Designazioni premature
Evitare polveroni sulla prima carica dello Stato italiano
Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha avuto - ed ha - il pieno sostegno dei repubblicani. Noi abbiamo potuto apprezzare, come tutti i cittadini italiani, l'alto senso istituzionale, la difesa della laicità dello Stato, lo spirito super partes che dal Quirinale è stato espresso in ogni momento - per quanto difficile e delicato potesse essere - del proprio mandato. Non abbiamo nemmeno bisogno di ricordare la testimonianza morale del Capo dello Stato, il suo assoluto disinteresse personale, l'esclusiva preoccupazione per il rilancio e lo sviluppo del paese.
Le qualità, la probità, l'intransigenza di Carlo Azeglio Ciampi sono esempi chiari della sua storia personale, interamente spesa al servizio del paese, da quando era giovane ufficiale dell'esercito in guerra, agli anni della Banca d'Italia, al governo come responsabile dell'Economia, fino alla felice scelta del Parlamento riunito di indicarlo alla carica più alta. E desideriamo esprimere ancora apprezzamento per la "rivoluzione culturale" promossa da Ciampi quando ha posto al centro del dibattito storiografico l'attualità del principale pensatore politico del Paese unito e della sua opera: Giuseppe Mazzini.
Nessun capo dello Stato ha reso maggior omaggio all'Italia democratica ricordando il contributo di uno dei padri del nostro Risorgimento, che pure era stato emarginato nel dopoguerra dalla cultura marxista e da quella cattolica.
L'esempio mazziniano, dal suo limbo di cosa passata, grazie alla testimonianza di Ciampi è tornato ad essere il nostro futuro, perché in esso è contenuta la più originale aspirazione di indipendenza e di sviluppo dell'Italia. Per chi ha saputo difendere e tenere alta la bandiera del mazzinianesimo - e non è mai stata intenzionato a riporla - la gratitudine nei confronti di Ciampi è indiscutibile.
Non riteniamo, però, che sia questo il momento adatto per discutere del rinnovo o della riconferma del Capo dello Stato. Ci fa piacere ovviamente che un autorevole esponente del governo lo abbia ricandidato.
Un'ipotesi lungimirante, che non vorremmo però vedere sommersa da un polverone di dichiarazioni che bisogna evitare, lasciando al presidente della Repubblica il riserbo ed il riguardo che spettano alla sua funzione.
Roma, 21 novembre 2005
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tratto da http://www.pri.it




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