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Le Monde punta il dito sulla Cei: “Ruini eminenza grigia d’Italia”
PARIGI - Gli stranieri ci guardano e, tanto per cambiare, ci giudicano.
L’ennesima lezione sulla situazione politica di casa nostra ci arriva questa volta dalle colonne di Le Monde, che ieri ha dedicato un duro articolo alle invasioni di campo della Chiesa e alla risposta ossequiosa dei partiti italiani. Primo bersaglio del quotidiano francese è il Cardinale Camillo Ruini, ribattezzato ironicamente ”Don Camillo”. La domanda, ovviamente retorica, che anima il pezzo è se il presidente della Cei si possa ritenere “l’eminenza grigia d’Italia”. «Se si eccettua un pugno di laici radical-socialisti - scrive Le Monde - nessun partito si oppone alla crescente influenza della Chiesa sul terreno della politica».
Il quotidiano non si accontenta di un’analisi generale, ma va nello specifico, facendo nomi e cognomi e distribuendo pagelle. Bocciata, naturalmente, la destra, che «a sei mesi dalle elezioni si allinea ostentatamente dalla parte dei vescovi e del Vaticano sulla maggior parte dei temi della società». Anche la sinistra, tuttavia, non sembra aver passato il severo esame di francese. L’Unione, infatti, starebbe evitando di contrastare la Cei perchè ha capito che «il voto cattolico non le è inaccessibile, a patto di non arrivare a uno scontro diretto».
Tutti, insomma, starebbero tenendo nel dovuto conto la Chiesa che d’altro canto, per Le Monde, «ha mostrato il suo peso nel referendum indetto per modificare una legge molto restrittiva sulla procreazione assistita» e «in occasione della polemica sulla pillola abortiva RU 486, ancora vietata nella Penisola». «Il cardinal Ruini - scrive come fosse una cosa assai anomale il giornale d’oltralpe - ha proposto che militanti antiaborto del Movimento per la vita siano presenti in futuro negli ospedali e nei consultori dove sono dati i pareri pre-aborto».
Dopo aver giudicato nel complesso la risposta dei due schieramenti, l’articolo prende in considerazione i principali protagonisti della contesa elettorale. Del leader dell’Unione, «il fervente cattolico Romano Prodi,» si dice che «ha dovuto rassicurare il Vaticano sul fatto che non inserirà nel programma del centrosinistra la revisione del Concordato». Non sono affatto paciute, però, nenache le recenti confessioni dei segretari di Ds e Rifondazione Comunista. Nota infatti Le Monde, e non proprio come una nota di merito, che subito dopo Fausto Bertinotti, che «aveva confessato a un giornale i propri dubbi di ateo», anche Piero Fassino si è pubblicamente professato credente. I tempi e le modalità dell’outing religioso appaiono dunque più che sospetti.
D’altra parte, si legge tra le righe, il voto incombe e se i cattolici possono aiutare il centrosinistra a vincere, per la destra possono essere l’elemento propulsore del recupero. «A causa del ritardo accumulato nei sondaggi pre-elettorali -scrive il quotidiano - per la destra il voto cattolico è diventato vitale». Per questo, forse, Silvio Berlusconi, «divorziato, risposato e praticante occasionale, è spesso rimasto in disparte sui temi di società più delicati» anche se ormai «non nasconde più il progetto di allineare la sua coalizione sulle posizioni della Chiesa».
Non è rimasto proprio nessuno, in definitiva, a contrastare l’invadenza della Cei? La risposta del quotidiano parigino è sorprendente. «Le reticenze più forti alla gestione politica di Don Camillo - sostiene Le Monde - nascono nei ranghi stessi della Chiesa, dove alcuni sacerdoti esprimono rammarico per il fatto che il riferimento a Gesù Cristo sia poco presente negli interventi di Ruini».
Chi siano questi sacerdoti contestatori, però, non è dato sapere.
A.Mon.





