Rapporti tra boss e politici. Sequestrati beni per milioni di euro

Inchiesta a Nettuno, An sotto accusa Fini: consiglio comunale da sciogliere

Ma il sindaco di Forza Italia protesta: infanga la città

ROMA - L’«An-ndrangheta», come i maligni del paese chiamano l’inchiesta, per l’accusa è una storia di amministratori corrotti, di scambi: chi prometteva «voti per An» otteneva «corsie preferenziali» negli affari. Di certo, è una brutta storia che si svolge a Nettuno, feudo di destra, cittadina a cinquanta chilometri da Roma: è deflagrata giorni fa con l’arresto, tra gli altri, di due ex assessori. Poi però si è scoperto altro, telefonate nelle quali un boss in odore di ’ndrangheta, Franco D’Agapiti, faceva riferimento a due esponenti di An: Luigi Celori, capogruppo nel Lazio all’epoca di Storace governatore, e Domenico Kappler, senatore e ormai ex segretario provinciale di An. Ieri, sia il presidente Fini sia il ministro Storace si sono trovati d’accordo: «Quel consiglio va sciolto». Pisanu sembra aver già deciso. Il sindaco di Nettuno, però, Vittorio Marzoli (Forza Italia), s’opporrà: «Così Fini infanga l’intera città». Per questo, lui, oggi sarà «davanti a Palazzo Chigi, con tanto di fascia tricolore». L’inchiesta ruota intorno a Franco D’Agapiti, ritenuto vicino a una delle più potenti famiglie della ’ndrangheta, quella dei Gallace: «Nelle intercettazioni - scrive il gip di Velletri, Gisberto Muscolo - era evidente che D’Agapiti raccogliesse voti per An». Per Celori, esattamente: «Che era andato in Costarica per fare un accordo». Di Kappler, in un’altra telefonata, D’Agapiti dice che «ha preso certi impegni e non li ha mantenuti, gli spacco la faccia». Una brutta storia. Che in qualche modo lambisce anche Storace, citato dal gip per aver partecipato a una manifestazione con D’Agapiti: «E io sorrido, di cosa mi si accusa?, andare a una manifestazione mica è reato». C’è un particolare: a Nettuno, la Regione finanziò con 650 mila euro una casa per disabili. Sapete di chi era il palazzo preso in affitto? D’Agapiti. «Io ero a messa - dice Storace - e una signora mi ha chiesto aiuto per la sua associazione. L’ho aiutata. E certo non potevo controllare la fedina penale dei titolari dei palazzi. Rispetto la magistratura, ma certo che politici di Nettuno parlino con persone di Nettuno mi sembra inevitabile, è la politica».
Sullo scioglimento del consiglio comunale - sollecitato dal prefetto Achille Serra a Pisanu - anche Fini non ha dubbi: «Nella lotta alla criminalità non ci possono essere ambiguità». Per il capogruppo Ds in commissione Antimafia, Lumia, è un’«azione tardiva, e sono sbigottito dalla tranquillità con cui politici frequentano pregiudicati, rivendicandone la conoscenza come se si trattasse di elettori qualsiasi». Kappler, che così come Celori non risulta nel registro degli indagati, si dice «assolutamente estraneo» alla vicenda. Ieri, sono stati sequestrati beni per milioni di euro, terreni e proprietà che, prestanome a parte, erano dei Gallace. Mica in Calabria: a Nettuno, cinquanta chilometri da Roma.

Alessandro Capponi