respiri d'europa
Edith Stein e le altre: nel '900 il riscatto è venuto dalle donne
Di Giorgio Pressburger
Mi sto occupando della violenza e del caos del secolo passato.
Le figure femminili perite nell'inferno del Novecento costituiscono una sezione a sé, un universo esemplare, desolante e luminoso nello stesso tempo. Desolante per il destino toccato a molte di loro, per gli errori commessi, luminoso per l'inarrivabile grandezza mostrata da alcune. Vorrei parlare succintamente di tre "casi". Essi hanno segnato nel bene e nel male i cento anni trascorsi, e non possiamo evitare di riflettere su essi, qualunque sia la nostra convinzione, il nostro pensiero, la nostra fede.
Potremmo cominciare forse dalla «blutige Rose» ( la "rosa insanguinata"), da Rosa Luxemburg che da ragazza ebrea del ghetto di Varsavia è diventata il simbolo di un'interpretazione del pensiero di Marx che avrebbe potuto tradursi in una società comunista priva di quel volto feroce che essa ha assunto con l'avvento di Stalin. Rosa Luxemburg avrebbe voluto che sulla sua tomba fosse stato scritto «Qui giace Zvi Zvi» perché sapeva imitare alla perfezione il verso della cinciallegra, le piaceva Mozart, cantava e disegnava benissimo, si dilettava di scienze naturali, di botanica. Che cosa sarebbe diventata la Germania se il movimento fondato in nome del ribelle romano Spartaco e capeggiato da Rosa Luxemburg avesse vinto? Forse è meglio non porsi domande simili.
Nella storia non esistono "se". Comunque Rosa finì, con la testa sfondata, nel canale di Landwehr che scorre dietro allo zoo di Berlino. Lì il suo corpo venne ritrovato tre mesi dopo l'arresto e l'assassinio. Alcuni anni fa i capi delle sinistra europea hanno reso omaggio alla sua persona, visitando la sua tomba.
Poco più di 25 anni - un quarto di secolo - dopo morì nelle camere a gas di Auschwitz Edith Stein, una delle grandi sante novecentesche della Chiesa.
Nata a Breslavia nel 1891, figlia di una famiglia ebraica medio-borghese, studiò filosofia e divenne la migliore allieva di Edmund Husserl, prima all'università di Gottinga, poi a Friburgo. Dopo la tesi di laurea sull'empatia, cioè sulla possibilità di provare i sentimenti di un altro, di identificarsi nell'altro, fa importantissime ricerche nel campo della filosofia più moderna, quella di Husserl e di Heidegger, finché non trova il suo vero interesse nella filosofia cristiana di san Tommaso d'Aquino e di sant'Agostino. Si converte al cattolicesimo e, dopo una lunga attività di insegnante, prende i voti: diventa monaca carmelitana.
All'insorgere del nazismo in Germania spedisce un'appassionata lettera al pontefice supplicandolo di levare la sua parola contro la persecuzione degli ebrei. Il 21 aprile 1938 Edith Stein fa professione perpetua ed entra nella clausura del Carmelo di Colonia. Viene trasferita in un monastero carmelitano in Olanda, ma quattro anni dopo, andando a colpo sicuro, i nazisti la prelevano da lì insieme alla sorella, mai convertita. Il giorno successivo all'arrivo ad Auschwitz, il 9 agosto 1942, Edith e la sorella vengono soffocate in una camera a gas ed i loro corpi «escono dal camino» in forma di fumo. Più di cinquant'anni dopo Edith Stein, suor Benedetta Teresa della Croce, è canonizzata, diventa una nuova santa della Chiesa.
A tre quarti del secolo, nel 1977, in un carcere di massima sicurezza, sempre in Germania, viene trovata impiccata Ulrike Meinhof, uno dei capi della Rote Armee Fraktion, autrice, insieme ad altri, di numerosi atti, volti a minare la sicurezza della Germania federale. Prima di assumere la guida di tante spericolate e sanguinose azioni, la Meinhof, giornalista di successo, madre di due figlie gemelle, era stata una tipica, benché irrequieta, donna borghese.
Negli Anni di piombo fu ferocemente, implacabilmente nemica della società in cui stava vivendo. Il suo cammino fu fulmineo e terrificante. Alla fine venne arrestata, processata... e nel carcere di Stannheim, di massima sicurezza, trovata impiccata. Suicidio? Assassinio? (Nel carcere venne trovato impiccato tutto il resto della "banda").
Sono stati fatti studi molto seri sul ruolo della donna negli ultimi decenni ma c'è ancora molto; moltissimo da fare, in quell'ambito. Ho parlato di tre casi limite. Ma ci sono anche madre Teresa di Calcutta, madame Curie, Simone Weil, Indira Gandhi e tante altre donne note e meno note che, nonostante tutto, hanno assolto con il loro esempio il "secolo breve", il Novecento.
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