eseguite furono 750, 311 quelle non eseguite e 2.967 quelle emesse in contumacia, per untotale di 4.028.

    La giustizia penale in guerra era affidata ad un ufficio appositamente costituito: il "reparto disciplina, avanzamento e giustizia militare".

    La prassi di tale ufficio fu ispirato dal prinicpio della "giustizia punitrice".

    Tutti , dai presidenti agli avvocati ai giudici furono incitati alla maggior severità possibile, e si comportarono di conseguenza.

    Su 170.000 condanne ben 40.000 comportarono pene superiori ai 7 anni.

    di queste, come abbiamo visto, le condanne a morte furono 4.000 e quelle all'ergastolo ben 15.000.

    I giudici si piegarono totalmente ai bandi del Comando supremo e ne furono diligenti esecutori. Esisteva un meccanismo ben preciso costituito da pressioni sui tribunali, pressione sugli avvocati perchè si adeguassero alle richieste, il tutto sotto la minaccia di rimozione dall'incarico.


    Fonti:

    Maria Rosa Calderoni, La fucilazione dell'alpino Ortis, Mursia

    Giovanna Procacci, Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra, Bollati e Boringhieri

    E.Forcella-A.Monticone ,Plotone di esecuzione. I processi nella prima guerra mondiale, Laterza, 1998

    Franco Giannantoni, Il genocidio dimenticato, Triangolo rosso organo dell'Aned Anno XXI aprile 2001

    Sergio Vaghi, Omaggio ai disertori, Bollettino dell'archivio G.Pinelli, N.19 Luglio 2002

 

 
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