Unione: lite sulle primarie siciliane e sui soldi
di David Busato - 25 novembre 2005
Continuano nell'Unione polemiche a non finire su varie tematiche. E'impressionante il livello di litigiosità della coalizione che si appresta a sfidare la CdL. Praticamente, a parte pochissime eccezioni come la legge elettorale, su tanti altri temi sono in profondo disaccordo: Tav, Concordato, 8 per mille, ritiro dall'Iraq, Legge Biagi ecc. Ma la notizia di questi giorni è la guerra tra Ds e Margherita sulle questione primarie in Sicilia e la questione dei soldi. Le primarie possono anche essere un esercizio di democrazia, ma portano le coalizioni, specie se affollate di partiti, a contrasti sfiancanti. La Margherita da tempo è in rotta di collisione con i Ds su vari motivi etici, ma anche perché alle Regionali siciliane voleva candidare, come da accordi, un proprio candidato, mentre è poi spuntato il nome di Rita Borsellino.
Per qualche settimana il collante dell'Unione sono stati quei quatto milioni di voti delle Primarie. Ma poi tutto si è guastato. Rutelli al Corriere della Sera ha affermato: «Ferdinando Latteri ha ben poche chances di battere Rita Borsellino alle primarie, mentre sarebbe il candidato più forte, sondaggi alla mano, per sconfiggere Cuffaro». La replica di Prodi «Le primarie sono state esempio di innovazione in Europa, in Francia sia destra che sinistra le stanno studiando». Ma Rutelli è andato per la sua strada, le primarie siciliane con queste regole non gli piacciono: «Fatte così non si possono più accettare», «Non sempre ha senso farle», aggiunge Gentiloni. Ma come era ovvio, in Sicilia 130 circoli della Margherita sono con la Borsellino, ed è un tale smacco che il responsabile Enti locali Fioroni dice basta: «Non possiamo più partecipare a simili appuntamenti all' Ok Corral». Alle Amministrative, chiede il braccio destro di Franco Marini, «vanno regolamentate con urgenza, altrimenti le coalizioni si spaccano». Rutelli ha rincarato la dose mettendo in dubbio l'affidabilità dei Ds, poi attaccando Prodi: «La personalizzazione è il cancro della politica perché porta alla tirannide, al leader che si sente l'unto del Signore... Peggio di Berlusconi».
L'altra questione sul tappeto è la gestione dei soldi, perché in politica servono, e Prodi batte cassa a Ds e Margherita che si sono risentiti attraverso la voce dei loro tesorieri che hanno detto «Niet». Fra l'altro lo stesso Corriere riportava la notizia che Rutelli alle elezioni del 2001 spese molto meno, non sfigurando affatto nei confronti di Berlusconi. La risposta del tesoriere di Prodi, l'ex pivot di basket Rovati, non si è fatta attendere: «La gente sa che in politica il denaro è necessario. Il denaro non è dei partiti. I denari che i Ds e la Margherita dicono di averci elargito, insomma il milione e mezzo di euro, non sono graziosi donativi dei partiti. Non sono soldi loro. È la quota dei rimborsi elettorali delle Europee 2004 destinata alla lista Uniti nell'Ulivo che, in base ai precedenti accordi, spetta all'associazione I Democratici, al gruppo di Prodi».
Mi verrebbe da dire che sono soldi nostri. Ma non sarebbe vero neppure questo. Sono soldi dei cittadini italiani, degli ulivisti, del popolo che ci ha votato. Tant'è che quei soldi mica ce li siamo tenuti: li abbiamo subito reinvestiti nella politica. Nel Tir giallo. Nelle primarie. I risultati si sono visti: 4 milioni e 400 mila elettori ai gazebo. Ognuno di loro ha versato un obolo. Chiedevamo un euro a testa; in media ne abbiamo avuti quattro. C'erano pensionati che, alla fine di due ore di coda, anziché lamentarsi tiravano fuori un biglietto da 50. La gente ha capito prima dei moralisti che politica e soldi non sono un binomio impronunciabile, ma necessario. C'è un tabù da superare. La sinistra non è incompatibile con il denaro; solo, deve spenderlo bene, con rispetto, avendo sempre presente il bene comune, non quello dei singoli.
Purtroppo senza denaro la politica non si fa: valeva prima di Berlusconi, a maggior ragione vale ora. Romano è amareggiato per questa storia, gli dispiace che l'Ulivo sia finito sui giornali per una questione di soldi. Anch'io, che non so nulla di politica, sono rimasto colpito da tutto questo fracasso. Dice Rovati di avere «la massima stima di Sposetti e Lusi, i tesorieri di Ds e Margherita, e la minima voglia di far polemica. Però non mi sento, non ci sentiamo debitori di nessuno. Credo che Prodi abbia dato il suo contributo alla vittoria delle Amministrative. La lista dell'Ulivo era presente in nove regioni. Ebbene, la sua campagna Prodi l'ha fatta con i soldi raccolti dalla fondazione che presiedo, Governareper, e non con i soldi dei partiti. Che poi sarebbero degli elettori». 2850 euro solo di bar, dice Santagata. «Ma quella è una battuta. Noi prodiani siamo gente semplice. Goliardi. Non siamo politici di professione. La prima lettera di Prodi è stata fraintesa: non intendeva indicare Santagata, Sircana e me come responsabili della campagna elettorale, ma affiancarci agli uomini dei partiti. Io non sono un tecnico sofisticato, sono un naïf». Nuvole nere e temporali dunque sul cielo dell'Unione, ed è certo che non saranno le ultime, come è altrettanto certo che la mancanza di un partito di riferimento di Prodi, che lo fa sembrare come un leader sospeso, si fa sentire anche in questo caso.
David Busato


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